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Responsabilità avvocato: ultime sentenze

28 Luglio 2022
Responsabilità avvocato: ultime sentenze

Corretto adempimento dell’attività professionale; responsabilità dell’avvocato nei confronti del cliente; patrocinio infedele; mancato compimento degli atti del processo. 

Quali sono i doveri di un avvocato? L’avvocato è tenuto a sconsigliare al cliente di intraprendere o proseguire un giudizio dall’esito probabilmente sfavorevole. Inoltre, ha il dovere di sollecitazione, dissuasione ed informazione del cliente. Per scoprire in quali casi si configura la responsabilità professionale dell’avvocato, leggi le più recenti pronunce giurisprudenziali.

Indice

Cosa deve provare il cliente?

La responsabilità professionale dell’avvocato non sorge automaticamente nel caso di non corretto adempimento dell’attività professionale – da provare a cura del cliente -, ma è necessario altresì verificare se il danno sia riconducibile alla condotta del legale, se effettivamente sussista il danno ed infine accertare che, qualora l’avvocato avesse tenuto la condotta dovuta, l’assistito avrebbe conseguito il riconoscimento delle proprie ragioni.

Tribunale Frosinone sez. I, 13/04/2022, n.360

Responsabilità dell’avvocato per negligenza

L’avvocato deve considerarsi responsabile nei confronti del proprio cliente, ai sensi degli artt. 2236 e 1176 cod. civ., in caso di incuria o di ignoranza di disposizioni di legge ed, in genere, nei casi in cui, per negligenza o imperizia, compromette il buon esito del giudizio, mentre nelle ipotesi di interpretazione di leggi o di risoluzione di questioni opinabili, deve ritenersi esclusa la sua responsabilità , a meno che non risulti che abbia agito con dolo o colpa grave.

Tribunale Cosenza sez. II, 09/04/2022, n.673

Responsabilità deontologica dell’avvocato

L’avvocato che si appropria dell’importo dell’assegno emesso a favore del proprio assistito dalla controparte soccombente in un giudizio civile, omettendo di restituire al cliente le somme di sua pertinenza, al di fuori delle ipotesi tipiche in cui gli è consentito trattenerle, contravviene all’art. 44 del codice deontologico forense vigente “ratione temporis”; né tale violazione deontologica viene meno in presenza dei presupposti della compensazione legale, dal momento che la deontologia forense e le norme civili sulla compensazione riflettono finalità differenti.

Cassazione civile sez. un., 06/04/2022, n.11168

Responsabilità professionale dell’avvocato: prova del nesso di causalità

Ai fini dell’affermazione della responsabilità professionale dell’avvocato per l’attività svolta non è sufficiente il negligente svolgimento dell’attività professionale, ma è necessaria altresì la sussistenza di un nesso eziologico tra la condotta del legale ed il risultato derivatone e dunque occorre verificare se, nel caso in cui l’avvocato avesse tenuto la condotta dovuta, il danno non si sarebbe in tutto o in parte verificato, alla stregua dell’id quod plerumque accidit.

Tribunale Firenze sez. III, 25/03/2022, n.854

Prestazioni professionali dell’avvocato

In tema di responsabilità disciplinare degli esercenti la professione forense sussiste la violazione dell’articolo 37, comma 4, del Codice deontologico forense (divieto di offrire, sia direttamente che per interposta persona, le prestazioni professionali di avvocato al domicilio degli utenti nonché nei luoghi di lavoro, di riposo, di svago e, in generale in luoghi pubblici o aperti al pubblico) qualora si accerti che il professionista ha consentito che nel sito web di un comitato è scaricabile il modulo per la sua nomina a difensore per la denuncia all’autorità giudiziaria [di un certo comportamento] da sottoscrivere e da inviare al professionista stesso (il quale, con la consapevolezza di tale modalità di assunzione dell’incarico si rende evidentemente disponibile a sottoscrivere la nomina per autentica senza avere alcuna evidenza della autografia del sottoscrittore).

Cassazione civile sez. un., 08/03/2022, n.7501

Omissione del professionista e pregiudizio subito dal cliente

Nella responsabilità professionale dell’avvocato per omesso svolgimento di un’attività da cui sarebbe potuto derivare un vantaggio personale o patrimoniale per il cliente, la regola della preponderanza dell’evidenza o del più probabile che non, si applica non solo all’accertamento del nesso di causalità fra l’omissione e l’evento di danno, ma anche all’accertamento del nesso tra quest’ultimo, quale elemento costitutivo della fattispecie, e le conseguenze dannose risarcibili, atteso che, trattandosi di evento non verificatosi proprio a causa dell’omissione, lo stesso può essere indagato solo mediante un giudizio prognostico sull’esito che avrebbe potuto avere l’attività professionale omessa.

