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Lesione onore e reputazione: ultime sentenze

13 Settembre 2019
Lesione onore e reputazione: ultime sentenze

Leggi le ultime sentenze su: lesione dell’onore, della reputazione e dell’immagine; diritto al risarcimento; delitto di estorsione; responsabilità del giornalista per lesione dell’altrui onore o reputazione; danni non patrimoniali derivanti da diffamazione; responsabilità civile del diffamante; estinzione del reato per prescrizione.

Condotta diffamatoria e prova della lesione di interessi

Quanto ai danni non patrimoniali derivanti da diffamazione, essi consistono nella lesione dell’onore, della reputazione e dell’immagine e il diritto al risarcimento si fonda sul combinato disposto degli artt. 595 co. 3 e 185 c.p. nonché sulla lesione di valori costituzionalmente garantiti dall’art. 2 Cost. Quando il pregiudizio arrecato attiene ad interessi di natura non economica aventi rilevanza sociale, la prova del danno si risolve nella dimostrazione di due condizioni, cioè l’esistenza di un fatto produttivo di conseguenze pregiudizievoli e l’idoneità del medesimo ad ingenerare una ripercussione “dolorosa” nella sfera personale del soggetto leso. Tale secondo presupposto può ritenersi integrato anche sulla base di presunzioni semplici.

Tribunale Milano sez. I, 21/08/2018, n.8738

Lesione della reputazione e ristoro del danno non patrimoniale

Poiché l’onore e la reputazione costituiscono diritti della persona costituzionalmente garantiti, la loro lesione legittima sempre la persona offesa a domandare il ristoro del danno non patrimoniale, quand’anche il fatto illecito non integri gli estremi di alcun reato.

Cassazione civile sez. III, 15/06/2018, n.15742

Lesione dei diritti fondamentali e danno non patrimoniale 

Il danno non patrimoniale da lesione dei diritti fondamentali, tipico danno-conseguenza, non è “in re ipsa” alla lesione ma deve essere allegato e provato da chi chiede il relativo risarcimento anche se è consentito il ricorso a valutazioni prognostiche e a presunzioni sulla base di elementi obiettivi che è onere del danneggiato fornire. Anche il danno all’onore e alla reputazione non è “in re ipsa”, identificandosi il danno risarcibile non con la lesione dell’interesse tutelato dall’ordinamento ma con le conseguenze di tale lesioni, sicché la sussistenza di siffatto nocumento deve essere oggetto di prova, anche attraverso presunzioni.

(Nella specie, l’attore aveva richiesto il ristoro del danno non patrimoniale in quanto il suo nominativo era stato segnalato alla CRIF stante il preteso omesso pagamento delle rate di un finanziamento per l’acquisto di un elettrodomestico).

Cassazione civile sez. I, 16/04/2018, n.9385

Acquisizione illecita di immagini attinenti la vita privata di una persona

Integra il delitto di estorsione la condotta del soggetto che, dopo aver illecitamente acquisito immagini fotografiche attinenti la vita intima o, comunque, privata di una persona e la cui divulgazione potrebbe certamente comportare una lesione del diritto all’onore e alla reputazione dello stesso, offra alla vittima la possibilità di evitarne la diffusione mediatica pagando una somma di denaro. Tale somma rappresenta, allo stesso tempo, ingiusto profitto dell’agente e danno per la persona offesa, ingiustamente condizionata nella propria libera determinazione morale.

Nel caso di specie, il Tribunale ha condannato un uomo che, dopo avere costretto la vittima a posare in indumenti intimi per delle foto scattate con il suo cellulare, aveva minacciato la stessa di pubblicare tali foto su internet se non avesse ricevuto la somma di mille euro.

Tribunale Frosinone, 06/04/2018, n.291

Prova del danno all’onore e alla reputazione

In tema di responsabilità civile per diffamazione a mezzo stampa, il danno all’onore ed alla reputazione, di cui si invoca il risarcimento, non è “in re ipsa”, identificandosi il danno risarcibile non con la lesione dell’interesse tutelato dall’ordinamento ma con le conseguenze di tale lesione, sicché la sussistenza di siffatto danno non patrimoniale deve essere oggetto di allegazione e prova, anche attraverso presunzioni, assumendo a tal fine rilevanza, quali parametri di riferimento, la diffusione dello scritto, la rilevanza dell’offesa e la posizione sociale della vittima.

Tribunale Terni, 13/03/2018, n.216

Lesione dell’altrui onore o reputazione: responsabilità del giornalista

La responsabilità del giornalista per lesione dell’altrui onore o reputazione è esclusa dal legittimo esercizio del diritto di cronaca e tale esercizio è legittimo sia quando il giornalista riferisce fatti veri, sia quando riferisce fatti che apparivano veri al momento in cui furono riferiti (in virtù del principio della c.d. verità putativa).

Ne consegue che al giornalista, convenuto nel giudizio di risarcimento del danno da diffamazione, per andare esente da responsabilità basta dimostrare non la verità storica dei fatti narrati, ma anche soltanto la loro verosimiglianza; fornita tale prova, è onere di chi afferma di essere stato diffamato dimostrare che la fonte da cui il giornalista ha tratto la notizia, al momento in cui questa venne diffusa, non poteva ritenersi attendibile.

Tribunale Roma sez. I, 22/02/2018, n.3941

Diffamazione a mezzo stampa: l’azione inibitoria

In tema di diffamazione, l’azione inibitoria non presuppone il passaggio in giudicato della sentenza che abbia accertato la responsabilità civile del diffamante, in quanto, operando in funzione preventiva, è volta ad evitare che, attraverso successive edizioni dell’opera letteraria diffamatoria, si determini un’ulteriore lesione del diritto all’onore ed alla reputazione.

Cassazione civile sez. III, 26/10/2017, n.25420

Sentenze penali di improcedibilità per prescrizione

Alle sentenze penali di non doversi procedere perché il reato è estinto per prescrizione o amnistia non va riconosciuta alcuna efficacia extrapenale, benché, per giungere alle relative decisioni, il giudice abbia accertato e valutato il fatto. Interamente e autonomamente rivalutato il fatto in contestazione, la Corte ritiene accoglibili, vista la indubitabile sussistenza del danno e la rilevanza penale del fatto che lo ha cagionato, le istanze di risarcimento del danno morale, per lesione dei diritti all’onore e alla reputazione, oltre che del sentimento di pietà familiare verso il congiunto defunto, subite dagli appellanti e procede a liquidazione dello stesso in via equitativa, ai sensi dell’articolo 2056 c.c.

Corte appello Venezia sez. III, 05/07/2017, n.1384

Condotta diffamatoria

La condotta asseritamente diffamatoria della persona non va valutata “quam suis”, e cioè in riferimento alla considerazione che ciascuno ha della sua reputazione, bensì come effettiva lesione dell’onore e della reputazione di cui la persona goda tra i consociati.

Cassazione civile sez. I, 09/06/2017, n.14447

Frasi offensive

In relazione all’interferenza sul decorso della prescrizione del processo penale che si è svolto e che si è concluso con la dichiarazione di estinzione del reato per prescrizione, solo con la costituzione di parte civile l’attore poteva avere conoscenza e contezza delle frasi offensive rivolte alla sua persona, percepire la lesione dell’onore e del relativo discredito della sua reputazione avendo avuto la possibilità di accedere al carteggio penale, alla fase investigativa e in definitiva all’antecedente intercettazione ambientale.

Tribunale Bari sez. I, 09/03/2017, n.1296

Denuncia del datore di lavoro 

La denuncia da parte del datore di lavoro di fatti che attengono alla condotta del dipendente (ovvero, come nella specie, da parte dell’impresa preponente all’ISVAP di fatti dell’agente, ex art. 7 della l. n. 48 del 1979 “ratione temporis” vigente), non ha natura diffamatoria quando debba escludersi la volontà lesiva mediante false accuse o il travalicamento, doloso o colposo, della soglia di rispetto della verità oggettiva nel riferire ad autorità secondo un obbligo di legge, né vi sia lesione dell’onore e della reputazione del soggetto coinvolto con la loro divulgazione nell’ambiente del lavoro.

Cassazione civile sez. lav., 14/11/2016, n.23157



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