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Reintegrazione del lavoratore: ultime sentenze

13 Settembre 2019
Reintegrazione del lavoratore: ultime sentenze

Leggi le ultime sentenze su: reintegrazione del lavoratore; impugnativa di licenziamento; sentenza di accertamento dell’illegittimità del licenziamento; sopravvenuta inidoneità psicofisica alle mansioni; violazione dell’obbligo di repêchage; tutela reintegratoria; obbligo contributivo del datore di lavoro.

Tutela reintegratoria da licenziamento illegittimo

Nell’ipotesi di ordine di reintegrazione del lavoratore ai sensi dell’art. 18, st. lav., nel testo applicabile anteriormente alle modifiche apportate dalla l. n. 92 del 2012, il diritto al risarcimento del danno non è subordinato – diversamente da quanto accade nel caso di nullità del termine apposto al contratto a tempo determinato – alla messa in mora del datore di lavoro mediante l’offerta della prestazione lavorativa da parte del prestatore.

(Nella specie, un lavoratore, dopo la sentenza di accertamento dell’illegittimità del licenziamento intimatogli dalla società poi fallita, con relative condanne reintegratoria e risarcitoria, si era visto escludere dallo stato passivo il credito avente per oggetto le retribuzioni maturate anche nel periodo successivo alla sentenza, sul presupposto, censurato dalla S.C., di non aver provato l’offerta della prestazione alla società datrice).

Cassazione civile sez. lav., 06/06/2019, n.15379

Licenziamento privo di giusta causa o di giustificato motivo: annullabilità

In tema di reintegrazione del lavoratore per illegittimità del licenziamento occorre distinguere, ai fini delle sanzioni previdenziali, tra la nullità o inefficacia del licenziamento, che è oggetto di una pronuncia dichiarativa, e l’annullabilità del licenziamento privo di giusta causa o di giustificato motivo, che è oggetto di una sentenza costitutiva. Solo nel primo caso sono dovute dal datore di lavoro le sanzioni civili per omissione contributiva.

Cassazione civile sez. lav., 24/01/2019, n.2019

Reintegrazione nel posto di lavoro e risarcimento del danno

In caso di licenziamento intimato per inidoneità fisica o psichica, il mancato assolvimento dell’onere del repêchage comporta, senza alcun margine discrezionale da parte del giudice, lo stesso trattamento riservato al difetto di giustificazione, vale a dire la reintegrazione del lavoratore e la corresponsione di un risarcimento monetario compreso entro le dodici mensilità in forza dell’art. 18, comma 7, l. n. 300/1970 (come modificato da l. n. 92/2012).

Cassazione civile sez. lav., 12/12/2018, n.32158

Reintegrazione del lavoratore illegittimamente licenziato 

La sentenza che ordina la reintegrazione del lavoratore illegittimamente licenziato, stante la sua immediata esecutività, attiva l’obbligo per il datore di lavoro di corrispondere i contributi maturati dalla data del licenziamento fino alla reintegra, sicchè il “dies a quo” della prescrizione di tali contributi coincide con il termine di scadenza successivo alla riattivazione dell’obbligo, senza che diano luogo a sospensione della prescrizione l’impugnazione del licenziamento e lo svolgimento del relativo processo, rilevando rispetto alla possibilità per l’ente di far valere il credito contributivo, ai sensi dell’art. 2935 c.c., i soli impedimenti giuridici e non quelli fattuali.

(Nella specie, si è ritenuto ininfluente, ai fini del decorso del termine di prescrizione, il momento di effettiva conoscenza da parte dell’INPS dell’avvenuta impugnazione del licenziamento e della conseguente decisione).

Cassazione civile sez. lav., 29/08/2018, n.21371

Ordine di reintegrazione nel posto di lavoro

La reintegrazione del lavoratore nel posto di lavoro può essere disposta anche nei confronti di una società posta in liquidazione (nella specie, in concordato preventivo liquidatorio), allorché l’attività sociale non sia definitivamente cessata e non vi sia stato l’azzeramento effettivo dell’organico del personale.

Cassazione civile sez. lav., 19/06/2018, n.16136

Riforma della sentenza di reintegrazione del lavoratore: effetti

La riforma della sentenza di reintegrazione del lavoratore, che si assumeva illegittimamente licenziato, nel posto di lavoro, occupato precedentemente al licenziamento impugnato, ha effetti immediatamente sostitutivi rispetto alla sentenza di reintegrazione e rende del tutto inutile anche l’offerta della prestazione eventualmente fatta dal dipendente quale modalità sostitutiva della reintegrazione effettiva da parte del datore di lavoro, dovendo ritenersi solo la reintegrazione idonea a produrre gli effetti di cui all’art. 2126 cod. civ., effetti che, una volta venuto meno il titolo della reintegrazione, si risolvono nella fictio iuris dell’esistenza del rapporto di lavoro nei limiti stabiliti dalla detta norma, ossia nei limiti in cui il rapporto stesso ha avuto esecuzione, senza possibilità di estendere tali effetti al periodo trascorso tra l’emissione della sentenza di reintegra e la sua esecuzione.

