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Riduzione assegno mantenimento figli periodo estivo

3 Settembre 2019
Riduzione assegno mantenimento figli periodo estivo

Sospensione temporanea assegno di mantenimento: il padre deve versare gli alimenti ai figli anche per il periodo in cui questi passano le vacanze con lui.

Che fine fa l’assegno di mantenimento per i figli durante le ferie? Si pone spesso il problema della possibile sospensione dell’obbligo alimentare tutte le volte in cui i bambini vanno a stare a casa del padre per diverse settimane, come ad esempio durante il mese di agosto. Poiché, in tali ipotesi, è il papà a prendersi cura dei figli, a fare la spesa e a provvedere alle loro necessità, non è raro che questi si rivolga all’ex coniuge per concordare una riduzione dell’assegno di mantenimento per i figlio nel periodo estivo. Probabilmente, la madre rifiuterà qualsiasi sconto e pretenderà di ricevere l’assegno mensile per come imposto dal giudice. Ma cosa dice la legge? Se il genitore obbligato a versare il mantenimento sospendesse i pagamenti durante il periodo in cui i ragazzi stanno da lui può essere denunciato per violazione degli obblighi di assistenza familiare? Può subire un decreto ingiuntivo?

La questione è stata decisa più volte dalla giurisprudenza. L’orientamento è costante sicché possiamo parlare di una vera e propria regola generale che, se anche non codificata in una norma di legge, è ormai considerata “diritto”.

Assegno di mantenimento: natura e funzione

Per capire se è possibile la sospensione temporanea o la riduzione dell’assegno di mantenimento dei figli durante le vacanze estive dobbiamo chiarire qual è la funzione di tale contributo.

A torto, si ritiene che il mantenimento sia una forma di “rimborso spese mensile” versato dal genitore non convivente con i figli in favore di quello con cui, invece, questi ultimi vivono nella parte prevalete dell’anno. Si tratta, al contrario, di una rata mensile di un assegno determinato su base annua, calcolato sulla base delle esigenze complessive che i ragazzi possono maturare nell’arco dei 365 giorni. Tanto è vero che tale importo, seppure faccia salvi ulteriori erogazioni per le spese straordinarie, è costante e non varia nonostante la notoria circostanza che, in alcuni mesi, si spende di più rispetto ad altri (ad esempio all’inizio della scuola).

L’erogazione avviene, tuttavia, ogni mese proprio per venire incontro alle esigenze dei due genitori: di chi paga, per non trovarsi, a fine anno, con un importo enorme da sborsare; di chi riceve i soldi per non dover anticipare spese a volte molto costose.

Va versato il mantenimento dei figli durante il periodo estivo?

Se, dunque, è vero che il mantenimento dei figli è un assegno annuale che solo per praticità viene corrisposto alla fine di ogni mese, è anche vero che, nell’ipotesi in cui i minori passano le vacanze con il padre non collocatario, questi deve comunque continuare a versare gli alimenti all’altro genitore.

Ne consegue che il genitore che non adempie a tale obbligo durante il periodo di vacanza, così come in qualsiasi altro momento dell’anno, può subire le conseguenze civili (decreto ingiuntivo) e penali (una denuncia per violazione degli obblighi di assistenza familiare determinati dalla sentenza del giudice).

Né ci si può sottrarre all’obbligo di versamento del mantenimento solo perché si sono versati i soldi “in natura”, ad esempio acquistando il vestiario, il corredo scolastico, un motorino, un computer. Insomma, il mantenimento non può essere surrogato da prestazioni “in natura”.

Il padre che ritenga non più dovuti gli alimenti o comunque da rimodulare sulla base di mutate esigenze dei ragazzi deve prima rivolgersi al tribunale e presentare un ricorso per la revisione dell’assegno di mantenimento. Si apre una causa in contraddittorio con la madre che, per come intuibile, si opporrà alla richiesta.

Accordi tra genitori per riduzione o sospensione del mantenimento

Una cosa deve essere ben chiara: mai i genitori possono accordarsi tra loro per una riduzione o una sospensione dell’assegno di mantenimento per i figli durante il periodo estivo. Questo perché si tratta di un «diritto indisponibile», sottratto cioè al loro arbitrio. La legge, in questo, scende in tutela dei minori che, in quanto incapaci, non possono tutelare i propri diritti. Il giudice, quindi, si fa portavoce degli interessi dei più indifesi e decide in luogo di questi. Risultato: padre e madre non possono derogare alla volontà del tribunale di proprio spontaneo arbitrio.

Vero è che, per sanzionare un accordo di questo tipo, è necessario che qualcuno ne dia comunicazione al giudice e costui difficilmente potrà essere il figlio. Dobbiamo allora ritenere possibile un ripensamento.

Se la madre dovesse, in un momento successivo, tornare sui propri passi e rinnegare la parola data al marito circa una riduzione o una sospensione del mantenimento, potrebbe agire contro di lui.

