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Servitù di passaggio: si può mettere un cancello?

3 Settembre 2019
Servitù di passaggio: si può mettere un cancello?

In caso di chiusura con un cancello del fondo dominante, il proprietario deve garantire il non aggravio per il fondo servente, per esempio attraverso un citofono che consenta l’apertura automatica.

Sei proprietario di un piccolo cortile, tuttavia, gravato da una servitù di passaggio in favore di un tuo vicino di casa. Questi transita, da anni, attraverso una stradina comune che porta alle rispettive abitazioni confinanti. Qualche tempo si sono avvicinati degli intrusi che hanno curiosato intorno. L’episodio ti ha messo dinanzi all’esigenza di limitare l’accesso agli estranei al tuo terreno anche per garantire la sicurezza della tua famiglia. Così hai deciso di chiudere il transito con un cancello, dotandolo di una chiave ed eventualmente un telecomando elettrico. Puoi farlo? Se consegni una copia della chiave al titolare della servitù, questi potrebbe opporsi e pretendere che il passaggio resti aperto come un tempo?

A spiegare se in caso di servitù di passaggio si può mettere un cancello è una recente sentenza della Cassazione [1]. La Corte ha analizzato un caso molto simile a quello che ti riguarda. Ecco allora cosa prevede il Codice civile e qual è l’interpretazione della norma fornita dai giudici.

Limitazioni alla servitù di passaggio

Prima di spiegare se, in presenza di una servitù di passaggio, si può chiudere la strada con un cancello elettrico o un lucchetto, ti voglio ricordare un po’ di termini giuridici.

Parliamo di fondo servente con riferimento al terreno su cui si esercita la servitù. Parliamo, invece, di fondo dominante con riferimento al terreno di proprietà del titolare della servitù di passaggio che, pertanto, ha diritto di transitare sull’immobile altrui.

Il Codice civile [2] stabilisce che, se il fondo servente viene chiuso, il proprietario deve lasciarne l’ingresso libero e comodo in favore di chi ha la servitù. Ciò al fine di rendere a quest’ultimo agevole il passaggio per il fondo stesso.

Dunque, il titolare del terreno su cui viene esercitata la servitù conserva di certo il diritto di difendere il proprio bene dall’ingerenza di terzi, dall’ingresso di non autorizzati o dalle incursioni di malintenzionati. E tale diritto si può esplicare anche attraverso l’installazione di un cancello all’ingresso della strada, chiuso a chiave o con un dispositivo elettronico. Ma è necessario che siano adottati gli accorgimenti idonei a consentire, al titolare della relativa servitù di passaggio, il libero esercizio del suo diritto senza che da ciò derivino limitazioni di sorta, al di là di piccoli disagi (tutto sommato trascurabili rispetto alla funzione della protezione). Il che significa, in termini pratici, che bisogna consegnargli una copia delle chiavi o del telecomando elettronico. Non gli si può, invece, imporre, ogni volta, di chiamare il proprietario del terreno affinché sia questi, unico detentore delle chiavi, ad aprire di volta in volta il varco.

Ne consegue che, pur potendo il proprietario del fondo installare un cancello, da questo possono derivare solo disagi minimi e trascurabili per il proprietario del fondo servente.

Servitù di passaggio e disagi per il titolare del fondo dominante

Cosa si intende con “disagi minimi e trascurabili”? La difficoltà di esercizio della servitù a seguito della chiusura con cancello o altra protezione va valutata tenendo conto del concreto stato dei luoghi e della situazione pregressa, quella cioè anteriore all’apposizione della misura di sicurezza. Il confronto va, quindi, effettuato rispetto alla condizione preesistente del terreno, quando cioè il passaggio era completamente libero e sgombero.

Servitù di passaggio e spese cancello elettrico

Eventuali oneri economici sono a carico del proprietario del fondo servente che dovrà, ad esempio, fornire al titolare della servitù di passaggio un telecomando, una copia delle chiavi o un citofono a distanza che apra il cancello elettrico.

Antonio è proprietario del cortile che circonda un palazzo. Ad esso si accede tramite un’apertura posta sulla strada pubblica. Al piano terra dell’edificio, c’è una palestra. I clienti sono soliti entrare con le auto fin dentro lo spiazzo per accompagnare i propri figli e non far loro prendere freddo, nelle sere invernali, dopo le sudate del fitness. Un giorno, Antonio decide di chiudere il cortile con un cancello di cui consegna le chiavi ai titolari del centro sportivo, raccomandando loro di tenere sempre chiuso il varco. Questi, però, non possono certo recarsi al cancello ogni volta che arriva un’auto, così chiedono che il titolare del cortile installi, a proprie spese, un citofono elettronico con apertura del cancello a distanza. La loro richiesta è legittima perché, in caso contrario, la protezione apposta da Antonio alla proprietà, determinerebbe un forte aggravio nell’esercizio della servitù di passaggio da parte della palestra.

