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Responsabilità cose in custodia: ultime sentenze

4 Settembre 2019
Responsabilità cose in custodia: ultime sentenze

Leggi le ultime sentenze su: responsabilità per danni cagionati da cose in custodia; responsabilità del custode; riparto dell’onere probatorio; inosservanza di un obbligo di vigilanza sulle modalità d’uso e di conservazione della cosa; danni cagionati da una strada pubblica; intervento riparatore dell’ente custode; nesso eziologico tra fatto ed evento dannoso.

Responsabilità per danni cagionati da cose in custodia

La responsabilità per danni cagionati da cose in custodia di cui all’art. 2051 c.c. è da intendersi come una forma di responsabilità oggettiva. La formulazione della norma, tuttavia, non dispensa il danneggiato dall’onere di provare il nesso causale tra cosa in custodia e danno, ossia di dimostrare che l’evento si è prodotto come conseguenza normale della particolare condizione, potenzialmente lesiva, posseduta dalla cosa. Resta, invece, a carico del custode offrire la prova contraria alla presunzione iuris tantum della sua responsabilità, mediante la dimostrazione positiva del “caso fortuito”.

Tribunale Caltanissetta, 01/08/2019, n.448

Responsabilità del custode: configurabilità

La presunzione di responsabilità del custode ai sensi dell’art. 2051 c.c. si fonda, oltre che sul rapporto di custodia anche sul fatto che il danno si sia verificato o nell’ambito del dinamismo connaturato alla cosa, ovvero in conseguenza dello sviluppo di un agente dannoso sorto in essa, che si inserisca nella sua struttura in modo da alterarne la natura e provocarne un’intrinseca inclinazione lesiva.

La responsabilità in parola ha, dunque, carattere oggettivo e perché possa configurarsi in concreto è sufficiente che sussista il nesso di causalità tra la cosa in custodia e il danno arrecato, senza che rilevi al riguardo la condotta del custode e l’osservanza o meno di un obbligo di vigilanza, per cui tale tipo di responsabilità è esclusa solo dal caso fortuito, fattore che attiene non già ad un comportamento del responsabile, bensì al profilo causale dell’evento, riconducibile non alla cosa, ma ad un elemento esterno, recante i caratteri dell’oggettiva imprevedibilità e che può essere costituito anche dal fatto del terzo o dello stesso danneggiato.

Tribunale Napoli sez. VI, 29/07/2019, n.7549

Danni da cose in custodia: responsabilità dell’ente

In tema di responsabilità dell’Ente per danni da cose in custodia, l’abuso edilizio commesso dal privato che aggrava pesantemente la posizione di garanzia cui è tenuta la pubblica amministrazione costituisce fatto in grado di recidere, ex art. 1227 c.c., comma 1, in concreto, il nesso causale tra il bene in custodia della p.a. e il danno subito dal privato possessore del bene abusivamente costruito, azzerando lo spettro di responsabilità ex art. 2051 c.c., della pubblica amministrazione.

(Fattispecie relativa alla richiesta di danni avanzata da alcuni abitanti, i quali avevano subito dei danni patrimoniali ai propri immobili a seguito di un’esondazione d’acqua e fango proveniente dalla strada comunale, causata da una falla presente nelle tubazioni del Comune di raccolta dell’acqua piovana. Il carattere abusivo delle costruzioni, però, incideva sul rapporto di responsabilità tra Ente e proprietari).

Cassazione civile sez. III, 26/07/2019, n.20312

Ente obbligato al controllo e alla prevenzione

L’applicazione dell’art. 2043 c.c. in luogo dell’art. 2051 c.c. impone che la responsabilità dell’ente si affermi solo previa individuazione del concreto comportamento colposo ad esso ascrivibile e cioè che gli siano imputabili condotte, a seconda dei casi, specificamente o genericamente colpose che abbiano reso possibile il verificarsi dell’evento dannoso. Di contro, slegando la responsabilità dell’Ente dal concetto di colpa la si farebbe transitare nell’alveo della responsabilità oggettiva da cose in custodia secondo le regole di cui agli artt. 2051, 2052 e 2053 c.c.

Cassazione civile sez. VI, 18/07/2019, n.19404

Responsabilità per danni da cose in custodia: presupposti

La responsabilità per le cose in custodia ai sensi dell’art. 2051 cod. civ. ha natura oggettiva e necessita, per la sua configurabilità, del mero rapporto eziologico tra cosa ed evento e tale da prescindere dall’accertamento della pericolosità della cosa stessa e sussistere in relazione a tutti i danni da essa cagionati, sia per la sua intrinseca natura, sia per l’insorgenza in essa di agenti dannosi, essendo esclusa solo dal caso fortuito ed alla sola condizione che il danneggiato adempia l’onere di provare il nesso causale tra queste ultime e il danno, ossia di dimostrare che l’evento si è prodotto come conseguenza normale della particolare condizione, potenzialmente lesiva, posseduta dalla cosa, salva comunque la possibilità di valutare in concreto l’apporto (o il concorso) causale della condotta del danneggiato o di terzi.

Tribunale Massa, 10/07/2019, n.461

Quando può essere esclusa la responsabilità del custode?

Lasciare in sosta l’automobile sul dissuasore del traffico è un comportamento incauto, anche se prevedibile, il quale integra il caso fortuito che esclude la responsabilità del Comune per i danni provocati alla vettura dall’improvvisa attivazione del dispositivo stradale. Ad affermarlo è la Cassazione accogliendo il ricorso di un Comune condannato a risarcire il danno prodotto all’auto parcheggiata sul dissuasore improvvisamente attivatosi.

Per la Corte è errato il ragionamento seguito dai giudici di merito, per i quali il parcheggiare in sosta vietata è circostanza del tutto normale e prevedibile, con la conseguenza che tale comportamento non è “idoneo a spezzare il nesso causale integrando caso fortuito”.

Al contrario, per la Cassazione in tema di danno cagionato da cose in custodia, la responsabilità dell’ente custode della res che ha provocato il danno può essere esclusa, se la condotta del danneggiato sia stata “colposamente incauta, non occorrendo che a livello fattuale sia imprevedibile”.

Cassazione civile sez. VI, 09/07/2019, n.18415

Impossibilità della custodia da parte della Pubblica Amministrazione

La presunzione di responsabilità per danni da cose in custodia non si applica agli enti pubblici per danni subiti dagli utenti di beni demaniali ogni volta che sul bene demaniale, per le sue caratteristiche, non sia possibile esercitare la custodia, intesa quale potere di fatto sul bene stesso. L’estensione del bene demaniale e l’utilizzazione generale e diretta dello stesso da parte di terzi sono solo figure sintomatiche dell’impossibilità della custodia da parte della Pubblica Amministrazione, mentre elemento sintomatico della possibilità di custodia del demanio stradale comunale è che la strada, dal cui difetto di manutenzione è stato causato un danno, si trovi nel perimetro urbano delimitato dallo stesso Comune, pur dovendo dette circostanze, proprio perché solo sintomatiche, essere sottoposte al vaglio in concreto da parte del giudice di merito.

Tribunale Torre Annunziata, 02/07/2019, n.1701

Strade e competenza comunale

La responsabilità per i danni cagionati da cose in custodia, di cui all’art. 2051 c.c., che opera anche nei confronti degli enti locali in relazione alle strade sulle quali esiste la competenza comunale, è configurabile con riguardo alla causa concreta del danno, rimanendo la PA liberata dalla responsabilità suddetta soltanto ove dimostri che l’evento sia stato determinato da ragioni estrinseche ed estemporanee create da terzi, non conoscibili nè eliminabili con immediatezza, neppure con la più diligente attività di manutenzione, ovvero da una situazione la quale imponga di qualificare come fortuito il fattore di pericolo, avendo esso esplicato la sua potenzialità offensiva prima che fosse ragionevolmente esigibile l’intervento riparatore dell’ente custode.

Il contenuto degli obblighi di diligenza deve essere desunto dalla complessiva normativa, anche secondaria, emanata al fine di regolamentarli.

Cassazione civile sez. III, 18/06/2019, n.16295

Responsabilità dell’ente e cause esimenti

La responsabilità per cose in custodia, sancita dall’art. 2051 c.c., va esclusa nel caso di danni cagionati da una strada pubblica (bene quindi nella disponibilità dei cittadini) solo quando sia oggettivamente impossibile da parte dell’ente che ne è proprietario, per la estensione del bene e per l’uso generale e diretto da parte dei cittadini, l’esercizio di un continuo ed efficace controllo idoneo ad impedire situazioni di pericolo per gli utenti.

Diversamente, in ipotesi di beni di dimensioni e/o estensione limitate posti in luoghi pubblici o accessibili al pubblico, è esigibile un controllo da parte dell’ente proprietario tale da assicurare una adeguata manutenzione degli stessi atta a prevenire pericoli per la pubblica incolumità (nel caso di specie il tribunale ha ritenuto la sussistenza del nesso di causalità tra l’evento dannoso ed il comportamento omissivo dell’Ente che non aveva provveduto a garantire un adeguata manutenzione del marciapiede.

Infatti poiché la caduta era avvenuta su un tratto di marciapiede di proprietà comunale, collocato in una area di frequente passaggio pedonale essendo posta nelle vicinanze dell’ospedale cittadino, il Comune avrebbe dovuto esercitare i connessi doveri di custodia e manutenzione, certamente esigibili tenuto conto delle dimensioni e delle caratteristiche dei luoghi).

Tribunale Brindisi, 17/06/2019, n.969

Controllo sulle modalità d’uso e di conservazione della cosa

Ai sensi dell’art. 2051 c.c., “ciascuno è responsabile del danno cagionato dalle cose che ha in custodia, salvo che provi il caso fortuito”. La norma presuppone la sussistenza di un rapporto di custodia tra il soggetto asseritamente responsabile e la cosa, identificandosi tale rapporto in una relazione di fatto tra la cosa e il soggetto.

Ne consegue che è da considerare custode chiunque eserciti un potere di fatto sulla cosa, controllando e vigilando su di essa, in modo da impedire l’insorgenza di situazioni di pericolo. La funzione della norma è quella di imputare la responsabilità a chi controlla le modalità d’uso e di conservazione della cosa con conseguente irrilevanza del profilo soggettivo del custode.

Tribunale Ascoli Piceno, 10/06/2019, n.421

Concorso di colpa del danneggiato

La condotta del danneggiato che, pur nella consapevolezza dell’aggressività dei cani, peraltro di razza notoriamente aggressiva (nella specie Rottweiler), tenti di indirizzare i cani verso la proprietà del custode degli stessi e subisca l’aggressione fisica da parte degli animali, deve ritenersi idonea a determinare un concorso di colpa a suo carico in relazione al danno subito in conseguenza di tale evento.

In tema di responsabilità civile per danni da cose in custodia, invero, la condotta del danneggiato che entri in interazione con la cosa, si atteggia diversamente a seconda del grado di incidenza causale sull’evento dannoso, richiedendo una valutazione che tenga conto del dovere generale di ragionevole cautela, riconducibile al principio di solidarietà espresso dall’art. 2 Cost.; ne consegue che quanto più la situazione di possibile danno è suscettibile di essere prevista e superata attraverso l’adozione da parte del danneggiato delle cautele normalmente attese e prevedibili in rapporto alle circostanze, tanto più incidente deve considerarsi l’efficienza causale del comportamento imprudente del medesimo nel dinamismo causale del danno, fino a rendere possibile che detto comportamento interrompa il nesso eziologico tra fatto ed evento dannoso.

(Nel caso concreto la vittima era consapevole dell’aggressività dei cani, di talché la sua decisione di abbandonare l’autovettura e dirigersi verso gli stessi al fine di tentare di reindirizzarli presso la proprietà del custode, costituisce condotta rilevante ex art. 1227, comma 1, c.c.determinante una quota di responsabilità a suo carico pari al 20%).

Tribunale Benevento sez. I, 29/05/2019, n.943


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