Tribunale Palermo sez. III, 24/02/2022, n.840

Negligenza dell’avvocato: l’esito della lite

In tema di responsabilità dell’avvocato per omessa proposizione di impugnazione, la circostanza della mancata iscrizione a ruolo dell’appello o del ricorso acquista rilevanza ai fini risarcitori solo se l’assistito riesca a dimostrare il danno che è conseguito a detta omissione. D’altronde la responsabilità del prestatore di opera intellettuale nei confronti del proprio cliente per negligente svolgimento dell’attività professionale presuppone la prova sia del danno, che del nesso eziologico tra la condotta negligente del professionista ed il pregiudizio subìto dal cliente.

Tribunale Firenze, 21/02/2022, n.487

Incarico professionale: adempimento e diligenza

Lo svolgimento di un’attività professionale, da parte dell’Avvocato, totalmente inutile, già “ex ante” pronosticabile come tale, non gli attribuisce alcun diritto al compenso. (Nella specie, il difensore aveva spiegato un intervento autonomo in un giudizio pendente tra diverse parti dopo la scadenza dei termini ex art. 183, sesto comma, c.p.c., e come tale senza possibilità di accoglimento, secondo la consolidata giurisprudenza di legittimità).

Cassazione civile sez. VI, 18/02/2022, n.5440

Omessa trascrizione di domanda giudiziale

In tema di responsabilità professionale, ai fini della verifica dell’esistenza di un danno risarcibile, nel caso in cui l’avvocato abbia omesso di trascrivere la domanda giudiziale ex art. 2901 c.c., con conseguente impossibilità per il creditore di opporre gli effetti della sentenza al terzo che, in corso di causa, abbia acquistato un cespite del compendio oggetto dell’esperita azione revocatoria, l’esistenza di un’iscrizione ipotecaria su quello stesso bene non è, di per sé, ostativa alla possibilità di riconoscere l’esistenza di detto danno, occorrendo, invece, una verifica della residua consistenza del credito garantito da ipoteca.

Cassazione civile sez. III, 26/01/2022, n.2348

Corretta prestazione professionale

In tema di responsabilità civile, la responsabilità dell’avvocato non può affermarsi per il solo fatto del suo non corretto adempimento dell’attività professionale, occorrendo verificare se l’evento produttivo del pregiudizio lamentato dal cliente sia riconducibile alla condotta del primo, se un danno vi sia stato effettivamente e, infine, se, ove questi avesse tenuto il comportamento dovuto, il suo assistito, alla stregua di criteri probabilistici, avrebbe conseguito il riconoscimento delle proprie ragioni, difettando, altrimenti, la prova del necessario nesso eziologico tra la condotta del legale, commissiva od omissiva (anche per violazione del dovere di informazione), ed il risultato derivatone.

(Nel caso di specie, nel rigettare la domanda volta all’accertamento della responsabilità professionale di una avvocatessa a motivo dell’esito di un procedimento giudiziario conclusosi, dopo ben otto anni, con una sentenza sfavorevole alla parte attrice, il giudice adito ha ritenuto nella circostanza manchevoli, per omessa allegazione attorea sul punto, gli elementi atti a valutare positivamente la prognosi relativa al conseguimento, in caso di esatto adempimento della prestazione da parte della legale incaricata, del bene della vita cui aspirava parte attrice medesima, ovvero, in concreto, la prova del “fumus” di fondatezza della domanda giudiziale ivi articolata).

Tribunale Velletri sez. II, 24/01/2022, n.144

Falsi verbali di indagini difensive: assenza di responsabilità del legale

L’assenza di prove della responsabilità dell’avvocato difensore in ordine alla falsificazione di verbali di sommarie informazioni di indagini difensive di parte e presentati in udienza, non può ritenersi questo responsabile del reato di sui all’art 476 c.p. né tantomeno, in assenza di qualsivoglia concorso nel predetto reato, può ritenersi sussistente la responsabilità per il reato di favoreggiamento.

