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Collocamento obbligatorio per le categorie protette

16 Settembre 2019
Collocamento obbligatorio per le categorie protette

Alcune persone rischiano di essere escluse dal mondo del lavoro se non vi fossero norme poste a tutela della loro occupabilità.

Il mercato del lavoro, al pari di un qualsiasi mercato, è caratterizzato dalla competizione tra i vari soggetti che vi operano. Ci sono delle persone che, tuttavia, in questo mercato sono naturalmente svantaggiate perchè si trovano in una condizione di difficoltà che li rende non competitivi con gli altri. Se le regole del mercato non avessero alcun freno e correttivo, queste persone non avrebbero molte possibilità di trovare un impiego e di condurre, conseguentemente, quella vita libera e dignitosa che solo il lavoro permette. Per questo, nasce il collocamento obbligatorio per le categorie protette.

La legge impone alle imprese, sia pubbliche che private, di riservare una piccola fetta delle loro assunzioni a delle persone che, a causa di problematiche varie che andremo ad analizzare, sarebbero a rischio di esclusione e marginalizzazione nel mercato del lavoro. Il tutto per favorire la piena inclusione sociale e le pari opportunità anche a coloro che rischiano di restare indietro.

Cosa sono le categorie protette?

Con la denominazione di categorie protette vengono indicati tutti quei soggetti che presentano delle forme di svantaggio sociale rispetto ad un comune cittadino: è il caso degli orfani, delle vedove, dei profughi, etc. Il concetto di categoria protetta è una parte del più ampio ambito delle cosiddette assunzioni obbligatorie. In questo più ampio ambito rientrano, infatti, non solo le categorie protette, ma anche la macrocategoria degli invalidi che, dal punto di vista quantitativo, rappresenta senza dubbio l’istituto maggiormente diffuso.

Possiamo, dunque, dire che il complesso di situazioni che rientrano tra le assunzioni obbligatorie includono persone disoccupate che siano contestualmente:

  • colpite da minorazioni fisiche, psichiche nonchè portatori di handicap intellettivo con una riduzione della capacità lavorativa superiore al 45%;
  • invalide del lavoro con un grado di invalidità superiore al 33%;
  • cechi assoluti o con residuo visivo non superiore ad un decimo ad entrambi gli occhi, con eventuale correzione;
  • sorde;
  • invalide di guerra, invalide civili di guerra e di servizio;
  • vedove/i di deceduti per causa di lavoro, di guerra o di servizio, orfani, profughi e vittime del terrorismo e della criminalità organizzata.

Quante categorie protette devono essere assunte?

Come abbiamo anticipato, per favorire la piena integrazione sociale di questi soggetti nel mercato del lavoro, la legge impone alle aziende sia pubbliche che private le cosiddette quote di riserva o collocamento obbligatorio. Le aziende devono, in altri termini, riservare un certo numero di posti di lavoro a soggetti che rientrino nelle anzidette categorie.

In particolare, le quote di riserva da destinare alle categorie protette sono:

  • sette per cento dei lavoratori occupati, se l’azienda occupa più di 50 dipendenti;
  • due lavoratori, se l’azienda occupa da 36 a 50 dipendenti;
  • un lavoratore, se l’azienda occupa da 15 a 35 dipendenti.

Per quanto concerne la definizione della base di calcolo, vale a dire per comprendere in che modo devono essere conteggiati i lavoratori occupati in un’azienda e comprendere di conseguenza quanti dipendenti appartenenti alle categorie protette devono essere assunti, la riforma Fornero del 2012 [1] ha prodotto un ampliamento della base di calcolo che ha determinato, quindi, un incremento del numero di disabili occupati.

Alla luce delle modifiche introdotte nel 2012, attualmente, nella base di calcolo devono essere inclusi:

  • tutti i lavoratori assunti con rapporto di lavoro subordinato (fatta eccezione per i rapporti di lavoro avviati già nell’ambito del collocamento obbligatorio);
  • i soci di cooperative di produzione e lavoro;
  • i dirigenti;
  • i lavoratori assunti con contratto di inserimento;
  • i lavoratori che prestano la propria attività di lavoro presso l’utilizzatore in forza di un contratto di somministrazione;
  • i lavoratori assunti per attività all’estero;
  • i lavoratori socialmente utili (cosiddetti Lsu);
  • i lavoratori a domicilio;
  • i lavoratori assunti con contratto di apprendistato;
  • i lavoratori assunti con contratto di lavoro a tempo determinato fino a 9 mesi.

