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Come costituire una ditta

18 Settembre 2019
Come costituire una ditta

Come aprire un’attività commerciale: quale forma giuridica adottare e quali gli adempimenti da compiere. I criteri da seguire per la scelta del regime fiscale più idoneo per l’attività da intraprendere.

Se rientri tra coloro che al giorno d’oggi, hanno un lavoro che non li soddisfa e vorresti metterti in proprio, ti starai chiedendo come costituire una ditta. Il principale deterrente per la realizzazione di un’idea imprenditoriale è proprio la mancanza di una adeguata informazione sulle procedure da seguire ed i numerosi adempinti prvisti dalla legge, non  aiutano di certo l’aspirante imprenditore.

Se hai deciso di aprire un’attività imprenditoriale la prima cosa da fare è valutare la forma giuridica più idonea da adottare. La scelta è solitamente subordinata al tipo di attività che si intende intraprendere, al capitale richiesto per l‘avvio, al rischio derivante dall’attività economica. Per un’attività poco strutturata, che richiede un minimo investimento iniziale facente capo ad un solo soggetto, la forma giuridica più adatta è quella della ditta individuale.

Perché scegliere di costituire una ditta individuale

Prima di spiegare come costituire una ditta, vediamo quali sono i cosiddetti “pro” che tale attività comporta rispetto a quella esercitata in forma di società.

I vantaggi che suggeriscono la scelta della forma giuridica dell’impresa individuale sono legati soprattutto ai ridotti adempimenti burocratici richiesti nella fase di costituzione. Non è prevista infatti, la redazione di un atto pubblico dinanzi ad un notaio e neppure il conferimento di un capitale sociale iniziale.

L’impresa è definita individuale in quanto l’attività è svolta da un unico soggetto: il titolare dell’impresa, che può avvalersi dell’ausilio di collaboratori, anche familiari, o di dipendenti. Solitamente, ricorrono alla forma giuridica dell’impresa individuale gli artigiani ed i commercianti che sono coloro che esercitano personalmente e  professionalmente ed in qualità di titolari, l’impresa, assumendone la piena responsabilità con tutti gli oneri ed i rischi inerenti alla sua direzione e gestione e che svolgendo in misura prevalente il proprio lavoro, anche manuale, nel processo produttivo.

Se dal punto di vista burocratico, l’impresa individuale sembra essere molto vantaggiosa non lo è altrettanto nell’ottica del cosiddetto rischio di impresa. Essendo il titolare, l’unico responsabile della gestione dell’attività, ne deriva che il patrimonio di quest’ultimo è soggetto al rischio d’impresa e che, in caso di insolvenza, l’imprenditore risponde nei confronti dei terzi con tutti i suoi beni, anche personali. Infatti, a differenza delle società di capitali, non c’è separazione tra il patrimonio personale del titolare e quello dell’impresa.

Gli adempimenti per costituire una ditta individuale

Per aprire una ditta individuale bisogna innanzitutto conoscere le eventuali licenze ed autorizzazioni occorrenti per lo svolgimento dell’attività; le informazioni si possono ottenere rivolgendosi agli uffici territorialmente competenti (Comuni, Asl etc..). Si tratta di un passaggio fondamentale specialmente per coloro che intendono aprire un esercizio commerciale che preveda la produzione, il confezionamento e la vendita di generi alimentari. In questi casi infatti, occorre ottenere, tra le altre licenze, anche un’autorizzazione sanitaria senza la quale non è possibile avviare alcuna attività.

La Comunicazione Unica (ComUnica)

Una volta ottenute le autorizzazioni dalle istituzioni territoriali competenti, bisognerà espletare le seguenti formalità necessarie alla costituzione dell’impresa: a) attribuzione della partita Iva da parte dell’Agenzia delle Entrate presentando il modello AA9/12; b) iscrizione nel Registro delle Imprese ed eventualmente all’Albo delle Imprese Artigiane; c) adempimenti INPS ai fini previdenziali; d) adempimenti INAIL ai fini assicurativi; e) Segnalazione Certificata di Inizio Attività (SCIA) per lo Sportello Unico delle Attività   Produttive (SUAP); E’ possibile assolvere a tutte le suddette formalità con un’unica istanza telematica, la cosiddetta Comunicazione Unica (ComUnica), da presentare alla Camera di Commercio territorialmente competente. La Comunicazione Unica, permette infatti, di eseguire contestualmente tutti gli adempimenti necessari all’avvio dell’impresa riducendone i tempi. Ricevuto il modello, il Registro delle imprese rilascerà entro 24 ore il numero di partita Iva ed entro 7 giorni comunicherà i dati agli altri Enti di cui sopra (Inps; Inail) per gli adempimenti del caso.

Cosa è la Scia?

La Scia o Segnalazione Certificata di Inizio Attività è un’ulteriore autocertificazione necessaria per avviare determinati tipi di attività ed ha il fine di certificare che il titolare sia in possesso dei requisiti richiesti dalla legge per lo svolgimento dell’attività. La Scia deve essere presentata in modo telematico al Suap (Sportello Unico per le attività Produttive) che si trova nella zona in cui si avvia l’attività oppure, in caso di contestualità con gli altri adempimenti previsti dalla Comunicazione Unica, la Scia può essere allegata alla stessa pratica di Comunicazione Unica. In questo caso, il Registro Imprese trasmette immediatamente la Scia al Suap competente.

