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Contributi previdenziali professionisti senza cassa

19 Settembre 2019
Contributi previdenziali professionisti senza cassa

I lavori dipendenti pagano i propri contributi tramite il datore di lavoro, mentre i lavoratori autonomi devono provvedere al pagamento autonomamente.

Pagare i contributi previdenziali è un obbligo al quale nessun lavoratore può sottrarsi. Infatti, sia i lavoratori subordinati che i lavoratori autonomi sono chiamati a versare sui propri redditi i contributi previdenziali che servono a garantire loro, dopo un certo numero di anni di lavoro, la pensione e altre forme di tutela e di assistenza delle quali la persona può avere bisogno nel corso della vita. Ciò che differisce profondamente tra le varie tipologie di lavoratori è, tuttavia, la modalità di pagamento dei contributi. In questo articolo, analizziamo l’obbligo di pagare i contributi previdenziali per i professionisti senza cassa.

Se è vero che la gran parte delle professioni regolamentate si è dotata di una propria cassa previdenziale di riferimento è altresì vero che queste casse di categoria non coprono tutte le professioni possibili ed è, dunque, necessario chiedersi a chi devono versare i contributi i professionisti che non hanno una propria cassa previdenziale di riferimento.

Cosa sono i contributi previdenziali?

Nel nostro sistema sociale, è previsto che lo Stato intervenga a sostegno del lavoratore in tutti quei casi in cui questi perde la capacità di lavorare sia momentaneamente che in modo definitivo [1].

Si pensi ai seguenti eventi della vita:

  • malattia;
  • infortunio;
  • maternità;
  • inabilità al lavoro;
  • disoccupazione involontaria;
  • vecchiaia.

Per ciascuno di questi eventi della vita sono previste delle specifiche forme di tutela e di assistenza della persona. In caso di malattia, l’Inps eroga l’indennità di malattia. In caso di infortunio o malattia professionale, l’Inail eroga l’indennità di infortunio e/o malattia professionale. In caso di maternità, l’Inps eroga l’indennità di maternità.

In caso di inabilità al lavoro, vi sono apposite pensioni di invalidità. In caso di perdita involontaria del lavoro, l’Inps eroga la Naspi ai dipendenti e la dis-coll ai collaboratori. Raggiunta una certa età che impone il riposo, l’Inps eroga la pensione di vecchiaia.

Ovviamente, questo sistema ha un costo rilevantissimo per le casse dello Stato e per finanziarlo è previsto l’obbligo di pagamento dei contributi previdenziali. I contributi previdenziali sono, dunque, un onere economico che deve essere versato e che si calcola applicando una certa aliquota sulle somme erogate al lavoratore a titolo di retribuzione.

Se l’aliquota previdenziale è del 30% e la retribuzione del lavoratore è pari a mille euro, dovranno essere versati 300 euro di contributi previdenziali.

A chi si pagano i contributi previdenziali?

Il sistema di protezione sociale che abbiamo descritto è gestito dall’Inps. I contributi previdenziali devono essere pagati all’Inps da parte della generalità dei lavoratori. In assenza di una gestione previdenziale autonoma, la regola generale è che i contributi si pagano all’Inps.

Esistono, tuttavia, dei settori nei quali ci sono delle casse previdenziali autonome, talvolta private e talvolta pubbliche, e in quel caso il lavoratore che opera in quel settore deve pagare i contributi previdenziali alla propria cassa previdenziale di competenza. Con una conseguenza: egli non potrà chiedere prestazioni sociali all’Inps, ma dovrà chiedere alla propria cassa di appartenenza le prestazioni sociali che quella cassa eroga. E non sempre sono prestazioni analoghe a quelle Inps.

Ci sono, dunque, dei soggetti che, per motivazioni legate alle caratteristiche dell’attività svolta o alla forza contrattuale della propria categoria di appartenenza, si sono sottratti al regime generale ed hanno dato vita a delle casse previdenziali autonome di settore, dette anche fondi autonomi in quanto gestiscono, in modo del tutto autonomo rispetto all’Inps, i termini di imposizione contributiva, la riscossione ed il recupero dei contributi obbligatori dovuti da specifiche categorie di lavoratori professionisti.

Le principali casse di previdenza autonome sono:

  • Cassa Forense: cassa nazionale di previdenza ed assistenza a favore degli avvocati;
  • Cassa nazionale di previdenza per gli ingegneri ed architetti;
  • Cassa nazionale di previdenza ad assistenza per i geometri;
  • Cassa nazionale di previdenza ed assistenza dei dottori commercialisti;
  • Cassa nazionale di previdenza ed assistenza dei ragionieri e periti commerciali;
  • Enpav: cassa nazionale di previdenza ed assistenza dei veterinari;
  • Enpaf: cassa nazionale di previdenza ed assistenza dei farmacisti;
  • Enpacl: cassa nazionale di previdenza ed assistenza dei consulenti del lavoro;
  • Enpam: cassa Nazionale di previdenza ed assistenza dei medici;
  • Enpapi: cassa nazionale di previdenza ed assistenza degli infermieri professionali;
  • Cassa Notariato;
  • Enpap: cassa nazionale di previdenza ed assistenza degli psicologi;
  • Epap: cassa nazionale di previdenza ed assistenza dei chimici, dottori agronomi e dottori forestali, dei geologi;
  • Enpab: cassa nazionale di previdenza ed assistenza dei biologi;
  • Eppi: cassa nazionale di previdenza ed assistenza dei periti industriali e dei periti industriali laureati.

