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Omissione atti d’ufficio: ultime sentenze

16 Settembre 2019
Omissione atti d’ufficio: ultime sentenze

Leggi le ultime sentenze su: reato di omissione di atti d’ufficio; configurabilità del reato; lavori in violazione della normativa antisismica; meccanismo sanzionatorio; formazione del silenzio-inadempimento della PA alla scadenza del termine di trenta giorni dalla richiesta del privato; omissione di atti d’ufficio della guardia medica.

Reato di omissione di atti d’ufficio: quando si configura?

È configurabile il reato di omissione d’atti d’ufficio, previsto dall’art. 328, comma secondo, cod. pen., nei confronti del dirigente dell’unità amministrativa che, a seguito della ricezione di una diffida indirizzata impersonalmente al suo ufficio, ometta di fornire qualunque risposta oltre il termine di trenta giorni, quando non è stato individuato il responsabile del procedimento, posto che, a norma dell’art. 5, comma secondo, della legge n. 241 del 1990, il dirigente rimane responsabile dell’azione della P.A. nei confronti del privato finché non sia stata effettuata la nomina nei confronti del privato finché non sia stata effettuata la nomina del responsabile del procedimento.

Cassazione penale sez. VI, 08/09/2015, n.38905

Omissione di atti d’ufficio dell’operatore sanitario ospedaliero

L’operatore sanitario ospedaliero, in servizio di reperibilità e contattato dal medico già in struttura, deve ritenersi responsabile dell’illecito di omissione di atti d’ufficio, ove rifiuti di recarsi in ospedale sulla base della presupposta insussistenza della situazione d’urgenza prospettata.

Cassazione penale sez. VI, 27/10/2015, n.47206

Mancata adozione di un provvedimento sospensivo

L’adozione di provvedimenti di sospensione dei lavori abusivi rientra nell’ambito della funzione meramente amministrativa del Comune, la quale è disciplinata da modi e tempi propri dello svolgimento dell’attività discrezionale dell’ente locale. Pertanto, in seguito a richieste e solleciti di altri soggetti pubblici rispetto alla verifica di lavori in violazione della normativa antisismica, la mancata adozione di un provvedimento sospensivo non integra il reato di omissione di atti d’ufficio.

Lo afferma la Cassazione che esclude in tal modo la responsabilità penale per un funzionario tecnico comunale che aveva tardato a sospendere alcuni lavori edilizi irregolari, nonostante la richiesta in tal senso della Polizia municipale e dell’Ufficio del genio civile. Per la Corte, infatti, l’atto di cui all’articolo 328 del Cp deve essere qualificato da ragioni di giustizia ed essere indifferibile, tale non essendo un provvedimento di sospensione di lavori edilizi.

Cassazione penale sez. VI, 28/11/2018, n.4845

Formazione del silenzio inadempimento della PA

In tema di omissione di atti d’ufficio di cui all’art. 328, comma 2, c.p. è irrilevante il formarsi del silenzio-inadempimento alla scadenza del termine di trenta giorni dalla richiesta del privato ai sensi dell’art. 2 l. 7 agosto 1990, n. 241, in quanto ciò che rileva ai fini dell’integrazione del reato è l’inerzia della p.a. nel compiere l’atto richiesto o nell’esporre le ragioni del ritardo e ciò a prescindere dalla sussistenza o meno dell’obbligo principale di compiere detto atto.

(In applicazione di tale principio la Corte ha annullato la sentenza di proscioglimento che aveva escluso la sussistenza del reato ritenendo che, ai fini della sua integrazione, era necessaria un’ulteriore diffida, successiva al formarsi del silenzio-inadempimento, con assegnazione di altro termine di trenta giorni).

Cassazione penale sez. VI, 29/03/2018, n.17536

Omissione di atti di ufficio: aggravamento delle conseguenze del reato 

Non può escludersi l’aggravamento delle conseguenze del reato di omissione di atti di ufficio — contestato, ai sensi dell’art. 328, primo comma, c.p., all’indagato, in qualità di sindaco, per aver omesso di inibire al persistente uso della collettività un edificio scolastico non rispondente a criteri di adeguatezza sismica — in ragione della bassa sismicità della zona e del rilevato minimo scostamento dai parametri tecnici della tecnica di edificazione dell’immobile. Conseguentemente, la misura cautelare del sequestro preventivo dell’immobile deve ritenersi legittima .

