L’esperto | Articoli

Impronte digitali: ultime sentenze

10 Settembre 2019
Impronte digitali: ultime sentenze

Leggi le ultime sentenze su: estrazione delle impronte digitali; sistema di rilevazione dell’impronta digitale; comparazione delle impronte prelevate con quelle già in possesso della polizia giudiziaria; errore di laboratorio dell’esperto.

Il rilevamento delle impronte digitali rientra nelle operazioni urgenti sui luoghi e tra gli accertamenti tecnici non ripetibili. La coincidenza di più di venti punti costituisce prova certa sull’autore del reato. Per maggiori informazioni, leggi le ultime sentenze.

Estrazione delle impronte digitali: accertamenti tecnici irripetibili

Nella nozione di “accertamento” in ipotesi “irripetibile ” (articolo 360 del codice di procedura penale) non rientrano le attività che si risolvono nella constatazione o nella raccolta di dati materiali pertinenti al reato o alla sua prova, che si esauriscono in semplici “rilievi”, bensì vi rientrano solo le attività che si risolvono nello studio e nella elaborazione critica di tali rilievi, definibili come “irripetibili” se non sono più riproducibili in dibattimento se non con la definitiva perdita dell’informazione probatoria o della sua genuinità.

Per l’effetto, non sono qualificabili come accertamenti tecnici, ai fini della possibile applicabilità della disciplina di cui all’articolo 360 del codice di procedura penale, i prelievi di polvere da sparo, l’esaltazione e successiva estrazione delle impronte digitali, l’estrazione di copia di files da un computer, l’attività di estrapolazione di fotogrammi da un supporto video (da queste premesse, la Corte ha escluso dovesse applicarsi la disciplina sugli accertamenti tecnici irripetibili ex articolo 360 del codice di procedura penale relativamente all’attività di acquisizione dei filmati e delle immagini tratte da un sistema di videosorveglianza, sostenendo al riguardo che i files riproducenti le videoriprese effettuate per mezzo dell’impianto di videosorveglianza dovessero invece considerarsi come dei “documenti”, acquisibili nel processo secondo la disciplina dettata dall’articolo 234 del codice di procedura penale).

Cassazione penale sez. VI, 20/12/2018, n.15838

Attività di comparazione delle impronte digitali

La comparazione delle impronte prelevate con quelle già in possesso della polizia giudiziaria non richiede il rispetto delle formalità previste dall’art. 360 c.p.p. non necessitando di particolari cognizioni tecnico-scientifiche e risolvendosi in un mero accertamento di dati obiettivi, ai sensi dell’art. 354 c.p.p., con la conseguenza che, ove colui che abbia svolto attività di comparazione sia sentito in dibattimento e riferisca in ordine alla medesima, il giudice non è tenuto a disporre perizia, potendosi attenere alle emergenze esposte dal dichiarante.

Cassazione penale sez. IV, 24/01/2019, n.6412

Rilevamento delle impronte digitali

L’attività di individuazione e rilevamento delle impronte dattiloscopico-papillari, risolvendosi in operazioni urgenti non ripetibili di natura meramente materiale, rientra nella disciplina di cui all’art. 354, comma 2, c.p.p. e non in quella concernente gli accertamenti tecnici non ripetibili di cui agli artt. 359 e 360 c.p.p., i quali presuppongono attività di carattere valutativo su base tecnico-scientifica ed impongono il rispetto del contraddittorio e delle correlate garanzie difensive.

Cassazione penale sez. II, 08/09/2016, n.45751

Valutazione della prova dattiloscopica

La prova dattiloscopica è, dal punto di vista scientifico, intrinsecamente debole, poiché, oltre al sempre possibile errore di laboratorio dell’esperto che presenta i risultati dell’indagine, manca in letteratura la misurazione della random match probability, ossia della probabilità di una coincidenza casuale tra due impronte digitali. In ogni caso, la sola prova scientifica – priva di robusti elementi di conferma – non è in grado di sorreggere la pronuncia di una sentenza di condanna.

Ufficio Indagini preliminari Milano, 18/06/2015

Impronte digitali e coincidenza di più di venti punti

In tema di impronte digitali, la coincidenza di più di venti punti costituisce prova certa sull’autore del reato, anche in assenza di ulteriori elementi di prova (nel caso di specie, si trattava di un furto avvenuto presso i locali della direzione territoriale del lavoro in cui venivano rinvenute le impronte papillari e, con l’inserimento nella banca dati veniva identificato l’autore del reato).