I professionisti che svolgono attività rientranti nei settori di competenza di queste casse devono versare i contributi previdenziali alle loro rispettive casse previdenziali di riferimento secondo le regole da loro fissate ed avranno diritto ai trattamenti previsti e deliberati dalle relative casse.

Liberi professionisti senza cassa: a chi versano i contributi previdenziali?

Il mondo delle libere professioni, tuttavia, è in continua evoluzione e non tutte le professioni hanno avuto la forza di costituire una propria cassa previdenziale di riferimento. Si è posto, quindi, il problema di individuare la cassa previdenziale alla quale iscrivere i liberi professionisti senza cassa.

La legge [2] ha previsto che i liberi professionisti titolari di partita Iva [3] siano iscritti alla Gestione Separata Inps.

Come si possono identificare i liberi professionisti senza cassa che devono iscriversi alla Gestione Separata Inps? I principali requisiti per identificarli sono i seguenti:

  • l’attività di lavoro autonomo svolta ha un contenuto artistico o professionale;
  • il libero professionista è un lavoratore autonomo: l’attività professionale deve essere svolta senza alcun vincolo di subordinazione ed il professionista deve essere autonomo nel determinare tempi, modalità e mezzi necessari per l’esecuzione della professione;
  • abitualità e professionalità del lavoro: il libero professionista realizza una pluralità di atti coordinati e finalizzati ad un risultato, in particolare se svolti a favore di una pluralità di soggetti. Non è necessario che l’attività professionale sia esclusiva o prevalente. Ciò che conta è che sia abituale;
  • natura non imprenditoriale della professione: l’attività professionale di lavoro autonomo è caratterizzata dalla personalità della prestazione del professionista e dalla prevalenza dell’elemento umano del “lavoro” sul capitale. Al contrario, nell’attività di impresa risulta prevalere l’elemento “organizzazione” delle risorse produttive (vale a dire dei beni, dei servizi e delle risorse umane);
  • esercizio della professione in forma associata, tramite la riunione di persone fisiche in associazioni prive di personalità giuridica.

Come si calcolano i contributi dovuti alla Gestione Separata Inps?

Anche ai liberi professionisti senza cassa si applica il principio generale secondo cui la base imponibile contributiva coincide con la base imponibile fiscale.

Cosa significa? Innanzitutto, chiariamo che la base imponibile è la somma di riferimento da cui occorre partire per calcolare i contributi previdenziali da pagare alla Gestione Separata Inps.

Come abbiamo detto, i contributi previdenziali si pagano sui redditi percepiti dal lavoratore. Sulla stessa somma, ossia il reddito annuo del professionista, lo stesso dovrà dunque calcolare sia le tasse da pagare allo Stato (l’Irpef) sia i contributi previdenziali da pagare alla Gestione Separata Inps.

I liberi professionisti senza cassa, quando fanno la dichiarazione dei redditi, dichiarano i redditi percepiti nell’ambito della loro attività professionale nel quadro RE (redditi da lavoro autonomo) oppure, se esercitano la professione in forma associata, nel quadro RH (redditi di partecipazione) oppure ancora nel quadro CM se rientrano, in materia fiscale, nel cosiddetto regime dei minimi oppure ancora nel quadro LM se rientrano nel regime fiscale forfettario.

La base imponibile previdenziale, ossia, la somma su cui calcolare i contributi da versare alla Gestione Separata Inps, è pari all’imponibile fiscale, così come risulta dalla dichiarazione dei redditi e dagli accertamenti definitivi.

Chiarito su quale somma vanno calcolati i contributi previdenziali, per calcolare quanti soldi versare alla Gestione Separata Inps è necessario applicare alla base imponibile le aliquote contributive vigenti nell’anno di riferimento nei limiti del massimale previsto per l’anno stesso. Ogni anno, infatti, l’Inps determina con una propria circolare le aliquote da applicare per quella annualità.

L’obbligo di pagare i contributi è interamente a carico del professionista, il quale, tuttavia, ha la possibilità di addebitare al cliente nella fattura, a titolo di rivalsa, un’aliquota pari al 4% dei compensi lordi come contributo per gli oneri previdenziali.

Ovviamente, i contributi previdenziali da versare all’Inps dipendono dal reddito prodotto in un anno e questa informazione è conoscibile solo a consuntivo, ossia una volta chiuso l’esercizio dell’anno passato. Per questo motivo, il versamento dei contributi previdenziali alla Gestione Separata Inps avviene con il medesimo meccanismo di acconto e saldo e con le medesime scadenze previste dal Fisco per i versamenti dell’Irpef.

Il professionista senza cassa deve, dunque, versare i contributi con queste scadenze:

  • 16 giugno: versamento del saldo dell’anno precedente e del primo acconto dell’anno in corso, per un importo pari al 40% dell’importo dovuto sui redditi risultanti dalla dichiarazione dei redditi relativa all’anno precedente e dagli accertamenti definitivi;
  • 30 novembre: versamento del secondo acconto, di importo pari al primo.

Per quanto attiene alle modalità di versamento e di compilazione del modello F24, è possibile consultare, sul sito dell’Inps, la sezione F24 – Professionisti senza cassa.


note

[1] Art. 38 Cost.

[2] Art. 2 co. 26 L. n. 335/95.

[3] Così come definiti ai sensi dell’Art. 53, c. 1 del Tuir.


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