La riforma della sentenza comporta immediatamente non solo la caducazione dell’iniziale accertamento e dell’ordine ripristinatorio, ma anche il venir meno della ricostituzione del rapporto provvisoriamente affermata da quell’ordine e la restituzione al licenziamento della sua piena efficacia estintiva sin dalla data della sua intimazione.

Tribunale Teramo sez. lav., 07/05/2018, n.553

Datore di lavoro: inadempimento all’ordine di reintegrazione del lavoratore 

Dall’inadempimento del datore di lavoro all’ordine di reintegrazione del lavoratore illegittimamente licenziato deriva un’obbligazione risarcitoria: il novellato testo dell’art. 18 dello Statuto dei Lavoratori, quindi, non è irragionevole ma è coerente al contesto della fattispecie disciplinata, connotata dalla correlazione dell’indennità ad una condotta “contra ius” del datore di lavoro e non ad una prestazione di attività lavorativa da parte del dipendente.

Corte Costituzionale, 23/04/2018, n.86

Assenza di prova di comunicazione per iscritto del licenziamento

In assenza di assolvimento della prova, gravante sul datore di lavoro, di comunicazione per iscritto del licenziamento, lo stesso deve processualmente ritenersi intimato oralmente o, comunque, non assistito da forma scritta, con applicazione delle conseguenze di cui all’art. 2, comma 1, d.lgs. 23/2015, ratione temporis applicabile alla fattispecie che, per il caso di licenziamento intimato oralmente (cui è da ritenersi equipollente il licenziamento non assistito da forma scritta), prevede la conseguenza dell’ordine di reintegrazione del lavoratore e della condanna al pagamento di una indennità risarcitoria commisurata all’ultima retribuzione di riferimento per il calcolo del TFR, dal giorno del licenziamento a quello della effettiva reintegrazione, in misura non inferiore a cinque mensilità, oltre al versamento dei contributi previdenziali ed assistenziali per il medesimo periodo.

Tribunale Milano sez. lav., 13/06/2017, n.1735

Inidoneità fisica o psichica del lavoratore: licenziamento e reintegrazione

In tema di lavoro subordinato, in caso di licenziamento intimato per inidoneità fisica o psichica in difetto dì giustificazione, l’art. 18, comma 7, della 1. n. 300 del 1970, come modificato dall’art. 1 della I. n. 92 del 2012, prevede espressamente la reintegrazione del lavoratore, senza attribuire al giudice alcuna discrezionalità.

Tribunale Roma sez. lav., 04/05/2017, n.4079

Reintegrazione del lavoratore per illegittimità del licenziamento e posizione contributiva

In tema di reintegrazione del lavoratore per illegittimità del licenziamento, ai sensi dell’art. 18 legge n. 300/70, anche prima delle modifiche introdotte dalla legge n. 92/12, occorre distinguere, ai fini delle sanzioni previdenziali, tra la nullità o inefficacia del licenziamento, che è oggetto di una sentenza dichiarativa, e l’annullabilità del licenziamento privo di giusta causa o giustificato motivo, che è oggetto di una sentenza costitutiva.

Nel primo caso, il datore di lavoro, oltre che ricostruire la posizione contributiva del lavoratore “ora per allora”, deve pagare le sanzioni civili per omissione ex rt. 116, comma 8, lett. a legge n. 388/00; nel secondo caso, il datore di lavoro non è soggetto a tali sanzioni, trovando applicazione la comune disciplina della “mora debendi” nelle obbligazioni pecuniarie, fermo che, per il periodo successivo all’ordine di reintegra, sussiste l’obbligo di versare i contributi periodici, oltre al montante degli arretrati, sicché riprende vigore la disciplina ordinaria dell’omissione e dell’evasione contributiva.

Cassazione civile sez. lav., 17/11/2016, n.23438

Contratto a tutele crescenti

Va disposta la reintegrazione del lavoratore, assoggettato alla disciplina del contratto a tutele crescenti, licenziato per giusta causa ex art. 2119 c.c. in relazione all’asserita interruzione del rapporto fiduciario conseguente il protratto periodo di malattia in caso di mancata costituzione di parte datoriale, comportante il mancato assolvimento dell’onere probatorio.

Tribunale Milano, 05/10/2016

Violazione del principio di corrispondenza tra chiesto e pronunciato

In tema di impugnativa di licenziamento, la pronuncia giudiziale che, a fronte di una richiesta di tutela reale ai sensi dell’art. 18 st.lav. per nullità del licenziamento e, in via subordinata, di tutela obbligatoria di cui all’art. 8 della l. n. 604 del 1966 per carenza di giusta causa o giustificato motivo, esclusa la nullità del recesso datoriale, ordini la reintegrazione del lavoratore nel posto di lavoro, incorre in violazione dell’art. 112 c.p.c., in quanto riconosce una tutela più ampia di quella richiesta dalla parte con il ricorso introduttivo.

Cassazione civile sez. lav., 24/08/2016, n.17300



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