Salute e benessere | Articoli

Colesterolo cattivo, scendono i livelli: che significa?

5 Settembre 2019 | Autore:
Colesterolo cattivo, scendono i livelli: che significa?

Le nuove linee guida abbassano la soglia massima fino a dimezzarla nel caso dei pazienti ad alto rischio. Aumenteranno le terapie e ci saranno più malati?

Avrai sentito parlare tante volte dei rischi del colesterolo alto, soprattutto a livello cardiovascolare: le arterie si stringono e, di conseguenza, il flusso di sangue raggiunge con maggiore fatica gli organi. Questo comporta maggiori probabilità di ischemie, infarto, ictus, ecc. Avrai anche sentito che ci sono due tipi di colesterolo: quello buono e quello cattivo. Va da sé che è quest’ultimo da tenere in particolar modo sotto controllo. Sicuramente il tuo medico ti ha fatto fare – specie se pettini qualche capello bianco già da tempo – degli esami specifici per monitorare il livello del tuo colesterolo e stabilire se sei sano o se sei a rischio. Il che si riesce a sapere se il valore rilevato dal prelievo che ti è stato fatto è al di sotto o al di sopra di una soglia stabilita a livello internazionale. Ora questa soglia è stata abbassata. Insomma, sul colesterolo cattivo scendono i livelli: che significa?

Significa, come vedremo in modo più approfondito in seguito, fondamentalmente tre cose. La prima: che dovrai fare il possibile per restare al di sotto del nuovo limite, il che farà soltanto bene al tuo cuore. La seconda: che se prima eri sano perché poco al di sotto della soglia, ora potresti essere malato ed avere bisogno di una dieta o di una terapia perché hai superato i nuovi livelli di colesterolo cattivo. La terza è la logica conseguenza della seconda: le case farmaceutiche venderanno più medicinali perché i malati di colesterolo sono diventati più numerosi.

Anche perché, confrontando la soglia appena presentata dalla Società Europea di Cardiologia e dalla Società Europea di Aterosclerosi con quella che c’era finora, la differenza è tutt’altro che irrisoria.

Colesterolo cattivo: che cos’è?

Bisogna precisare che non tutto il colesterolo è cattivo. Stiamo parlando di un grasso che viene prodotto dal nostro corpo (circa l’80% del totale) e non solo di quello che si assume dal cibo.

Ma perché esiste il colesterolo e a che cosa serve? Le sue funzioni sono quelle di contribuire a:

  • la formazione della bile, che ha un ruolo nella digestione;
  • la formazione della parete delle cellule del sistema nervoso;
  • la formazione di vitamina D, che aiuta a mantenere le ossa sane;
  • la produzione di ormoni come il cortisolo o il testosterone.

Insomma, il colesterolo è una componente potenzialmente positiva del nostro organismo. Viene prodotto prevalentemente nel fegato e da qui parte verso gli organi periferici attraverso delle lipoproteine che differenziano il colesterolo buono da quello cattivo. Quelle ad alta densità definiscono il colesterolo buono, tecnicamente chiamato HDL. Non sono dannose, anzi: fanno una sorta di pulizia all’interno delle arterie portando il colesterolo in eccesso verso il fegato.

E poi ci sono le lipoproteine maledette, quelle a cui bisogna dare la colpa del colesterolo cattivo, alias LDL. Sono a bassa intensità e, anziché pulire le pareti delle arterie, le ostruiscono con delle placche che, una volta depositate, impediscono il normale flusso di sangue.

Colesterolo cattivo: quali sono i rischi?

Esperimento banalissimo: prova a chiudere una delle narici del naso e, senza aprire la bocca, a camminare, correre, parlare, mangiare. Insomma, a fare qualsiasi cosa con la metà del flusso dell’aria che respireresti in condizioni normali. Prima o poi scoppi, giusto? Ecco, con il colesterolo cattivo, cioè con LDL, succede più o meno lo stesso. Quando si ostruiscono le arterie per le placche depositate sulle pareti dalle famose lipoproteine a bassa intensità, il flusso di sangue che scorre all’interno diminuisce e, di conseguenza, gli organi ne ricevono meno quantità compromettendo il loro corretto funzionamento. È quello che tecnicamente si chiama aterosclerosi.