Tribunale Nola, 07/01/2022, n.1915

Valutazione sulla responsabilità professionale

In tema di prestazioni dell’avvocato, una responsabilità per colpa professionale in attività difensiva per il caso di esito negativo del giudizio, così come di mancata proposizione del giudizio di appello, è ravvisabile se sia possibile formulare una valutazione prognostica alternativa ipotetica positiva circa il probabile esito favorevole che l’azione giudiziale avrebbe avuto qualora l’attività difensiva indicata come omessa fosse stata invece effettivamente posta in essere.

Pertanto, la regola della preponderanza del “più probabile che non” si applica anche nei casi di responsabilità professionale per condotta omissiva, fermo restando che l’avvocato che accetta di difendere il cliente in una causa in cui vi sono poche probabilità di vittoria, non può essere condannato a risarcire il danno al cliente, perché il legale ha il solo dovere di valutare l’interesse del cliente in rapporto alle caratteristiche della causa, prospettando la prevedibile durata e gli oneri.

Nel caso di specie, relativo alla impugnativa stragiudiziale di un licenziamento non seguita dalla impugnativa giudiziale del medesimo, il Tribunale ha ritenuto insussistente il prospettato inesatto adempimento della prestazione professionale espletata dall’avvocato, nonché insussistente la prova di qualsivoglia danno direttamente conseguente alla condotta difensiva tenuta in favore dell’attore.

Tribunale Torino sez. IV, 28/12/2021, n.5580

In che modo la negligenza dell’avvocato influisce sull’esito della lite?

La responsabilità dell’avvocato per il non corretto svolgimento dell’attività non è ancorata alla sua sola negligenza, ma è necessaria altresì la sussistenza di un nesso eziologico tra la condotta imperita del legale ed il risultato derivato: occorre dunque verificare se, nel caso in cui l’avvocato avesse tenuto la condotta dovuta, il danno non si sarebbe in tutto o in parte verificato, alla stregua dell’id quod plerumque accidit.

Tribunale Firenze sez. III, 16/12/2021, n.3251

Obblighi informativi nei confronti del cliente

L’obbligazione assunta da un avvocato nei confronti del suo cliente ha natura di obbligazione di mezzi e non di risultato, in quanto il professionista, assumendo l’incarico, si impegna ad espletare la sua attività, volta a porre in essere tutte le condizioni tecnicamente necessarie a consentire al cliente la realizzazione dello scopo perseguito, ma non si impegna con la propria opera professionale al conseguimento del risultato sperato.

L’avvocato deve considerarsi responsabile nei confronti del proprio cliente, ai sensi degli artt. 2236 e 1176 c.c., in caso di incuria o di ignoranza di disposizioni di legge e, in genere, nei casi in cui, per negligenza o imperizia, compromette il buon esito del giudizio. Invece, nelle ipotesi di interpretazione di leggi o di risoluzione di questioni opinabili, deve ritenersi esclusa la sua responsabilità, a meno che non risulti che abbia agito con dolo o colpa grave.

Per quanto riguarda l’adempimento degli obblighi informativi gravanti sul professionista, la giurisprudenza della Suprema Corte ha precisato che l’evidenziata natura della obbligazione assunta dal professionista come obbligazione di mezzi non esime quest’ultimo dal dovere di prospettare al cliente tutti gli elementi contrari, (ipotizzabili in virtù di quella preparazione tecnica e di quell’esperienza medie caratterizzanti l’attività professionale alla luce degli evidenziati parametri normativi) per i quali, nonostante il regolare svolgimento di tale attività, gli effetti a questa conseguenti possano essere inferiori a quelli previsti, oppure in concreto nulli o persino sfavorevoli, determinando in tal modo un pregiudizio rispetto alla situazione antecedente.

Il professionista, infatti, deve porre in grado il cliente di decidere consapevolmente, sulla base di una adeguata valutazione di tutti gli elementi favorevoli ed anche di quelli eventualmente contrari ragionevolmente prevedibili, se affrontare o meno i rischi connessi all’attività richiesta al professionista medesimo.

La Suprema Corte ha poi avuto modo di affermare che anche oggi, la norma deontologica non si spinge ad enunciare un obbligo dell’avvocato che accetta il mandato alle liti di formulare un pronostico sull’esito della lite, se non richiesto, bensì un onere di valutare l’interesse del cliente in rapporto alle caratteristiche della lite e di prospettare la prevedibile durata del processo e gli oneri di spesa ipotizzabili, informando il cliente dello svolgimento del mandato a lui affidato (v. Cass. n. 30169/2018).

