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Cognome al figlio di coppia di fatto: ultime sentenze

3 Settembre 2019
Cognome al figlio di coppia di fatto: ultime sentenze

Articolo 262 Codice civile: effetti riconoscimento figli naturali e attribuzione del solo patronimico; scelta del giudice.

Il Codice civile stabilisce una norma in materia di cognome del figlio naturale ossia nato da una coppia di fatto. Ecco cosa dice la legge e come la stessa è interpretata dai giudici.

«Il figlio assume il cognome del genitore che per primo lo ha riconosciuto. Se il riconoscimento è stato effettuato contemporaneamente da entrambi i genitori il figlio assume il cognome del padre».

«Se la filiazione nei confronti del padre è stata accertata o riconosciuta successivamente al riconoscimento da parte della madre, il figlio può assumere il cognome del padre aggiungendolo, anteponendolo o sostituendolo a quello della madre».

«Se la filiazione nei confronti del genitore è stata accertata o riconosciuta successivamente all’attribuzione del cognome da parte dell’ufficiale dello stato civile, si applica il primo e il secondo comma del presente articolo; il figlio può mantenere il cognome precedentemente attribuitogli, ove tale cognome sia divenuto autonomo segno della sua identità personale, aggiungendolo, anteponendolo o sostituendolo al cognome del genitore che per primo lo ha riconosciuto o al cognome dei genitori in caso di riconoscimento da parte di entrambi»

«Nel caso di minore età del figlio, il giudice decide circa l’assunzione del cognome del genitore, previo ascolto del figlio minore, che abbia compiuto gli anni dodici e anche di età inferiore ove capace di discernimento».

Secondo quanto chiarito dalla Cassazione con la sentenza 13 agosto 2019 n. 21349 può essere negata l’attribuzione del cognome paterno, anche in aggiunta a quello materno, se vi è espressa e forte opposizione del minore. La Corte ha respinto la richiesta del padre di attribuire il proprio cognome alla figlia. Due i motivi che hanno portato al diniego: il fatto che sia stata trascurata la contraria volontà della minore e poi il «fatto storico costituito dall’età della stessa, già in fase preadolescenziale/adolescenziale, sintomatico di un potenziale inserimento in una rete di relazione sociali e della capacità di avere una marcata cognizione del sé, espressa dal cognome materno che la individuava dalla nascita».
In altre parole non si può aggiungere il cognome del padre se il minore nato al di fuori del matrimonio non vuole e, avendo la ragazza 15 anni, il nuovo cognome le può creare dei problemi nella vita sociale. «I criteri di individuazione del cognome del minore si pongono in funzione del suo interesse, che è quello di evitare un danno alla sua identità personale, intesa anche come proiezione della sua personalità sociale, avente copertura costituzionale assoluta>». In sostanza bisogna avere quale criterio di riferimento «unicamente l’interesse del minore e con l’esclusione di qualsiasi automaticità».

Sulla possibilità di anteporre il cognome paterno in caso di riconoscimento successivo da parte del padre

In tema di attribuzione giudiziale del cognome al figlio naturale riconosciuto non contestualmente dai genitori, il giudice è investito ex art. 262, commi 2 e 3, c.c. del potere-dovere di decidere su ognuna delle possibilità previste dalla disposizione in parola avendo riguardo, quale criterio di riferimento, unicamente all’interesse del minore e con esclusione di qualsiasi automaticità, che non riguarda né la prima attribuzione (essendo inconfigurabile una regola di prevalenza del criterio del “prior in tempore”), né il patronimico (per il quale parimenti non sussiste alcun “favor” in sé).

In caso di riconoscimento successivo del minore da parte del padre, il giudice di merito può soddisfare la richiesta di quest’ultimo di anteporre il proprio cognome a quello della madre per consentire al minore di costruirsi un’autonoma identità, dando rilievo paritario alle figure genitoriali.