Tribunale La Spezia, 19/02/2015, n.69

Impronte digitali: prelievo e conservazione

Il prelievo e la conservazione delle impronte digitali, previsti all’art. 1, par. 2, del regolamento n. 2252/2004, sono idonei a raggiungere gli obiettivi perseguiti da tale regolamento e, pertanto, l’obiettivo di impedire l’ingresso illegale di persone nel territorio dell’Unione.

Né è stata portata a conoscenza della Corte l’esistenza di misure idonee a contribuire, in modo sufficientemente efficace, all’obiettivo di preservare i passaporti da un uso fraudolento, arrecando un pregiudizio minore ai diritti riconosciuti dagli art. 7 e 8 della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea rispetto al pregiudizio arrecato dal metodo basato sulle impronte digitali.

L’art. 1, par. 2, del regolamento n. 2252/2004 non implica un trattamento delle impronte digitali che eccede quanto necessario per la realizzazione dell’obiettivo di preservare i passaporti da un uso fraudolento. Ne consegue che il pregiudizio derivante dall’art. 1, par. 2, del regolamento n. 2252/2004 è giustificato dall’obiettivo di preservare i passaporti da un uso fraudolento.

Corte giustizia UE sez. IV, 17/10/2013, n.291

Accesso ai documenti amministrativi e rilievi dattiloscopici

I rilievi dattiloscopici (id est, le impronte digitali), attenendo direttamente alla persona dell’interessato ed avendo un’esclusiva funzione identificativa dello stesso, non possono costituire una documentazione al medesimo inaccessibile, in quanto non hanno alcun contenuto estraneo al soggetto cui si riferiscono, per cui la relativa conoscenza è, come tale, insuscettibile di arrecare un nocumento agli interessi generali in materia di ordine pubblico e di contrasto con l’immigrazione clandestina.

Consiglio di Stato sez. III, 15/05/2013, n.2646

Conservazione delle impronte digitali in un database

Viola l’art. 8 della convenzione europea dei diritti dell’uomo la conservazione in un database delle impronte digitali di un imputato assolto da parte dell’Autorità giudiziaria, comportando ciò un’interferenza sproporzionata con il diritto al rispetto della sua vita privata né potendo essere considerata necessario in una società democratica.

Questo è il principio che potrebbe trarsi dalla decisione della Corte europea e che potrebbe avere natura dirompente per il sistema processuale italiano, anche tenuto conto del fatto che la l. n. 85 del 2009 concerne i soli dati genetici. Il ricorrente era stato assolto dall’accusa di furto di libri e le sue impronte digitali sarebbero state conservate in un database per un periodo che la legge francese fissa in venticinque anni

Corte europea diritti dell’uomo sez. V, 18/04/2013, n.19522

Ricettazione e presenza di impronte digitali

Il possesso, anche temporaneo, di una cosa proveniente da reato integra il delitto di ricettazione (Nel caso di specie si trattava di un soggetto che aveva utilizzato un’autovettura di provenienza furtiva al fine di commettere altro reato di rapina all’interno di una gioielleria: il giudice, accertata la presenza dell’imputato a bordo dell’auto di provenienza furtiva per la presenza di impronte digitali sullo specchietto retrovisore, in assenza di una diversa ricostruzione fornita dall’imputato, lo riteneva responsabile del reato di ricettazione dell’auto e non di furto della stessa.

Ufficio Indagini preliminari Torino, 11/03/2013, n.520

Accertamenti tecnici non ripetibili

L’attività di individuazione delle impronte digitali mediante un sistema che, attraverso l’uso di un prodotto chimico, evidenzia e fissa le stesse non è assoggettato alla disciplina prevista per gli accertamenti non ripetibili.

Cassazione penale sez. VI, 06/02/2013, n.10350

Sistema di rilevazione delle impronte digitali

Il sistema di rilevazione di impronte digitali “bio-digit” collocate all’interno delle “bussole” di ingresso di una banca forniscono risultati che possono essere assunti dal giudice come prova dell’identificazione della persona cui l’indagine si riferisce (nel caso di specie un presunto rapinatore) se non vi siano dubbi sulla correttezza delle modalità di rilevamento dell’impronta in questione, se la rilevazione stessa e il confronto siano stati eseguiti con criteri scientifici e se sia stata rilevata una corrispondenza di almeno quindici-sedici punti di identità.

Tribunale Monza, 01/04/2010, n.738


Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema. Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 



NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA