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Legittima difesa esempi

1 Settembre 2019 | Autore:
Legittima difesa esempi

Alcuni casi concreti di legittima difesa. Quando la reazione all’aggressione è giustificata? Difesa domiciliare: quando si possono usare le armi?

La legittima difesa è quell’istituto giuridico che ti permette di difenderti da solo nel caso di aggressione, senza che ci sia bisogno dell’intervento delle forze dell’ordine. La regola vuole infatti che nessuno possa avvalersi della violenza nei confronti di altro individuo, a meno che non ne sia proprio costretto: pensa a chi subisca un’aggressione domestica di notte, oppure a chi venga rapinato per strada. La legittima difesa, però, non può giustificare qualsiasi tipo di reazione: la legge giustifica la difesa solo quando strettamente necessaria e quando v’è proporzione tra difesa e offesa. Per non fare confusione, è bene allora prospettare alcuni esempi di legittima difesa.

Nel corso di questo articolo ti prospetterò alcuni casi pratici che ti serviranno a comprendere concretamente quando è legittima difesa e quando no. Se sei pronto, prosegui nella lettura: vedremo insieme alcuni casi di legittima difesa.

La definizione di legittima difesa

Prima di fornire alcuni validi esempi di legittima difesa è necessario prima spiegare cosa dica la legge a riguardo. Secondo il Codice penale [1], non è punibile chi ha commesso il fatto per esservi stato costretto dalla necessità di difendere un diritto proprio od altrui contro il pericolo attuale di un’offesa ingiusta, sempre che la difesa sia proporzionata all’offesa.

Caratteristiche fondamentali della legittima difesa sono:

  • la necessità di difendersi, scaturente dal pericolo incombente di un’offesa ingiusta ad un diritto proprio o altrui. In pratica, ad essere minacciata non deve essere per forza l’incolumità personale, ma un qualsiasi diritto, anche patrimoniale (a tal proposito, ti invito a leggere il mio articolo sulla legittima difesa per furti);
  • la proporzionalità tra difesa e offesa, nel senso che non si può mettere a repentaglio la vita altrui se in gioco ci sono solamente i propri beni (il bene-vita prevale sul patrimonio).

Esempi di legittima difesa

Facciamo qualche esempio concreto di legittima difesa, così come brevemente illustrata nel paragrafo superiore.

Tizio aggredisce Caio nel tentativo di sottrargli il portafogli. Prontamente accorre Sempronio, padre di Caio, il quale, vedendo il figlio subire un’aggressione e non essendoci nessuno in grado di poterlo aiutare, interviene spingendo violentemente Tizio alle spalle e facendolo rovinare a terra.

Mentre passeggia per strada, Mevio urta accidentalmente Filano; questi, rissoso per natura e per di più in preda ai fumi dell’alcol, dà immediatamente in escandescenze e mette le mani addosso a Mevio. Questi, pur di liberarsi, colpisce al volto il suo aggressore con un pugno.

In entrambi gli esempi appena riportati, ricorre la necessità di difendersi, la quale sussiste quando il soggetto si trova nell’alternativa tra reagire e subire, nel senso che non può sottrarsi al pericolo senza offendere l’aggressore.

Quindi, la difesa è legittima se l’aggredito non solo non può chiamare i carabinieri, ma nemmeno avrebbe potuto semplicemente allontanare il malintenzionato, cioè non avrebbe potuto agire con un comportamento meno dannoso per l’aggressore [2]. In altre parole, la reazione deve essere, nella circostanza, l’unica possibile, perché non sostituibile con altra meno dannosa, ugualmente idonea ad assumere la tutela del diritto aggredito [3].

Nel primo esempio prospettato, Sempronio interviene per salvare proprio figlio: l’azione è comunque giustificata anche se non si sta subendo il pericolo in prima persona. Inoltre, la condotta di Sempronio (consistente in una violenta spinta) sembra proporzionata all’azione delittuosa di Tizio, il quale era sì intenzionato a rubare il portafogli di Caio, ma l’azione era comunque sfociata in un’aggressione fisica.

Legittima difesa e fuga: esempi

Se la persona aggredita può mettersi in salvo con la fuga, allora la sua reazione non è più giustificata: vuol dire, in altre parole, che non si applicherà la legittima difesa.

Tizio si trova fermo al lato della strada con la sua auto. All’improvviso, un malintenzionato cerca di aprire la portiera per rubargli il portafogli che si trova poggiato sul sedile del passeggero. Il tentativo fallisce perché il sistema centralizzato non consente l’apertura della portiera dall’esterno. Tizio, anziché mettere in moto e andare via, esce dall’auto e colpisce l’autore del tentato furto.

Nel caso esemplificato non è possibile applicare la legittima difesa in quanto la vittima del reato avrebbe potuto tutelare i propri diritti semplicemente andando via: manca quell’elemento di indispensabilità che la legge richiede per giustificare la legittima difesa.

Ugualmente, è stata esclusa la legittima difesa nel caso di colui che, pur potendo sottrarsi all’aggressione di cinque malviventi chiudendo la porta di casa, reagisce sparando e uccidendo alcuni dei suoi antagonisti [4].

Legittima difesa e rissa: esempi

È da escludere la legittima difesa anche nelle ipotesi in cui le persone siano coinvolte in una rissa.

Tizio e Caio cominciano a litigare per una scommessa di gioco persa. Dopo reciproci insulti e offese, i due passano alle mani e se le danno di santa ragione.

