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Reintegrazione del lavoratore: ultime sentenze

1 Luglio 2022
Reintegrazione del lavoratore: ultime sentenze

Impugnativa di licenziamento; sentenza di accertamento dell’illegittimità del licenziamento; sopravvenuta inidoneità psicofisica alle mansioni; violazione dell’obbligo di repêchage; obbligo contributivo del datore di lavoro.

Indice

Invito a riprendere il servizio a seguito di reintegrazione

Qualora il lavoratore, a seguito di licenziamento poi annullato, comunichi formalmente la propria scelta in favore della reintegrazione ed in risposta il datore di lavoro disponga il collocamento in ferie del dipendente impegnandosi, nelle more, a predisporre gli adempimenti (compresa la visita medica) per consentire la concreta ripresa del lavoro, ma il dipendente si presenti solo alla visita medica di idoneità e non in azienda neppure in seguito alla comunicazione, da parte del medico, dell’esito degli accertamenti svolti, è giustificato il licenziamento per giusta causa, non sussistendo alcuna necessità di un ulteriore invito da parte del datore di lavoro.

Tribunale Novara sez. lav., 22/04/2022, n.61

Guardia giurata licenziata per aver commesso un fatto rientrante nella negligenza lieve: reintegrazione

Va reintegrata e non soltanto risarcita la guardia giurata licenziata per aver commesso una negligenza lieve che, in base al contratto collettivo nazionale delle imprese di sicurezza privata, può essere sanzionata esclusivamente con misure sanzionatorie “conservative”. Il giudice è però chiamato, come dice la sentenza n. 11665/2022 della Cassazione, ad accertare se il fatto concreto contestato rientri o meno nelle ipotesi di lieve negligenza. Perché proprio nel caso in cui sia definito dalle norme collettive un perimetro entro cui il licenziamento disciplinare è espressamente escluso dal potere sanzionatorio del datore l’accertamento del giudice comporta non solo l’illegittimità della risoluzione del rapporto, ma anche la reintegrazione del lavoratore in azienda.Il giudice accerta se l’illecito disciplinare rientra nella lieve negligenza definita in modo generico dal Ccnl.

Cassazione civile sez. lav., 11/04/2022, n.11665

Inefficacia o illegittimità del licenziamento

Ai sensi dell’art. 18 della l. n. 300 del 1970, nel testo anteriore alle modifiche apportate dalla l. n. 92 del 2012, il giudice che accerta l’inefficacia o l’illegittimità del licenziamento deve ordinare la reintegrazione del lavoratore nel posto di lavoro, anche in mancanza di una esplicita domanda in tal senso del lavoratore licenziato, atteso che la reintegrazione – salvo il caso di espressa rinuncia ad essa – è compresa, come effetto tipico della tutela reale prevista dalla norma suddetta, nella domanda avente ad oggetto la declaratoria di illegittimità od inefficacia del recesso del datore di lavoro.

Cassazione civile sez. lav., 11/03/2022, n.8053

Lavoratore illegittimamente licenziato: pensione di anzianità e reintegrazione

Il conseguimento della pensione di anzianità non integra una causa di impossibilità della reintegrazione nel posto di lavoro del lavoratore illegittimamente licenziato poste che la disciplina in tema di incompatibilità – totale o parziale – tra trattamento pensionistico e percezione del reddito da lavoro dipendente si colloca sul diverso piano del rapporto previdenziale determinando la sospensione dell’erogazione della prestazione pensionistica ma non l’invalidità del rapporto di lavoro.

Cassazione civile sez. lav., 24/01/2022, n.2010

Licenziamento per inidoneità fisica e manifesta insussistenza del fatto

Il licenziamento intimato per inidoneità fisica o psichica accompagnato dalla violazione dell’obbligo datoriale di adibire il lavoratore ad alternative possibili mansioni, cui lo stesso si idoneo e compatibili con il suo stato di salute, integra l’ipotesi di difetto di giustificazione, suscettibile di reintegrazione, a norma dell’art. 18, comma 7, l. 300/1970, come modificato dalla l. 92/2012 che è possibile quando risulti manifestamente insussistente il fatto posto a base dello stesso, vale a dire che sia chiara, evidente e facilmente verificabile l’assenza dei presupposti di legittimità del recesso.

