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Rinuncia mantenimento ex coniuge

30 Agosto 2019
Rinuncia mantenimento ex coniuge

Alimenti, separazione e divorzio: che succede se l’ex moglie prima rinuncia al mantenimento e poi ci ripensa.

In caso di separazione e divorzio, la legge, pur prevedendo che al coniuge col reddito più basso spetti un contributo mensile (comunemente chiamato “mantenimento”), lascia comunque libere le parti di accordarsi stabilendo un ammontare preciso o, addirittura, di rinunciarvi.

È, tuttavia, ammessa solo la rinuncia al mantenimento dell’ex coniuge e non anche quella per il mantenimento dei figli minorenni. Questi ultimi, infatti, in quanto ancora incapaci, sono tutelati dalla legge, a prescindere da quelli che possono essere i possibili accordi del padre e della madre.

Ma come funziona la rinuncia al mantenimento dell’ex coniuge? A seconda del momento in cui essa viene fatta, ha un differente valore. Ecco una rassegna di sentenze che possono aiutarti a comprendere come fare la rinuncia al mantenimento, che effetti ha, se è possibile un successivo ripensamento alla rinuncia stessa (ad esempio nel caso cambino le condizioni economiche di uno dei due genitori).

Assegno di mantenimento e assegno di divorzio

Come noto, per divorziare, è necessario che la coppia prima si separi. Con la separazione, il giudice – in assenza di diverso accordo tra le parti – fissa l’ammontare dell’assegno di mantenimento in favore del coniuge più debole economicamente. Vengono presi in considerazione una serie di elementi per determinare l’ammontare come la durata del matrimonio, la diversità di reddito tra i due coniugi, la disponibilità della casa familiare, le spese da sostenere dopo la separazione.

Quando le parti si ripresentano davanti al giudice per divorziare, l’assegno di mantenimento viene sostituito dal cosiddetto assegno di divorzio (o assegno divorzile), che viene concesso con più restrizioni rispetto al primo. In particolare, con una sentenza delle Sezioni Unite, la Cassazione ha ridotto il diritto al mantenimento a quattro casi:

  • coniuge anziano o con più di 50 anni che si è sempre dedicato al ménage domestico (casalinga), perciò tagliato ormai fuori dal mercato del lavoro;
  • coniuge privo di formazione professionale ed esperienze lavorative dopo diversi anni di matrimonio, incapace perciò non per sua colpa di trovare un lavoro;
  • coniuge che, per condizioni di salute, non può più lavorare;
  • coniuge disoccupato che tuttavia riesce a dimostrare di aver tentato di trovare un’occupazione e di non esservi riuscito non per sua colpa.

Rinuncia all’assegno di mantenimento al momento della separazione

Se il coniuge più “povero” rinuncia all’assegno di mantenimento al momento della separazione può sempre richiederlo al momento del divorzio, ma deve dimostrare il peggioramento delle proprie condizioni economiche [1]. Come anche precisato dalla Cassazione [2], gli accordi di separazione non possono implicare alcuna rinuncia all’assegno di divorzio. Pertanto, quest’ultimo può essere richiesto e riconosciuto dal tribunale – ricorrendo le condizioni di legge viste sopra – anche se i coniugi, in sede di separazione consensuale, hanno firmato la rinuncia al mantenimento o pattuito la corresponsione di una somma “una tantum” per il mantenimento del coniuge economicamente più debole.

In sintesi, se il coniuge più debole rinuncia, al momento della separazione, all’assegno di mantenimento (o ha accettato un ammontare molto più ridotto rispetto a quello a cui astrattamente aveva diritto), ciò non implica analoga rinuncia in quello di divorzio. E anzi, una clausola dell’accordo che la prevedesse sarebbe da considerarsi nulla.

Tuttavia, la circostanza della rinuncia all’assegno di mantenimento da parte di uno dei coniugi può comunque essere valutata dal giudice come indizio di autosufficienza del coniuge sicché, ove manchi una prova in merito ad un peggioramento delle condizioni economiche, il magistrato potrà ragionevolmente presumere che le ragioni che hanno motivato la rinuncia continuino a sussistere e, pertanto, negare la richiesta di assegno [3].

Rinuncia all’assegno divorzile

Secondo la Cassazione [4], una volta che in sede di divorzio l’ex coniuge ha rinunciato al relativo assegno non può più rivendicarlo in un momento successivo. E ciò vale anche se l’accordo tra marito e moglie è stato siglato con una semplice scrittura privata, non davanti al giudice, e quindi non è stato omologato dal tribunale. Non si può quindi denunciare l’ex marito per il reato di violazione degli obblighi familiari.

C’è poi il caso in cui i coniugi abbiano preferito regolare i loro rapporti economici non con la sentenza ma con un accordo separato. Dice, a riguardo, il tribunale di Milano [5]: se la sentenza di divorzio, per espressa rinuncia delle parti, non contiene alcuna decisione in punto economico, avendo le stesse preferito regolare tali rapporti con una scrittura privata a parte, non si può poi chiedere un intervento del giudice per revocare tale accordo per sopravvenuta autosufficienza del coniuge beneficiario, non avendo la sentenza di cui si richiede la modifica statuito alcunché in punto di assegno divorzile.

Approfondimenti

Per maggiori informazioni, leggi i seguenti approfondimenti:


note

[1] C. App. Cagliari sez. I, 11/10/2018, n.857.

[2] Cass. sent. n. 4424/2008. Cassazione civile sez. I, 30/01/2017, n.2224: Gli accordi dei coniugi che, in sede di separazione, fissano i rapporti economici in relazione al futuro ed eventuale divorzio con riferimento all’assegno divorzile sono nulli per illiceità della causa, avuto riguardo alla natura assistenziale di detto assegno, previsto a tutela del coniuge più debole, che rende indisponibile il diritto a richiederlo. Ne consegue che la disposizione dell’articolo 5, ottavo comma, della l. n. 898 del 1970 nel testo di cui alla l. n. 74 del 1987, a norma del quale, su accordo delle parti, la corresponsione dell’assegno divorzile può avvenire in un’unica soluzione, ove ritenuta equa dal tribunale, senza che si possa, in tal caso, proporre alcuna successiva domanda a contenuto economico, non è applicabile al di fuori del giudizio di divorzio, e gli accordi di separazione, dovendo essere interpretati secundum ius, non possono implicare rinuncia all’assegno di divorzio.

[3] Ai sensi dell’art. 156 cod. civ.

[4] Cass. sent. n. 36392/2019.

[5] Tribunale Milano sez. IX, 08/01/2018


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