Del resto, la giurisprudenza di legittimità nel sottolineare il dovere dell’avvocato di informare il cliente in merito ai rischi del processo fa riferimento a casi in cui la causa promossa è chiaramente avventata o in cui il professionista omette di informare il cliente di elementi ostativi all’accoglimento della domanda, quali la decadenza dall’azione o la prescrizione del diritto).

Corte appello Milano sez. II, 24/11/2021, n.3438

Responsabilità professionale dell’avvocato per omesso svolgimento del mandato

In tema di responsabilità professionale dell’avvocato per omesso svolgimento di un’attività da cui sarebbe potuto derivare un vantaggio personale o patrimoniale per il cliente opera la regola della preponderanza dell’evidenza o del “più probabile” da applicarsi non solo all’accertamento del nesso di causalità fra l’omissione e l’evento di danno, ma anche all’accertamento del nesso tra quest’ultimo, quale elemento costitutivo della fattispecie, e le conseguenze dannose risarcibili, atteso che, trattandosi di evento non verificatosi proprio a causa dell’omissione, lo stesso può essere indagato solo mediante un giudizio prognostico sull’esito che avrebbe potuto avere l’attività professionale omessa.

(Nella specie, relativa al mancato espletamento del mandato in una nell’ambito di un sinistro stradale, una volta stabilito che il danno da risarcire corrispondeva al probabile esito positivo della richiesta di risarcimento del danno per l’incidente stradale di cui al mandato professionale, il Tribunale aveva l’obbligo di motivare la liquidazione equitativa, indicando i criteri adoperati e gli elementi di fatto valorizzati, criteri ed elementi rispetto ai quali doveva fornire la dimostrazione della loro attinenza alla liquidazione, pur senza essere tenuto a una dimostrazione minuziosa e particolareggiata degli elementi valorizzati).

Cassazione civile sez. II, 25/08/2021, n.23434

Responsabilità professionale dell’avvocato rimasto inerte

Nel caso di responsabilità professionale dell’avvocato che è rimasto inerte, il giudice nel procedere alla quantificazione del danno sulla base di quanto avrebbe potuto ottenere la parte lesa, deve fornire una adeguata motivazione delle ragioni che lo hanno portato a una simile valutazione, non potendo limitarsi a formule generiche. Il giudice, cioè, ha l’obbligo di motivare la liquidazione equitativa, indicando i criteri adoperati e gli elementi valorizzati.

Cassazione civile sez. II, 25/08/2021, n.23434

Responsabilità professionale: cosa deve dimostrare il cliente?

Nell’azione di responsabilità promossa nei confronti del proprio legale, il cliente deve dimostrare che la condotta diligente eventualmente posta in essere dal difensore sarebbe stata potenzialmente idonea a scongiurare l’esito negativo del giudizio ed a condurre – con ragionevole probabilità – ad una conclusione vittoriosa.

Tribunale Busto Arsizio sez. III, 05/06/2021, n.895

Inadempimento dell’avvocato: il nesso di causalità

La responsabilità dell’avvocato – nella specie per omessa proposizione di impugnazione – non può affermarsi per il solo fatto del suo non corretto adempimento dell’attività professionale, occorrendo verificare se l’evento produttivo del pregiudizio lamentato dal cliente sia riconducibile alla condotta del primo, se un danno vi sia stato effettivamente ed, infine, se, ove questi avesse tenuto il comportamento dovuto, il suo assistito, alla stregua di criteri probabilistici, avrebbe conseguito il riconoscimento delle proprie ragioni, difettando, altrimenti, la prova del necessario nesso eziologico tra la condotta del legale, commissiva od omissiva, ed il risultato derivatone.

Cassazione civile sez. III, 28/05/2021, n.15032

Responsabilità dell’avvocato per causa totalmente infondata

Per andare esente da responsabilità professionale, l’avvocato che promuove una causa completamente infondata (c.d. ‘causa persa’) deve provare di aver adempiuto il proprio dovere di dissuasione nei confronti del cliente a fronte di una irremovibile iniziativa dell’assistito e non si può limitare a dimostrare la semplice esistenza di un consenso consapevole da parte del proprio cliente.