I costi per l’iscrizione nel registro delle imprese

Per l’invio telematico delle pratiche alla Camera di commercio, occorre un collegamento internet, un’abilitazione al sistema Telemaco, una firma digitale e una casella di posta certificata.

I costi da sostenere per la presentazione della Comunicazione Unica riguardano il pagamento dei seguenti diritti:

  • diritti di segreteria pari a euro 18,00;
  • imposta di bollo pari a euro 17,50.

A tali costi va aggiunto l’eventuale compenso spettante al professionista a cui eventualmente si deciderà di conferire l’incarico, il costo della pec e della firma digitale.

Il diritto camerale

Il titolare dell’impresa è tenuto inoltre, al versamento del diritto camerale. Quest’ultimo è un tributo dovuto ad ogni singola Camera di Commercio da ogni impresa iscritta o annotata nel Registro delle imprese, e da ogni soggetto iscritto nel Repertorio delle notizie Economiche e Amministrative, REA.

Le imprese individuali iscritte o annotate nel Registro delle imprese pagano il diritto camerale annualmente ed in misura fissa; mentre gli altri soggetti iscritti nel Registro delle imprese sono tenuti al versamento, sempre annuale, sulla base del fatturato dell’esercizio precedente. In caso di iscrizione al registro delle imprese in corso d’anno, il pagamento deve essere effettuato al momento dell’iscrizione oppure entro i 30 giorni successivi. L’allegazione della copia informatica scansionata del Modello F24 alla pratica telematica (ComUnica), dimostrerà l’avvenuto pagamento.

Il codice tributo da utilizzare è 3850 e va indicato nella sezione Imu ed altri tributi locali del modello F24. In mancanza di tale allegato, l’ufficio provvederà all’addebito automatico del diritto annuale.

Tuttavia, qualora l’utente intenda avvalersi della facoltà di pagare con Modello F24 entro 30 giorni dalla presentazione dell’istanza di iscrizione, deve riportalo espressamente nel campo note della pratica ComUnica.

I regimi contabili di una ditta individuale

Nel momento in cui, il titolare dell’attività presenta la denuncia di inizio attività all’Agenzia delle Entrate per l’attribuzione della p.iva tramite il modello AA12/9, deve contestualmente comunicare al Fisco anche il regime fiscale che intende applicare. Ai fini della scelta, è opportuno avvalersi dell’ausilio di un consulente che potrà suggerire, tenendo conto anche della tipologia dell’attività, l’opzione migliore.

Tre sono i regimi fiscali a cui può aderire una ditta individuale:

  • regime forfettario (agevolato);
  • regime semplificato per cassa (o più correttamente delle “imprese minori”);
  • regime ordinario.

Considerata la vastità dell’argomento, non entrerò nel dettaglio dei singoli regimi ognuno dei quali, richiederebbe una trattazione a parte, posso limitarmi a dire che ognuno di essi prevede dei requisiti per l’accesso, soprattutto in termini di fatturato, la cui sussistenza in capo all’attività, va valutata al momento della scelta.

Ai fini della valutazione di convenienza fiscale a seguito dell’accesso ai vari regimi, il titolare dell’impresa deve focalizzare l’analisi principalmente su tre aspetti che riguardano: modalità di tassazione, determinazione dell’imponibile, detrazioni e semplificazioni contabili e dichiarativi.

Il regime forfetario, non consente la deduzione analitica dei costi sostenuti per lo svolgimento dell’attività, né la detrazione dell’Iva sugli acquisti, così come non prevede la possibilità di fruire di deduzioni e detrazioni fiscali in sede di presentazione della dichiarazione dei redditi a differenza invece, del regime ordinario o di cassa e ciò, in alcuni casi, può essere motivo di non convenienza dell’accesso al regime.

Dall’altro lato, però, il regime forfettario, prevede l’applicazione di un’aliquota sostitutiva di Irpef, addizionali e Irap pari al 15% (o al 5% in caso di nuova attività) in luogo della tassazione progressiva Irpef che si applicherebbe negli altri casi.

Inoltre, l’accesso al regime forfetario a differenza degli altri, comporta la non applicazione dell’Iva con conseguente esonero da tutti gli adempimenti contabili e dichiarativi [1], oltre che dal nuovo obbligo di fatturazione elettronica.

Conclusioni

Alla luce di quanto detto, laddove tu decida di avviare un’attività, di qualunque genere essa sia, è indispensabile fare un’ attenta analisi in termini di costi di avvio e di amministrazione dell’impresa nonchè, sui svantaggi e vantaggi che la scelta di un regime contabile rispetto ad un altro potrebbe comportare.

E’opportuno, inoltre, valutare, se sussistono agevolazioni fiscali e finanziarie per i neo imprenditori avvalendoti anche dell’ausilio di esperti nonchè degli Enti territorialmente competenti come le Camere di Commercio che spesso sono di ausilio con sportelli che forniscono un primo supporto informativo a chi intende avviare un’attività. per la scelta del regime fiscale

note

[1] D.P.R. n. 633/72.


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