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Fumo della sigaretta: ultime sentenze

20 Aprile 2022
Fumo della sigaretta: ultime sentenze

Licenziamento disciplinare; assicurazione per gli infortuni sul lavoro e per le malattie professionali; assunzione del fumo in maniera ripetuta e costante; infermità provocata da sostanze inquinanti.

Metodi di misurazioni delle emissioni delle sigarette

Nell’ipotesi in cui l’articolo 4, paragrafo 1, della direttiva 2014/40 non fosse opponibile ai singoli, il metodo utilizzato ai fini dell’applicazione dell’articolo 3, paragrafo 1, di tale direttiva deve essere idoneo, in considerazione degli sviluppi scientifici e tecnici o degli standard concordati a livello internazionale, a misurare i livelli di emissioni rilasciate quando una sigaretta è utilizzata nel modo previsto, e deve basarsi su un livello elevato di protezione della salute umana, soprattutto per i giovani, dovendo l’esattezza delle misurazioni ottenute mediante tale metodo essere verificata dai laboratori autorizzati e sorvegliati dalle autorità competenti degli Stati membri di cui all’articolo 4, paragrafo 2, di detta direttiva.

Corte giustizia UE grande sezione, 22/02/2022, n.160

Morte a seguito di malattia professionale

Nel caso di morte a seguito di malattia professionale di un lavoratore esposto ad amianto, il fatto che questi fumasse non vale di per sé ad escludere la rilevanza causale dell’esposizione a polveri di asbesto, a meno che non si provi che il fumo di sigaretta sia idoneo, da solo, a costituire precedente causale per la malattia professionale, secondo il principio di equivalenza di cui all’art. 41 c.p.

Il datore di lavoro, per liberarsi da tale responsabilità, dovrà dimostrare di aver predisposto tutte le cautele necessarie per evitare il danno ai sensi dell’art. 2087 c.c., non bastando la prova che il lavoratore era esposto a un livello basso di tali polveri, non essendo indicata alcuna soglia limite all’art. 21, D.R.R: 303/1956 ed essendo la normativa volta a sanzionare il datore di lavoro che non abbia adottato tutte le misure idonee a mantenere l’integrità psicofisica dei lavoratori, garantita anche a livello costituzionale. Ai fini della liquidazione, la malattia professionale proprio perché risulta nella morte del lavoratore dovrà essere classificata, in linea con la giurisprudenza prevalente, come danno biologico temporaneo.

Tribunale La Spezia sez. lav., 04/10/2021, n.247

Allontanamento dal luogo di detenzione per fumare una sigaretta

Integra il delitto di evasione la condotta di chi, sottoposto alla misura restrittiva degli arresti domiciliari, si allontani dalla propria abitazione per andare a fumare una sigaretta presso la contigua abitazione della sorella, anch’essa ai domiciliari, percorrendo un passaggio nascosto che collega le due abitazioni. Ad affermarlo è la Cassazione che ha disatteso la tesi difensiva che faceva leva sulla limitata portata dell’allontanamento dall’appartamento di proprietà a quello attiguo della sorella. D’altra parte, notano i giudici, le modalità attraverso cui era stato realizzato l’allontanamento dal luogo di detenzione per raggiungere la sorella aveva fatto ritenere sussistente, oltre all’allontanamento materiale, una precisa volontà di incontrarsi, pur in presenza di imposizioni che non consentivano lo spostamento dall’abitazione.

Cassazione penale sez. VI, 25/01/2021, n.5277

Uso di cellulare e di sigaretta elettronica

In tema di licenziamento disciplinare, le condotte di uso del telefono cellulare e della sigaretta elettronica durante l’orario di lavoro non sono equiparabili, anche ai fini della recidiva, alla fattispecie di “sospensione dell’attività lavorativa senza giustificato motivo”, prevista come infrazione passibile di licenziamento – se reiterata – dall’art. 192 c.c.n.l. pubblici esercizi del 20 febbraio 2010, in relazione alle lett. a) e b) del precedente art. 138, comma 7, dello stesso c.c.n.l.; ciò perché la sospensione del lavoro postula una totale (e transitoria) assenza della prestazione da parte del lavoratore, laddove tanto l’uso del telefono cellulare, quanto quello della sigaretta, non sono in sé incompatibili con lo svolgimento, in tutto o in parte, dell’attività lavorativa, deponendo in tal senso, altresì, l’individuazione della contravvenzione al divieto di fumare quale illecito disciplinare suscettibile di sanzione conservativa nel citato art. 138, comma 7, lett. e), c.c.n.l. cit.

Cassazione civile sez. VI, 27/06/2018, n.16965

Sigaretta elettronica e sospensione dell’attività lavorativa 

La condotta di sospensione della attività lavorativa, prevista come infrazione passibile di licenziamento disciplinare, se reiterata, dall’articolo 192 c.c.n.l. pubblici esercizi, consiste in una situazione transitoria di totale assenza della prestazione lavorativa (nella specie, in cui al lavoratore era stato contestato l’utilizzo di una sigaretta elettronica, la Corte ha ritenuto che il fumo della sigaretta elettronica non è in sé incompatibile con il contestuale svolgimento della prestazione lavorativa, in tutto o parzialmente).

Cassazione civile sez. VI, 27/06/2018, n.16965

Patologie neoplastiche multifattoriali

In tema di infortuni sul lavoro, in presenza di patologie neoplastiche multifattoriali, la sussistenza del nesso causale non può essere esclusa sulla sola base di un ragionamento astratto di tipo deduttivo, che si limiti a prendere atto della ricorrenza di un elemento causale alternativo di innesco della malattia, dovendosi procedere ad una puntuale verifica – da effettuarsi in concreto ed in relazione alle peculiarità della singola vicenda – in ordine all’efficienza determinante dell’esposizione dei lavoratori a specifici fattori di rischio nel contesto lavorativo nella produzione dell’evento fatale.

(Fattispecie in cui è stato ritenuto sussistente il nesso causale tra l’esposizione dei lavoratori al cromo esavalente ed il loro decesso, pur se alcune delle vittime avevano l’abitudine al fumo di sigaretta, di per sè fattore causale alternativo di potenziale innesco del tumore polmonare).

Cassazione penale sez. IV, 21/06/2013, n.37762

Assicurazione per gli infortuni sul lavoro e per le malattie professionali

L’indennizzabilità di una malattia respiratoria, in un lavoratore fumatore, può essere esclusa solo se l’Inail prova in maniera rigorosa che la patologia ha avuto come unica causa il fumo di sigaretta. La rendita, invece, va sempre riconosciuta quando risulta che l’infermità ha avuto origine dalle sostanze inquinanti cui il lavoratore era esposto oppure da entrambe le cause (fattori inquinanti e fumo).

La patologia, infatti, può avere un’origine “multifattoriale”, cioè addebitabile sia a rischio lavorativo (esposizione a sostanze inquinanti) sia a quello extralavorativo (fumo di sigaretta): cause, entrambi, concorrenti nel cagionare la malattia.

Cassazione civile sez. lav., 21/12/2009, n.26893

Assicurazione per gli infortuni sul lavoro e per le malattie professionali

L’indennizzabilità di una malattia respiratoria, in un lavoratore fumatore, può essere esclusa solo se l’Inail prova in maniera rigorosa che la patologia ha avuto come unica causa il fumo di sigaretta. La rendita, invece, va sempre riconosciuta quando risulta che l’infermità ha avuto origine dalle sostanze inquinanti cui il lavoratore era esposto oppure da entrambe le cause (fattori inquinanti e fumo).

La patologia, infatti, può avere un’origine “multifattoriale”, cioè addebitabile sia a rischio lavorativo (esposizione a sostanze inquinanti) sia a quello extralavorativo (fumo di sigaretta): cause, entrambi, concorrenti nel cagionare la malattia.

Cassazione civile sez. lav., 21/12/2009, n.26893

Consapevole assunzione del rischio da parte del fumatore

Una volta rilevato che il fumatore abbia utilizzato il prodotto essendo pienamente consapevole della potenzialità dannosa del fumo da sigaretta, nonché del fatto che l’assunzione del fumo in maniera ripetuta e costante possa provocare una sorta di dipendenza, è da ritenere che tra la produzione e distribuzione delle sigarette e l’evento dannoso (carcinoma) si inserisca un fattore assolutamente determinante costituito dal comportamento reiterato, protrattosi per decenni, dello stesso danneggiato e rispetto al quale la vendita del prodotto, pur costituendo un fatto antecedente oggettivamente ricollegabile all’evento, risulta privo del necessario nesso di causalità immediata e diretta.

Tribunale Roma sez. II, 05/12/2007, n.23877

Esposizione passiva al fumo di sigaretta

Il datore di lavoro risponde, ai sensi dell’art. 2087 c.c. e a prescindere dalle previsioni di norme speciali in materia, dei danni subiti dal dipendente a seguito della protratta esposizione passiva al fumo di sigaretta dei colleghi di lavoro.

Tribunale Roma sez. lav., 20/06/2005

Cancro polmonare e fumo di sigaretta

Esiste un rapporto causale tra cancro polmonare e fumo di sigaretta, nel senso che l’evento malattia può inquadrarsi tra le conseguenze normali ed ordinarie del fumo, ponendosi, quindi, nell’ambito delle normali linee di sviluppo della serie causale, secondo un serio e ragionevole criterio di probabilità scientifica, pur in difetto di certezza assoluta, al di là di ogni ragionevole dubbio.

Corte appello Roma, 07/03/2005

Infermità per causa di servizio ed equo indennizzo

L’esposizione all’inquinamento dovuto al traffico che si sia protratta per molti anni, e non abbia, pertanto, carattere di occasionalità, viene ad assumere il carattere di un fattore di rischio specifico in relazione all’evoluzione della neoplasia polmonare e si delinea, pertanto, quale concausa insieme ad altri fattori di rischio (quale, ad esempio, l’abitudine al fumo della sigaretta).