Corte appello Genova sez. I, 28/04/2021, n.478

Responsabilità dell’avvocato: presupposti per l’accertamento

La responsabilità dell’avvocato non può affermarsi per il solo fatto del suo non corretto adempimento dell’attività professionale, occorrendo verificare se l’evento produttivo del pregiudizio lamentato dal cliente sia riconducibile alla condotta del primo, se un danno vi sia stato effettivamente ed, infine, se, ove questi avesse tenuto il comportamento dovuto, il suo assistito, alla stregua di criteri probabilistici, avrebbe conseguito il riconoscimento delle proprie ragioni, difettando, altrimenti, la prova del necessario nesso eziologico tra la condotta del legale, commissiva od omissiva, ed il risultato derivatone.

Tribunale Bari sez. II, 04/03/2021, n.908

Violazione del dovere di diligenza

L’avvocato deve considerarsi responsabile nei confronti del proprio cliente, ai sensi degli articoli 2236 e 1176 del Cc, in caso di incuria o di ignoranza di disposizioni di legge e, in genere, nei casi in cui, per negligenza o imperizia, compromette il buon esito del giudizio, mentre nelle ipotesi di interpretazione di leggi o di risoluzione di questioni opinabili, deve ritenersi esclusa la sua responsabilità, a meno che non risulti che abbia agito con dolo o colpa grave.

Pertanto, l’inadempimento del suddetto professionista non può essere desunto dal mancato raggiungimento del risultato utile cui mira il cliente, ma soltanto dalla violazione del dovere di diligenza adeguato alla natura dell’attività esercitata, ragion per cui l’affermazione della sua responsabilità implica l’indagine – positivamente svolta sulla scorta degli elementi di prova che il cliente ha l’onere di fornire – circa il sicuro e chiaro fondamento dell’azione che avrebbe dovuto essere proposta e diligentemente coltivata e, in definitiva, la certezza morale che gli effetti di una diversa sua attività sarebbero stati più vantaggiosi per il cliente medesimo.

Cassazione civile sez. II, 26/02/2021, n.5429

L’errore del legale determinante nell’esito negativo del giudizio

Non è sufficiente provare il non corretto adempimento degli oneri professionali del legale per ottenere un risarcimento in quanto è necessario dimostrare che, alla stregua dei criteri probabilistici, se il legale non avesse commesso errori il giudizio avrebbe avuto un esito diverso per la parte.

Cassazione civile sez. III, 11/02/2021, n.3566

Criterio del «più probabile che non»

In tema di responsabilità professionale dell’avvocato per omesso svolgimento di un’attività da cui sarebbe potuto derivare un vantaggio personale o patrimoniale per il cliente, la regola della preponderanza dell’evidenza o del «più probabile che non», si applica non solo all’accertamento del nesso di causalità fra l’omissione e l’evento di danno, ma anche all’accertamento del nesso tra quest’ultimo, quale elemento costitutivo della fattispecie, e le conseguenze dannose risarcibili, atteso che, trattandosi di evento non verificatosi proprio a causa dell’omissione, lo stesso può essere indagato solo mediante un giudizio prognostico sull’esito che avrebbe potuto avere l’attività professionale omessa.

Cassazione civile sez. VI, 13/01/2021, n.410

Responsabilità professionale dell’avvocato: come va accertata?

Il principio generale che regola le obbligazioni inerenti all’esercizio dell’attività professionale è quello secondo cui tali obbligazioni sono, di regola, di mezzi e non di risultato, in quanto il professionista, assumendo l’incarico, si impegna a prestare la propria opera per raggiungere il risultato desiderato, ma non a conseguirlo. Pertanto ai fini del giudizio di responsabilità nei confronti di un professionista, rilevano le modalità di svolgimento della sua attività in relazione al parametro della diligenza fissato dall’art. 1176 secondo comma cod. civ., che è quello della diligenza del professionista di media attenzione e preparazione.

In particolare, per affermarsi la responsabilità dell’avvocato è, altresì, necessario verificare sotto il profilo del nesso causale che l’evento produttivo del pregiudizio lamentato dal cliente sia riconducibile alla condotta del primo e, dunque, se, sostituendo la condotta negligente al comportamento dovuto, il danno, secondo criteri probabilistici, non si sarebbe verificato e il cliente avrebbe conseguito il risultato sperato, difettando altrimenti la prova del necessario nesso eziologico tra la condotta commissiva od omissiva del legale e il risultato derivatone, giudizio che va compito secondo la regola della preponderanza dell’evidenza o “del più probabile che non”, a differenza che nel processo penale, ove vige la prova “oltre il ragionevole dubbio.

