Truffe sul reddito di cittadinanza: come si scoprono

3 Settembre 2019 | Autore:
Truffe sul reddito di cittadinanza: come si scoprono

Controlli Gdf non solo sulle dichiarazioni, ma estesi ai lavori in nero e in grigio, alle auto costose, ai trasferimenti di denaro all’estero e alle scommesse.

La cronaca recente è piena di episodi di gente che percepisce il reddito di cittadinanza senza averne diritto: la Guardia di finanza – che dispone di un apposito Nucleo per il controllo della spesa pubblica – stima che i livelli di frode arrivano quasi al 70% dei casi sottoposti a controllo. Sono già state scoperte 26mila 137 frodi in tutti i comparti della spesa assistenziale, soprattutto false dichiarazioni per ottenere il reddito, dietro le quali si nasconde una realtà ben diversa: si tratta di soggetti che lavorano in nero, possiedono beni patrimoniali che non hanno indicato, affittano case in nero o addirittura compiono attività illecite, dall’usuraio al parcheggiatore abusivo.

Vista la diffusione di queste truffe, la Guardia di finanza ha deciso di intervenire in maniera massiccia con i propri reparti ed ha ora messo a punto dei metodi d’indagine per  «colpire a fondo, senza sconti», tutti coloro che percepiscono il reddito di cittadinanza «senza averne diritto», come dichiara il Comando generale in una recente direttiva.

Ecco come si scoprono le truffe sul reddito di cittadinanza: l’azione di contrasto predisposta dalla Gdf è a 360% (o, come dice il Corpo, «multidisciplinare») perché prende in considerazione tutti gli elementi informativi e di fatto di cui la Gdf dispone o può avere accesso e le indagini riguarderanno non solo il reddito ma tutte le misure di sostegno economico, dagli assegni sociali ai contributi per le case rese inagibili dai terremoti del Centro Italia, per fare un esempio.

La base del metodo investigativo è l’indicatore Isee e la relativa Dsu (Dichiarazione sostitutiva unica), cioè i punti di accesso al beneficio del reddito di cittadinanza, che viene erogato o meno in base a queste soglie. In questo modo la Gdf ha trovato false dichiarazioni rese in autodichiarazione che avevano consentito a molti di percepire illecitamente gli assegni sociali (circa 450 euro al mese per 13 mensilità). Non sfuggono neanche i contributi per la ricostruzione delle abitazioni colpite dai terremoti: la Guardia di finanza ha effettuato 3mila controlli ed ha scovato illecite erogazioni per oltre un milione di euro nelle zone del Centro Italia a soggetti che avevano falsamente dichiarato – sempre con l’autocertificazione – che la loro casa era andata distrutta e che avevano lì la loro residenza.

Il meccanismo quindi funziona. Venendo al reddito di cittadinanza, la Guardia di finanza ha già individuato, tra il 2018 ed i primi 6 mesi del 2019, 73 mila lavoratori “in nero” ed anche “in grigio”, che riguarda chi ha dichiarato solo parzialmente la propria situazione lavorativa e così percepisce un compenso ”fuori busta”. Ci sono poi quelli che svolgono lavoro autonomo o commerciale di vario genere in completa evasione d’imposta, senza mai aver nemmeno dichiarato al fisco la propria attività: la Gdf ne ha scoperti 26 mila, sempre fino a giugno 2019 compreso.

Finisce nel mirino anche chi percepisce il reddito ma viene fermato su strada con autovetture, specialmente di grossa cilindrata e lussuose, non dichiarate: dovrà spiegare come fa a permettersele. Ci saranno controlli anche sulle rimesse che gli immigrati trasferiscono nei loro Paesi di origine, se le somme risulteranno incompatibili con i modesti redditi dichiarati.

I controlli in corso non si fermano alle attività lavorative e al possesso di beni vistosi o al trasferimento di somme notevoli, ma arrivano anche ad esplorare la fortuna: finiranno nel mirino i percettori del reddito di cittadinanza che giocano cifre importanti nelle scommesse, soprattutto nei punti di raccolta clandestini.



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