Per giurisprudenza pacifica [5], c’è inconciliabilità tra la partecipazione alla colluttazione e la legittima difesa, potendo quest’ultima essere invocata solo da chi sia stato coinvolto nella contesa contro il suo volere.

La legittima difesa domiciliare

La legittima difesa assume connotati particolari nel caso in cui venga commessa una violazione di domicilio: secondo la legge, difendersi in casa è cosa diversa dall’essere costretti a difendere i propri diritti in altro luogo.

Nei casi di violazione di domicilio (per tale dovendosi intendere ogni luogo, anche diverso dalla casa, ove viene esercitata un’attività commerciale, professionale o imprenditoriale, tipo un ufficio o uno studio) sussiste sempre la proporzione tra difesa e offesa se taluno, legittimamente presente nel domicilio, usa un’arma legittimamente detenuta o altro mezzo idoneo al fine di difendere:

  • la propria o la altrui incolumità;
  • i beni propri o altrui, quando non vi è desistenza e vi è pericolo d’aggressione.

La legittima difesa domiciliare, a differenza di quella classica che ho brevemente descritto nel primo paragrafo, consente a colui che ha subito la violazione di domicilio di poter rispondere all’aggressione con maggiore libertà, visto che la proporzionalità tra difesa e offesa è sempre presunta, purché tuttavia vi sia un pericolo concreto per la propria incolumità.

Peraltro, nei casi di violazione di domicilio agisce sempre in stato di legittima difesa colui che compie un atto per respingere l’intrusione posta in essere, con violenza o minaccia di uso di armi o di altri mezzi di coazione fisica, da parte di una o più persone.

In pratica, nei confronti di chi si introduce nella nostra abitazione o nel nostro studio possiamo sempre reagire con la forza ed, eventualmente, con le armi, se chi intende introdursi nei luoghi di proprietà privata lo faccia utilizzando la violenza fisica o le armi. In pratica, se qualcuno bussa alla porta spianando una pistola, si potrà reagire alla stessa maniera.

Esempi di legittima difesa in casa

La difesa domiciliare, soprattutto se armata, è possibile solamente quando ad essere in pericolo è l’incolumità fisica propria o delle persone che si trovano legittimamente in casa; negli altri casi, si rischia di incorrere in un reato.

Tizio viene svegliato nel cuore della notte da un rumore di vetri rotti. Scende al piano di sotto e scopre che la finestra è stata aperta con la forza. Pur essendo a due passi dalla porta d’ingresso, decide di risalire, prendere il fucile da caccia e recarsi dai malintenzionati che, in quel momento, si trovano nella cucina.

Caio sta per entrare in casa quando si accorge che la serratura è stata scassinata; sbirciando all’interno, vede alcuni fasci di luce provenienti dalle torce dei ladri. Anziché andare via e chiamare aiuto, si reca in auto, estrae dal portabagagli un lungo tubo di ferro ed entra in casa, pronto a scontrarsi con i ladri.

Sempronio viene svegliato dalle grida dei suoi bambini. Precipitatosi a vedere cosa succede, scopre che alcuni malintenzionati si sono introdotti in casa e stanno rovistando dappertutto. Sempronio brandisce l’arma che detiene legalmente in casa e intima ai malviventi di allontanarsi. Uno di loro, incurante della minaccia, non solo continua a frugare ovunque ma si avvicina alla bambina più piccola, facendo per estrarre dalla tasca un coltello. Sempronio fa fuoco e colpisce il criminale.

Mevio, rientrando a casa, coglie con le mani nel sacco un ladro. Questi, sorpreso dal rientro del proprietario, si dà immediatamente alla fuga. Mevio prende repentinamente la sua pistola e gli spara alle spalle.

Gli esempi di legittima difesa proposti riguardano tutti l’ipotesi della difesa domiciliare armata. Ebbene, nella prima circostanza, Tizio avrebbe ben potuto mettersi in salvo chiamando le forze dell’ordine oppure fuggendo via: si trovava, infatti, a pochi metri dalla porta d’ingresso e non era intralciato dai ladri. La decisione di prendere la propria arma (legalmente detenuta) non è di per sé illegittima, ma lo diventerebbe nel momento in cui decidesse di utilizzarla concretamente contro ladri il cui unico intento è quello di sgraffignare qualcosa.

La seconda ipotesi è altrettanto dubbia: la vittima del furto avrebbe tranquillamente potuto mettersi in salvo e chiamare le autorità; al contrario, si munisce di un’arma impropria (con la quale non avrebbe nemmeno potuto circolare, tra l’altro) per minacciare i malviventi. Per il resto, vale quanto detto sopra.

Il terzo esempio è quello che giustifica una legittima difesa domiciliare armata: il padrone di casa intima ai malviventi di andarsene ma uno di questi, anziché obbedire, addirittura mostra l’intenzione di fare del male alla figlioletta. L’esplosione del colpo è, dunque, legittimata.

L’ultimo esempio è, invece, quello che mostra una difesa assolutamente illegittima: non è mai possibile sparare alla spalle una persona che si sta dando alla fuga.

note

[1] Art. 52 cod. pen.

[2] Cass., sent. n. 4194 del 07.05.1985.

[3] Cass., sent. n. 2554 del 07.03.1996.

[4] Cass., sent. n. 8820 del 20.10.1984.

[5] Cass., sent. n. 6812 del 30.05.1978.

Autore immagine: Pixabay.com


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