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Lo sai che? Telelaser: valido anche senza lo scontrino

Lo sai che? Pubblicato il 6 dicembre 2011

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> Lo sai che? Pubblicato il 6 dicembre 2011

La multa è valida anche se il telelaser non rilascia documentazione fotografica, a condizione che l’apparecchio sia omologato e usato dal personale addetto.

Sono valide le multe per eccesso di velocità rilevate dal telelaser anche senza la consegna, all’automobilista, dello scontrino contenente i dati relativi alla targa e alla velocità del veicolo.

Lo ha stabilito di recente la Suprema Corte di Cassazione [1], ribaltando alcuni suoi stessi precedenti di segno contrario [2].

Il telelaser è spesso oggetto di numerose contestazioni poiché la rilevazione dell’infrazione che esso effettua può variare in relazione alla precisione dell’agente di polizia nel mirare il veicolo, nonché a seconda delle circostanze di luogo e di tempo in cui avviene l’accertamento (orario notturno, traffico).

Proprio per questa ragione, alcuni telelaser sono dotati di uno strumento che rilascia una fotografia dell’auto in contravvenzione. Quando tale dispositivo non è presente, le pronunce dei giudici sulla validità delle multe segnano posizioni diametralmente opposte.

Oggi la Cassazione ha fatto definitivamente chiarezza sul punto, precisando che la contestazione effettuata con il telelaser, anche se quest’ultimo non rilascia documentazione fotografica, è legittima a condizione che l’apparecchio sia omologato e usato dal personale addetto.

In tale caso, in telelaser indicherà, su un apposito display, la velocità della vettura. Sarà poi compito dell’organo di polizia attestare l’avvenuta infrazione sul verbale.

Quest’ultima attestazione costituisce una prova “piena” dell’infrazione. Ciò vuol dire che la dichiarazione dell’agente non può essere scalfita da prove contrarie, a meno ché contro di essa non venga esperito un particolare procedimento che si chiama “querela di falso”.

Questo procedimento, dunque, è l’unica strada per contestare la multa effettuata con il telelaser. Si tratta, però, di un’azione non sempre facile e breve, volta ad accertare la falsità del contenuto o della provenienza del documento. Con indubbi aggravi di spese per l’automobilista.

di ALESSIA PRIMAVERA

 

note

[1] Cass. ordinanza n. 23212 dell’8 novembre 2011.

[2] In passato, la Suprema Corte ha, in più occasioni, precisato che la prova dei presupposti di fatto della pretesa della P.A. spetta all’Amministrazione stessa, perché “non può porsi tutto l’onere probatorio a carico del destinatario del provvedimento, poiché se egli,…, assume l’iniziativa del processo, la sua qualità di attore in giudizio non esclude che l’indagine del giudice verta pur sempre su un diritto di credito, i cui presupposti di fatto, secondo le regole generali, debbono essere provati,…, dall’autorità amministrativa che coltiva la relativa pretesa”. Tanto viene affermato dal dott. Servio Sabetta, magistrato ordinario, su Altalex.


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