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Vertenza di lavoro: come denunciare il lavoro nero?

4 Settembre 2019
Vertenza di lavoro: come denunciare il lavoro nero?

Con la vertenza di lavoro il dipendente può far accertare il proprio rapporto lavorativo, chiedere i contributi di previdenza e le differenze di busta paga. L’azione può essere avviata anche dopo la fine del rapporto lavorativo. 

Chi fa lavorare una persona in nero non commette reato, ma un semplice illecito amministrativo (a meno che non si tratti di un immigrato irregolare). Rischia, quindi, non il carcere, ma delle sanzioni economiche, a volte molto salate. La conseguenza è che il dipendente che voglia far valere le proprie ragioni e che pretenda di essere regolarizzato non potrà presentarsi ai carabinieri o alla polizia per denunciare il lavoro in nero. Dovrà piuttosto rivolgersi ai competenti uffici dell’Ispettorato del lavoro preposti al rispetto della normativa di settore.

Tuttavia, nella gran parte dei casi, chi intende avviare una vertenza di lavoro si rivolge, innanzitutto, all’avvocato e, solo nel caso in cui la diffida inviata da questi non sortisca effetti, prova a rivolgersi all’Ispettore del lavoro.

Il fatto che il dipendente non sia in possesso di un contratto, delle buste paga, della certificazione unica o di qualsiasi altro documento attestante l’esistenza di un rapporto di lavoro non pregiudica il suo diritto di difesa, così come non è pregiudicato neanche dal fatto di aver accettato, a suo tempo, di prestare la propria attività nonostante il rapporto di lavoro fosse irregolare.

A meno che, infatti, nel frattempo non abbia percepito delle indennità dovute solo a chi è senza reddito (ad esempio l’assegno di disoccupazione, l’assegno sociale, il reddito di cittadinanza o altri benefici comunali o regionali parametrati a un Isee basso), il lavoratore in nero non rischia nulla: le conseguenze giuridiche sono solo in capo al suo datore di lavoro.

Se ti stai chiedendo come si fa una vertenza di lavoro e come denunciare il lavoro in nero, sarà bene che tu legga questa breve guida. Ti servirà per comprendere come muoverti e quali passi fare per non perdere il diritto alla retribuzione o ai contributi Inps per la pensione.

Che cos’è una vertenza di lavoro?

Quando si parla di vertenza di lavoro ci si riferisce a una contestazione avanzata contro il datore di lavoro che ha assunto un lavoratore “di fatto”, ossia senza un regolare contratto scritto o “denunciato” agli uffici competenti, senza averlo assicurato all’Inail per gli infortuni, senza quindi pagargli neanche i contributi previdenziali.

Ci sono varie fasi in cui si può articolare una vertenza sul lavoro. Si inizia sempre con una prima attività di tipo stragiudiziale, ossia senza ricorrere al tribunale. Ci si rivolge all’Ispettorato del lavoro e a un avvocato (la presenza di quest’ultimo non è tuttavia necessaria). Vedremo a breve come muoversi.

Lo scopo di questa prima fase è trovare un accordo con l’azienda e ottenere la regolarizzazione della propria posizione, con pagamento dei contributi arretrati e delle eventuali differenze retributive rispetto a quanto previsto, per la stessa categoria di lavoratori, dal contratto collettivo nazionale.

Se l’attività conciliativa non dovesse sortire gli effetti desiderati, si dovrà incaricare l’avvocato affinché avvii una causa in tribunale per l’accertamento del lavoro in nero, con condanna nei confronti del datore di lavoro al pagamento di tutte le somme dovute.

Quando può essere fatta una vertenza di lavoro?

La vertenza di lavoro può essere fatta nonostante il rapporto di lavoro sia ancora in corso o anche dopo che questo è cessato (ad esempio in caso di licenziamento o di dimissioni volontarie). Si tenga conto che, in questa seconda ipotesi, bisogna rispettare il termine di prescrizione che, secondo la giurisprudenza, è di 5 anni (anche se alcuni giudici ritengono che l’accertamento della natura subordinata della prestazione si prescrive dopo 10 anni, ti conviene non rischiare e non attendere troppo tempo).

Si può fare una vertenza di lavoro senza contratto?

Si può certamente fare una vertenza di lavoro se il datore non ti ha consegnato alcun contratto, busta paga o altro documento. Del resto, se lo avesse fatto, che “lavoro in nero” sarebbe? In tali ipotesi, il rapporto di lavoro può essere dimostrato in vario modo:

  • ad esempio, attraverso un verbale ispettivo di un funzionario dell’Ispettorato del lavoro che sia passato in azienda e abbia accertato la presenza di personale non regolarizzato;
  • oppure con lettere, scambi di email e documenti intercorsi tra le parti (pensa a un ordine di servizio del datore in cui cita il lavoratore in nero);
  • anche con documenti firmati dal dipendente durante il rapporto di lavoro (ad esempio una bolla di consegna sottoscritta dal lavoratore in nero);
  • con prove testimoniali. Quest’ultima è la prova privilegiata cui si ricorre quando si deve accertare l’esistenza di un rapporto di lavoro in nero. Ad esempio, si può chiedere l’intervento di un parente che dichiari di aver accompagnato il dipendente sul posto di lavoro e che lo abbia ripreso alla fine del turno, o di un amico che ammetta di aver visto il soggetto in questione al di là del bancone, mentre serviva i clienti. O si può chiedere a un cliente stesso di testimoniare in proprio favore. Sarà bene riuscire a dimostrare che il lavoro veniva espletato entro un arco temporale predeterminato della giornata (ad esempio dalle 8 alle 12 e dalle 15 alle 18.00).

