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Odontoiatra e medicina estetica: quali limiti?

2 Settembre 2019
Odontoiatra e medicina estetica: quali limiti?

Il ministero della Salute specifica fino a dove le terapie dell’odontoiatra si possono spingere.

Sì alle «terapie con finalità estetica, da parte dell’odontoiatra, solo dove queste siano destinate alla terapia delle malattie e anomalie congenite e acquisite dei denti, della bocca, delle mascelle e dei relativi tessuti».

Così il ministero della Salute ha risposto ai quesiti che la direzione generale delle Professioni sanitarie e delle risorse umane del Servizio sanitario nazionale (Dgprof) aveva posto al Consiglio superiore della sanità, riportando alcune osservazioni relative alla liceità delle terapie estetiche del viso da parte dei laureati in Odontoiatria e protesi dentale poste dall’Associazione italiana di medicina estetica odontoiatrica (Simeo), dall’associazione Perioral e Oral Integrated Esthetic Sciences International Society (Poiesis) e dall’Associazione nazionale dentisti italiani (Andi).

Per ‘relativi tessuti’, spiega l’Andi, «si intendono le zone perilabiali e dei mascellari inferiore e superiore, fino all’area sottozigomatica – e solo ove contemplate in un protocollo di cura odontoiatrica ampio e completo proposto al paziente, tale da rendere la cura estetica ‘correlata’, e non esclusiva, all’intero iter terapeutico odontoiatrico proposto al paziente medesimo».

Il documento, fa sapere l’Andi, esplicita che «la professione di odontoiatra e professione specifica da quella di medico, specializzatoo no in odontostomatologia; che la professione di odontoiatra si basa sulla formazione odontoiatrica, differente dalla formazione prevista per il laureato in medicina e chirurgia.
Le terapie attuate non potranno, tuttavia, essere eseguite con l’impiego di dispositivi medici e farmaci immessi in commercio per finalità terapeutiche diverse dalla cura di zone anatomiche che sfuggono alle previsioni dell’art.2 della legge 409/85».

Al termine, il documento auspica che «il percorso formativo in odontoiatria preveda e conferisca le competenze necessarie per tutte le attività di prevenzione, di diagnosi e di trattamento, estetiche e funzionali, relative ad anomalie e malattie dei denti, della bocca, delle mascelle e dei tessuti attigui, vale a dire la zona perilabiale e dei mascellari superiore e inferiore fino all’area sottozigomatica».

Simeo, Poiesis e Andi, attraverso i commenti dei rispettivi presidenti si dichiarano moderatamente soddisfatti, sottolineando come il documento rappresenti sicuramente un passo avanti, ma sottolineano tutti che la strada da percorrere sia ancora molta. Per il presidente Andi Carlo Ghirlanda, «il parere del Css conferma l’estensione dell’area di nostra competenza di intervento rispetto a quanto stabilito in precedenza e il fatto che una volta che le Università avranno introdotto la formazione in ‘estetica dei tessuti relativi alle aree di competenza odontoiatrica’ nel corso di laurea in Odontoiatria, il limite funzionale e quello sui vincoli sul materiale da usare e sulla stretta correlazione alla terapia odontoiatrica saranno superati».

«Soddisfazione, dunque, rispetto alle determinazioni del passato ma, conclude Ghirlanda – con la consapevolezza di dovere ancora continuare il percorso nella affermazione delle prerogative delle competenze dell’Odontoiatra in medicina estetica del viso poiché il parziale riconoscimento non è ancora esaustivo».

«Ci auguriamo, che dopo questo pronunciamento – commenta Alberto Massirone, presidente del Collegio italiano delle società scientifiche di Medicina Estetica, che era stata audita dal Css a novembre scorso – vi sia una reale sinergia tra le categorie professionali di medici estetici ed odontoiatri, prevedendo la collaborazione dei medici estetici per l’esecuzione delle terapie di medicina estetica di loro assoluta e innegabile competenza che, con i trattamenti di riabilitazione odontoiatrici, possono permettere di offrire ai nostri pazienti un ottimale risultato funzionale ed estetico. Sinergia imprescindibile per la sicurezza del paziente e per offrire un programma terapeutico completo di gestione medico estetica del volto che, secondo la buona pratica clinica della nostra disciplina, deve essere considerato nella sua globalità».



3 Commenti

  1. L’odontoiatra nell’installazione di protesi è civilmente responsabile se non fornisce prova contraria alle allegazioni attoree inerenti alla sussistenza del rapporto professionale e del danno cagionato dall’inesatto adempimento, e se non prova che la prestazione implicasse la risoluzione di problemi di speciale difficoltà, cui consegue la limitazione di responsabilità professionale ai soli casi di dolo o colpa grave.

  2. Non può pretendersi di addossare al medico-odontoiatra (che in un dato arco temporale abbia curato il paziente) tutti i problemi dell’apparato dentale insorti nella vita del paziente, ivi compresi quelli riferibili a interventi eseguiti precedentemente e successivamente all’operato del professionista, avendo questi ultimi inevitabilmente interrotto il nesso di causalità tra le ipotetiche carenze terapeutiche e il danno residuato per il paziente, così impedendo (specialmente laddove non sia stata congruamente dimostrata in giudizio la responsabilità del professionista) la concreta determinazione, a carico dello stesso, di un danno risarcibile in favore del paziente.

  3. Una volta iniziato il rapporto curativo alle evidenze del suo stato psico -fisico è affidato interamente al sanitario, che deve condurla in piena autonomia anche rispetto alle dichiarazioni rese dal paziente in sede di anamnesi, integrando un diverso operare una palese mancanza di diligenza.

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