Tribunale Torino sez. IV, 12/12/2020, n.4444

Responsabilità professionale: onere della prova

In materia di responsabilità professionale per la condotta inadempiente dell’avvocato, non è sufficiente allegare il non corretto compimento dell’attività, ma bisogna provare la sussistenza del danno e il nesso eziologico tra l’evento lesivo e la condotta negligente.

Tribunale Palermo sez. III, 09/12/2020, n.4043

Negligenza dell’avvocato e risarcimento

In tema di responsabilità professionale dell’avvocato per omesso svolgimento di una attività da cui sarebbe potuto derivare un vantaggio personale o patrimoniale per il cliente, la regola della preponderanza dell’evidenza o “del più probabile che non”, si applica non solo all’accertamento del nesso di causalità fra l’omissione e l’evento di danno, ma anche all’accertamento del nesso tra quest’ultimo, quale elemento costitutivo della fattispecie, e le conseguenze dannose risarcibili, atteso che, trattandosi di evento non verificatosi proprio a causa dell’omissione, lo stesso può essere indagato solo mediante un giudizio prognostico sull’esito che avrebbe potuto avere l’attività professionale omessa.

Cassazione civile sez. III, 20/11/2020, n.26516

Inadempimento al mandato difensivo giudiziale

In tema di responsabilità professionale dell’avvocato per inadempimento al mandato difensivo in ambito giudiziario, il termine di prescrizione del diritto al risarcimento del danno inizia a decorrere non dal momento in cui la condotta del professionista determina l’evento dannoso, bensì da quello nel quale essa è oggettivamente percepibile e conoscibile dal danneggiato, vale a dire dalla formazione del giudicato; al contrario, tale decorrenza non è prospettabile nel diverso caso di inadempimento del mandato professionale in ambito stragiudiziale.

(Nella specie, la S.C. ha chiarito che il principio massimato riguarda non solo la figura dell’avvocato, ma ogni altro professionista che presti assistenza nel giudizio al proprio mandante, in ragione della peculiarità dell’inserimento dell’esecuzione del rapporto professionale nella struttura del processo).

Cassazione civile sez. III, 03/11/2020, n.24270

La strategia processuale 

In tema di responsabilità civile dell’avvocato, l’adozione di un’efficace strategia processuale (ma anche un cambiamento di indirizzo della giurisprudenza) è condizione necessaria per limitare gli effetti pregiudizievoli da parte del cliente.

Cassazione civile sez. VI, 09/07/2020, n.14481

Responsabilità dell’avvocato: presupposti

La responsabilità dell’avvocato non può affermarsi per il solo fatto del mancato corretto adempimento dell’attività professionale, poiché bisogna verificare in primo luogo se l’evento produttivo del pregiudizio lamentato dal cliente sia riconducibile alla condotta del professionista; in secondo luogo, se sia effettivamente occorso un danno; in terzo luogo se, qualora il legale avesse tenuto la condotta dovuta, il suo assistito avrebbe conseguito il riconoscimento delle proprie ragioni, difettando altrimenti la prova del necessario nesso eziologico tra la condotta del legale (commissiva od omissiva) ed il risultato derivatone.

Ciò in quanto, relativamente all’ultimo dei presupposti suindicati, ove anche risulti provato l’inadempimento del professionista alla propria obbligazione per negligente svolgimento della prestazione, il danno derivante da eventuali sue omissioni deve ritenersi sussistente solo qualora – sulla base di criteri probabilistici – sia accertato che, in assenza di quella omissione, il risultato sarebbe stato conseguito.

Tribunale Firenze sez. III, 12/06/2019, n.1859

Responsabilità dell’avvocato: valutazione prognostica positiva

Nel caso di responsabilità professionale degli avvocati, l’affermazione della responsabilità per colpa implica una valutazione prognostica positiva circa il probabile esito favorevole dell’azione giudiziale che avrebbe dovuto essere proposta e diligentemente eseguita, il cui onere probatorio grava sul soggetto danneggiato.