Mantenimento versato in natura

Ultimo aspetto rilevante: il mantenimento va versato sempre nelle mani della madre quando i figli sono minorenni. Nel momento in cui questi diventano maggiorenni possono rivolgersi al padre per ottenere direttamente l’assegno. Se tale richiesta non viene presentata, il denaro dovrà essere corrisposto sempre al genitore collocatario.



4 Commenti

  1. Con riferimento alla revisione del contributo di mantenimento dei figli maggiorenni in sede di divorzio, vi è la possibilità di riduzione della misura dell’assegno fissato dal giudice anche in favore dell’ex coniuge, in considerazione dei maggiori oneri patrimoniali gravanti sull’ex marito per effetto del nuovo vincolo assunto e della conseguente alterazione dell’equilibrio economico sussistente tra le parti al momento pronuncia di divorzio, per cui i sopravvenuti, giustificati motivi a sostegno della richiesta di revisione delle condizioni patrimoniali del divorzio possono riguardare anche i nuovi oneri familiari dell’obbligato, derivanti dalla nascita di un figlio, generato dalla successiva unione, sempre che detta insorgenza, abbia determinato un reale depauperamento delle condizioni economico-patrimoniali del soggetto obbligato, su cui grava l’onere di offrire un esauriente quadro in ordine alle proprie condizioni economico-patrimoniali, ma il nuovo dovere di mantenimento dell’obbligato va valutato anche alla stregua delle potenzialità economiche della nuova famiglia in cui il bambino è stato generato e quindi avendo riguardo anche alle condizioni del nuovo coniuge.

  2. Il coniuge, separato o divorziato, debitore di un assegno di mantenimento al coniuge od ex coniuge ed ai figli, non può ottenere una riduzione dell’assegno da lui dovuto e regolarmente erogato per lungo tempo, asserendo che gli sono venuti meno donativi monetari ed altri vantaggi economici, a suo dire, a lui frequentemente erogati dalla madre, dalla sorella o da terzi, senza dare alcuna prova di averli ricevuti ed utilizzati ai fini dell’adempimento regolare dei doveri di mantenimento su di lui incombenti, così come non ha in alcun modo provato che i figli abbiano attenuato le loro esigenze scolastiche, o ridimensionato le loro aspirazioni professionali.

  3. Vorrei ricordare che l’assegno di mantenimento in favore del figlio va versato anche quando l’attività di lavoro precaria svolta da quest’ultimo non comporta un’ indipendenza economica che possa giustificare l’esonero dei genitori dal suo mantenimento né la riduzione dell’assegno stesso (cassato, nella specie, il ricorso avanzato dall’ex coniuge che chiedeva la riduzione dell’importo versato alla figlia maggiorenne, in considerazione del fatto che la ragazza svolgeva un’attività lavorativa, seppur precaria, e che la stessa non viveva più con la madre affidataria).

  4. Praticamente da questo articolo denoto non si è messo al mondo un figlio da accudire con la presenza dei genitori, bensì una finanziaria. La cosa assurda è che si tratta della realtà. Mi chiedo cosa facciano giudici, avvocati e magistrati, politici, associazioni, affinchè le leggi siano eque per il bene dei figli. Non vi è una logica nelle sentenze di separazioni ed è tutto lasciato alla discrezionalità di giudici. Ti si chiede di essere un genitore presente ma poi spesso viene concesso il trasferimento di un figlio a migliaia di km di distanza. I bambini non come una persona bisognosa di affetto da ambo i genitori, ma bensì come una sorta di scambio economico.
    Qualora un genitore si rifiutasse di adempiere agli obblighi genitoriali (parlo di tempi di frequentazione) sarei favorevole al mantenimento, ma nel caso in cui si volessero mantenere rapporti equilibrati (salvo casi di degenza, salute etc) non vedo perchè creare disparità tra l’uno e l’altro. Che fine ha fatto la bigenitorialità? Ah dimenticavo, in Italia le sentenza sono riuscite a distorcere anche questo.
    Sulla questione del mantenimento durante le ferie estive tralascio ogni commento.
    Personalmente trovo comico leggere nelle sentenze delle belle premesse piene zeppe di tutti i passaggi su come si dovrebbe gestire il tutto (feequantazione parenti ed ascendenti, tempi equi, matenimento degli affetti, condivisione delle decisioni, etc) per poi arrivare arriva al dispositivo finale in cui si autorizza tutto il contrario di quanto si è enunciato.
    Alla faccia di tutte le disposizioni comunitari!!!
    Col tasso di separazioni in Italia chi oggi diviene genitore dovrebbe essere insignito della medaglia di onore al valore “matrimoniale”.
    Credo sia uno dei principali motivi del perchè non si facciano più figli in Italia.
    La legge è uguale per tutti!!! Così dicono

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