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Perché la Costituzione italiana è rigida?

18 Settembre 2019 | Autore:
Perché la Costituzione italiana è rigida?

Come funziona la procedura di revisione costituzionale? Quanto è rigida la Costituzione? È possibile che la Costituzione italiana diventi flessibile?

L’ordinamento giuridico italiano, cioè l’insieme di tutte le leggi e le norme che esistono nel nostro Paese, trova il suo fondamento all’interno di un unico testo legislativo fondamentale: la Costituzione. Nella carta costituzionale ci sono tutti i principi fondamentali che reggono la Repubblica, senza i quali non si potrebbe nemmeno immaginare lo Stato italiano così come lo conosciamo. L’importanza della Costituzione è rappresentata dal fatto che essa prevale su qualsiasi altro testo di legge: in altre parole, ogni legge o norma che dovesse contrastare con essa verrebbe annullata dalla Corte Costituzionale. La superiorità della Costituzione ad ogni altra norma non è l’unica caratteristica: la Costituzione italiana è unica anche perché è rigida, nel senso che non può essere modificata mediante l’ordinario processo legislativo. Perché la Costituzione italiana è rigida?

In effetti, la difficoltà di modificare la Costituzione ha comportato in passato diversi problemi per l’approvazione di importanti riforme: si pensi solamente all’ultimo tentativo di modificare la composizione del Parlamento e di ridurre il Senato della Repubblica a ramo secondario rispetto alla Camera dei deputati. È davvero così importante che la Costituzione sia rigida? In Italia si potrebbe approvare una legge che trasformi la Costituzione in una flessibile, cioè modificabile come qualsiasi altra legge? Se l’argomento ti intriga e ne vuoi sapere di più, prosegui nella lettura: vedremo perché la Costituzione italiana è rigida.

Cosa significa che la Costituzione è rigida?

Come anticipato nell’introduzione, la Costituzione italiana è rigida nel senso che, per modificarla, non è sufficiente l’approvazione di una normale legge, la quale richiede solamente la maggioranza semplice delle due camere.

Per modificare gli articoli della Costituzione occorre porre in essere una speciale procedura di revisione che necessita di una maggioranza molto più ampia e, talvolta, addirittura di un referendum popolare prima che si possa procedere alla modifica costituzionale. Vediamo di cosa si tratta.

La procedura di revisione della Costituzione

Secondo la Costituzione [1], le leggi di revisione della Costituzione sono adottate da ciascuna Camera con due successive deliberazioni ad intervallo non minore di tre mesi, e sono approvate a maggioranza assoluta dei componenti di ciascuna Camera nella seconda votazione.

Le leggi stesse sono sottoposte a referendum popolare quando, entro tre mesi dalla loro pubblicazione, ne facciano domanda un quinto dei membri di una Camera o cinquecentomila elettori o cinque Consigli regionali. La legge sottoposta a referendum non è promulgata, se non è approvata dalla maggioranza dei voti validi.

Si tratta del ben noto referundum confermativo, il quale prescinde dal raggiungimento di qualsiasi quorum partecipativo: la revisione costituzionale è approvata semplicemente se i “sì” prevalgono sui “no”. La votazione ha luogo in una domenica compresa fra il cinquantesimo e il settantesimo giorno successivo all’indizione del referendum stesso.

Il referendum non occorre se la legge di revisione è stata approvata nella seconda votazione da ciascuna delle Camere a maggioranza di due terzi dei suoi componenti.

In sintesi, dunque, per modificare la Costituzione si deve seguire questa particolare procedura:

  • se le Camere approvano il medesimo disegno di legge per due volte, e nella seconda votazione si raggiunge la maggioranza assoluta (50% + 1) dei parlamentari, allora la legge di revisione costituzionale, prima di divenire valida, potrebbe essere sottoposta a referendum confermativo se, entro tre mesi, ne fanno domanda un quinto dei membri di una Camera o cinquecentomila elettori oppure cinque Consigli regionali. Con il referendum, il popolo italiano viene chiamato ad esprimere il proprio giudizio. Non si procede a referendum se non ne viene fatta richiesta: in tal caso, la revisione costituzionale è approvata senza il voto degli Italiani;
  • se le Camere approvano il medesimo disegno di legge per due volte, e nella seconda votazione si raggiunge la maggioranza dei due terzi dei parlamentari, allora la legge di revisione è approvata direttamente, senza che ci sia possibilità di indire alcun referendum.