Alla luce di quanto detto risulta illegittimo il parere espresso dal comitato per le pensioni privilegiate ordinarie qualora non prenda in considerazione il carattere di concausa assunto dalle modalità di esplicazione del servizio relativamente all’insorgere o all’aggravarsi dell’infermità per insussistenza delle condizioni precancerose determinate da elementi tossici, chimici, fisici e non valuti adeguatamente l’effettiva incidenza dell’inquinamento nell’ambiente in cui l’interessato svolge la sua attività (si tratta, nella specie, di un autista di Usl in una città ad intenso traffico).

T.A.R., (Lazio) sez. I, 20/10/1999, n.2369

Assunzione volontaria del fumo di sigaretta

In tema di malattie professionali, affinché sussista il rapporto eziologico, è sufficiente che si realizzi una condizione di lavoro idonea a produrre la malattia, da cui consegue l’evento, e che non vi sia prova che tale malattia si ricolleghi al sopraggiungere di fattori eccezionali e/o atipici, con la conseguenza che il nesso di causalità deve dunque ritenersi sussistente anche quando la malattia sia stata concausata da fattori estranei all’ambiente di lavoro, come, ad esempio, l’assunzione volontaria del fumo di sigaretta.

Cassazione penale sez. IV, 02/07/1999, n.12333

Esposizione a sostanze inquinanti nell’ambiente di lavoro

Ai fini dell’accertamento della eziologia professionale di una malattia non tabellata, il nesso di causalità sussiste quando l’esposizione a sostanze inquinanti nell’ambiente di lavoro abbia contribuito in termini di rilevante probabilità all’insorgere della patologia, insieme al fumo di sigaretta.

Tribunale Oristano, 17/03/1999

Fumo di sigaretta nei locali nei quali si svolge l’attività lavorativa

Il fumo di sigaretta in locali nei quali si svolge attività lavorativa in nessun modo può essere fatto rientrare nell’ipotesi di reato sanzionata dall’art. 20 d.P.R. 19 marzo 1956 n. 303.

Tale norma si riferisce infatti esclusivamente alle macchine od ai processi produttivi che generano fumo e non certo anche al fumo di sigaretta prodotto dai soggetti che adoperano tali macchine, poiché in tal caso, attraverso una inammissibile interpretazione analogica della norma, si applicherebbe una non prevista sanzione penale a fatti che, pur rientrando nella ragione di una determinata incriminazione, non rientrano nel contenuto formale del precetto.

Cassazione penale sez. IV, 24/01/1989



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4 Commenti

  1. Ho sentito dire che la sigaretta elettronica fa più male che bene, altro che soluzione per far perdere il vizio come dicevano i miei amici. Potete confermarlo?

    1. Gianluigi, ti consigliamo di leggere i nostri articoli sull’argomento:
      -La sigaretta elettronica fa male: i rischi per la salute https://www.laleggepertutti.it/305234_la-sigaretta-elettronica-fa-male-i-rischi-per-la-salute
      -Sigaretta elettronica: rischi e risarcimento del danno https://www.laleggepertutti.it/301703_sigaretta-elettronica-rischi-e-risarcimento-del-danno
      -Sigaretta elettronica: arriva il primo morto https://www.laleggepertutti.it/298213_sigaretta-elettronica-arriva-il-primo-morto
      -Fumo passivo da sigaretta elettronica: è dannoso? https://www.laleggepertutti.it/296687_fumo-passivo-da-sigaretta-elettronica-e-dannoso

  2. IL mio datore di lavoro mi ha detto che esco troppo spesso a fumare e mi prendo troppo tempo per la pausa sigaretta. Ora, mi chiedo, visto che l’ultima volta ha usato un tono minaccioso e l’atteggiamento era piuttosto scontroso… Può licenziarmi??

    1. Il dipendente ha diritto alla pausa durante il lavoro, ma deve rispettare i luoghi in cui si può fumare. Ma quando scatta il reato di truffa? È un fatto assodato: fumare nuoce gravemente alla salute. Quello che, forse, non è altrettanto chiaro è se fumare può nuocere gravemente al nostro rapporto di lavoro. Per andare in pausa sigaretta puoi essere licenziato? La risposta è «dipende». Da quanto tempo ci vuole per quella sigaretta e, soprattutto, da dove la si fuma. È vero che il dipendente ha il sacrosanto diritto di fare una pausa in base a quanto stabilito dal contratto nazionale di categoria e che, durante quella pausa, è libero di fare quello che vuole (bere un caffè, chiacchierare con i colleghi o, appunto, accendersi una sigaretta) senza essere licenziato. Ma è altrettanto vero che deve rispettare i divieti di fumo imposti dall’azienda a tutela degli altri lavoratori. E che, quindi, dovrà fare in modo di inquinare soltanto i suoi polmoni e non quelli degli altri, pena un provvedimento disciplinare o il licenziamento. Per maggiori informazioni, leggi il nostro articolo https://www.laleggepertutti.it/191430_pausa-sigaretta-posso-essere-licenziato

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