Il rischio è che, a lungo andare, una presenza eccessiva di colesterolo cattivo arrivi praticamente a bloccare la circolazione del sangue e che provochi un infarto, un ictus, un’ischemia o un’angina.

Colesterolo cattivo: perché aumenta?

Come si arriva all’ipercolesterolemia, cioè ad un eccesso di colesterolo cattivo nel sangue? I fattori sono diversi. Ci può essere una predisposizione genetica oppure una disfunzione dei reni, della tiroide o del fegato o una malattia come il diabete. Ma è molto frequente soffrire di ipercolesterolemia a causa di uno stile di vita sbagliato.

Infatti, non aiutano:

  • l’obesità;
  • l’assunzione elevata di alcol;
  • il fumo;
  • un’alimentazione ricca di proteine e grassi animali;
  • la sedentarietà.

Si dice sempre che una dieta equilibrata aiuta a mantenersi in forma. Ma, nel caso del colesterolo cattivo, nei soggetti a rischio può salvare la vita ed evitare i rischi che abbiamo citato prima. Devi sapere, quindi, che gli alimenti in grado di aumentare il livello di colesterolo sono quelli più grassi, come i cibi di origine animale, quindi:

  • carne;
  • burro;
  • salumi;
  • formaggi;
  • il tuorlo dell’uovo.

Non contengono, invece, colesterolo la frutta, la verdura ed i cereali.

Colesterolo cattivo: quali sono i nuovi livelli di guardia?

Finora, veniva considerato sano un individuo con un colesterolo totale non superiore a 200 milligrammi per decilitro di sangue, di cui:

  • non più di 130 mg/dl di colesterolo cattivo, cioè di LDL (fino a 100 nelle persone ad alto rischio);
  • non meno di 39 mg/dl di colesterolo buono, cioè di HDL negli uomini e non meno di 45 mg/dl nelle donne.

Se il colesterolo totale supera i 240 mg/dl, il soggetto viene considerato a rischio moderato.

Tuttavia, e sulla base di oltre 200 studi realizzati negli ultimi 25 anni, sono appena state presentate a Parigi le nuove linee guida sulle malattie legate all’aumento del colesterolo da parte della Società Europea di Cardiologia (Esc) e dalla Società Europea di Aterosclerosi (Eas). Il messaggio che si è voluto lanciare è «Meno è meglio», cioè più è basso il livello di colesterolo cattivo, meno probabilità ci sono di soffrire di una malattia cardiovascolare.

Partendo da questo principio, sono stati stabiliti i nuovi livelli standard di LDL, vale a dire di colesterolo cattivo, ora così fissati:

  • non più di 55 mg/dl per i pazienti a rischio cardiovascolare molto alto;
  • non più di 70 mg/dl per i pazienti a rischio cardiovascolare alto.

Nel primo caso, dunque si dimezza il livello di allerta rispetto a quello che finora si teneva in considerazione. Questo potrebbe, però, voler dire che chi fino ad oggi non era potenzialmente malato perché aveva il colesterolo cattivo a 75 mg/dl (quindi sotto i 100 mg/dl), con le nuove linee guida lo è diventato. E chi fino ad oggi non aveva bisogno di una terapia, da adesso in poi si può trovare costretto a rivedere la propria dieta ed a prendere un medicinale.

Ma è una mossa inevitabile, secondo gli esperti. «Secondo il concetto meno è meglio – spiega Alberto Zambon, associato di Medicina interna dell’Università di Padova, presente al Convegno di Parigi in cui sono state adottate le nuove linee guida – le strategie terapeutiche devono mirare ad abbassare il più possibile il fattore LDL, principale causa della malattia aterosclerotica, per evitare ulteriori eventi cardiovascolari».

Le linee guida per il trattamento del colesterolo cattivo inseriscono gli inibitori PCSK9, efficaci – dicono gli addetti ai lavori – nei pazienti in prevenzione secondaria perché stabilizzano la placca aterosclerotica modificandone la composizione. In questo modo, nella fase successiva ad un evento cardiovascolare come un infarto, non si sono ulteriori complicanze.


Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema. Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 



NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA