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Ricorso decreto ingiuntivo: ultime sentenze

8 Settembre 2019
Ricorso decreto ingiuntivo: ultime sentenze

Leggi le ultime sentenze su: ricorso per decreto ingiuntivo; prova documentale; condizione di ammissibilità della domanda di ingiunzione; notifica del ricorso per decreto ingiuntivo. 

Ricorso per decreto ingiuntivo

La documentazione di corredo al ricorso per decreto ingiuntivo è destinata, per effetto dell’opposizione al decreto, ad entrare nel fascicolo del ricorrente, e conserva, rispetto al fascicolo di ufficio, una distinta funzione ed una propria autonomia che ne impedisce l’allegazione di ufficio nel giudizio cognitorio, ove la produzione del fascicolo di parte presuppone la costituzione in giudizio.

Le fatture commerciali non accettate, pur essendo prove idonee ai fini dell’emissione del decreto ingiuntivo, non integrano di per sé la piena prova del credito in esse indicato e non determinano neppure alcuna inversione dell’onere probatorio nel giudizio di opposizione al decreto ingiuntivo, come in ogni giudizio di cognizione: ne consegue che, quando il preteso debitore muove contestazioni sull’an o sul quantum debeatur, le fatture non valgono a dimostrare l’esistenza del credito, né, tanto meno, la sua liquidità ed esigibilità.

Tribunale Torre Annunziata, 09/07/2019, n.1736

Ricorso per decreto ingiuntivo: prova scritta

In tema di ricorso per decreto ingiuntivo l’634 c.p.c. anziché limitare la categoria di prova scritta agli estratti autentici delle scritture contabili di cui ali artt. 2214 e ss., piuttosto vuole ampliare tale nozione precisando che per i crediti relativi a somministrazioni di merci e di danaro nonché per prestazioni di servizi fatte da imprenditori che esercitano una attività commerciale e da lavoratori autonomi anche a persone che non esercitano tale attività, sono altresì prove scritte idonee gli estratti autentici delle scritture contabili di cui agli articoli 2214 e seguenti del codice civile.

Pertanto la prova scritta, intesa quale condizione di ammissibilità della domanda di ingiunzione, consiste in qualsiasi documento, proveniente dal debitore o da un terzo, che il giudice ritenga meritevole di fede quanto ad autenticità e ad efficacia probatoria.

Tribunale Milano sez. VI, 15/10/2018, n.10331

Ricorso per decreto ingiuntivo: notifica

La notifica del ricorso per decreto ingiuntivo (ai fini dell’opposizione) non può essere ritenuta irregolare e/o nulla per il fatto che la parte opponente abiti all’estero per gran parte dell’anno, pur avendo mantenuto la residenza anagrafica in Italia. Infatti, la nullità della notifica del decreto ingiuntivo rende esperibile il rimedio dell’opposizione tardiva, a norma dell’art. 650 c.p.c., purché l’interessato provi di non averne avuto conoscenza per l’irregolarità della notificazione, per caso fortuito, per forza maggiore.

Tribunale Arezzo, 17/07/2018, n.763

Mancata produzione documentale per il ricorso per decreto ingiuntivo

In materia di ingiunzione in materia civile, la documentazione posta a fondamento del ricorso per decreto ingiuntivo è destinata, per effetto dell’opposizione al decreto e della trasformazione in giudizio di cognizione ordinaria, ad entrare nel fascicolo del ricorrente, restando a carico della parte l’onere di costituirsi in giudizio depositando il fascicolo contenente i documenti offerti in comunicazione; ne consegue che, in difetto di tale produzione, essa non entra a fare parte del fascicolo d’ufficio e il giudice non può tenerne conto, con la conseguenza che qualora parte opposta non abbia assolto all’onere di provare l’esistenza del credito attraverso la produzione del titolo, il decreto ingiuntivo opposto dovrà essere per ciò solo già revocato.

Tribunale Roma sez. XVII, 26/06/2019, n.13572

Estinzione della società e ricorso per decreto ingiuntivo 

In seguito all’estinzione della società per effetto della sua cancellazione dal Registro delle imprese prima della proposizione del ricorso per decreto ingiuntivo si verifica l’effetto, sul piano processuale, della perdita in capo alla stessa della capacità processuale; in conseguenza la legittimazione a proporre l’opposizione deve essere riconosciuta esclusivamente in capo ai soci, che rispondono illimitatamente dei debiti sociali ai sensi dell’articolo 2312 c.c. e ai quali si trasferisce automaticamente la legittimazione processuale, attiva e passiva, ai sensi dell’articolo 110 c.p.c.