Per quale motivo la Costituzione italiana è rigida?

Perché la Costituzione è rigida? Perché occorre un processo talmente complicato (quello visto nel paragrafo precedente) da scoraggiare le riforme? Te lo spiego subito: la Costituzione è rigida per evitare che maggioranze politiche di stampo totalitario possano prendere il potere e stravolgere l’assetto repubblicano attraverso l’emanazione di semplici leggi di revisione.

In pratica, la Costituzione italiana è rigida, cioè è difficilmente modificabile, perché l’Assemblea costituente che l’ha redatta ha voluto evitare che, in futuro, si potesse ripetere l’esperienza di un regime dittatoriale come quello che era appena caduto. Con una Costituzione rigida si sono voluti porre precisi argini alla volontà di un futuro legislatore (cioè, il Parlamento) che, guidato da maggioranze politiche estremiste, potesse violare i principi fondamentali a tutela delle persone contenuti nella carta costituente.

Quanto è rigida la Costituzione italiana?

In realtà, la Costituzione italiana non è poi così rigida: come abbiamo visto due paragrafi fa, infatti, è ben possibile modificarla attraverso la particolare procedura di revisione sopra descritta. Addirittura, se nessuno chiedesse il referendum, sarebbe sufficiente la maggioranza assoluta dei parlamentari per modificarla.

La Costituzione italiana, invece, è rigidissima (potremmo dire inflessibile) sulla forma repubblicana dello Stato italiano: il suo ultimo articolo, infatti, stabilisce perentoriamente che la forma repubblicana non può essere oggetto di revisione costituzionale [2]. Cosa significa?

Con questo articolo la Costituzione ha voluto dire che l’assetto democratico fondamentale dello Stato italiano è intoccabile e che, pertanto, non può essere modificato nemmeno attraverso la procedura di revisione sopra analizzata. In buona sostanza, ciò vuol dire che principi come il primato della volontà popolare espressa mediante elezioni democraticamente indette ed esercitata collettivamente dal Parlamento sono intoccabili. Ma non solo.

Secondo la giurisprudenza della Corte Costituzionale [3], la Costituzione italiana contiene alcuni princípi supremi che non possono essere sovvertiti o modificati nel loro contenuto essenziale neppure da leggi di revisione costituzionale. Tali sono i princìpi che appartengono all’essenza dei valori supremi sui quali si fonda la Costituzione italiana, come ad esempio: la sovranità popolare, l’unità e indivisibilità della Repubblica, la laicità dello Stato, l’unità della giurisdizione costituzionale, il diritto alla tutela giurisdizionale in ogni stato e grado di giudizio, l’autonomia e l’indipendenza della magistratura, i diritti inviolabili dell’uomo e, in particolare, le libertà personale, domiciliare, di corrispondenza.

Insomma, la Costituzione è rigida, anzi immodificabile, in tutti i punti che rappresentano i capisaldi di ogni democrazia occidentale.

La Costituzione italiana potrebbe diventare flessibile?

La Costituzione italiana è rigida in quanto i suoi due ultimi articoli stabiliscono che essa può essere modificata soltanto attraverso la particolare procedura vista sopra e che, addirittura, non ne può essere affatto modificata la forma repubblicana.

Ebbene, se la rigidità dell’intero assetto costituzionale dipende solamente da questi due articoli, essi non potrebbero essere rivisti attraverso la procedura di revisione e modificati in modo tale da prevedere un nuovo procedimento di revisione, magari più semplice? In altre parole: non si potrebbero modificare direttamente gli articoli che stabiliscono che la Costituzione italiana è rigida?

La risposta a questa domanda deve essere negativa. Quanto prospettato rappresenterebbe solamente uno stratagemma volto ad aggirare la Costituzione, ritorcendo contro di essa gli strumenti che sono previsti per impedire la modifica dell’assetto democratico dell’Italia. Invero, una variazione della procedura di revisione costituzionale è impensabile perché anch’essa rientra in quella forma repubblicana immodificabile, o quanto meno nei principi inviolabili che, come ha stabilito la Consulta, sono ugualmente intoccabili.


note

[1] Art. 138 Cost.

[2] Art. 139 Cost.

[3] Corte Cost., sent. n. 1146 del 1988.

Autore immagine: Pixabay.com


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