Cassazione civile sez. I, 05/07/2019, n.18161

Diritti della personalità 

Alla luce del diritto all’identità personale e alla conoscenza delle proprie origini, tutelati dalla Costituzione, dalla Convenzione europea sui diritti dell’uomo, così come ricavabili da fonti normative nazionali e da una conforme evoluzione giurisprudenziale, è da ritenersi illegittima la condotta della madre che abbia sottaciuto al figlio l’esistenza del legame genitoriale con il padre biologico, facendogli credere, al contrario, di essere stato generato da altro soggetto.

Tribunale minorenni Caltanissetta, 30/11/2018

Attribuzione giudiziale del cognome parterno

In tema di attribuzione giudiziale del cognome al figlio nato fuori dal matrimonio e riconosciuto non contestualmente da entrambi i genitori la scelta del giudice è ampiamente discrezionale ma deve aver riguardo al modo più conveniente di individuare il minore in relazione all’ambiente in cui è vissuto e cresciuto fino al momento del successivo riconoscimento. Il giudice è investito dall’art. 262, secondo e terzo comma, cod.civ. del potere-dovere di decidere su ognuna delle possibilità prevista dalla disposizione citata avendo riguardo solo all’interesse del minore e con esclusione di qualsiasi automaticità che non riguarda né la prima attribuzione essendo inconfigurabile una regola di prevalenza del criterio “prior in tempore” né il patronimico per il quale non esiste, nel nostro ordinamento, nessun favor in sé. (Nella specie il giudice di merito ha optato di anteporre il cognome paterno motivando chiaramente le ragioni di tale scelta intesa a dar rilievo identitario alla bigenitorialità anziché al collocamento del minore presso la madre in modo da consentire al minore di percepire il ruolo dei genitori come paritario, opzione non soggetta al sindacato di legittimità).

Corte di cassazione, sezione I civile, sentenza 5 luglio 2019 n. 18161

In tema di attribuzione giudiziale del cognome al figlio naturale riconosciuto non contestualmente dai genitori, poiché i criteri di individuazione del cognome del minore si pongono in funzione del suo interesse, che è quello di evitare un danno alla sua identità personale, intesa anche come proiezione della sua personalità sociale, avente copertura costituzionale assoluta, la scelta (anche officiosa) del giudice è ampiamente discrezionale e deve avere riguardo al modo più conveniente di individuare il minore in relazione all’ambiente in cui è cresciuto fino al momento del successivo riconoscimento, non potendo essere condizionata né dal “favor” per il patronimico, né dall’esigenza di equiparare il risultato a quello derivante dalle diverse regole, non richiamate dall’art. 262 cod. civ., che presiedono all’attribuzione del cognome al figlio legittimo. Pertanto, deve ritenersi corretta e incensurabile in cassazione, ove adeguatamente motivata, la scelta di attribuire a una minore inferiore di cinque anni il solo cognome del padre, benché quest’ultimo l’abbia riconosciuto in epoca successiva alla madre, non avendo ancora la minore acquisito, con il matronimico, nella trama dei suoi rapporti personali e sociali, una definitiva e formata identità.

Corte di cassazione, sezione I civile, sentenza 18 giugno 2015 n. 12640 

In tema di attribuzione giudiziale del cognome al figlio naturale riconosciuto non contestualmente dai genitori, il giudice è investito dall’art. 262, secondo e terzo comma, cod. civ.del potere-dovere di decidere su ognuna delle possibilità previste da detta disposizione avendo riguardo, quale criterio di riferimento, unicamente all’interesse del minore e con esclusione di qualsiasi automaticità, che non riguarda né la prima attribuzione (essendo inconfigurabile una regola di prevalenza del criterio del “prior in tempore”), né il patronimico (per il quale parimenti non sussiste alcun “favor” in sé). (In applicazione di tale principio, la S.C. ha confermato la decisione impugnata, che aveva ritenuto di sostituire il patronimico al cognome materno per primo attribuito, in considerazione dell’inesistente attitudine identificatrice di quel cognome, data la tenera età del minore, della implausibilità sociale del doppio cognome, e della sua irrilevanza ai fini di un rafforzamento del preteso legame con altri figli minori della stessa madre, recanti però un cognome paterno diverso, e, dunque, configurandosi una maggiore plausibilità sociale del solo patronimico, trattandosi di scelta oggettivamente integrativa di un fattore di normalità).

