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Casa e auto di lusso: come difendersi dal fisco?

11 marzo 2018 | Autore:


> Business Pubblicato il 11 marzo 2018



Beni di lusso e Fisco: cade l’accertamento fiscale a carico del contribuente se questi dimostra che le disponibilità economiche provengono da conti di risparmio gestito

Il Fisco, tramite la verifica delle entrate e le uscite dei contribuenti, tiene sotto controllo il tenore di vita di tutti noi e quando le uscite diventano troppe rispetto alle entrate scattano gli accertamenti fiscali. Il ragionamento alla base di tutto è il seguente: ognuno di noi non può spendere più di quanto guadagna. Se, al contrario, gli acquisti sono superiori alle entrate di almeno il 20%, le possibilità che non si stia cercando di evadere le tasse si contano sulle dita di una mano: o hai vinto al gioco, o hai ricevuto donazioni (ed in entrambi i casi va dimostrato) o stai ricevendo pagamenti in nero.

Ciò premesso, sarebbe illogico credere che chi ha una casa e un’auto di lusso, possa permettersi anche il lusso di non pagare le tasse.  Attenzione, dunque,  ad acquistare o ad intestarsi un’auto, una casa o altri beni di elevato valore commerciale se si dichiara poco all’Agenzia delle Entrate: in questi casi, infatti, è legittimo l’accertamento fiscale e non sarà così semplice, eventualmente, evitare le sanzioni sull’evasione presunta. Vediamo allora come difendersi dal fisco in casi analoghi a quelli appena descritti. Lo spiegheremo sulla base di una recentissima sentenza della Corte di Cassazione [1], la quale  ha dichiarato illegittimo l’accertamento fiscale a carico del contribuente per l’auto e la causa di lusso. Ecco allora come difendersi dal fisco.

Come funziona l’accertamento fiscale

L’accertamento fiscale nei confronti dei contribuenti deriva da un sistema che usa l’Agenzia delle Entrate per valutare la congruenza degli acquisti o del proprio “stile di vita” con il reddito “denunciato” annualmente nella dichiarazione dei redditi: si chiama accertamento sintetico e si vale del cosiddetto redditometro. Detta in maniera semplice, l’Agenzia delle Entrate ragiona in questo modo: se “tanto” esce dal portafoglio, “tanto” deve anche entrare. Se, al contrario, gli acquisti sono superiori alle entrate di almeno il 20%, il rischio di un accertamento fiscale è dietro l’angolo.

Altro elemento da non dimenticare è il seguente: nel momento in cui dovesse arrivare un controllo dell’Agenzia delle Entrate, non sarà sufficiente giustificarsi sostenendo che i soldi sono il frutto di un prestito, di una donazione o di una vincita al gioco. Sarà necessario anche provarlo. E qui sta il bello: nel processo tributario l’unico tipo di prova ammessa è quella documentale. Bandite dunque le testimonianze. Insomma, difendersi non è così facile come può sembrare, in quanto è necessaria sempre una prova documentale: se questa prova manca e il contribuente non è in grado di fornire giustificazioni sulla provenienza e sulla disponibilità di somme superiori al proprio reddito, l’accertamento fiscale è pressoché scontato. Come anticipato, il mezzo attraverso il quale il Fisco esegue questi controlli è il redditometro: le spese devono essere coerenti con la dichiarazione dei redditi di ognuno, altrimenti l’Agenzia delle entrate potrebbe insospettirsi e far scattare l’accertamento fiscale. 

Controlli del fisco: gli studi di settore

In ambito tributario, inoltre, assumono molto rilievo le presunzioni. Queste ultime sono le conseguenze che la legge o il giudice trae da un fatto noto per risalire ad un fatto ignorato. In altre parole, tramite una presunzione è possibile accertare un fatto attraverso un ragionamento logico che da fatto conosciuto deduce un fatto non conosciuto. Con particolare riferimento alla dichiarazione dei redditi, la legge espressamente stabilisce che una eventuale incompletezza, la falsità o l’inesattezza dei dati in essa indicati ovvero l’esistenza di attività non dichiarate possono essere desunte sulla base di presunzioni semplici, purché gravi, precise e concordanti. Per porre in essere tali accertamenti, il Fisco si avvale dei cosiddetti studi di settore, vale a dire di strumenti per identificare la capacità reddituale potenziale del contribuente medio di ogni categoria economica tramite l’analisi dei dati dichiarati e di altri elementi extracontabili.

Beni e servizi che fanno scattare i controlli del fisco

Ci sono poi beni il cui acquisto o possesso insospettisce particolarmente il fisco. Come già detto, è inverosimile che chi possiede una macchina di elevato valore commerciale o sia intestatario di una casa di lusso non presenti una dichiarazione dei redditi che sia quanto meno corrispondente alle ricchezze possedute o allo stile di vita condotto. Vediamo, allora, quali sono i beni che possono far scattare un controllo fiscale. A tal fine, è bene tenere presente il decreto ministeriale [2] che indica tutti i beni e servizi che non dovrebbero, in teoria, superare l’importo che il contribuente, secondo quanto da lui dichiarato, può di fatto permettersi di spendere.

