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Ho perso il lavoro e non posso pagare l’affitto

2 Settembre 2019
Ho perso il lavoro e non posso pagare l’affitto

Dal fondo morosi incolpevoli ai crediti in compensazione; dai tempi per lo sfratto alla disdetta anticipata del contratto di locazione: tutte le difese dell’inquilino licenziato.

Girando in rete mi sono accorto che una domanda che assilla molti inquilini, prima di firmare un affitto di durata superiore a un anno, è cosa succederebbe in caso di licenziamento con conseguente perdita dello stipendio. Così, digitando su Google, viene suggerita una frequente ricerca: «ho perso il lavoro e non posso pagare l’affitto».

Vorrei darti alcuni suggerimenti qui di seguito perché potresti trovare, nelle successive righe, delle informazioni di cui al momento non sei al corrente e che potrebbero magari tranquillizzarti.

Disdetta del contratto per perdita del lavoro

Chi non può pagare l’affitto perché ha perso il lavoro si chiede, innanzitutto, se tale circostanza possa costituire una valida ragione di recesso dal contratto, interrompendo così il versamento dei canoni e non maturando ulteriori debiti con il proprietario di casa.

La legge prestabilisce una durata del contratto di affitto; essa può essere di 4+4 anni o di 3+2 anni per gli immobili a uso abitativo, salvo alcune ipotesi speciali per l’affitto per esigenze turistiche, transitorio o per studenti. Ciò nonostante, anche se non indicato espressamente nel contratto, l’inquilino può sempre recedere prima della scadenza, e in qualsiasi momento, se sovviene una giusta causa. Tale è un motivo oggettivo che rende effettivamente impossibile la prosecuzione del contratto alle stesse condizioni.

«La giusta causa» deve essere non prevedibile e, soprattutto, non determinata dal comportamento dell’inquilino. Pertanto:

  • se il licenziamento è determinato da un fatto estraneo alla sfera intenzionale dell’inquilino (si pensi a un momento di crisi, a una trasformazione o riassetto aziendale), esso costituisce una giusta causa per disdettare l’affitto;
  • viceversa, il licenziamento causato da una grave violazione dolosa del lavoratore non rientrerebbe propriamente nella giusta causa di recesso dall’affitto. Tuttavia, è anche vero che il locatore non viene a conoscenza delle ragioni che hanno determinato la cessazione del lavoro, potendo solo controllare che il rapporto di subordinazione è cessato definitivamente.

Per evitare qualsiasi contestazione, l’inquilino potrebbe far inserire già nel contratto un’apposita clausola che gli consenta, già in partenza, di dare disdetta all’affitto in caso di cessazione del rapporto di lavoro, per qualsiasi causa determinata.

In ogni caso, è bene ricordare che, anche quando sussista la giusta causa di recesso anticipato, l’affittuario è tenuto a dare il preavviso di sei mesi durante i quali potrà rimanere nell’immobile ma dovrà versare il canone.

Come fare se non ho i soldi per pagare il preavviso?

Potrebbe essere che l’inquilino si trovi, dalla sera alla mattina, senza lavoro e senza stipendio (si pensi a un licenziamento in tronco, ossia per giusta causa). In tale situazione, egli non avrà i soldi per pagare neanche il preavviso dell’affitto. Cosa può fare?

Di certo, potrà concordare con il locatore un recesso anticipato, lasciando l’immobile senza versare altri canoni. Non è un suo diritto, ma non è neanche nell’interesse del locatore tenere dentro la propria casa una persona nullatenente che, anzi, prima andrà via, meno creerà problemi. L’eventuale accordo di recesso immediato andrà messo per iscritto.

Compensazione di eventuali crediti

L’inquilino che non ha soldi per pagare l’affitto perché ha perso il lavoro dispone, di solito, di un certo credito nei confronti del locatore che potrà compensare con eventuali canoni non versati o con un ulteriore periodo di disponibilità dell’immobile. Tale credito è determinato da molteplici cause come ad esempio:

  • la cauzione versata all’atto della sottoscrizione del contratto che, di solito, viene data per coprire eventuali morosità;
  • gli interessi sulla cauzione che, se non corrisposti dal locatore ogni anno, vanno versati alla disdetta del contratto. Gli interessi sono dovuti per legge e non possono essere oggetto di rinuncia neanche se scritto nel contratto. Il conduttore deve, quindi, fare un conteggio sull’ammontare degli stessi per sapere quanto accredita dal locatore;
  • le spese per lavori di manutenzione straordinaria o ordinaria anticipati dall’inquilino e mai restituite (leggi la guida sulle spese dell’affitto).

Sfratto e decreto ingiuntivo

Se l’inquilino non ha soldi per pagare l’affitto, ma neanche quelli per un trasloco o per trovare un altro immobile deve sapere che, anche rimanendo nell’appartamento, i tempi per lo sfratto non sono così brevi e potrebbero richiedere diversi mesi (leggi Quando lo sfratto non può essere eseguito). Questo comportamento, da considerarsi comunque illecito sia giuridicamente che moralmente, non è purtroppo arginabile dalla legge.

Durante la permanenza abusiva nell’immobile, maturano comunque i canoni di locazione che, per essere pretesi, andranno richiesti tramite il tribunale con un decreto ingiuntivo. Anche qui le cose non si mettono bene per il locatore che, difficilmente, potrà recuperare i propri soldi da un soggetto divenuto ormai privo di reddito (salvo constatare che abbia un conto corrente o accampi ancora il diritto al Tfr).

Fondo morosi

Per chi non ha soldi e non può pagare l’affitto non per sua colpa esiste il Fondo Morosi incolpevoli. Si tratta di un beneficio statale a favore di tutti gli inquilini di immobili a uso abitativo che si trovano in una situazione di sopravvenuta impossibilità a pagare il canone di locazione, per cause come la perdita o la consistente riduzione del reddito del nucleo familiare. In questo modo, lo Stato si fa carico di pagare, per conto loro, il padrone di casa.

Il licenziamento o la perdita del lavoro per qualsiasi causa non determinata dal colpa del lavoratore (ad esempio ristrutturazione, fallimento, sopravvenuta inabilità al lavoro, infortunio, cassa integrazione, ecc.) è una tipica ipotesi in cui si può accedere al fondo morosi incolpevoli.

Il richiedente, inoltre, deve:

  • avere un reddito ai fini Isee non superiore a 35 mila euro oppure un reddito derivante da regolare attività lavorativa con un valore Isee non superiore a 26 mila euro;
  • aver ricevuto un atto di sfratto per morosità;
  • aver firmato un contratto di locazione registrato;
  • risiedere nell’immobile da almeno un anno;
  • non essere proprietario, usufruttuario, titolare del diritto di uso o abitazione nella provincia di residenza di altro immobile fruibile e adeguato alle esigenze del proprio nucleo familiare.

L’erogazione del contributo avviene ad opera del Comune. Si deve trattare di uno dei Comuni con alta tensione abitativa (in proporzione al numero di provvedimenti di sfratto per morosità emessi dal tribunali di ciascuna regione, come registrati dal ministero dell’Interno al 31 dicembre 2014, per il 30% tra le sole regioni Piemonte, Lombardia, Liguria, Emilia Romagna, Toscana, Marche, Umbria, Lazio, Campania, Puglia, Sicilia e, per il restante 70%, tra tutte le regioni e le province autonome, secondo una tabella allegata al medesimo decreto ministeriale).



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