Notifica atti giudiziari e multe: aumento del 40%

2 Settembre 2019
Notifica atti giudiziari e multe: aumento del 40%

Poste: Unc, inaccettabili i rincari del 40% per le notifiche. 

Sono «inaccettabili i rincari del 40% denunciati dall’Antitrust relativi alle tariffe di Poste Italiane per le notifiche degli atti giudiziari». E’ quanto afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori, in merito alle criticità evidenziate dall’Antitrust nell’ultimo bollettino in merito al processo di liberalizzazione dei servizi di notificazione a mezzo posta di atti giudiziari, nel quale opera esclusivamente l’incumbent Poste Italiane, con le proprie tariffe di servizi postali universali. Lo riferisce una nota stampa di Adnkronos.

L’aumento del 40% dei diritti per la notifica degli atti giudiziari e delle multe interviene in un momento in cui, al contrario, Poste Italiane dovrebbe tentare di allettare maggiormente gli avvocati che oggi possono rivolgersi anche ai corrieri e ai servizi postali privati. A ciò si aggiungono anche le Pec che consentono la notifica degli atti giudiziari comodamente dallo studio.

Chiaramente, le spese di notifica, se anche vengono addossate al cliente, finiscono per ridurre l’onorario del legale che, di conseguenza, non potrà pretendere dall’assistito cifre che questi non può permettersi.

«Tanto per cambiare, in Italia le liberalizzazioni non si fanno o si fanno male, – prosegue Dona – con la conseguenza che gli ex monopolisti conservano la loro posizione dominante e per i consumatori, non solo non ci sono i vantaggi sbandierati dal legislatore, ma ci sono solo aumenti bulgari delle tariffe e rincari».

«Una situazione vergognosa, specie se si considera che l’utente subisce le scelte di altri e non può fare altro che pagare» conclude Dona.

«L’assenza di concorrenza sul fronte dei servizi postali e la fallimentare liberalizzazione del settore si ripercuotono sugli utenti finali, non solo attraverso un aumento dei costi, ma anche tramite un peggioramento del servizio reso». Lo afferma il Codacons, commentando i rilievi avanzati oggi dall’Antitrust a proposito del processo di liberalizzazione dei servizi di notificazione a mezzo posta di atti giudiziari e di violazioni del Codice della strada.

«I rincari del 40% nel settore di atti giudiziari e multe hanno come unico risultato quello di far incrementare i costi generali della giustizia, rendendo di fatto impossibile per molti cittadini far valere i propri diritti nelle sedi opportune – afferma il presidente Carlo Rienzi – Più volte il Codacons ha chiesto alle istituzioni competenti di liberalizzare in modo serio ed efficace i servizi postali, che appaiono ancora ben saldi in mano a Poste: l’assenza di concorrenza porta inoltre ad un peggioramento complessivo del servizio, con i tempi di consegna della corrispondenza che si allungano ed una crescita costante delle tariffe» conclude Rienzi.


DIRITTO DI REPLICA:

Riportiamo una nota fattaci pervenire poc’anzi da Poste Italiane, per esercizio del diritto di replica.

Roma, 4 settembre 2019 – Poste Italiane opera legittimamente sul mercato delle notificazioni a mezzo posta degli atti giudiziari e delle multe stradali in quanto, in qualità di fornitore del servizio universale, possiede tutti i requisiti in grado di soddisfare le necessarie esigenze di ordine pubblico e sicurezza.

L’azienda precisa, con fermezza, che non c’è stato alcun aumento delle tariffe per i servizi di notificazione a mezzo posta.

In relazione alla segnalazione dell’Antitrust sul processo di liberalizzazione dei servizi di notificazione a mezzo posta degli atti giudiziari e di violazioni del codice della strada, Poste Italiane sottolinea che è concessionaria per legge del Servizio Postale Universale – nel cui alveo ricade a tutti gli effetti la notifica a mezzo posta degli atti giudiziari – e che, fino all’approvazione della “legge annuale sulla concorrenza”, i servizi oggetto della segnalazione erano “riservati”, ovvero garantiti esclusivamente da Poste Italiane (a differenza di quelli “non riservati”, forniti anche dagli oltre 3000 operatori postali alternativi).

Con l’abrogazione della riserva a favore di Poste, le notificazioni possono essere fornite anche da altri operatori, ma restano senza dubbio alcuno nell’ambito del Servizio Universale e dunque Poste Italiane è titolata e obbligata a proseguire l’attività senza necessità di conseguire una licenza “speciale”, necessaria invece per i nuovi operatori alternativi. D’altro canto, una diversa interpretazione delle norme porterebbe alla paradossale conclusione, che Poste, titolare degli obblighi del Servizio Universale, avrebbe dovuto sospendere l’attività di notifica nelle more della definizione del quadro regolamentare di riferimento, generando innegabili quanto gravi ripercussioni sul funzionamento del sistema giudiziario italiano.

Si aggiunge che, indipendentemente dagli obblighi di formazione, indicati nella delibera AGCom per i nuovi operatori alternativi, titolari di licenza “speciale”, Poste Italiane eroga ogni anno oltre 4 milioni di ore di formazione per tutti i dipendenti con corsi specifici per ciascuna attività per assicurare efficienza verso i cittadini e rispetto dei parametri della qualità del servizio, che sono andati, nell’ultimo anno, per le notifiche, ben oltre gli obiettivi di qualità fissati dal regolatore.

L’azienda ribadisce che non è vi è stato alcun aumento delle tariffe dei servizi di notificazioni a mezzo posta, circostanza confermata dalla Delibera AGCom 307/19/CONS di luglio 2019.

In dettaglio, da giugno scorso sono intervenute variazioni esclusivamente per le modalità di addebito delle cosiddette “comunicazioni connesse” (CAN e CAD) che riguardano solo i grandi clienti che hanno con Poste specifici contratti di fornitura e non per i cittadini, né per coloro che effettuano notifiche attraverso gli sportelli degli Uffici Postali.

La nuova modalità di pagamento passa da tariffe, come detto per le sole comunicazioni connesse, di 5,40 euro e di 6,50 euro, ad un unico importo minore e forfettario, di 2,70 euro.

Questa variazione al ribasso, condivisa con l’AGCom, si è resa necessaria per far fronte alle modifiche introdotte dalla Legge di Bilancio 2018 che, trasformando lo svolgimento dell’attività di notifica da fisico a digitale, impongono di conseguenza processi e tariffe differenti.



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