Cassazione civile sez. lav., 21/03/2022, n.9158

Licenziamento ritrosivo o discriminatorio

A fronte di precedenti di merito in senso contrario, è parere di questa Corte che le modifiche all’art. 18 dello Statuto dei lavoratori operate dalla cd. Riforma Fornero e dal cd. Jobs Act non incidano in senso negativo sulla tutela del lavoratore nel caso di licenziamento ritrosivo o discriminatorio. In tali circostanze, difatti, rimane fermo il diritto del lavoratore alla reintegrazione e pertanto non sussiste quella condizione di metus del lavoratore a non rivendicare delle retribuzioni arretrate per timore di comportamenti ritrosivi che poteva giustificare l’esclusione della decorrenza dei termini prescrizionali per far valere i suoi crediti.

Corte appello Brescia sez. lav., 10/02/2022, n.259

Reintegrazione nel posto di lavoro: esecuzione in forma specifica

L’ordine giudiziale di reintegrazione del lavoratore illegittimamente licenziato costituisce una condanna (generica) del datore all’adempimento degli obblighi derivanti dal rapporto di lavoro (e quindi ad adeguare la situazione di fatto a quella di diritto, rappresentata, senza identificarsi con essa, dalla riattivazione del normale presupposto dell’esecuzione del rapporto) ed altresì contiene l’accertamento dell’inidoneità del licenziamento ad estinguere il rapporto al momento in cui è intimato; accertamento questo che però non si estende anche ad intervalli di tempo successivi, sicché l’ordine di reintegrazione e la condanna al pagamento delle retribuzioni per il periodo successivo al recesso datoriale restano condizionati alla permanenza del rapporto dopo il licenziamento e alla possibile incidenza di ulteriori (e successivi) fatti o atti idonei a determinare la risoluzione del rapporto stesso.

Consegue che – ove sia intervenuto, nelle more del giudizio e prima dell’ordine di reintegrazione, un secondo licenziamento intimato per ragioni diverse e per fatti successivi, non impugnato – il lavoratore non può far valere il giudicato formatosi in ordine all’illegittimità del primo licenziamento, assumendo che l’ordine di reintegrazione (emesso dopo il secondo licenziamento) contenga anche l’accertamento dell’attualità del rapporto.

Cassazione civile sez. lav., 12/10/2021, n.27787

Il rilievo d’ufficio delle eccezioni in senso lato

Il rilievo d’ufficio delle eccezioni in senso lato non è subordinato alla specifica e tempestiva allegazione della parte ed è ammissibile anche in appello, dovendosi ritenere sufficiente che i fatti risultino documentati “ex actis”, in quanto il regime delle eccezioni si pone in funzione del valore primario del processo, costituito dalla giustizia della decisione, e ciò tanto più nel processo del lavoro, nel quale il sistema delle preclusioni trova un contemperamento, ispirato alla esigenza della ricerca della “verità materiale”, nei poteri officiosi del giudice in materia di ammissione di nuovi mezzi di prova, anche in appello, ove essi siano indispensabili ai fini della decisione.

(Principio affermato con riguardo al rilievo d’ufficio, in grado d’appello, della mancanza di prova del requisito dimensionale, ai fini della reintegrazione del lavoratore a seguito di licenziamento illegittimo).