Tribunale Torino sez. IV, 11/07/2019, n.3422

Avvocato: responsabilità professionale ed esimenti

L’avvocato deve considerarsi responsabile nei confronti del cliente in caso di incuria o di ignoranza di disposizioni di legge ed, in genere, nei casi in cui per negligenza o imperizia compromette il buon esito del giudizio, mentre nei casi di interpretazioni di leggi o di risoluzione di questioni opinabili, deve ritenersi esclusa la sua responsabilità a meno che non risulti che abbia agito con dolo o colpa grave. Il professionista può liberarsi dalla imputazione di ogni responsabilità se ed in quanto dimostri l’impossibilità della perfetta esecuzione della prestazione (ex art. 1218 c.c.), o di aver agito con diligenza.

Tribunale Milano sez. VI, 21/06/2019, n.6061

Responsabilità professionale dell’avvocato: da cosa deriva?

In tema di responsabilità professionale dell’avvocato, la responsabilità deriva dall’obbligo (art. 1176 c.c., comma 2 e art. 2236 cod. civ.) di assolvere, sia all’atto del conferimento del mandato che nel corso dello svolgimento del rapporto (anche) ai doveri di sollecitazione, dissuasione ed informazione del cliente, ai quali sono tenuti: a rappresentare tutte le questioni di fatto e di diritto, comunque insorgenti, ostative al raggiungimento del risultato, o comunque produttive del rischio di effetti dannosi; di chiedergli gli elementi necessari o utili in suo possesso; a sconsigliarlo dall’intraprendere o proseguire un giudizio dall’esito probabilmente sfavorevole.

Tribunale Milano sez. I, 06/03/2019, n.2297

Inadempimento del professionista

In materia di responsabilità professionale dell’avvocato, ove anche risulti provato l’inadempimento del professionista alla propria obbligazione, per negligente svolgimento della prestazione, il danno derivante da eventuali sue omissioni deve ritenersi sussistente solo qualora, sulla scorta di criteri probabilistici, si accerti che, senza quell’omissione, il risultato sarebbe stato conseguito.

Tribunale Milano sez. I, 10/06/2019, n.5548

Responsabilità dell’avvocato: omissione di attività vantaggiose per l’assistito

L’affermazione della responsabilità professionale dell’avvocato per l’omesso svolgimento di attività potenzialmente idonee a procurare un vantaggio personale o patrimoniale all’assistito presuppone la formulazione di un giudizio probabilistico, secondo la regola del “più probabile che non”, sia con riguardo al nesso di causalità tra l’omissione e l’evento di danno, sia con riferimento alla relazione tra quest’ultimo e il pregiudizio risarcibile.

Tribunale Napoli sez. VIII, 16/05/2019, n.5164

Accertamento del nesso di causalità fra l’omissione e l’evento di danno

In tema di responsabilità professionale dell’avvocato per omesso svolgimento di un’attività da cui sarebbe potuto derivare un vantaggio personale o patrimoniale per il cliente, la regola della  preponderanza dell’evidenza o del “più probabile che non”, si applica non solo all’accertamento del nesso di causalità fra l’omissione e l’evento di danno, ma anche all’accertamento del nesso tra quest’ultimo, quale elemento costitutivo della fattispecie, e le conseguenze dannose risarcibili, atteso che, trattandosi di evento non verificatosi proprio a causa dell’omissione, lo stesso può essere indagato solo mediante un giudizio prognostico sull’esito che avrebbe potuto avere l’attività professionale omessa.

Tribunale Bergamo sez. IV, 12/03/2019, n.614

Quando non è infedele patrocinio?

Per la sussistenza della fattispecie di patrocinio infedele occorre che sia pendente un procedimento dinanzi l’autorità giudiziaria. Di conseguenza, risulta irrilevante ai fini della ricorrenza della citata norma incriminatrice ogni attività estranea o preliminare all’instaurazione di un giudizio (esclusa, nella specie, la responsabilità dell’avvocato che non si era opposto ad un decreto ingiuntivo).

Cassazione penale sez. VI, 26/02/2019, n.15318

Responsabilità professionale dell’avvocato ed onere della prova

Nell’adempimento della propria prestazione professionale, l’avvocato è tenuto a informare il cliente sulle conseguenze del compimento o del mancato compimento degli atti del processo, a sollecitarlo a fornire gli elementi necessari ed eventualmente a dissuaderlo dall’intraprendere un giudizio o un certo tipo di giudizio ove non sussistano condizioni favorevoli o comunque il rischio di esito infausto sia prevalente.

