Per non pagare l’Imu aumentano gli edifici fatiscenti

4 Settembre 2019 | Autore:
Per non pagare l’Imu aumentano gli edifici fatiscenti

Gli immobili che non producono reddito cresciuti del 5,3% rispetto al 2017.

Il paradosso è questo: il patrimonio immobiliare italiano aumenta, ma diventa sempre più povero. Se lo stock immobiliare è, infatti, in crescita, aumentano anche le cosiddette “unità collabenti”, vale a dire gli immobili che si trovano in condizioni tali da non produrre reddito (un fabbricato non agibile, non utilizzabile in alcun modo o allo stato di rudere). È quanto segnala Confedilizia elaborando i dati resi noti dall’Agenzia delle Entrate sullo stato del patrimonio immobiliare italiano.

A livello di normativa catastale, gli immobili collabenti sono definiti con la specifica categoria F/2 (appunto “Unità collabenti – fabbricati fatiscenti, ruderi, unità con tetto crollato e inutilizzabili”), che raccoglie tutti gli immobili che non generano reddito. Quando un immobile viene riconosciuto come collabente, le conseguenze si riversano anche sul piano fiscale. Per questo motivo, generalmente, non risulta essere soggetto al pagamento di tasse come Imu e Tasi.

Nel 2018, il numero degli immobili inquadrati nella categoria catastale F/2 è cresciuto del 5,3% rispetto al 2017. Mettendo, però, a confronto il periodo pre e post Imu si nota che, rispetto al 2011, gli immobili ridotti alla condizione di ruderi sono raddoppiati, passando da 278.121 a 548.148 (+ 97%). «Si tratta –  spiega Confedilizia – di immobili, appartenenti per il 90% a persone fisiche, che raggiungono condizioni di fatiscenza per il semplice trascorrere del tempo o, addirittura, per effetto di atti concreti dei proprietari finalizzati a evitare almeno il pagamento dell’Imu e della Tasi (per esempio, attraverso la rimozione del tetto)». Per non pagare l’Imu, quindi, aumentano gli edifici fatiscenti.

Già nel 2017, gli immobili “non idonei a produrre reddito” erano cresciuti del 3,2%. Si parlava di un +87% dal 2011 di immobili di categoria F/2. E già da allora, Giorgio Spaziani Testa, il presidente di Confedilizia, avvisava: «È necessario fare qualcosa per salvare il patrimonio immobiliare italiano, restituendogli una minima capacità reddituale. Le strade possibili sono molteplici, l’unica da non percorrere è quella dell’inerzia».



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