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Fumo della sigaretta: ultime sentenze

9 Settembre 2019
Fumo della sigaretta: ultime sentenze

Leggi le ultime sentenze su: fumo di sigaretta; licenziamento disciplinare; produzione e vendita di sigarette; assicurazione per gli infortuni sul lavoro e per le malattie professionali; indennizzabilità di una malattia respiratoria; assunzione del fumo in maniera ripetuta e costante; infermità provocata da sostanze inquinanti.

Sigaretta elettronica e sospensione dell’attività lavorativa 

La condotta di sospensione della attività lavorativa, prevista come infrazione passibile di licenziamento disciplinare, se reiterata, dall’articolo 192 c.c.n.l. pubblici esercizi, consiste in una situazione transitoria di totale assenza della prestazione lavorativa (nella specie, in cui al lavoratore era stato contestato l’utilizzo di una sigaretta elettronica, la Corte ha ritenuto che il fumo della sigaretta elettronica non è in sé incompatibile con il contestuale svolgimento della prestazione lavorativa, in tutto o parzialmente).

Cassazione civile sez. VI, 27/06/2018, n.16965

Assicurazione per gli infortuni sul lavoro e per le malattie professionali

L’indennizzabilità di una malattia respiratoria, in un lavoratore fumatore, può essere esclusa solo se l’Inail prova in maniera rigorosa che la patologia ha avuto come unica causa il fumo di sigaretta. La rendita, invece, va sempre riconosciuta quando risulta che l’infermità ha avuto origine dalle sostanze inquinanti cui il lavoratore era esposto oppure da entrambe le cause (fattori inquinanti e fumo).

La patologia, infatti, può avere un’origine “multifattoriale”, cioè addebitabile sia a rischio lavorativo (esposizione a sostanze inquinanti) sia a quello extralavorativo (fumo di sigaretta): cause, entrambi, concorrenti nel cagionare la malattia.

Cassazione civile sez. lav., 21/12/2009, n.26893

Patologie neoplastiche multifattoriali

In tema di infortuni sul lavoro, in presenza di patologie neoplastiche multifattoriali, la sussistenza del nesso causale non può essere esclusa sulla sola base di un ragionamento astratto di tipo deduttivo, che si limiti a prendere atto della ricorrenza di un elemento causale alternativo di innesco della malattia, dovendosi procedere ad una puntuale verifica – da effettuarsi in concreto ed in relazione alle peculiarità della singola vicenda – in ordine all’efficienza determinante dell’esposizione dei lavoratori a specifici fattori di rischio nel contesto lavorativo nella produzione dell’evento fatale.

(Fattispecie in cui è stato ritenuto sussistente il nesso causale tra l’esposizione dei lavoratori al cromo esavalente ed il loro decesso, pur se alcune delle vittime avevano l’abitudine al fumo di sigaretta, di per sè fattore causale alternativo di potenziale innesco del tumore polmonare).

Cassazione penale sez. IV, 21/06/2013, n.37762

Consapevole assunzione del rischio da parte del fumatore

Una volta rilevato che il fumatore abbia utilizzato il prodotto essendo pienamente consapevole della potenzialità dannosa del fumo da sigaretta, nonché del fatto che l’assunzione del fumo in maniera ripetuta e costante possa provocare una sorta di dipendenza, è da ritenere che tra la produzione e distribuzione delle sigarette e l’evento dannoso (carcinoma) si inserisca un fattore assolutamente determinante costituito dal comportamento reiterato, protrattosi per decenni, dello stesso danneggiato e rispetto al quale la vendita del prodotto, pur costituendo un fatto antecedente oggettivamente ricollegabile all’evento, risulta privo del necessario nesso di causalità immediata e diretta.

Tribunale Roma sez. II, 05/12/2007, n.23877

Esposizione passiva al fumo di sigaretta

Il datore di lavoro risponde, ai sensi dell’art. 2087 c.c. e a prescindere dalle previsioni di norme speciali in materia, dei danni subiti dal dipendente a seguito della protratta esposizione passiva al fumo di sigaretta dei colleghi di lavoro.