Cassazione penale sez. VI, 14/11/2017, n.190

Intervento domiciliare urgente: guardia medica si limita ai consigli telefonici

Integra il reato di omissione di atti d’ufficio il medico di guardia che si limita a consigli telefonici quando l’intervento domiciliare richiesto è non solo urgente ma anche improcrastinabile (nella specie si trattava di intervenire per alleviare i forti dolori di una paziente alla quale restavano poche ore di vita e in una condizione in cui l’intervento doveva essere attuato valutando specificamente le peculiari condizioni in cui la paziente si trovava, anche a causa di precedenti trattamenti praticati per alleviarle i dolori).

Cassazione penale sez. VI, 12/07/2017, n.43123

Omissione di atti d’ufficio: responsabilità penale

In tema di schema di decreto legislativo recante « Modifiche all’art. 55-quater del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, ai sensi dell’art. 17, comma 1, lettera s), della legge 7 agosto 2015, n. 124, in materia di licenziamento disciplinare », la previsione secondo cui « l’omessa comunicazione all’ufficio competente di cui all’art. 55-bis, comma 4, l’omessa attivazione del procedimento disciplinare e l’omessa adozione del provvedimento di sospensione cautelare (…) costituiscono omissione di atti di ufficio » non è certamente norma « in materia di responsabilità disciplinare », attenendo invece alla diversa materia della responsabilità penale, sicché tale disposizione eccede i limiti della delega, che nell’ambito del « riordino della disciplina del lavoro alle dipendenze delle amministrazioni pubbliche » riguarda esclusivamente l’« introduzione di norme in materia di responsabilità disciplinare dei pubblici dipendenti finalizzate ad accelerare e rendere concreto e certo nei tempi di espletamento e di conclusione l’esercizio dell’azione disciplinare ».

Consiglio di Stato comm. spec., 05/04/2016, n.437

Omissione di atti d’ufficio: meccanismo sanzionatorio

Il privato ha titolo per dolersi dell’omissione di atto d’ufficio solo quando sia titolare di una posizione giuridica destinata a ricevere tutela attraverso l’adozione di un atto amministrativo. Pertanto, il meccanismo sanzionatorio delineato dall’art. 328, comma 2, c.p. non scatta immancabilmente a fronte di ogni richiesta del privato che prospetti la competenza dell’ufficio ma presuppone la sussistenza di un obbligo di avvio del procedimento.

Tribunale Trapani, 12/02/2016, n.1396

Silenzio-rifiuto alla scadenza dei trenta giorni dalla richiesta del privato

In tema il delitto di omissioni di atti d’ufficio, il formarsi del silenzio-rifiuto alla scadenza dei trenta giorni dalla richiesta del privato costituisce un inadempimento integrante la condotta omissiva richiesta per la configurazione della fattispecie incriminatrice, a nulla rilevando eventuali possibilità di tutela in sede amministrativa, posto che la fattispecie in questione incrimina non tanto l’omissione dell’atto richiesto, quanto la mancata indicazione delle ragioni del ritardo entro i trenta giorni dall’istanza di chi via abbia interesse.

Cassazione penale sez. VI, 06/10/2015, n.42610

Chiusura delle indagini preliminari

È legittima la declaratoria di inammissibilità dell’opposizione della persona offesa alla richiesta di archiviazione qualora le investigazioni prospettate dall’opponente non siano in grado di apportare elementi ulteriori rispetto a quelli già acquisiti.

(Fattispecie relativa a procedimento per i reati di omissione di atti d’ufficio e omicidio colposo in cui era stata richiesta l’escussione di medici e infermieri relativamente a circostanze chiarite dalla cartella clinica del paziente).

Cassazione penale sez. IV, 10/04/2015, n.17181

Omissione di atti d’ufficio del medico di turno 

Il giudice di appello che riformi totalmente la decisione di primo grado ha l’obbligo di delineare le linee portanti del proprio, alternativo, ragionamento probatorio e di confutare specificamente i più rilevanti argomenti della motivazione della prima sentenza, dando conto delle ragioni della relativa incompletezza o incoerenza e non può, invece, limitarsi ad imporre la propria valutazione del compendio probatorio perché preferibile a quella coltivata nel provvedimento impugnato.