Cassazione civile sez. lav., 05/08/2021, n.22371

La non obbligatoria reintegrazione del lavoratore 

La non obbligatoria reintegrazione del lavoratore oggetto di licenziamento oggettivo quando il fatto è manifestamente insussistente lede il principio di uguaglianza, dal momento che la tutela è facoltativa in caso di licenziamenti economici, mentre è obbligatoria in quelli per giusta causa e giustificato motivo soggettivo. Ad affermarlo è la Corte costituzionale dichiarando illegittimo l’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori, modificato dalla “riforma Fornero”, «nella parte in cui prevede che il giudice, quando accerti la manifesta insussistenza del fatto posto a base del licenziamento per giustificato motivo oggettivo, «può altresì applicare» – invece che «applica altresì» – la disciplina di cui al medesimo art. 18, quarto comma». Per la Consulta, in sostanza, il reintegro in caso di licenziamenti economici a fronte dell’inconsistenza della giustificazione addotta non deve essere una facoltà ma un obbligo.

Corte Costituzionale, 01/04/2021, n.59

Licenziamento illegittimo e cessazione dell’attività per fallimento

Qualora nel periodo intercorrente fra la data del licenziamento e l’emanazione della sentenza resa all’esito del giudizio di impugnazione di esso l’attività aziendale del datore di lavoro sia interamente cessata (nel caso di specie, per intervenuto fallimento senza esercizio provvisorio), è preclusa al giudice la possibilità di ordinare la reintegrazione del lavoratore illegittimamente licenziato.

Cassazione civile sez. lav., 16/03/2021, n.7363

Omesso versamento dei contributi da parte del datore di lavoro

È applicabile anche all’omissione contributiva, verificatasi nel periodo intercorso fra il licenziamento del lavoratore e l’ordine giudiziale di reintegrazione, il principio secondo cui, in caso di omesso versamento dei contributi da parte del datore di lavoro, il nostro ordinamento non prevede un’azione dell’assicurato volta a condannare l’ente previdenziale alla ‘regolarizzazione’ della sua posizione contributiva, nemmeno nell’ipotesi in cui l’ente, che sia stato messo a conoscenza dell’inadempimento contributivo prima della decorrenza del termine di prescrizione, non si sia tempestivamente attivato per l’adempimento nei confronti del datore di lavoro obbligato.

Cassazione civile sez. lav., 10/03/2021, n.6722

Licenziamento privo di giusta causa o giustificato motivo

In tema di reintegrazione del lavoratore per illegittimità del licenziamento, ai sensi della L. 20 maggio 1970  n.300, art. 18, anche prima delle modifiche introdotte dalla L. 28 giugno 2012, n. 92, occorre distinguere, ai fini delle sanzioni previdenziali, tra la nullità o inefficacia del licenziamento, che è oggetto di una sentenza dichiarativa, e l’annullabilità del licenziamento privo di giusta causa o giustificato motivo, che è oggetto di una sentenza costitutiva: nel primo caso, il datore di lavoro, oltre che ricostruire la posizione contributiva del lavoratore “ora per allora”, deve pagare le sanzioni civili per omissione della L. 23 dicembre 2000, n. 388, ex art. 116, comma 8, lett. a; nel secondo caso, il datore di lavoro non è soggetto a tali sanzioni, trovando applicazione la comune disciplina della “mora debendi” nelle obbligazioni pecuniarie, fermo che, per il periodo successivo all’ordine di reintegra, sussiste l’obbligo di versare i contributi periodici, oltre al montante degli arretrati, sicchè riprende vigore la disciplina ordinaria dell’omissione e dell’evasione contributiva.

