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Ipoteca sui beni del fondo patrimoniale

30 Agosto 2019
Ipoteca sui beni del fondo patrimoniale

Pignoramento: il fondo patrimoniale tutela solo dalle obbligazioni sorte per bisogni non attinenti alla famiglia. 

Inserire la propria casa e le altre proprietà immobiliari in un fondo patrimoniale potrà anche salvare dal pignoramento, ma non dall’ipoteca. Questo perché, secondo l’indirizzo sposato ormai da tempo dalla Cassazione, non è possibile vietare l’ipoteca sui beni del fondo patrimoniale.

La ragione è semplice e facilmente intuibile. L’ipoteca non è considerata una misura di esecuzione forzata, non è un atto prodromico cioè al pignoramento, ma solo una misura cautelare. Essa serve a un duplice scopo. Da un lato è una “causa di prelazione”, ossia una preferenza accordata in favore del creditore (che, così facendo, in caso di vendita giudiziaria, si soddisfa prima degli altri creditori). In più, il titolare dell’ipoteca si garantisce nel caso di vendita dell’immobile, potendolo sottoporre a pignoramento nonostante il passaggio di proprietà in capo a un terzo.

Il fatto che l’ipoteca, quindi, non rientri tra gli atti tipici dell’esecuzione forzata implica che la stessa non è impedita dall’esistenza di un fondo patrimoniale. Fondo patrimoniale che, come noto, protegge solo dal pignoramento per «debiti estranei ai bisogni della famiglia».

Il principio vale non solo per quei debiti sorti con i privati, ma anche per quelli contratti con il fisco e, quindi, nei confronti dell’agente per la riscossione esattoriale.

Senonché, una recente sentenza della Cassazione [1] sembra mettere in dubbio questo principio venendo in sostegno del titolare dell’immobile pignorato. Ecco allora che, per effetto di tale pronuncia, l’ipoteca sui beni del fondo patrimoniale può essere impedita. Vediamo quando.

Se metto la casa in un fondo patrimoniale la proteggo dal pignoramento?

Ci sia prima concessa un’importante digressione. Il fondo patrimoniale non deve essere visto come la panacea da tutti i mali (ossia i debiti). La giurisprudenza ha, infatti, ristretto notevolmente l’operatività del fondo. Ecco come.

Il Codice civile stabilisce che i beni inseriti nel fondo patrimoniale possono essere pignorati solo se il debito da cui scaturisce tale pignoramento è stato contratto per «esigenze familiari». È proprio sulla definizione di «esigenze familiari» che si gioca tutta l’utilità di tale strumento: tanto più è ampia la categoria, tanto meno il fondo può essere un ombrello dai debiti. E la Cassazione ha ormai fatto rientrare, nell’ambito delle esigenze per la famiglia, anche i debiti da lavoro, quelli col condominio e quelli di natura fiscale.

Risultato: il creditore di un’azienda che non è riuscita a far fronte alle obbligazioni, il cliente truffato o danneggiato dal professionista poco diligente, l’amministratore di condominio o l’agente per la riscossione esattoriale possono pignorare la casa, anche se inserita nel fondo.

Cosa resta fuori? Solo le spese di natura voluttuaria (ad esempio una macchina di lusso, superiore alle esigenze familiari) e quelle speculative (ad esempio degli investimenti). Le obbligazioni sorte per tali esigenze, dunque, non possono spingersi ad aggredire i beni inseriti nel fondo.

Anche un debito di natura tributaria sorto per l’esercizio dell’attività imprenditoriale può ritenersi contratto per soddisfare tale finalità, fermo restando che essa non può dirsi sussistente per il solo fatto che il debito derivi dall’attività professionale o d’impresa del coniuge, dovendosi accertare che l’obbligazione sia sorta per il soddisfacimento dei bisogni familiari (nel cui ambito vanno incluse le esigenze volte al pieno mantenimento ed all’univoco sviluppo della famiglia) ovvero per il potenziamento della capacità lavorativa, e non per esigenze di natura voluttuaria o caratterizzate da interessi meramente speculativi.

L’ipoteca sulla casa nel fondo patrimoniale

Dicevamo in premessa che una recente sentenza della Cassazione sembrerebbe escludere, in determinati casi, la possibilità di iscrivere l’ipoteca sui beni del fondo patrimoniale. La Corte ha detto che tale ipoteca è, infatti, illegittima qualora il debito contratto sia estraneo ai bisogni della famiglia e non si dimostri la conoscenza delle menzionate circostanze da parte del creditore. Ragionando al contrario, sembra, quindi, di intuire che se il creditore è al corrente che la spesa fatta dal titolare dell’immobile è stata sostenuta per il bene della famiglia, l’ipoteca sul fondo è legittima, mentre in caso contrario non è legittima.

Dunque, secondo questo orientamento le cose starebbero così:

  • se il debito nasce per esigenze familiari: non è consentita né l’ipoteca, né il pignoramento;
  • se il debito nasce per esigenze voluttuarie o speculative: è consentita tanto l’ipoteca quanto il pignoramento.

Grava sul debitore l’onere di dimostrare l’estraneità ai bisogni familiari del debito a garanzia del quale è stata iscritta ipoteca.

Il tema assume una valenza particolare con riferimento al reddito d’impresa e di lavoro autonomo, essendo queste le due categorie generalmente assoggettate a controlli di merito approfonditi che generano un rilevante contenzioso e un significativo inadempimento.

Come criterio di carattere generale, secondo taluni orientamenti, non vi è motivo per ritenere che debbano essere considerati estranei ai bisogni della famiglia i debiti relativi all’attività di lavoro dei coniugi, ivi compresi quelli di natura fiscale e previdenziale, allorquando da tale attività la famiglia tragga i mezzi di mantenimento in ragione della destinazione degli utili anche e soprattutto al soddisfacimento delle esigenze familiari.

Qualche precedente sembra avvalorare la tesi ribadita oggi dalla Cassazione [2]. Già in passato, la stessa Corte aveva ritenuto che l’immobile costituito in fondo patrimoniale può essere ipotecato se il debito (anche se si tratta di debito di natura fiscale) è stato contratto per scopi inerenti ai bisogni familiari.


note

[1] Cass. sent. n. 19758/2019.

[2] Cass. sent. n. 17076/17


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