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Nunzia Catalfo: chi è il nuovo ministro del Lavoro

4 Settembre 2019 | Autore:
Nunzia Catalfo: chi è il nuovo ministro del Lavoro

Esperta di lavoro, il nuovo ministro pentastellato avrà compiti difficili: dal Reddito di cittadinanza al salario minimo passando attraverso le crisi aziendali.

È considerata la madre del reddito di cittadinanza e porta in grembo anche il salario minimo: il nuovo ministro del Lavoro e delle politiche sociali, la 52 enne Nunzia Catalfo è un’attivista pentastellata della prima ora, sin dalla formazione del movimento nel 2008, ed è stata eletta in Parlamento nel 2013 nella circoscrizione della sua terra d’origine, la Sicilia. Rieletta in Senato nel 2018, è diventata presidente della commissione Lavoro e previdenza sociale.

Sul blog delle stelle, lei stessa si definisce così: «Da sempre sensibile ai temi sociali, per quasi 30 anni mi sono occupata di formazione, dispersione scolastica e aiuto all’inserimento in collaborazione con i centri per l’impiego e i servizi per l’impiego in generale. Credo che una buona riforma del lavoro si debba basare sul giusto equilibrio di flessibilità e sicurezza».

Una visione conciliante, che è riuscita a farla “digerire” anche al Pd quando ha dovuto accettare la proposta del M5S di riservare a sé la guida di uno dei dicasteri più impegnativi del nuovo Governo Conte. Adesso Nunzia Catalfo prende il posto finora ricoperto dal capo del suo Movimento 5 Stelle, Luigi Di Maio, che dal Lavoro passa a dirigere il ministero degli Esteri. In favore della sua nomina ha giocato, sicuramente, la sua esperienza professionale nel mondo del lavoro: già nel 2013, aveva iniziato ad elaborare quello che cinque anni dopo sarebbe diventato il provvedimento sul Reddito di cittadinanza.

Proprio da qui partirà il suo impegno di ministro: dovrà occuparsi ora della problematica “fase 2”, con i navigator per aiutare gli attuali percettori di reddito a trovare un’occupazione. A tal proposito, dovrà anche confrontarsi con le varie crisi aziendali in corso e alla ricerca di soluzione. I problemi del mondo del lavoro perdurano, anche dopo l’emanazione (avvenuta ieri, con la firma del presidente della Repubblica Mattarella), del decreto varato dal precedente Governo Conte il 6 agosto scorso per risolvere i casi più noti, tra cui quelli di Whirpool di Napoli e dell’Ilva di Taranto. Il provvedimento è stato, infatti, già giudicato da molti insufficiente a risolvere i casi di parecchie aziende dove molti lavoratori rischiano di perdere il posto.

Per arrivare all’introduzione del salario minimo di almeno 9 euro all’ora, poi, il neo ministro Nunzia Catalfo avrà il difficile compito di dare vita concreta alla formula generica del documento programmatico tra M5S e Pd («individuare una retribuzione giusta, garantendo le tutele massime a beneficio dei lavoratori») conciliando le aspirazioni con i vincoli di bilancio per trovare le risorse finanziarie necessarie ad attuare questo obiettivo.

Le misure grilline, che proprio la Catalfo ha contribuito ad elaborare (il disegno di legge porta il suo nome), sono già in corso di discussione e sembrano condivise anche dal Pd, quantomeno sul punto di partenza, cioè l’eliminazione dello sfruttamento di lavoratori oggi sottopagati a 3 o 4 euro all’ora, ma nell’attuazione ci sono delle divergenze, ad esempio sul ruolo della contrattazione collettiva (oggi in molti casi ferma a livelli ben inferiori ai 9 euro orari previsti) che adesso il nuovo ministro dovrà chiarire e realizzare, nel confronto non solo con i partiti, ma anche con le parti sociali con cui da tempo è abituata a dialogare.



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