Cassazione civile sez. lav., 18/06/2020, n.11895

Sopravvenuto mutamento della situazione organizzativa e patrimoniale dell’azienda

In tema di licenziamento per giustificato motivo oggettivo, nel caso di un sopravvenuto mutamento della situazione organizzativa e patrimoniale dell’azienda, tale da non consentire la prosecuzione dell’attività, il giudice che accerti l’illegittimità del recesso non può disporre la reintegrazione del lavoratore nel posto di lavoro ma deve limitarsi ad accogliere la domanda di risarcimento del danno, con riguardo al periodo compreso tra la data del licenziamento e quella della sopravvenuta causa di risoluzione del rapporto, costituendo la sopraggiunta impossibilità totale della prestazione una vera e propria causa impeditiva dell’ordine di reintegrazione e della tutela ripristinatoria apprestata dall’art. 18 della l. n. 300 del 1970, che preclude al lavoratore illegittimamente licenziato la possibilità di ottenere – sia pure per equivalente, con la corresponsione delle retribuzioni – il soddisfacimento del suo diritto alla continuazione del rapporto.

Cassazione civile sez. lav., 28/01/2020, n.1888

Ordine di reintegrazione del lavoratore: ripristino del rapporto e risarcimento del danno

Nell’ipotesi di ordine di reintegrazione del lavoratore ai sensi dell’art. 18, comma 4, della l. n. 300 del 1970, nel testo applicabile anteriormente alle modifiche apportate dalla l. n. 92 del 2012, il diritto al ripristino del rapporto e al risarcimento del danno non è subordinato, diversamente da quanto accade nel caso di conversione a tempo indeterminato di un contratto a tempo determinato per nullità del termine, alla messa in mora del datore di lavoro mediante l’offerta della prestazione lavorativa da parte del lavoratore, atteso che quest’ultimo mette a disposizione le proprie energie lavorative già con l’impugnativa in via stragiudiziale del recesso illegittimo, a fronte del rifiuto datoriale di riceverne la prestazione, manifestato con l’intimazione del licenziamento. (Nella specie, la S.C. ha censurato la decisione di merito che, dopo la sentenza di accertamento dell’illegittimità di un licenziamento intimato da una società poi fallita, con relative condanne reintegratoria e risarcitoria, aveva escluso dallo stato passivo il credito del lavoratore, avente per oggetto le retribuzioni maturate nel periodo successivo alla sentenza, sul presupposto dell’assenza di prova dell’offerta della prestazione alla società datrice per esserne riassunto).

Cassazione civile sez. lav., 06/06/2019, n.15379

Tutela reintegratoria da licenziamento illegittimo

Nell’ipotesi di ordine di reintegrazione del lavoratore ai sensi dell’art. 18, st. lav., nel testo applicabile anteriormente alle modifiche apportate dalla l. n. 92 del 2012, il diritto al risarcimento del danno non è subordinato – diversamente da quanto accade nel caso di nullità del termine apposto al contratto a tempo determinato – alla messa in mora del datore di lavoro mediante l’offerta della prestazione lavorativa da parte del prestatore.

(Nella specie, un lavoratore, dopo la sentenza di accertamento dell’illegittimità del licenziamento intimatogli dalla società poi fallita, con relative condanne reintegratoria e risarcitoria, si era visto escludere dallo stato passivo il credito avente per oggetto le retribuzioni maturate anche nel periodo successivo alla sentenza, sul presupposto, censurato dalla S.C., di non aver provato l’offerta della prestazione alla società datrice).

Cassazione civile sez. lav., 06/06/2019, n.15379

Licenziamento privo di giusta causa o di giustificato motivo: annullabilità

In tema di reintegrazione del lavoratore per illegittimità del licenziamento occorre distinguere, ai fini delle sanzioni previdenziali, tra la nullità o inefficacia del licenziamento, che è oggetto di una pronuncia dichiarativa, e l’annullabilità del licenziamento privo di giusta causa o di giustificato motivo, che è oggetto di una sentenza costitutiva. Solo nel primo caso sono dovute dal datore di lavoro le sanzioni civili per omissione contributiva.

Cassazione civile sez. lav., 24/01/2019, n.2019

Reintegrazione nel posto di lavoro e risarcimento del danno

In caso di licenziamento intimato per inidoneità fisica o psichica, il mancato assolvimento dell’onere del repêchage comporta, senza alcun margine discrezionale da parte del giudice, lo stesso trattamento riservato al difetto di giustificazione, vale a dire la reintegrazione del lavoratore e la corresponsione di un risarcimento monetario compreso entro le dodici mensilità in forza dell’art. 18, comma 7, l. n. 300/1970 (come modificato da l. n. 92/2012).

Cassazione civile sez. lav., 12/12/2018, n.32158

Reintegrazione del lavoratore illegittimamente licenziato 

La sentenza che ordina la reintegrazione del lavoratore illegittimamente licenziato, stante la sua immediata esecutività, attiva l’obbligo per il datore di lavoro di corrispondere i contributi maturati dalla data del licenziamento fino alla reintegra, sicchè il “dies a quo” della prescrizione di tali contributi coincide con il termine di scadenza successivo alla riattivazione dell’obbligo, senza che diano luogo a sospensione della prescrizione l’impugnazione del licenziamento e lo svolgimento del relativo processo, rilevando rispetto alla possibilità per l’ente di far valere il credito contributivo, ai sensi dell’art. 2935 c.c., i soli impedimenti giuridici e non quelli fattuali.

(Nella specie, si è ritenuto ininfluente, ai fini del decorso del termine di prescrizione, il momento di effettiva conoscenza da parte dell’INPS dell’avvenuta impugnazione del licenziamento e della conseguente decisione).

Cassazione civile sez. lav., 29/08/2018, n.21371

Ordine di reintegrazione nel posto di lavoro

La reintegrazione del lavoratore nel posto di lavoro può essere disposta anche nei confronti di una società posta in liquidazione (nella specie, in concordato preventivo liquidatorio), allorché l’attività sociale non sia definitivamente cessata e non vi sia stato l’azzeramento effettivo dell’organico del personale.

Cassazione civile sez. lav., 19/06/2018, n.16136

Riforma della sentenza di reintegrazione del lavoratore: effetti

La riforma della sentenza di reintegrazione del lavoratore, che si assumeva illegittimamente licenziato, nel posto di lavoro, occupato precedentemente al licenziamento impugnato, ha effetti immediatamente sostitutivi rispetto alla sentenza di reintegrazione e rende del tutto inutile anche l’offerta della prestazione eventualmente fatta dal dipendente quale modalità sostitutiva della reintegrazione effettiva da parte del datore di lavoro, dovendo ritenersi solo la reintegrazione idonea a produrre gli effetti di cui all’art. 2126 cod. civ., effetti che, una volta venuto meno il titolo della reintegrazione, si risolvono nella fictio iuris dell’esistenza del rapporto di lavoro nei limiti stabiliti dalla detta norma, ossia nei limiti in cui il rapporto stesso ha avuto esecuzione, senza possibilità di estendere tali effetti al periodo trascorso tra l’emissione della sentenza di reintegra e la sua esecuzione.

La riforma della sentenza comporta immediatamente non solo la caducazione dell’iniziale accertamento e dell’ordine ripristinatorio, ma anche il venir meno della ricostituzione del rapporto provvisoriamente affermata da quell’ordine e la restituzione al licenziamento della sua piena efficacia estintiva sin dalla data della sua intimazione.

Tribunale Teramo sez. lav., 07/05/2018, n.553

Datore di lavoro: inadempimento all’ordine di reintegrazione del lavoratore 

Dall’inadempimento del datore di lavoro all’ordine di reintegrazione del lavoratore illegittimamente licenziato deriva un’obbligazione risarcitoria: il novellato testo dell’art. 18 dello Statuto dei Lavoratori, quindi, non è irragionevole ma è coerente al contesto della fattispecie disciplinata, connotata dalla correlazione dell’indennità ad una condotta “contra ius” del datore di lavoro e non ad una prestazione di attività lavorativa da parte del dipendente.