Ecco le spese e gli acquisti che potrebbero far arrivare un controllo fiscale. Si tratta di spese ed acquisti relativi a:

  • mutuo;
  • canone di locazione;
  • canone di leasing immobiliare;
  • spese di manutenzione della casa;
  • agenzia immobiliare;
  • spese per consumo di energia elettrica, gas e acqua;
  • elettrodomestici ed arredi;
  • collaboratrici domestiche;
  • visite mediche e medicinali;
  • polizza rc auto;
  • auto di lusso e relativo bollo;
  • acquisto di smartphone;
  • abbonamento pay-tv;
  • palestre e circoli sportivi;
  • giochi online;
  • cavalli;
  • animali domestici;
  • istituti di bellezza e centri benessere;
  • gioielleria e bigiotteria;
  • alberghi e viaggi;
  • cene e pranzi fuori casa.

Beni di lusso: come difendersi dal fisco?

Chiarito quanto sopra, è evidente che  l’unico modo per salvarsi dall’avviso di pagamento del fisco è dimostrare che il denaro per acquistare e, di seguito pagare i costi di gestione di una casa, di un’auto o altro bene di lusso proviene da un’altra persona, come il coniuge o altro familiare convivente. Di fatti, chi ha un reddito basso difficilmente riuscirà ad acquistare case di lusso o automobili di elevato valore commerciale. Due sono le alternative: o i soldi gli sono stati regalati da terzi o il contribuente ha redditi nascosti. Pertanto, se il contribuente non riesce a dimostrare la prima circostanza, è inevitabile che l’Agenzia delle Entrate faccia scattare l’accertamento fiscale. In altre parole, il fisco presume e imputa in capo al contribuente un reddito superiore a quanto da lui stesso dichiarato (il reddito necessario cioè a comprare e a gestire i costi di una casa o di un’auto) e su di esso calcola ulteriori tasse con le relative sanzioni per l’evasione. Quindi gli notifica l’ordine di pagamento. Per difendersi, il contribuente non potrà semplicemente sostenere o far sostenere mediante una testimonianza che i soldi gli sono stati regalati da terzi, ma dovrà anche dimostrarlo. Tale dimostrazione non può avvenire con testimonianze – vietate nel processo tributario – ma unicamente tenendo traccia della provenienza del denaro, garantita ad esempio dai bonifici sul proprio conto corrente o da un assegno non trasferibile. Sbaglia quindi chi, per dimostrare gli aiuti economici da parte di terze persone, si fa rilasciare da questi ultimi delle dichiarazioni scritte che però non trovano corrispondenza poi nelle movimentazioni dei conti correnti bancari. Senza contare che, come detto,  le dichiarazioni testimoniali – anche se scritte – non hanno alcun valore davanti alla Commissione Tributaria.

Case e auto di lusso: come difendersi dal fisco?

Fermo quanto sin qui scritto, è bene sapere che – come anticipato ad incipit del presente articolo – la Corte di Cassazione è appena intervenuta sul tema, dichiarando illegittimo un accertamento fiscale a carico di un contribuente (un architetto) ritenuto “colpevole” di possedere una casa di lusso e altre due case per residenze secondarie (con tanto di collaboratrici domestiche) e due automobili di elevato valore commerciale. Sul punto, infatti, è bene sapere che cade l’accertamento fiscale a carico del contribuente se questi dimostra che le disponibilità economiche provengono da conti di risparmio gestito. A tal fine, inoltre, per il contribuente è sufficiente fornire la prova degli estratti conto, senza che sia necessario il rendiconto annuale della banca. Ciò è quanto ha affermato la Suprema Corte con la sentenza in commento, accogliendo il ricorso di un contribuente al quale era stato notificato un atto impositivo per il recupero delle maggiori imposte per le auto e la casa di lusso.

In proposito, inoltre, si tenga a mente che, secondo quanto dispone la legge [3], l’accertamento del reddito con reddito sintetico non impedisce al contribuente di dimostrare, attraverso idonea documentazione, che il maggior reddito determinato o determinabile sinteticamente è costituito in tutto o in parte da redditi esenti o da redditi soggetti a ritenute alla fonte a titolo di imposta  [4].

note

[1] Cass., sent. n. 5738 del 09.03.2018.

[2] Min. finanze, decreto del 16 settembre 2015.

[3] Dpr n. 600 del 1973, art. 38 comma 6.

[4] Cfr. Cass., sent. nn. 8995/2014; 25104/2014; 6396/2014.

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