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Patto di prova: ultime sentenze

15 Settembre 2019
Patto di prova: ultime sentenze

Leggi le ultime sentenze su: lavoratore assunto con patto di prova; vizio funzionale del patto di prova; assegnazione di mansioni diverse da quelle previste nel patto di prova; recesso del datore di lavoro; requisiti del patto di prova; mancata proroga del patto di prova.

Patto di prova: forma e contenuto

Il patto di prova apposto al contratto di lavoro, oltre a dover risultare da atto scritto, deve contenere la specifica indicazione delle mansioni che ne costituiscono l’oggetto, la quale può essere operata anche per relationem alle declaratorie del contratto collettivo che definiscano le mansioni comprese nella qualifica di assunzione e sempre che il richiamo sia sufficientemente specifico.

Tribunale Roma sez. lav., 02/10/2018, n.7198

Patto di prova: validità

Affinché il patto di prova sia valido è sufficiente specificare la categoria ed il livello, in relazione al contratto collettivo di riferimento, cui il lavoratore appartiene. Invero il patto di prova è valido anche ove faccia semplicemente rinvio alla categoria prevista dal contratto collettivo, circostanza che consente di ritenere sufficientemente specificate le mansioni a cui il lavoratore può essere assegnato. In tal modo il datore di lavoro ha la possibilità concreta di collocare il lavoratore in posizioni alternative all’interno della struttura aziendale, offrendo al contempo maggiori chance di inserimento.

Tribunale Roma sez. lav., 17/01/2019, n.351

Periodo di prova: recesso del datore di lavoro

Il recesso del datore di lavoro nel corso del periodo di prova ha natura discrezionale e dispensa dall’onere di provarne la giustificazione, fermo restando che l’esercizio del potere di recesso deve essere coerente con la causa del patto di prova, che consiste nel consentire alle parti del rapporto di lavoro di verificarne la reciproca convenienza.

Tribunale Bologna sez. lav., 27/02/2019, n.101

Patto di prova: vizio funzionale

In caso di vizio funzionale del patto di prova validamente apposto (nella specie, per l’assegnazione in concreto di mansioni diverse da quelle indicate nella clausola accessoria) non trova applicazione la disciplina del licenziamento individuale – come nel caso di vizio genetico, ad esempio per difetto di forma scritta o per mancata specificazione delle mansioni da espletarsi – bensì lo speciale regime del recesso in periodo di prova, che prevede il diritto del lavoratore alla prosecuzione dell’esperimento, ove possibile, ovvero al ristoro del pregiudizio sofferto.

Cassazione civile sez. lav., 03/12/2018, n.31159

Patto di prova: mutamento dell’oggetto della prestazione lavorativa

In caso di assegnazione in via continuativa al lavoratore assunto con patto di prova di mansioni diverse o ulteriori rispetto a quelle previste in occasione della stipula di tale patto, il recesso del datore di lavoro motivato con riferimento all’esito negativo della prova non può trovare la sua legittimità in tale patto – non invocabile dal datore di lavoro, ad esso inadempiente – qualora, per il rilievo quantitativo o qualitativo delle mansioni diverse o ulteriori, risulti sostanzialmente mutato l’oggetto complessivo della prestazione lavorativa e, altresì, se le mansioni diverse o aggiunte non assurgano a tale rilevanza, qualora risulti la potenziale incidenza delle ulteriori o aggiunte mansioni sul giudizio del datore di lavoro, per la natura delle stesse (per esempio, perché esse richiedano capacità diverse o maggiori).

Appare evidente, come è desumibile dalla necessità di un “mutamento sostanziale dell’oggetto complessivo della prestazione lavorativa” e dell’“incidenza delle mansioni diverse o aggiunte sul giudizio del datore di lavoro”, che l’illegittimità del recesso non è determinata dalla mera mancanza di identità tra le mansioni indicate nel patto di prova e quelle in concreto espletate dal lavoratore nel corso dello svolgimento di detto patto; ciò in quanto, come ha già precisato la Cassazione, la necessaria specificità, che deve possedere il patto di prova in ordine alle mansioni su cui dovrà svolgersi l’esperimento, non preclude al datore l’esercizio dello ius variandi anche nel corso del patto, atteso che “dall’art. 2096, c.c., pur letto alla luce di C. cost. n. 189 del 1980, non è possibile ricavare anche una tale rigidità, ossia un divieto di modificare, nel corso del periodo di prova, le mansioni del lavoratore nel rispetto dell’art. 2103, c.c.”.

