Diritto e Fisco | Articoli

Perché la prostituzione non è reato?

18 Settembre 2019 | Autore:
Perché la prostituzione non è reato?

Prostituirsi è legale? Cosa sono il favoreggiamento e lo sfruttamento della prostituzione? Pagare per una prestazione sessuale è reato? Legge Merlin: cos’è?

La prostituzione in Italia è sempre un tema particolarmente scottante: ciò è dovuto al fatto che, come ti spiegherò in questo articolo, la prostituzione, pur non costituendo di per sé reato, può comunque dar luogo a condotte illecite, sanzionate anche dal punto di vista penale. Insomma, nel nostro ordinamento giuridico c’è una sorta di ambiguità con riferimento alla prostituzione: si può esercitare, ma non deve essere favorita né compiuta all’interno di appositi locali. Ma perché la prostituzione non è reato?

Si tratta di una domanda a cui è semplice rispondere, ma che merita un approfondimento normativo: come detto, esistono reati che riguardano la prostituzione, quali il favoreggiamento e lo sfruttamento. È altresì reato adibire un immobile a casa per appuntamenti, come stabilì anni fa la nota legge Merlin. Se l’argomento ti interessa e vuoi sapere perché la prostituzione non è reato, ti invito a proseguire nella lettura.

Prostituzione: quando è reato?

In Italia la prostituzione non è reato: chi decide di prostituirsi non commette alcun illecito. Tuttavia, ci sono delle condotte che riguardano la prostituzione e che costituiscono reato: la legge italiana punisce penalmente lo sfruttamento e il favoreggiamento della prostituzione, nonché l’esercizio della stessa all’interno delle cosiddette case di tolleranza. Approfondiamo la questione.

Sfruttamento della prostituzione: cos’è?

La legge Merlin [1] punisce severamente, con la pena della reclusione da due a sei anni, lo sfruttamento della prostituzione. In tale reato rientra la condotta di colui che trae profitto dalla prostituzione altrui. Lo sfruttatore, in altre parole, è l’individuo che si arricchisce grazie alla prestazione sessuale di un’altra persona. Il delitto è quindi integrato da qualsiasi condotta che tragga consapevolmente utilità dalla prostituzione altrui.

Secondo la giurisprudenza, il reato di sfruttamento della prostituzione scatta anche se il soggetto che si prostituisce non è costretto a cedere i suoi guadagni, ma decide di condividerli spontaneamente. Di conseguenza, il marito che vive sui proventi della moglie che si prostituisce incorre nel reato di sfruttamento della prostituzione, anche se il meretricio avvenga senza alcuna costrizione e per il fine di trovare denaro per mandare avanti la famiglia [2].

Convivere con chi si prostituisce non è reato, a meno che il convivente non tragga profitto dalla prostituzione stessa, ad esempio beneficiando di parte della somma guadagnata [3]. Secondo i giudici, inoltre, anche una sola ed unica condivisione del guadagno con la persona che si è prostituita costituisce il reato di sfruttamento della prostituzione [4].

Favoreggiamento della prostituzione: cos’è?

L’altra condotta delittuosa accostata alla prostituzione è quella del favoreggiamento. Il favoreggiamento della prostituzione implica una condotta idonea a facilitare l’esercizio del meretricio. Chi favorisce la prostituzione non necessariamente se ne arricchisce: solamente, semplifica il lavoro della prostituta.

Secondo la giurisprudenza, colui che abitualmente accompagna sul “luogo di lavoro” una prostituta (anche se è la fidanzata) commette il reato di favoreggiamento della prostituzione [5]. Sempre secondo la Suprema Corte, rischia il favoreggiamento della prostituzione l’inserzionista (su giornale cartaceo o sito web) che, anziché limitarsi a pubblicare l’annuncio della escort, si attiva affinché l’annuncio risulti più allettante, agevolando così l’approccio con la prostituta [6].

Case di tolleranza: cosa dice la legge?