Tribunale Ancona sez. II, 14/02/2019, n.292

Notificazione della cessione del credito

La notificazione della cessione del credito al debitore ceduto, prevista dall’art. 1264 cod. civ., costituisce atto a forma libera, purché idoneo a porre il debitore nella consapevolezza della mutata titolarità attiva del rapporto obbligatorio, e, pertanto, può essere effettuata sia mediante ricorso per decreto ingiuntivo, sia mediante comunicazione operata nel corso del successivo giudizio di opposizione ex art. 645 cod. proc. civ.

Tribunale Cassino, 08/03/2019

Inadempimento da parte dell’appaltatore e pretesa dell’appellante

Nel caso di specie, non appare ravvisabile alcun inadempimento da parte dell’appaltatore, sicché la pretesa dell’appellante di ottenere la restituzione dell’importo della fattura (già saldata prima del ricorso per decreto ingiuntivo e relativa alla fornitura della caldaia, che risulta effettuata), è infondata; l’appello deve pertanto essere rigettato sul punto.

Quanto invece alla fattura (il pagamento della quale è stato richiesto dall’appaltatore con il d.i.), che reca la causale “installazione e posa in opera di tubazione e componenti vari necessari al ripristino di impianto termico ed idraulico”, deve rilevarsi che i lavori in essa descritti non sono stati completati, sia pure a causa del recesso della committente, sicché, non essendo stata la prestazione integralmente eseguita, non può essere riconosciuto il diritto dell’appaltatore al pagamento della prestazione, difettando nel caso di specie non soltanto la prova, ma anche l’allegazione sia di eventuali spese sostenute, che dell’ipotetico mancato guadagno

Corte appello Bologna sez. I, 06/06/2018, n.1539

Delitto di esercizio arbitrario delle proprie ragioni e ricorso per decreto ingiuntivo

Integra il delitto di esercizio arbitrario delle proprie ragioni, previsto dall’articolo 393 del codice penale, la condotta del soggetto che abbia tentato di riscuotere il suo presunto credito usando minacce nei confronti del debitore, anziché rivolgersi, come avrebbe ben potuto, all’autorità giudiziaria mediante la proposizione di un ricorso per decreto ingiuntivo. Tale ipotesi delittuosa si configura, infatti, nel caso in cui vi sia una indebita attribuzione da parte del privato di poteri e facoltà spettanti esclusivamente al giudice, accompagnata dalla convinzione che l’oggetto della pretesa gli competa effettivamente e giuridicamente in toto.

Nel caso di specie, l’imputato era accusato del reato de quo per aver minacciato gravemente un suo debitore per il mancato pagamento di una fornitura per una somma di circa 3 mila euro. Il Tribunale ha ritenuto integrato il reato, ma ha nella fattispecie ritenuto applicabile la causa di non punibilità della particolare tenuità del fatto.

Tribunale Bari sez. I, 22/05/2018, n.2420

Ricorso per decreto ingiuntivo e rapporto agrario

In materia agraria, grava sulla parte che intenda proporre ricorso per decreto ingiuntivo a tutela di un diritto nascente da un rapporto agrario l’onere di esperire il preventivo tentativo di conciliazione secondo quanto previsto dall’art. 11 del d.lgs. 1° settembre 2011, n. 150, a pena di improponibilità della domanda, rilevabile di ufficio anche nel giudizio di opposizione.

Cassazione civile sez. III, 20/03/2018, n.6839

Ricorso per decreto ingiuntivo: continenza di cause e deposito via pec

In caso di continenza di cause, l’una introdotta con rito ordinario e l’altra mediante deposito telematico di un ricorso per decreto ingiuntivo, la pendenza del procedimento monitorio va valutata, ai fini dell’individuazione del giudizio preveniente, con riferimento al momento in cui viene generata la ricevuta di avvenuta consegna da parte del gestore di posta elettronica certificata, ex art. 16 bis, comma 7, del d.l. n. 179 del 2012, conv. dalla l. n. 221 del 2012 e non da quella successiva in cui il ricorso è stato effettivamente iscritto a ruolo da parte del personale di cancelleria, essendo l’intento del legislatore quello di prevenire il rischio di ritardi o decadenze incolpevoli a carico della parte e riconducibili agli eventuali, sebbene non auspicabili, ritardi nella lavorazione degli atti oggetto di invio telematico da parte della cancelleria.

Cassazione civile sez. VI, 19/01/2018, n.1366


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