(Fattispecie in cui la Corte ha annullato la sentenza di condanna in appello, per il reato di omissione di atti d’ufficio, di un medico di turno nel servizio di guardia medica, in relazione al mancato espletamento di una visita domiciliare sollecitata telefonicamente, osservando che il giudice di secondo grado non solo non aveva indicato alcun elemento specifico pretermesso o non adeguatamente valutato in primo grado, ma neppure aveva disposto una perizia medico legale al fine di disporre elementi di valutazione aggiuntivi).

Cassazione penale sez. VI, 20/01/2015, n.10130

Omissione della compilazione delle cartelle cliniche

La cartella clinica deve considerarsi sempre finalizzata a garantire la compiuta attuazione del diritto alla salute ed è pacificamente atto pubblico, della cui tempestiva formazione risponde il responsabile del reparto quale pubblico ufficiale, essendo tenuto con la propria sottoscrizione ad accertarne la completezza e regolarità: nella specie risponde pertanto del reato di omissione di atti d’ufficio di cui all’art. 328 c.p. il primario che, omettendone la sottoscrizione, ritarda colpevolmente il rilascio di un rilevante numero di cartelle cliniche, specie considerato che esse costituiscono il diario clinico che va compilato in prossimità degli eventi e verificato dal sanitario responsabile in concomitanza con gli stessi.

Cassazione penale sez. VI, 13/01/2015, n.6075



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4 Commenti

  1. Per i giudici? Il DPR 180/50 stabilisce che non si può pignorare più di un terzo dello stipendio per alimenti, al massimo la metà (50%) per due cause differenti esempio alimenti più Equitalia. A me hanno pignorato 1322euro a fronte di uno stipendio certificato ENEL DISTRIBUZIONE SPA DI 1620euro. Praticamente a novembre 2017 mi hanno fatto una busta paga di 289euro con 22 giornate lavorative, ed hanno versato 1322euro di mantenimento alla mia ex. Che reato si può ipotizzare? Violazione dell’articolo 36 della costituzione? O che altro? Grazie

    1. La Pubblica Amministrazione non risponde alle tue istanze: nei casi previsti dalla legge hai diritto a ricevere riscontro e puoi difenderti dalle inadempienze dei funzionari pubblici. Tutti, prima o poi, dobbiamo rivolgerci al Comune per il rilascio di un certificato o alle forze dell’ordine per fare una denuncia oppure all’autorità giudiziaria per chiedere una sentenza. Potrebbe quindi capitarti, nella vita quotidiana, di formulare istanze a più Amministrazione. Ovviamente, non sempre gli Enti Pubblici sono obbligati a rispondere o ad esercitare i loro poteri in modo esplicito. Ministeri, Regioni, Comuni ed altri Enti hanno regolamenti autonomi, ma non per questo possono sottrarsi a principi di carattere generale che valgono ogni qual volta ti interfacci con una Pubblica Amministrazione. Infatti, in alcune ipotesi il legislatore individua, anche espressamente, i casi in cui il funzionario deve compiere un atto per tutelare l’ordine pubblico, l’igiene e la sanità o per ragioni di giustizia, o per altre motivazioni. In tutti questi casi, il rifiuto o il mancato compimento dell’atto richiesto hanno gravi conseguenze per l’inadempiente. La complessità della struttura burocratica spesso avrà portato a chiederti: quando c’è omissioni di atti d’ufficio? Se ti sei posto questa domanda, eccoti una breve disamina che ti aiuterà a capire cosa fare in caso di omissioni e le conseguenze per il dipendente pubblico https://www.laleggepertutti.it/249325_quando-ce-omissione-di-atti-dufficio