Secondo un orientamento consolidato della Cassazione, il proprietario che chiude il fondo servente, dotandolo di cancello automatico, è tenuto all’installazione di dispositivi o l’individuazione di modalità atte a garantire il diritto al libero e comodo accesso al terreno da parte del proprietario del fondo dominante e di terzi, eventuali suoi ospiti, clienti o comunque autorizzati nei limiti della normalità. Tale scelta non può comportare alcun ampliamento delle facoltà del proprietario del fondo dominante con aggravamento della servitù [3].


La costruzione di un cancello automatico sul fondo servente, che il proprietario del fondo dominante deve superare per accedere alla sua proprietà, costituisce un aggravamento dell’esercizio del diritto alla servitù.
Tale condotta è illecita se, contemporaneamente alla costruzione del manufatto, il responsabile non fornisce al proprietario del fondo dominante i dispositivi (telecomando, chiavi) utili per azionare il cancello.

note

[1] Cass. sent. n. 21928/19.

[2] Art. 1064 cod. civ.

[3] Cass. sent. n. 31145/2017, n. 17875/2003. 

Corte di Cassazione, sez. VI Civile – 2, ordinanza 24 gennaio – 2 settembre 2019, n. 21928

Presidente D’Ascola – Relatore Falaschi

Fatti di causa e ragioni della decisione

Il Tribunale di Trieste, con ordinanza del 27/03/2013, rigettava l’istanza interdittale proposta da P.L. , titolare di un diritto di servitù di passaggio sulla via (omissis) (strada privata congiungente la via (omissis) con la via (…)), nei confronti di L.M. e P.M.L. , proprietari del fondo servente, volta ad ottenere, in via preliminare, l’immediata apertura del cancello da loro posizionato all’imbocco della via (omissis) , in prossimità dell’incrocio con la via (omissis) e, nel merito, darsi atto che il cancello stesso costituiva turbativa del diritto di godimento della servitù con conseguente condanna dei convenuti a rimuoverlo o lasciarlo definitivamente aperto. A seguito di reclamo della P. , rigettato dal collegio, la causa proseguiva nel merito e, senza svolgimento di ulterioer attività istruttoria, il Tribunale adito, con sentenza n. 15/2015, rigettava la domanda e condannava l’attrice al pagamento delle spese di lite.

A seguito di appello interposto dalla P. , la Corte di appello di Trieste, con sentenza n. 777/2016, rigettava il gravame, confermando la sentenza di primo grado, con condannava dell’originaria attrice al pagamento delle spese di lite dell’impugnazione.

Avverso la sentenza della Corte di appello di Trieste la stessa P. propone ricorso per cassazione, fondato su due motivi.

L.M. e P.M.L. resistono con unico controricorso. Ritenuto che il ricorso potesse essere respinto, con la conseguente definibilità nelle forme di cui all’art. 380 bis c.p.c., in relazione all’art. 375 c.p.c., comma 1, n. 5), su proposta del relatore, regolarmente notificato ai difensori delle parti, il presidente ha fissato l’adunanza della camera di consiglio.

In prossimità dell’adunanza camerale entrambi le parti hanno depositato memorie illustrative.

Atteso che:

il Collegio non condivide la proposta di definizione della controversia notificata alle parti costituite nel presente procedimento e ritiene che il ricorso debba essere accolto per le ragioni di seguito esposte;

ed infatti con il primo motivo viene denunciata, ex art. 360 c.p.c., n. 3, la violazione o la falsa applicazione dell’art. 1064 c.c. e dell’art. 1067 c.c., comma 2, e dell’art. 115 c.p.c., relativo all’onere della prova. La ricorrente sostiene che la Corte di merito con la decisione assunta avrebbe consentito l’aggravamento dell’esercizio della servitù consentendo l’installazione di un cancello, posto proprio sul locus servitutis.

Con il secondo motivo la ricorrente denuncia l’omesso esame circa un fatto decisivo per il giudizio che è stato oggetto di discussione fra le parti. In particolare, ad avviso della P. , la Corte di appello non esaminando la documentazione fotografica raffigurante la via (…) da lei depositata, avrebbe omesso di considerare le difficoltà di esercizio della servitù alla luce dello stato dei luoghi.

I due motivi sono suscettibili di trattazione unitaria, in quanto entrambi involgono – seppure sotto diversi profili – la questione della difficoltà di esercizio della servitù creata dalla chiusura del cancello. Essi si rivelano manifestamente fondati per quanto di seguito si dirà.

L’art. 1064 c.c., comma 2, dispone: “Se il fondo viene chiuso, il proprietario deve lasciarne libero e comodo l’ingresso a chi ha un diritto di servitù che renda necessario il passaggio per il fondo stesso.”.

Nel caso in esame, il proprietario del fondo ancorché gravato da servitù di passaggio, conserva sì il diritto di difenderlo dall’ingerenza di terzi, diritto del quale costituisce lecita esplicazione l’installazione di un cancello all’ingresso della strada su cui si esercita il passaggio, purché siano adottati gli accorgimenti idonei a consentire al titolare della relativa servitù il libero esercizio del suo diritto senza che ne risultino, al di là di trascurabili disagi, limitazione al suo contenuto.

Ne consegue che, pur potendo il proprietario del fondo installare un cancello, da questo dovranno derivare solo disagi minimi e trascurabili in relazione alle pregresse modalità di transito.