Non soltanto lo sfruttamento e il favoreggiamento della prostituzione, ma anche le case di tolleranza sono state sanzionate dalla legge Merlin, la quale ne ha decretato la chiusura definitiva. Ma non solo: la legge sanziona qualsiasi tipo di luogo ove venga esercitata la prostituzione.

In pratica, alla legge non importa se la struttura ospiti formalmente o clandestinamente l’attività di prostituzione: qualsiasi condotta che tende a favorire la prostituzione all’interno di luoghi chiusi è sanzionabile penalmente.

La legge Merlin punisce con la reclusione fino a sei anni chiunque:

  • abbia la proprietà, oppure solamente amministri, gestisca o diriga una casa chiusa;
  • conceda in locazione un proprio locale per farvi svolgere consapevolmente attività di prostituzione,;
  • tolleri, all’interno del proprio locale pubblico o del locale che gestisce, l’esercizio della prostituzione (si pensi ai pub, ai night club o alle discoteche dove, in piccole alcove nascoste, le donne si prostituiscono).

In poche parole, quindi, l’esercizio della prostituzione in un luogo chiuso è sempre vietata; non sono però previste sanzioni per coloro che si prostituiscono, né per i clienti. Le sanzioni sono rivolte esclusivamente alle persone che, mettendo a disposizione un locale oppure gestendo, dirigendo o amministrando una struttura, acconsentono che in essa si svolga la prostituzione.

Per quale motivo la prostituzione non è reato?

Dopo aver spiegato qual è la disciplina legale riguardante la prostituzione, siamo ora in grado di spiegare perché la prostituzione non è reato. La scelta volontaria di prostituirsi, cioè di concedere il proprio corpo per prestazioni a pagamento, rientra nella libertà individuale di ciascuno. In altre parole, a nessuno può essere impedito di utilizzare il proprio corpo come meglio crede.

Certo, ci sono dei limiti invalicabili che non possono essere superati: ad esempio, per la legge sono vietati gli atti di disposizione del proprio corpo quando cagionino una diminuzione permanente della integrità fisica, o quando siano altrimenti contrari alla legge, all’ordine pubblico o al buon costume [7]. Al di fuori di queste eccezioni, però, ciascuno è libero di disporre del proprio corpo come meglio crede.

Perché lo sfruttamento e il favoreggiamento sono reati?

Se prostituirsi non è mai illegale, perché lo sono lo sfruttamento e, perfino, il favoreggiamento? Secondo la legge, la prostituzione è legale solamente se completamente spontanea: in altre parole, chi vende il proprio corpo lo deve fare per una scelta autonoma, non indotta da nessun altro.

Ovviamente, alla legge non interessano le motivazioni che spingono una persona a prostituirsi: chi si dà al meretricio potrebbe essere mosso dalla volontà di arricchirsi, di guadagnare per tirare avanti, perché non ha altra scelta per poter pagare i debiti, perché vuole provare nuove esperienze, ecc. Insomma: alla legge non interessano le motivazioni di chi si prostituisce: l’importante è che lo faccia liberamente, senza alcuna pressione esterna.

Perché chi va con una prostituta non commette reato?

Chi si prostituisce non commette reato; chi favorisce o sfrutta la prostituzione, oppure gestisce un locale a ciò adibito, è invece penalmente perseguibile. Chi va con una prostituta commette reato? Assolutamente no: pagare per avere un rapporto sessuale con una persona maggiorenne e consenziente non è mai reato.

Anche la scelta di remunerare una prestazione di questo tipo è espressione della propria libertà sessuale, purché ovviamente si incontri con una volontà altrettanto libera.

note

[1] Legge n. 75/1958 del 20.02.1958.

[2] Cass., sent. n. 40841 del 11.10.2005.

[3] Cass., sent. del 07.12.1982.

[4] Cass., sent. del 25.06.2002.

[5] Cass., sent. n. 28212 del 07.07.2016.

[6] Cass., sent. n. 49461 del 20.12.2012.

[7] Art. 5 cod. civ.

Autore immagine: Pixabay.com


Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema. Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 



NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA

Canale video Questa è La Legge

Segui il nostro direttore su Youtube