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Chi soffre di malattia psichica può restare in carcere?

30 Agosto 2019 | Autore:
Chi soffre di malattia psichica può restare in carcere?

Detenzione domiciliare umanitaria: cos’è e a chi si applica? Cassazione: i condannati affetti da problemi mentali possono scontare la pena fuori del carcere?

Secondo l’ordinamento giuridico italiano, chi commette un reato rischia di andare in carcere: la reclusione, infatti, è la classica pena prevista per chi infrange la legge penale. Esistono però delle categorie di persone che, pur violando i precetti legislativi e commettendo reato, non possono finire in gattabuia: mi riferisco, in particolare, ai minori di quattordici anni e a coloro che, al momento del fatto, erano incapaci di intendere e di volere. Costoro, non essendo imputabili, non possono scontare la pena detentiva ma, al massimo, una misura di sicurezza. Ti sei mai chiesto cosa accade se una persona condannata al carcere, durante il tempo dell’espiazione, dovesse manifestare un disturbo mentale? Chi soffre di malattia psichica può restare in carcere?

I giudici recentemente si sono occupati proprio di questo problema: una persona che cominci a soffrire di disturbi psichici mentre sta scontando la pena ha diritto ad uscire dal carcere, magari beneficiando della detenzione domiciliare? Se sì, anche nel caso in cui abbia commesso reati molto gravi? Sono questi i punti fondamentali che analizzeremo di qui a qualche istante. Se l’argomento ti interessa, prosegui nella lettura: vedremo se chi soffre di malattia psichica può restare in carcere.

Imputabilità penale: cos’è?

Il problema di fondo dell’articolo ci costringe a cominciare la nostra analisi spiegando cos’è l’imputabilità penale. Secondo la legge [1], nessuno può essere punito per un fatto preveduto dalla legge come reato se, al momento in cui lo ha commesso, non era imputabile. È imputabile chi ha la capacità d’intendere e di volere.

In poche parole, per poter rispondere penalmente di un fatto costituente reato (un furto, una lesione personale, ecc.) occorre che l’autore del crimine sia consapevole delle sue azioni; in caso contrario, non gli si potrà applicare una pena ma soltanto una misura di sicurezza, cioè una sanzione alternativa diversa dal carcere.

Patologia psichica: si può andare in carcere?

Tra le cause che escludono l’imputabilità dell’agente rientrano anche le patologie psichiche: secondo il codice penale [2], non è imputabile chi, nel momento in cui ha commesso il fatto, era, per infermità, in tale stato di mente da escludere la capacità d’intendere o di volere.

Insomma, quando una qualsiasi infermità, non per forza di natura mentale, riesca ad incidere sulla capacità di intendere e di volere di una persona, questa diviene non imputabile e, pertanto, non può rispondere del reato commesso.

Ma cosa succede se la patologia psichica insorge successivamente, cioè dopo che il crimine è stato commesso? Cosa accade se la persona imputata o addirittura condannata cominci a manifestare chiari segni di una malattia mentale? Chi soffre di malattia psichica può restare in carcere? È questo il caso affrontato dai giudici.

Malattia mentale dopo la condanna: cosa dice la legge?

In realtà, l’ipotesi appena prospettata sul finire del precedente paragrafo (cioè, l’insorgenza di una malattia psichica durante il processo o addirittura dopo la condanna) è espressamente prevista dal codice penale [3], secondo il quale se, prima dell’esecuzione di una pena restrittiva della libertà personale o durante l’esecuzione, sopravviene al condannato un’infermità psichica, il giudice, qualora ritenga che l’infermità sia tale da impedire l’esecuzione della pena, ordina che il condannato sia ricoverato in un ospedale psichiatrico giudiziario ovvero in una casa di cura e di custodia.

Il giudice può disporre che il condannato, invece che in un ospedale psichiatrico giudiziario, sia ricoverato in un manicomio comune, se la pena inflittagli sia inferiore a tre anni di reclusione o di arresto, e non si tratti di delinquente o contravventore abituale, professionale o per tendenza.

Orbene, il codice penale prevede che il condannato che diventi vittima di una malattia psichica debba essere scarcerato e ricoverato in un apposito istituto d’igiene mentale. Il problema, però, è che questa disposizione è stata col tempo ampiamente superata: gli iniziali manicomi giudiziari previsti dalla norma sono stati sostituiti dagli ospedali psichiatrici giudiziari (i famosi Opg); questi ultimi, a loro volta, sono stati soppressi e rimpiazzati dalle residenze per l’esecuzione delle misure di sicurezza (Rems), come luoghi di esecuzione delle sole misure di sicurezza per coloro che non possono essere condannati al carcere perché, al momento del fatto, non erano imputabili.

Insomma, secondo i giudici, non esisterebbe più una disposizione normativa in grado di stabilire dove debbano scontare la pena i condannati che soffrano di patologie psichiche. È qui che interviene la recente sentenza della Corte di Cassazione.

Condannato con problemi psichici: dove scontare la pena?

Secondo la Corte di Cassazione [4], la persona condannata per un reato (anche grave) che sia divenuta vittima di una patologia psichica tale da rendergli insostenibile la prosecuzione della pena in carcere, può beneficiare della misura alternativa della detenzione domiciliare, anche in deroga del limite di pena da espiare [5].

In buona sostanza, il tribunale di sorveglianza, anche se la pena da scontare supera il limite dei quattro anni (normalmente previsto per poter godere del beneficio), può disporre l’applicazione della detenzione domiciliare, stabilendo un termine di durata di tale applicazione, termine che può essere prorogato in base alle concrete esigenze del malato psichico. L’esecuzione della pena prosegue durante l’esecuzione della detenzione domiciliare.

Secondo la Corte di Cassazione, dunque, la persona condannata al carcere può chiedere al tribunale di sorveglianza di continuare a scontare la pena a casa propria, oppure in un luogo diverso che il giudice ritiene più idoneo, eventualmente anche un luogo di cura, purché vengano adottate tutte le precauzioni volte ad evitare che vi siano pericoli di fuga o pericoli per le altre persone. La giurisprudenza parla in questo caso di detenzione domiciliare umanitaria o in deroga, in quanto si tratta di misura alternativa al carcere applicata in modo eccezionale, al di fuori dei limiti normalmente consentiti.

note

[1] Art. 85 cod. pen.

[2] Art. 88 cod. pen.

[3] Art. 148 cod. pen.

[4] Cass., sent. n. 29488/2019.

[5] Art. 47-ter cod. pen.

Autore immagine: Pixabay.com


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