Per quanto concerne la collocazione dei dipendenti assunti con collocamento obbligatorio da parte di aziende con più unità produttive in diverse località, occorre osservare che i datori di lavoro privati possono richiedere alla provincia in cui il datore di lavoro ha la propria sede legale di essere autorizzati ad assumere in una unità produttiva un numero di lavoratori appartenenti alle categorie protette superiore a quello richiesto dalla legge, potendo poi portare tale surplus a compensazione del minor numero di categorie protette assunte in altre unità produttive. Se le diverse unità produttive si trovano in regioni diverse, la richiesta va inoltrata al ministero del Lavoro. In ogni caso, la richiesta di autorizzazione deve essere motivata.

Inoltre, occorre segnalare che uno dei decreti attuativi del cosiddetto Jobs Act [2] ha permesso ad aziende pubbliche e private di computare all’interno della quota di riserva anche quei lavoratori che, nonostante fossero già disabili al momento dell’assunzione, non sono stati assunti nell’ambito del collocamento obbligatorio ma abbiano maturato una riduzione della capacità lavorativa superiore al 60% o al 45% in caso di disabilità psichica.

Collocamento obbligatorio: casi di esenzione e sospensione dell’obbligo

La legge prevede dei casi in cui l’obbligo di assunzione dei dipendenti che apprtengono alle categorie protette è escluso o sospeso.

In particolare, sono previste esclusioni dall’obbligo di assunzioni di lavoratori disabili per:

  • personale viaggiante e navigante nel caso di datori di lavoro pubblici e privati che operano nel settore del trasporto pubblico aereo, marittimo e terrestre;
  • personale direttamente adibito alle aree operative di esercizio e regolarità dell’attività di trasporto per gli impianti di trasporto a fune;
  • personale di cantiere e gli addetti al trasporto per i datori di lavoro del settore edile;
  • nell’ambito dei servizi di polizia e protezione civile il collocamento obbligatorio dei disabili opera solo nei servizi amministrativi;
  • per i partiti politici, le organizzazioni sindacali, gli istituti pubblici di assistenza e beneficenza (cosiddetti Ipab) e le organizzazioni che operano nel campo della solidarietà sociale, dell’assistenza e della riabilitazione senza scopo di lucro, la quota di riserva deve essere computata unicamente prendendo a riferimento il personale tecnico-esecutivo e svolgente funzioni amministrative e l’obbligo di assunzione insorge solo in caso di nuova assunzione.

In altri casi, come anticipato, l’obbligo di assunzione delle categorie protette può essere sospeso.

In particolare, la sospensione può essere disposta se l’azienda si trova in una situazione di particolare difficoltà (a titolo di esempio, l’azienda ha richiesto la cassa integrazione guadagni, è stata presentata la dichiarazione di fallimento, etc.).

La richiesta di sospensione dall’obbligo assunzionale deve essere presentata alla provincia nella quale si trova l’unità produttiva interessata alla sospensione unitamente alla documentazione che prova la sussistenza dei requisiti fissati dalla legge per la sospensione del collocamento obbligatorio.

Collocamento obbligatorio: l’esonero

Oltre ai casi di esenzione e di sospensione dell’obbligo di assumere dipendenti che appartengano alle categorie protette, la legge prevede anche il cosiddetto esonero.

In sostanza, i datori di lavoro privati e gli enti pubblici economici, che impiegano più di trentacinque dipendenti, se, a causa delle speciali condizioni della loro attività, non possono occupare l’intera percentuale di categorie protette prescritta loro dalla legge, possono richiedere alla provincia di essere esonerati parzialmente dall’obbligo assunzionale.

La richiesta di esonero parziale deve essere inviata alla provincia competente per territorio. A fondamento della richiesta di esonero, devono essere portati a conoscenza della provincia adeguate motivazioni che, solitamente, consistono in una delle seguenti caratteristiche dell’attività dell’azienda richiedente:

  • la prestazione lavorativa richiesta è particolarmente faticosa;
  • la prestazione lavorativa presenta una pericolosità connaturata al tipo di attività;
  • particolare modalità di svolgimento dell’attività lavorativa.

