Diritto e Fisco | Articoli

Se Google abbina al tuo nome la parola “truffa” o altre diffamazioni

20 Maggio 2013 | Autore:
Se Google abbina al tuo nome la parola “truffa” o altre diffamazioni

Suggest (o Autocomplete) alla sbarra: per la Corte Federale tedesca e per i giudici italiani è possibile agire contro Google se, dopo la richiesta, la società americana non cancella il suggerimento.

La funzione si chiama “Google Suggest” o anche “Autocomplete” e consente a chiunque stia digitando una parola, sulla stringa di ricerca di Google, di vedere suggerite, dallo stesso motore di ricerca, eventuali parole associate.

Il classico Mario Rossi – nome ormai genericamente utilizzato per qualsiasi esempio – tornerà utile anche in questo caso. Chi cerca, su Google, l’indirizzo twitter del sig. Rossi si imbatterà – prima ancora di digitare per intero il nome del social network – nell’aggettivo “terrorista”. Il che – diciamolo in tutta franchezza – per quanto si tratti di un mero algoritmo automatico, non favorisce un “certo” personal branding.

Così Mario Rossi decide di inviare una lettera alla società di Mountain View per chiedere la cancellazione dell’abbinamento e di lì, in California, nessuno risponde.

Non resta che la causa. E, leggendo tra i precedenti giurisprudenziali, scopriamo che:

– nello scorso aprile 2012, il Tribunale di Milano ha dato ragione a un imprenditore che vedeva affiancate, al proprio nome, le parole “truffa” e “truffatore”.

Il ragionamento del giudice è stato quello di ritenere Google responsabile per colpa omissiva. In altre parole, il motore di ricerca non è responsabile a priori, ma solo se non si attiva dopo la segnalazione dell’utente.

Con la conseguenza che la semplice richiesta dell’utente di cancellazione di un contenuto lesivo imporrebbe all’intermediario di attivarsi prontamente alla rimozione (leggi l’articolo “Google Suggest e la diffamazione”).

– sempre nel 2012, una opposta sentenza, emessa dal Tribunale di Pinerolo, ha risparmiato Google dall’accusa di diffamazione.

In questo caso, il magistrato ha ritenuto “Suggest” il frutto di un mero algoritmo matematico che non rispecchia la scelta di Google, ma che si limita a prendere atto delle combinazioni più frequentemente digitate dagli stessi netizen, così da richiamarle in automatico per le successive ricerche (leggi l’articolo “Google salva: i suggerimenti non sono diffamazione”).

Oggi invece arriva l’importante pronuncia della Corte Federale di Giustizia Tedesca (un po’ come la nostra Cassazione). Secondo i magistrati teutonici, la funzione di suggerimenti di Google va modificata se c’è la richiesta dell’utente: ciò in quanto gli accostamenti di parole possono ledere i diritti di persone e imprese. La Corte ha quindi dato ragione a una ditta di cosmetici che, nei suggerimenti di ricerca, era accompagnata da parole come “truffa” e “Scientology”.

Le motivazioni sono le stesse che, a suo tempo, aveva elaborato il Tribunale di Milano: Google può essere responsabile solo in caso di omissione di intervento dopo la richiesta dell’utente.

Così, il motore di ricerca ha fatto sapere di aver messo a disposizione un modulo online affinché chiunque si ritenga leso da determinati accostamenti, di richiederne la cancellazione.



Sostieni LaLeggepertutti.it

La pandemia ha colpito duramente anche il settore giornalistico. La pubblicità, di cui si nutre l’informazione online, è in forte calo, con perdite di oltre il 70%. Ma, a differenza degli altri comparti, i giornali online non ricevuto alcun sostegno da parte dello Stato. Per salvare l'informazione libera e gratuita, ti chiediamo un sostegno, una piccola donazione che ci consenta di mantenere in vita il nostro giornale. Questo ci permetterà di esistere anche dopo la pandemia, per offrirti un servizio sempre aggiornato e professionale. Diventa sostenitore clicca qui

Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema (max 1000 caratteri). Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA

Canale video Questa è La Legge

Segui il nostro direttore su Youtube