Nel caso in esame la violazione dell’art. 1064 c.c. è evidente, dal momento che il confronto, che va effettuato con la situazione preesistente, allorquando il pregresso passaggio era completamente libero e sgombro, rappresenta uno stato di sostanziale rinuncia all’esercizio di siffatta servitù, soprattutto da parte di terzi ospiti dei ricorrenti.

Infatti, è in re ipsa la gravità di una limitazione dovuta all’apposizione di cancello sulla strada, situato alla distanza di 110 metri rispetto alla casa, che comporta, quanto meno, la costosa creazione di un citofono con apertura a distanza.

Costituisce orientamento dominante di questa Corte il principio secondo cui il proprietario, che abbia chiuso il fondo servente dotandolo di cancello automatico, è tenuto all’installazione di dispositivi ovvero l’individuazione di modalità atti a garantire, ai sensi dell’art. 1064 c.c., comma 2, il diritto al libero e comodo accesso al fondo da parte del proprietario del fondo dominante e dei terzi – da lui autorizzati nei limiti della normalità – senza che ciò comporti alcun ampliamento delle facoltà del proprietario del fondo dominante con aggravamento della servitù (Cass. 24 novembre 2003 n. 17875; di recente, Cass. 29 dicembre 2017 n. 31145).

Per siffatta ragione va condivisa anche la doglianza secondo cui la corte territoriale sarebbe incorsa nell’omesso esame della circostanza della difficoltà dell’accesso autonomo, dopo la chiusura del cancello, da parte dei conoscenti stretti e dei familiari, con manifesta violazione dei diritti del fondo dominante, difficoltà di esercizio della servitù da valutarsi tenendo conto del concreto stato dei luoghi. Invero, il criterio del contemperamento deve essere ritenuto la chiave di lettura più confacente per la valutazione del caso concreto, non potendosi, segnatamente in relazione ad un mutato stato dei luoghi (come nella specie), escludere talune possibilità (legittime) del fondo servente in ragione di un non aggravio non insostenibile per il fondo dominante.

Infatti, escluso che l’adozione di dispositivi comporti, neppure in via tendenziale, un aumento delle facoltà che costituiscono il contenuto della suddetta servitù (in ciò consisterebbe, invero, l’ampliamento dedotto), le soluzioni rimediali invocate servono soltanto a renderne più comodo l’esercizio, comodità che il proprietario del fondo servente, avendo chiuso il suo fondo, è tenuto a garantire al proprietario del fondo dominante come stabilisce l’art. 1064 c.c., comma 2.

In conclusione, il ricorso va accolto e cassato il provvedimento impugnato, con rinvio a diversa Sezione della Corte di appello di Trieste, a cui viene rimessa anche la liquidazione delle spese di legittimità, che provvederà ad un nuovo esame della controversia in applicazione dei principi sopra enunciati. Stante l’accoglimento del ricorso, va dato atto della non sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte della ricorrente, ai sensi del D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1-quater, nel testo introdotto dalla L. 24 dicembre 2012, n. 228, art. 1, comma 17, di un ulteriore importo a titolo di contributo unificato, in misura pari a quello dovuto per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1-bis.

P.Q.M.

La Corte accoglie il ricorso;

cassa la sentenza impugnata e rinvia, anche per le spese del presente giudizio di legittimità, a diversa Sezione della Corte di appello di Trieste.


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3 Commenti

  1. Buongiorno ,ma se il vicino passa con le minacce di una doppietta in mano ,è sempre valido il passaggio ???

  2. Io ho un caso particolare: sono proprietario del fondo servente, ma il fondo dominante ha altro accesso disponibile.
    Ho deciso di installare cancello, visto che mi ritrovo in giardino addirittura escursionisti in picnic.
    Quello che vorrei sapere è se posso regolamentare l’uso del cancello …. e mi spiego: posso imporre al proprietario del fondo dominante di richiudere il cancello a chiave se lo trova chiuso a chiave? Di richiuderlo semplicemente con la maniglia se lo trova così accostato? Posso imporre che sia chiuso a chiave dopo una certa ora?

    1. Per ulteriori approfondimenti, leggi:
      -Servitù di passaggio: installazione cancello https://www.laleggepertutti.it/330759_servitu-di-passaggio-installazione-cancello
      -Servitù di passaggio: legittimo il lucchetto al cancello o al portone https://www.laleggepertutti.it/47979_servitu-di-passaggio-legittimo-il-lucchetto-al-cancello-o-al-portone
      -Possibile l’installazione di un cancello sulla servitù di passaggio https://www.laleggepertutti.it/53331_possibile-linstallazione-di-un-cancello-sulla-servitu-di-passaggio
      -Servitù di passaggio: illegittimo chiuderla con cancello e lucchetto https://www.laleggepertutti.it/116264_servitu-di-passaggio-illegittimo-chiuderla-con-cancello-e-lucchetto
      -Servitù di passaggio e di veduta: ecco cosa il vicino non può fare https://www.laleggepertutti.it/47648_servitu-di-passaggio-e-di-veduta-ecco-cosa-il-vicino-non-puo-fare

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