I servizi per l’impiego della provincia possono accogliere la richiesta di esonero parziale dell’azienda richiedente, autorizzando un esonero parziale dagli obblighi assunzionali fino alla misura massima del 60% della quota di riserva.

Questa percentuale massima può essere ulteriormente aumentata fino all’80% nel caso di datori di lavoro che operano nel settore della sicurezza e vigilanza e nel settore del trasporto privato.

A parziale compensazione dell’esonero dall’obbligo assunzionale, i datori di lavoro autorizzati all’esonero parziale sono obbligati a versare al Fondo regionale per l’occupazione dei disabili un contributo pari a 30,64 euro per ogni giorno lavorativo per ciascun lavoratore disabile non occupato. E’, infatti, evidente che la richiesta di esonero deve collegarsi a caratteristiche proprie della prestazione di lavoro e non deve essere un escamotage per risparmiare sul costo del lavoro.

Infine, si segnala che attraverso lo stesso meccanismo, vale a dire versando al Fondo regionale per l’occupazione dei disabili la somma di 30,64 euro per ogni giorno lavorativo per ciascun lavoratore disabile non occupato, anche i datori di lavoro privati e gli enti pubblici economici che occupano addetti impegnati in lavorazioni che comportano il pagamento di un tasso di premio ai fini Inail pari o superiore al 60 per mille possono essere esonerati dall’obbligo di assunzione di lavoratori disabili.

In tal caso, a differenza di quanto visto prima, l’esonero può essere direttamente autocertificato dal datore di lavoro senza la necessità di inoltrare una apposita richiesta di esonero ai servizi provinciali competenti.


note

[1] Art. 4 co. 27 lett. b), L. n. 92 del 28.06.2012.

[2] D. Lgs. n. 151/2015.


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19 Commenti

  1. Guarda che è così da sempre, ho la sma3 ho una sorella ed un fratello con entrambi sma3, mia madre è vedova, siamo tutti iscritti da sempre al collocamento speciale e nessuno dei tre ha mai lavorato, quindi prima di iniziare a scrivere cazzate collega il cervello, non dare false speranze, se non hai il politico di turno come amico STARAI SEMPRE A CASA

  2. Non e vero niente il disabile x quanto mi riguarda nella mia regione e sempre messo da parte il caso di mia figlia e che sta iscritta al col mirato dal2015 e non ha ricevuta nessuna comunicazione dai centri impiego ma aggiunco che se sono categorie protette x quale motivo devono fare i concorsi x la pubblica amministrazione x il privato non conviene assumere

  3. Io sono iscritto alle categorie protette dal 2006. E da allora non ho ricevuto nessuna offerta di lavoro. Avere un ente che ti tutela, non basta. Io penso che il problema sia prettamente strutturale, cioè mancanza di competenze e di strumenti necessari per il reintegro dei lavoratori diciamo svantaggiati. È necessario un personale competente, ed a passo con i tempi, che sappia coniugare nuove tecnologie con la necessità di una ricerca attiva del lavoro!. Finché nei collocamenti vedremo ancora le bacheche, non cambierà sostanzialmente nulla!

  4. È una buffonata, almeno al Sud. Le aziende non assumono…Le offerte di lavoro su internet destinate al collocamento mirato sono sempre le stesse…cosa vorrà mai dire??

  5. Buona sera sono 4anni che sono iscritta all’ufficio di collocamento mirato ma fino a oggi non ho ricevuto nessuna chiamata.

  6. Buona sera,sono iscritta all’ufficio di collocamento di Treviglio da 4 anni ma finora non ho avuto nessuna chiamata,non ho parole.

  7. Tutto bello; ( norme, leggi e tante parole…)! Chi invalido o disabile per inserirsi nel mondo del lavoro, deve pregare la fortuna o attaccarsi al divino perché verrà sempre considerato un fannullone o un peso alla società nonché alle aziende, e tu resti disoccupato per anni si signore ANNI…. Una vergogna non trovo altra definizione. Se potessi (….) ma non ho il coraggio!

