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Entro quanto si prescrive una cambiale?

21 Settembre 2019
Entro quanto si prescrive una cambiale?

Nel 2008 presi 2.000 euro in prestito da una società mettendo a garanzia la mia macchina e firmando 12 cambiali. Le cambiali sono state tutte pagate regolarmente, tranne l’ultima oggetto della diffida. Premetto che mai nessuno mi ha chiesto la cambiale oggetto della diffida, scadente il 20 Settembre 2009. Ora mi chiedono, con raccomandata 1 ricevuta il 5/6 Agosto 2019, a distanza di quasi 10 anni, l’importo della cambiale e altri 300.00 euro per spese legali. Come devo comportarmi?

Purtroppo, per quanto siano passati tanti anni, questi non sono considerati troppi dal codice civile italiano per far maturare la prescrizione ordinaria.

Infatti, chi detiene la cambiale impagata ha più possibilità di agire nei confronti di chi l’ha emessa. Mentre alcune azioni, come quella cambiaria, o di ingiustificato arricchimento, si prescrivono in un termine breve (tre anni e un anno rispettivamente), le azioni causali (ordinarie) si prescrivono nel termine proprio del rapporto da cui essa deriva ossia, se non è stabilito diversamente, nel termine di dieci anni.

In pratica, la società creditrice non ha più la possibilità di recuperare il credito dimostrando, semplicemente, di non aver potuto incassare la cambiale, perché priva di provvista (azione cambiaria), ma avrà la possibilità di ottenere un titolo – sempre attraverso un decreto ingiuntivo, o un’azione ordinaria – dimostrando (qui, la differenza con l’azione cambiaria) la causa del debito che ha fatto sorgere quella cambiale.

Dovrà, quindi, dimostrare che la cambiale è stata rilasciata in virtù di un prestito, che dovrà documentare in caso di contestazione. Tramite quest’ultima azione, la società creditrice potrà recuperare il suo credito entro dieci anni dalla data di scadenza della cambiale.

Da quanto letto, si deduce che il termine prescrizionale è stato fatto salvo, poiché la società avrebbe potuto chiederLe le somme fino al 20 settembre 2020.

Quello che Le consiglio, data anche l’esiguità dell’importo, è di pagare la somma di € 291,00, di cui Lei risulta, ad oggi,  ancora debitrice, non pagando, invece, le spese legali richieste dall’avvocato di controparte.

Infatti, in questo caso, il creditore dovrebbe improntare un’autonoma causa solo per ottenere il rimborso delle spese legali sostenute, dimostrando la morosità colpevole e l’avvenuto pagamento della parcella all’avvocato, che con la lettera non prova (sicuramente, perché ancora non ha pagato il legale).

Non credo che, per tali ragioni, la società impronterà un’azione finalizzata al solo recupero delle spese legali; avendo raggiunto l’obiettivo (pagamento del debito), credo proprio che tratterrà da quella somma parte dei suoi onorari, che quantificare in una somma maggiore a quella debitoria – così come fatto nella lettera – è già, di per sé, abbastanza anomalo, oltre che ingiusto.

Articolo tratto da una consulenza dell’avv. Salvatore Cirilla



1 Commento

  1. Un ipoteca su di una casa, dopo quanto tempo va in prescrizione, se non richiesta da colui che l’ha accesa?

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