Tribunale Trento sez. lav., 29/11/2018, n.222

Ripetizione del patto di prova: ammissibilità

La ripetizione del patto di prova in successivi contratti di lavoro tra le medesime parti è ammissibile se, in base all’apprezzamento del giudice di merito, vi sia la necessità per il datore di lavoro di verificare, oltre alle qualità professionali, anche il comportamento e la personalità del lavoratore in relazione all’adempimento della prestazione, trattandosi di elementi suscettibili di modificarsi nel tempo per molteplici fattori, attinenti alle abitudini di vita o a problemi di salute.

(Nella specie, la S.C. ha confermato la sentenza di appello che aveva ritenuto legittima la prova perché giustificata – a parità di mansioni di recapito – dalla ravvisata diversità comportata dallo stabile inserimento nell’organizzazione aziendale, con conseguente esigenza dell’imprenditore di potere pienamente utilizzare il dipendente in tutte le attività riconducibili alla qualifica contrattuale, rispetto all’assunzione a termine, disposta per pochi mesi e per sopperire ad esigenze transitorie).

Cassazione civile sez. lav., 12/11/2018, n.28930

Contratti di lavoro e patto di prova

In caso di reiterazione di contratti di lavoro aventi ad oggetto le medesime mansioni, è legittima l’apposizione del patto di prova al contratto stipulato successivamente, purché ciò sia funzionale a verificare la persistenza di quegli elementi della condotta suscettibili di modificarsi nel tempo, nonché la permanenza delle condizioni utili alla prestazione e al sereno svolgimento della stessa.

Cassazione civile sez. lav., 06/11/2018, n.28252

Patto di prova: requisiti necessari

Ai fini della validità del patto di prova, questo deve detenere, quali requisiti ad substantiam, la forma scritta e la specifica indicazione delle mansioni, per consentire al lavoratore di seguire un programma ben definito, in ordine al quale poter dimostrare le attitudini, e consentire al datore di lavoro di esprimere la sua valutazione sulla prova, all’esito della stessa.

Tribunale S.Maria Capua V. sez. lav., 22/05/2018, n.1413

Patto di prova nel contratto di agenzia

Il patto di prova può essere legittimamente previsto nel contratto di agenzia, ma ciò non esclude il diritto dell’agente all’indennità di cessazione secondo l’articolo 1751 del codice civile, ove ne sussistano i presupposti. Questo è in sintesi quanto deciso dalla Corte di giustizia dell’Unione europea che, investita della questione in via pregiudiziale dai giudici francesi, fornisce la corretta interpretazione dell’articolo 17 della direttiva 86/653/Cee relativa al coordinamento dei diritti degli Stati membri concernenti gli agenti commerciali.

Corte giustizia UE sez. IV, 19/04/2018, n.645

Patto di prova: il recesso è libero?

Il recesso dal patto di prova, durante il suo svolgimento, è libero e non necessità, pertanto, di giustificazione causale, tuttavia il vero e proprio arbitrio datoriale incontra un limite nell’annullamento della possibilità stessa per il lavoratore di dare modo di dimostrare la propria professionalità, situazione che si verifica nel non consentire l’esperimento quando la sua durata sia sia stata eccessivamente compressa.

Tribunale Siena sez. lav., 09/03/2018, n.56

Patto di prova: mancata proroga per dolo del lavoratore

Il datore di lavoro che si ritenga leso dalla mancata proroga del patto di prova determinata da dolo del lavoratore deve provare gli artifizi e i raggiri che abbiano avuto efficienza causale sul suo consenso, restando il dedotto dolo comunque irrilevante ove cada non sulla stipulazione del contratto di lavoro o sull’individuazione dei suoi elementi essenziali ma solo sul patto di prova, che costituisce elemento accidentale del contratto.

Tribunale Rovigo sez. lav., 06/03/2018, n.85



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