Tribunale Roma sez. lav., 20/06/2005

Cancro polmonare e fumo di sigaretta

Esiste un rapporto causale tra cancro polmonare e fumo di sigaretta, nel senso che l’evento malattia può inquadrarsi tra le conseguenze normali ed ordinarie del fumo, ponendosi, quindi, nell’ambito delle normali linee di sviluppo della serie causale, secondo un serio e ragionevole criterio di probabilità scientifica, pur in difetto di certezza assoluta, al di là di ogni ragionevole dubbio.

Corte appello Roma, 07/03/2005

Infermità per causa di servizio ed equo indennizzo

L’esposizione all’inquinamento dovuto al traffico che si sia protratta per molti anni, e non abbia, pertanto, carattere di occasionalità, viene ad assumere il carattere di un fattore di rischio specifico in relazione all’evoluzione della neoplasia polmonare e si delinea, pertanto, quale concausa insieme ad altri fattori di rischio (quale, ad esempio, l’abitudine al fumo della sigaretta).

Alla luce di quanto detto risulta illegittimo il parere espresso dal comitato per le pensioni privilegiate ordinarie qualora non prenda in considerazione il carattere di concausa assunto dalle modalità di esplicazione del servizio relativamente all’insorgere o all’aggravarsi dell’infermità per insussistenza delle condizioni precancerose determinate da elementi tossici, chimici, fisici e non valuti adeguatamente l’effettiva incidenza dell’inquinamento nell’ambiente in cui l’interessato svolge la sua attività (si tratta, nella specie, di un autista di Usl in una città ad intenso traffico).

T.A.R., (Lazio) sez. I, 20/10/1999, n.2369

Assunzione volontaria del fumo di sigaretta

In tema di malattie professionali, affinché sussista il rapporto eziologico, è sufficiente che si realizzi una condizione di lavoro idonea a produrre la malattia, da cui consegue l’evento, e che non vi sia prova che tale malattia si ricolleghi al sopraggiungere di fattori eccezionali e/o atipici, con la conseguenza che il nesso di causalità deve dunque ritenersi sussistente anche quando la malattia sia stata concausata da fattori estranei all’ambiente di lavoro, come, ad esempio, l’assunzione volontaria del fumo di sigaretta.

Cassazione penale sez. IV, 02/07/1999, n.12333

Esposizione a sostanze inquinanti nell’ambiente di lavoro

Ai fini dell’accertamento della eziologia professionale di una malattia non tabellata, il nesso di causalità sussiste quando l’esposizione a sostanze inquinanti nell’ambiente di lavoro abbia contribuito in termini di rilevante probabilità all’insorgere della patologia, insieme al fumo di sigaretta.

Tribunale Oristano, 17/03/1999

Fumo di sigaretta nei locali nei quali si svolge l’attività lavorativa

Il fumo di sigaretta in locali nei quali si svolge attività lavorativa in nessun modo può essere fatto rientrare nell’ipotesi di reato sanzionata dall’art. 20 d.P.R. 19 marzo 1956 n. 303.

Tale norma si riferisce infatti esclusivamente alle macchine od ai processi produttivi che generano fumo e non certo anche al fumo di sigaretta prodotto dai soggetti che adoperano tali macchine, poiché in tal caso, attraverso una inammissibile interpretazione analogica della norma, si applicherebbe una non prevista sanzione penale a fatti che, pur rientrando nella ragione di una determinata incriminazione, non rientrano nel contenuto formale del precetto.

Cassazione penale sez. IV, 24/01/1989

Assicurazione per gli infortuni sul lavoro e per le malattie professionali

L’indennizzabilità di una malattia respiratoria, in un lavoratore fumatore, può essere esclusa solo se l’Inail prova in maniera rigorosa che la patologia ha avuto come unica causa il fumo di sigaretta. La rendita, invece, va sempre riconosciuta quando risulta che l’infermità ha avuto origine dalle sostanze inquinanti cui il lavoratore era esposto oppure da entrambe le cause (fattori inquinanti e fumo).

La patologia, infatti, può avere un’origine “multifattoriale”, cioè addebitabile sia a rischio lavorativo (esposizione a sostanze inquinanti) sia a quello extralavorativo (fumo di sigaretta): cause, entrambi, concorrenti nel cagionare la malattia.

Cassazione civile sez. lav., 21/12/2009, n.26893


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