Corte di cassazione, sezione I civile, sentenza 3 febbraio 2011 n. 2644

In tema di attribuzione giudiziale del cognome al figlio naturale riconosciuto non contestualmente dai genitori, il giudice è investito del potere-dovere di decidere su ognuna delle possibilità previste da detta disposizione avendo riguardo, quale criterio di riferimento, unicamente all’interesse del minore, e con esclusione di qualsiasi automaticità. Ne consegue che, in considerazione dell’assoluta priorità di tale interesse, l’attribuzione del cognome di entrambi i genitori non è esclusa dalla pregressa durevole convivenza con uno solo di essi (nella specie, la madre).

Corte di cassazione, sezione I civile, sentenza 6 novembre 2009 n. 23635 

Posto che l’art. 299 c.c. non è norma inderogabile, il cognome dell’adottante può essere posposto a quello dell’adottato

Tenuto conto della funzione identitaria del cognome – art. 262 c.c. – si può ritenere che la disposizione dell’art. 299 c.c. non sia inderogabile in quanto – a fronte di obiettive ragioni – il cognome dell’adottante ben può essere posposto a quello dell’adottato.

Corte appello Napoli, 04/07/2018, n.145

Sì all’applicazione dell’art. 262 c.c. anche in caso di coppia same sex

A fronte del riconoscimento del figlio registrato dall’ufficiale dello stato civile, deve trovare applicazione l’art. 262 c.c. anche nel caso di coppia same sex, ancorché il riconoscimento successivo sia stato effettuato non dal padre, in conformità alla littera legis, bensì dall’altra genitrice di sesso femminile.

Tribunale Torino sez. VII, 21/05/2018

Modalità di esercizio del diritto al riconoscimento del figlio nato fuori dal matrimonio

La manifestazione della volontà di riconoscere il figlio nato fuori dal matrimonio, irrevocabile ai sensi dell’art. 256 c.c., avviene secondo le forme previste dall’art. 254 c.c. o, in difetto del consenso dell’altro genitore che lo abbia già effettuato, con la notifica del ricorso ai sensi dell’art. 250, comma 4, c.c. che instaura un procedimento regolato dal rito camerale che si conclude con una sentenza con cui, ove l’opposizione sia ritenuta infondata, il Tribunale ordinario detterà contestualmente i provvedimenti ritenuti opportuni ai sensi degli artt. 315 bis e 262 c.c. dando atto del perfezionamento dell’efficacia della volontà di riconoscere il figlio palesata con la proposizione del ricorso e non revocabile ed ordinando all’Ufficiale di Stato Civile l’annotazione nell’atto di nascita del minore ai sensi dell’art. 49, comma 1, lett. k) d.P.R. 396/2000.

Tribunale Prato, 27/07/2017, n.652

Riconoscimento paterno successivo a quello materno: i criteri di individuazione del cognome del minore si pongono in funzione del suo interesse

A norma dell’art. 262. comma 2, cc, se la filiazione nei confronti del padre è stata accertata o riconosciuta successivamente al riconoscimento da parte della madre, il figlio può assumere il cognome del padre, aggiungendolo o sostituendolo a quello della madre. A tale proposito, i criteri di individuazione del cognome del minore si pongono in funzione del suo interesse, che è quello di evitare un danno alla sua identità personale, intesa anche come proiezione della sua personalità sociale, avente copertura costituzionale.

Tribunale Prato, 26/07/2017



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