Va rammentato che la responsabilità dell’avvocato non può affermarsi per il solo fatto del non corretto adempimento dell’attività professionale, occorrendo verificare se l’evento produttivo del pregiudizio lamentato dal cliente sia riconducibile alla condotta del primo, se un danno vi sia stato effettivamente ed, infine, se l’assistito avrebbe conseguito – alla stregua di criteri probabilistici – il riconoscimento delle proprie ragioni ove il professionista avesse tenuto il comportamento dovuto. In caso contrario, difettando la prova del necessario nesso eziologico tra la condotta del legale e il risultato derivatone, non potrebbe ritenersi sussistente la responsabilità del professionista.

Tribunale Milano sez. I, 21/02/2019, n.1765

Responsabilità professionale dell’avvocato per omessa impugnazione

La responsabilità dell’avvocato (nella specie, per omessa proposizione di impugnazione) non può affermarsi per il solo fatto del suo non corretto adempimento dell’attività professionale, ma occorre verificare se l’evento produttivo del pregiudizio, lamentato dal cliente, sia riconducibile alla sua condotta, se vi sia stato un danno effettivo e se il cliente avrebbe conseguito il riconoscimento delle proprie ragioni se lo stesso difensore avesse tenuto il comportamento dovuto.

Cassazione civile sez. III, 19/02/2019, n.4742

Rapporto processuale con il cliente

Nel rapporto processuale con il cliente la responsabilità dell’avvocato è esclusa nei casi di risoluzione di questioni interpretative di particolare difficoltà o opinabili, a meno che non risulti che abbia agito con dolo o colpa grave, ma non per questo la parte ha diritto alla rimessione in termini nel compimento di attività precluse o per le quali è decaduta, occorrendo pur sempre l’esistenza di uno stato di fatto configurabile come causa non imputabile cui la decadenza o la preclusione siano immediatamente riconducibili, a norma dell’articolo 153, comma 2, c.p.c.

Deve trattarsi di un fatto incolpevole che si collochi del tutto al di fuori della sua sfera di controllo e che avrebbe, altrimenti, un effetto lesivo del suo diritto di difesa in violazione dell’articolo 24 della Costituzione.

Cassazione civile sez. un., 12/02/2019, n.4135

Dovere di informazione del cliente

In tema di responsabilità professionale, ai sensi del combinato disposto di cui all’art. 1176,comma 2, e 2236 cod. civ., l’avvocato è tenuto ad assolvere, sia all’atto del conferimento del mandato che nel corso dello svolgimento del rapporto, non solo al dovere di informazione del cliente ma anche ai doveri di sollecitazione, dissuasione ed informazione dello stesso, essendo tenuto a sconsigliare il cliente anche dall’intraprendere o proseguire un giudizio dall’esito probabilmente sfavorevole.

Corte appello Roma sez. III, 03/12/2018, n.7671



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4 Commenti

  1. Certi avvocati andrebbero radiati dall’Ordine perché pensano solo a chiederti soldi e pagamenti vari ma poi non rispettano le tempistiche e non sanno costruirti una strategia difensiva che possa andare a vantaggio del cliente.

  2. La professione di avvocato dovrebbe essere svolta con massima diligenza e precisione. Basta una svista per andare a provocare dei danni gravissimi al cliente. Bisogna poi essere empatici e avere tanta pazienza per confrontarsi con chi se la sta passando brutta e vede nell’avvocato la figura che potrebbe toglierlo dai guai. Così deve instaurarsi un rapporto di fiducia, ma se l’avvocato se ne frega e pensa solo ad intascarsi l’onorario così finisce per danneggiare il cliente e considerarlo solo come un portafoglio vivente

  3. Ci sono clienti che andrebbero a lanciarsi da un elicottero senza paracadute per intraprendere una lite temeraria. In questi casi, l’avvocato deve avere la mente lucida e sconsigliarlo perché la sconfitta sarebbe dietro l’angolo e ne uscirebbe con gli stracci alle gambe piuttosto che vincitore della causa

  4. Un avvocato negligente non solo perde un cliente ma si fa una cattiva pubblicità così con il passaparola chi ci andrebbe da uno che si è fatto sfuggire un’occasione di vittoria perché ha dimenticato di agire in un certo modo o perché non ha adottato una strategia corretta a causa della sua ignoranza in materia? Ecco, poi, ci si domanda perché è meglio pagare un onorario un po’ più salato rivolgendosi ad un vero professionista piuttosto che spendere qualcosa in meno essendo assistiti da un incompetente

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