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Italia ostaggio di Rousseau: cosa succede in caso di voto negativo?

3 Settembre 2019 | Autore:
Italia ostaggio di Rousseau: cosa succede in caso di voto negativo?

È il momento di Rousseau. Ma chi è legittimato a votare? Chi controlla i voti? Chi garantisce che questi siano regolari? E cosa accadrà dopo il voto?

Tutto è in bilico, in attesa di Rousseau. I dubbi sono tanti. Una pioggia di interrogativi sta infatti battendo su questi incerti giorni di consultazioni. Ma le luci della ribalta puntano ora sulla piattaforma di matrice pentastellata in un silenzio di attesa spezzato solo da voci fuori dal coro.

A lanciare il sasso stavolta è stata Deborah Bergamini, deputata di Forza Italia: «Siamo in mano all’oligarchia grillina! Perché, di grazia, solo i 5stelle possono decidere se questo governo si debba fare o no? Il resto degli italiani valgono meno? Nei fatti il voto su internet, per il M5S, conta più del Presidente della Repubblica e del Parlamento. Un sondaggio sul web tiene in ostaggio 60 milioni di italiani».

Non è la sola a vederla così: «Pensare che sarà la piattaforma Rousseau – ha dichiarato a RaiNews il presidente del Piemonte Alberto Cirio – di proprietà e gestione privata a dire se avremo o no un governo, a dover definire i destini di un Paese e di una regione credo sia un’offesa alla democrazia rappresentativa vera e amplia il solco tra credibilità della politica e fiducia dell’elettorato».

«È un dibattito surreale – ha proseguito Cirio – dovrei spiegare ai cittadini del Piemonte che il futuro della Tav, se si farà o no l’Asti-Cuneo o se riusciremo a non chiudere gli ospedali dato che ogni anno il governo taglia i fondi per la sanità alle Regioni non dipende più dal voto popolare dalla democrazia rappresentativa degli eletti ma diventa un meccanismo in mano alla piattaforma Rousseau. Sto parlando dalla sede del Consiglio comunale di Dogliani, qui era seduto Luigi Einaudi che fu il primo presidente della Repubblica Italiana, credo che da lassù se ci sta guardando non so come giudicherebbe un Paese che dice “valuteremo il nuovo governo sulla base della piattaforma Rousseau”».

Dunque, l’ora fatale sarà oggi. Dopo giorni di ipotesi, è finalmente arrivato il momento della scelta. Ma questa ora solleva nuovi interrogativi: chi è legittimato a votare? Chi controlla i voti? Chi garantisce che questi, visti i precedenti, siano regolari? E soprattutto: cosa accadrà dopo il voto su Rousseau?

Il quesito al quale gli iscritti M5S sono chiamati a rispondere sulla piattaforma Rousseau è essenziale nella sua semplicità:

«Sei d’accordo che il MoVimento 5 Stelle faccia partire un Governo, insieme al Partito Democratico, presieduto da Giuseppe Conte? SI. NO».

Oggi, martedì 3 settembre, tra le 9 e le 18 i 115.372 iscritti al M5S aventi diritto al voto potranno dire la loro.

La piattaforma Rousseau, ricordiamolo, è un semplice sito internet di proprietà non del Movimento, ma di una società privata senza scopo di lucro (l’Associazione Rousseau, fondata da Gianroberto Casaleggio, oggi controllata da suo figlio Davide) con un’area riservata alla quale possono accedere, tramite una password, solo gli iscritti da almeno sei mesi.

In base a quanto è scritto sullo statuto del partito, la verifica dell’abilitazione a votare e il conteggio dei voti sono effettuati in maniera automatica, mentre «la regolarità delle consultazioni è certificata da un organismo indipendente, nominato dal Comitato di Garanzia, o da notaio». Bisogna dire, però, che riguardo all’ “organismo indipendente” né il Movimento né l’Associazione Rousseau hanno mai indicato il nome. Relativamente alla sicurezza, inoltre, il Garante della privacy ha recentemente individuato «importanti vulnerabilità» nella piattaforma. Per queste falle, l’Associazione Rousseau è stata sanzionata due volte: nel marzo 2018 (32 mila euro) e nell’aprile di quest’anno  (50 mila euro).

Ora, resta da chiedersi: se il pollice dell’oracolo sarà verso il M5S voterà la fiducia o no? E in quel caso salteranno anche le trattative? Il capogruppo 5 Stelle al Senato Stefano Patuanelli sembra avere già una risposta: «Se dovessero prevalere i no, il presidente del Consiglio dovrà sciogliere la riserva di conseguenza: in modo negativo. Non vedo alternativa». Gli fa eco il sottosegretario pentastellato Manlio Di Stefano. Se il voto sulla piattaforma Rousseau dovesse andare male «ne trarremo le conseguenze». Nel frattempo, dunque, come facevano gli antichi, non ci resta che affidare le nostre sorti all’oracolo.



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