I diritti di un lavoratore in nero

Un lavoratore in nero ha gli stessi diritti (e anche gli stessi doveri) di un normale dipendente anche se non è mai stato regolarizzato con un contratto. Difatti, la materia del lavoro viene disciplinata già dalla legge e dai contratti collettivi che si applicano in automatico a tutti coloro che prestano attività alle dipendenze altrui, anche se in modo irregolare. Egli può, pertanto, pretendere, in qualsiasi momento, i giorni di permesso ai sensi della legge 104 per assistere un familiare disabile, le ferie retribuite, la malattia, i congedi straordinari, il trattamento di fine rapporto (Tfr).

A che serve una vertenza di lavoro per denunciare il lavoro in nero?

La vertenza di lavoro serve, innanzitutto, a ottenere il formale riconoscimento dello stato di lavoratore alle dipendenze dell’azienda. Non che questo cambi di molto le cose: anche un lavoratore in nero non può essere licenziato se non per giusta causa o per crisi ed ha diritto allo stipendio riportato sul contratto collettivo. Anche il lavoratore in nero può pretendere il risarcimento se si fa male in azienda (non però dall’Inail ma dal datore di lavoro), può chiedere le ferie, gli straordinari e tutto ciò che la disciplina prevede. E se tali diritti non gli vengono riconosciuti può sempre ricorrere al tribunale con un avvocato.

In secondo luogo, con l’accertamento dell’esistenza di un lavoro subordinato, il dipendente può pretendere il versamento dei contributi di previdenza necessari a ricostruire la sua pensione dal giorno dell’assunzione. E non farti ingannare da chi ti dice che si tratta di soldi regalati allo Stato: senza i contributi non riceverai mai la pensione che un giorno potrebbe essere per te fondamentale.

In più, all’esito della causa, potrà ottenere dal giudice una condanna al pagamento delle eventuali differenze retributive che non gli sono state versate per straordinari o maggiori importi previsti dal contratto collettivo.

Ed ancora, con l’accertamento del lavoro in nero l’azienda deve accantonare tutto il Tfr che hai maturato dal giorno in cui hai iniziato a lavorare con l’obbligo di corrispondertelo non appena il lavoro cessi.

Dulcis in fundo, se sei stato licenziato, puoi chiedere la reintegra sul posto o accontentarti del licenziamento.

Come si inizia una vertenza sindacale per lavoro in nero?

Come anticipato, potresti rivolgerti all’ufficio dell’Ispettorato del lavoro per chiedere una convocazione del datore di lavoro. Se ti preoccupi che questo possa avere ripercussioni sul tuo rapporto di lavoro, sappi che verrà garantita la tua privacy in quanto, nel verbale di primo accesso ispettivo e nei documenti successivi, non viene inserita l’identità del dipendente che ha inoltrato la denuncia.

Devi presentarti di persona o con un sindacalista o un avvocato all’ufficio per le cosiddette conciliazioni monocratiche. L’ispettore convocherà l’azienda comunicandoti la data in cui dovrete entrambi intervenire per tentare una conciliazione. Se l’accordo non riesce, partiranno gli accertamenti e il datore di lavoro sarà multato.

Se, invece, l’accordo riesce il dipendente in nero dovrà essere regolarizzato.

Oltre che all’Ispettorato del lavoro, puoi anche rivolgerti alla Guardia di Finanza, che però ha solo compiti in merito all’evasione fiscale del datore e tu non ne ricaverai una grossa utilità almeno in prima battuta. In un momento successivo, le Fiamme Gialle dovrebbero notiziare dell’intervento l’Ispettorato del lavoro per le conseguenti sanzioni al datore.

Posso essere licenziato se inizio una vertenza di lavoro?

Se il datore di lavoro ti dovesse licenziare perché lo hai fatto chiamare dall’Ispettorato del lavoro o lo hai citato in giudizio non può farlo. Se lo facesse, avresti un’ulteriore carta nella tua manica potendo chiedere altresì il risarcimento del danno oltre alla restituzione del tuo posto.

La causa in tribunale

Se il tentativo di conciliazione non dovesse portare a risultati, dovrai per forza agire in tribunale e raccogliere tutte le prove da depositare contro il tuo datore di lavoro. La causa potrebbe durare diversi anni, ma tieni conto che, per quanto riguarda almeno le spese, potrai ricorrere con il gratuito patrocinio, senza cioè pagare l’avvocato se il tuo reddito Irpef non supera 11.528,41 euro.

Lavoro in nero: rischi per il datore di lavoro

Le sanzioni per il lavoratore in nero a carico del datore sono di tipo amministrativo, ma molto salate. Esse consistono:

  • per impiego irregolare fino a 30 giorni effettivi: da 1.500 a 9.000 euro;
  • da 31 giorni fino a 60: da 3.000 a 18.000 euro;
  • oltre 60 giorni: da 6.000 a 36.000 euro.

Tuttavia, se le violazioni vengono accertate dal 1° gennaio 2019, le sanzioni aumentano del 20%.

L’azienda può ottenere degli sconti sulle sanzioni se il lavoratore viene assunto per almeno 120 giorni con contratto a tempo indeterminato.

Se, invece, almeno il 20% dei lavoratori risultano essere irregolari, l’attività viene sospesa.

Lavoro in nero: rischi per il dipendente

Attento a dichiarare il lavoro in nero se, nel frattempo, hai percepito sussidi per i poveri collegati al tuo Isee o la Naspi (l’assegno di disoccupazione): potresti trovarti inquisito per il reato di falso e indebita percezione di contributi statali.



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