  2. Mi sono recato presso il responsabile dell’Ufficio Anagrafe del Comune (incaricato dal Sindaco) per fare autenticare la firma che dovevo porre su due documenti che avevo con me. Una volta visti i contenuti dei documenti il responsabile dell’ufficio anagrafe si rifiutava di autenticare la firma in quanto ha ritenuto (così mi ha detto) che quei documenti avevano “dei contenuti” che non rientravano tra i documenti per i quali loro potessero effettuare l’Autentica di firma. Preciso che i documenti erano: a) una delega a predisporre una operazione di trasferimento mobiliare ; b) una Dichiarazione personale. Al sottoscritto risulta invece che il responsabile dell’ufficio anagrafe dei comuni (incaricati dai sindaci) in caso di documenti come questi non debbano valutare i contenuti dei documenti o la veridicità di ciò che in essi sta scritto (altra cosa è per i notai), ma devono limitarsi ad accertare che la firma sul documento sia stata apposta in loro presenza dal soggetto di cui loro devono aver accertato le generalità. Vi chiedo cortesemente di darmi un parere Legale nel merito e di indicare le normative e gli articoli di legge che devo a questo punto indicare ai funzionari comunali.

    1. Il quesito posto dal lettore è così riassumibile: quali atti può autenticare il funzionario comunale (segretario o altro delegato del Sindaco)?In genere, quando si ricorre al funzionario comunale quale pubblico ufficiale munito di potere di autentica, ci si rivolge al segretario comunale. Ebbene, secondo l’art. 97, co. 4, lett. c), D.lgs 267/2000 (cosiddetto Testo Unico degli Enti Locali), il segretario comunale “…roga, su richiesta dell’ente, i contratti nei quali l’ente è parte e autentica scritture private ed atti unilaterali nell’interesse dell’ente”.In pratica, il potere di autentica spetta al segretario comunale solamente se il Comune sia parte dell’atto o sia comunque interessato allo stesso: si pensi ad un contratto che abbia ad oggetto un bene comunale, oppure alle dichiarazioni che devono essere rese alla pubblica amministrazione o ai gestori di pubblici servizi (concorsi, bandi di gare, ecc.). Se, al contrario, l’atto è del tutto estraneo agli interessi pubblici (cioè, comunali), il segretario non potrà autenticare la scrittura privata. Lo stesso dicasi per altro dipendente o funzionario dell’Ente.Il funzionario comunale è altresì investito dei poteri di autenticazione negli altri casi tassativamente indicati dalla legge: ad esempio, l’art. 21 del D.P.R. n. 445/2000 dice che l’autenticità della sottoscrizione di qualsiasi istanza o dichiarazione sostitutiva di atto di notorietà da produrre agli organi della pubblica amministrazione, nonché ai gestori di servizi pubblici è garantita apponendo la sottoscrizione direttamente alla presenza del dipendente addetto ovvero sottoscritte e presentate unitamente a copia fotostatica non autenticata di un documento di identità del sottoscrittore.Se, invece, la medesima istanza o dichiarazione sostitutiva di atto di notorietà deve essere presentata ad un soggetto privato, l’autenticazione può essere effettuata dal segretario comunale, dal dipendente addetto a ricevere la documentazione o da altro dipendente incaricato dal Sindaco, mediante attestazione che la sottoscrizione è stata apposta in sua presenza, previo accertamento dell’identità del dichiarante, purché però, come detto, si tratti di dichiarazione sostitutiva di atto di notorietà, la quale sostituisce altra certificazione solamente nei casi tassativamente previsti dalla legge.Come si evince da questo breve quadro normativo, i poteri di autenticazione dei funzionari comunali (e, in particolare, del segretario) sono limitati, in quanto l’ordinamento italiano dispone che la competenza generale in materia di autentica spetti al notaio, configurandosi il potere medesimo in capo a diverso pubblico ufficiale solo nell’ipotesi in cui una norma espressamente lo preveda, e con esclusivo riferimento agli atti ai quali la funzione è specificamente attribuita.Ad esempio, anche gli avvocati sono investiti dalla legge del potere di autenticare la firma, ma solo quando essa sia riferibile al mandato conferito dal cliente.In conclusione, dunque, poiché i documenti prodotti non rientrano tra gli atti negoziali che coinvolgono l’amministrazione comunale, né sono qualificabili come dichiarazioni sostitutive di atti di notorietà, il segretario comunale o altro funzionario incaricato non potrà procedere ad autenticazione.

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