Corte Costituzionale, 23/04/2018, n.86

Assenza di prova di comunicazione per iscritto del licenziamento

In assenza di assolvimento della prova, gravante sul datore di lavoro, di comunicazione per iscritto del licenziamento, lo stesso deve processualmente ritenersi intimato oralmente o, comunque, non assistito da forma scritta, con applicazione delle conseguenze di cui all’art. 2, comma 1, d.lgs. 23/2015, ratione temporis applicabile alla fattispecie che, per il caso di licenziamento intimato oralmente (cui è da ritenersi equipollente il licenziamento non assistito da forma scritta), prevede la conseguenza dell’ordine di reintegrazione del lavoratore e della condanna al pagamento di una indennità risarcitoria commisurata all’ultima retribuzione di riferimento per il calcolo del TFR, dal giorno del licenziamento a quello della effettiva reintegrazione, in misura non inferiore a cinque mensilità, oltre al versamento dei contributi previdenziali ed assistenziali per il medesimo periodo.

Tribunale Milano sez. lav., 13/06/2017, n.1735

Inidoneità fisica o psichica del lavoratore: licenziamento e reintegrazione

In tema di lavoro subordinato, in caso di licenziamento intimato per inidoneità fisica o psichica in difetto dì giustificazione, l’art. 18, comma 7, della 1. n. 300 del 1970, come modificato dall’art. 1 della I. n. 92 del 2012, prevede espressamente la reintegrazione del lavoratore, senza attribuire al giudice alcuna discrezionalità.

Tribunale Roma sez. lav., 04/05/2017, n.4079

Reintegrazione del lavoratore per illegittimità del licenziamento e posizione contributiva

In tema di reintegrazione del lavoratore per illegittimità del licenziamento, ai sensi dell’art. 18 legge n. 300/70, anche prima delle modifiche introdotte dalla legge n. 92/12, occorre distinguere, ai fini delle sanzioni previdenziali, tra la nullità o inefficacia del licenziamento, che è oggetto di una sentenza dichiarativa, e l’annullabilità del licenziamento privo di giusta causa o giustificato motivo, che è oggetto di una sentenza costitutiva.

Nel primo caso, il datore di lavoro, oltre che ricostruire la posizione contributiva del lavoratore “ora per allora”, deve pagare le sanzioni civili per omissione ex rt. 116, comma 8, lett. a legge n. 388/00; nel secondo caso, il datore di lavoro non è soggetto a tali sanzioni, trovando applicazione la comune disciplina della “mora debendi” nelle obbligazioni pecuniarie, fermo che, per il periodo successivo all’ordine di reintegra, sussiste l’obbligo di versare i contributi periodici, oltre al montante degli arretrati, sicché riprende vigore la disciplina ordinaria dell’omissione e dell’evasione contributiva.

Cassazione civile sez. lav., 17/11/2016, n.23438

Contratto a tutele crescenti

Va disposta la reintegrazione del lavoratore, assoggettato alla disciplina del contratto a tutele crescenti, licenziato per giusta causa ex art. 2119 c.c. in relazione all’asserita interruzione del rapporto fiduciario conseguente il protratto periodo di malattia in caso di mancata costituzione di parte datoriale, comportante il mancato assolvimento dell’onere probatorio.

Tribunale Milano, 05/10/2016

Violazione del principio di corrispondenza tra chiesto e pronunciato

In tema di impugnativa di licenziamento, la pronuncia giudiziale che, a fronte di una richiesta di tutela reale ai sensi dell’art. 18 st.lav. per nullità del licenziamento e, in via subordinata, di tutela obbligatoria di cui all’art. 8 della l. n. 604 del 1966 per carenza di giusta causa o giustificato motivo, esclusa la nullità del recesso datoriale, ordini la reintegrazione del lavoratore nel posto di lavoro, incorre in violazione dell’art. 112 c.p.c., in quanto riconosce una tutela più ampia di quella richiesta dalla parte con il ricorso introduttivo.

Cassazione civile sez. lav., 24/08/2016, n.17300



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