    1. Sono iscritta alle liste speciali da 20 anni. Sono invalida civile 75% non ho mai avuto sostegno per avere un piccolo lavoro che mi faccia vivere questa vita con dignità. Ho avuto sempre problemi e mai un aiuto. Sono disoccupata.. Mi sento un peso per la mia famiglia… ma quando non ci saranno più i miei genitori che fine farò?
      Le belle parole volano al vento mentre i fatti non ci sono.

    1. In tanti anni di iscrizione alle categorie protette non sono stata chiamata neanche una volta ..vergognoso

  8. Sarò la mosca bianca, non lo so. Io sono iscritta da 3anni al collocamento mirato e nel frattempo attraverso afol sono stata iscritta a dei bandi rete della regione e ho partecipato a tutti gli incontri/corsi proposti. In parallelo mi è stata affiancata una tutor che mi ha aiutato sia nella stesura del CV che nella ricerca attiva. Ho fatto un tirocinio di 3 mesi con rimborso spese. Alla fine Il risultato è che da fine giugno ho un lavoro con contratto a tempo indeterminato.
    Dipende molto dalle persone che lavorano in afol, dalle assistenti sociali, da eventuali cps ecc ecc.
    Io sono stata molto fortunata, però mi sono anche messa in gioco e non mi sono mai tirata indietro a nessuna proposta lavorativa o corso. Faccio un lavoro mai fatto prima, sono passata dalla scrivania alla cucina…ma va bene così!

  9. Salve io sono stata assunta da un multinazionale… Ma credetem altro che invalidità mi hanno e stanno facendo fare dei lavori pesanti senza alcuna considerazione della mia invalidità ( 50%) e senza nessuna possibilità di cambiare mansione e se mi lamento tolgono. Le ore….! Ho. Un contratto di 20 ore settimanali e vivo con. Il terrore di. Vedermi fare solo le mie ore da un momento all’altro…

  10. SALVE SONO 13 ANNI CHE SONO SCRITTO MA NON CI SPERO PIU MAI AVUTO IL PIACERE DI AVERE UNA CARTOLINA X UN COLLOQUIO DI LAVORO,ORMAI LA MIA VITA E ANDATA A PEZZI O COMMESSO MOLTI SBAGLIX ANDARE AVANTI CIO UNA FIGLIA SONO VEDOVO E PULTROPPO VIVO CON I MIEI X CHE NON POSSO PERMETTERMI UNA CASA,MI ANNO ACCETTATO IL REDITTO UNALTRA UMILIAZIONE 40 EURO AL MESE MIA MADRE PRENDE LA PENZIONE SOCIALE NON CI BASTANO X LE SUE SPESE IO CHE FACCIO C9N 40 EURO NON ERA MEGLIO SE NON MELI DAVANO ALMENO NON MI MORTIFICAVANO GRZ

  11. In tanti anni di iscrizione alle categorie protette non sono stata chiamata neanche una volta ..vergognoso

  12. Non ho ricevuto nessuna proposta e sono già 3 anni ormai che sono iscritta alla categoria, poi x me che ho disabilita ‘al 50 % neppure da sola trovo un aggancio x un lavoro adatto a me in più non si trova a 54 anni e italiana . Dobbiamo soccombere o con pazienza qualcuno ci da’ un opportunità almeno x provare a vedere se ce la facciamo…io cerco un part time anche in fabbrica purché si RISPETTINO le mie problematiche …solo questo .

    1. Consigliamo di leggere i seguenti articoli:
      -Liste di collocamento: come funzionano? Come iscriversi al Centro per l’impiego, che cos’è il patto di servizio e quali sono gli obblighi di chi cerca un lavoro e prende la Naspi. https://www.laleggepertutti.it/246498_liste-di-collocamento-come-funzionano
      -Collocamento mirato, come ci si iscrive alla lista? Graduatoria unica disabili Legge 68 per il collocamento mirato: chi può iscriversi e qual è la procedura?https://www.laleggepertutti.it/157475_collocamento-mirato-come-ci-si-iscrive-alla-lista
      -Liste di collocamento obbligatorio: quando si può essere inseriti? https://www.laleggepertutti.it/187343_liste-di-collocamento-obbligatorio-quando-si-puo-essere-inseriti

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