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Diritti inviolabili

22 Settembre 2019
Diritti inviolabili

Alcuni diritti dell’uomo esistono a prescindere dagli ordamenti giuridici: si tratta dei diritti inviolabili dell’uomo che appartengono all’uomo in quanto tale, inteso cioè come essere libero.

La Costituzione italiana [1] sancisce che: “La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell’uomo, sia come singolo sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità e richiede l’adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale”.

Diritti inviolabili: cosa sono?

I diritti inviolabili sono quelle posizioni giuridiche della persona cosiddette essenziali. Essi riguardano infatti le libertà e i valori fondamentali della persona umana e quindi sono insiti nella natura umana, in alcun modo violabili nonchè caratterizzanti la forma di Stato democratico, in quanto da quest’ultimo tutelati.

I diritti inviolabili dell’uomo sono inoltre preesistenti allo Stato e ad ogni forma di governo democratica. Ciò spiega perché il Costituente all’articolo 2 della Carta Costituzionale utilizza l’espressione “riconosce e garantisce”, senza quindi operare alcuna forma di discriminazione a danno degli stranieri. Viene in questo modo sottolineata l’originarietà degli stessi rispetto alla Costituzione e l’importanza primaria dell’uomo sull’ordinamento statale.

I diritti inviolabili presentano determinate caratteritiche:

  • sono assoluti: essi sono garantiti verso chiunque, verso lo Stato, i privati nonchè verso ogni forma di collettività;
  • sono inalienabili, intrasmissibili da parte dei titolari (ciò significa che non possono essere venduti, ceduti, trasferiti ad altri soggetti);
  • sono irrinunciabili;
  • sono imprescrittibili: ovvero anche se non esercitati per lungo tempo, non cadono mai in prescrizione e di conseguenza non possono estinguersi;
  • non possono essere oggetto di revisione costituzionale proprio per il loro contenuto essenziale e perchè costituiscono il fondamento della forma di Stato Repubblicana, sociale e di diritto attualmente vigente in Italia. Questo significa quindi che i diritti inviolabili sono parte di quelle norme e principi costituzionali che non possono assolutamente essere modificati nemmeno da una legge costituzionale;
  • sono definiti di prima generazione, in quanto trattano delle libertà dell’individuo e della sua partecipazione alla vita politica (ad esempio la libertà di parola, il diritto a un giusto processo, la libertà di religione, il diritto di voto);
  • sono generalmente illimitabili: la limitazione al loro esercizio è ammessa solo in casi eccezionali, temporaneamente e mediante il rispetto di procedure garantite dalla Costituzione.

I diritti inviolabili sono riconosciuti all’uomo:

  • sia come singolo: ad esempio, il diritto al nome, all’onore (ovvero i cosiddetti diritti della personalità), alla libera manifestazione del proprio pensiero;
  • sia come membro di formazioni sociali, come, ad esempio, il diritto di associazione e di riunione e tutti i diritti relativi alle attività svolte dalle associazioni culturali, sportive, politiche ecc. Le formazioni sociali quali la scuola, la famiglia, i partiti politici, i sindacati, la società constituiscono infatti il tramite tra il cittadino e le istituzioni e rendono possibile ed effettivo lo sviluppo della personalità umana nonchè la partecipazione della persona umana alla vita sociale, politica ed economica del Paese.

L’articolo 2 della Costituzione: quale funzione?

In passato, è stato sollevato un intenso dibattito sull’interpretazione dell’articolo 2 della Costituzione. Parte della dottrina infatti considerava la norma come un catalogo chiuso dei diritti, ovvero una norma riassuntiva di tutti i diritti e le libertà fondamentali tutelati espressamente dalla Costituzione.

Altra parte della dottrina considerava, invece, la disposizione come un catalogo aperto dei diritti inviolabili (c.d. «tavola dei valori»). Tale lettura consentiva di individuare e importare nel sistema dei diritti tutelati dalla nostra Costituzione altre libertà e valori personali non espressamente e immediatamente tutelati dalla Carta Costituzionale, ma che essendo fatti propri in un momento successivo dalla coscienza sociale, potevano essere progressivamente riconosciuti dalla giurisprudenza e dal legislatore ordinario.

L’orientamento dottrinario prevalente è il secondo, per cui l’articolo 2 della Costituzione, riconoscendo e garantendo i diritti inviolabili dell’uomo, ha la funzione di tutelare tutti quei diritti naturali e quei valori di libertà non ancora tradotti in specifiche norme costituzionali, ma che emergono distintamente nell’evoluzione della coscienza sociale e nelle convenzioni internazionali. Tra essi ricordiamo:

  • il diritto alla identità personale, da intendersi come la proiezione del sé nel sociale e come diritto del singolo individuo ad essere descritto e rappresentato così com’è, senza alcun stravolgimento della sua personalità agli occhi del pubblico. Ad esempio, il diritto all’identità personale implica che non si possa pubblicare una notizia falsa riguardante una persona nota o magari attribuirsi la paternità di azioni non proprie;
  • il diritto al nome, quale strumento identificativo della persona. Esso è riconosciuto e garantito anche dalla Costituzione [2], il quale sancisce che nessuno può essere privato, per motivi politici, del nome. Il diritto al nome è assoluto, indisponibile: ciò implica il divieto di vendere il proprio nome ad un’altra persona. A tal fine, sono perseguite dalla legge le ipotesi di furto di identità consistenti nell’occultamento totale o parziale della propria identità mediante l’utilizzo indebito di dati relativi all’identità di altra persona;
  • i diritti della personalità, di cui fanno parte il diritto al proprio onore, quale strumento di tutela della dignità della persona contro ingiurie, calunnie, diffamazioni (la tutela di questo diritto implica ad esempio che non si possa denigrare una persona a mezzo Internet mediante la condivisione di post offensivi sui social networks); il diritto alla propria riservatezza, che tutela l’esigenza di ogni individuo ad avere una sfera personale dalla quale si può escludere chiunque dalla sua conoscenza. Tale diritto implica la possibilità per il soggetto leso di richiedere un risarcimento per il danno subito a seguito di un trattamento illegittimo di dati personali sensibili: si pensi ad esempio ad un articolo di giornale che pur non riportando nome e cognome per esteso di un soggetto, evidenzia una serie di particolari che permettono indirettamente ad un nutrito pubblico la sua concreta individuazione;
  • il diritto alla propria identità sessuale (intesa come consapevolezza di appartenere ad un determinato genere sessuale) ed il relativo diritto alla libertà sessuale: la sessualità è infatti uno dei modi di espressione della persona umana, di conseguenza ogni individuo è libero di disporre di essa;
  • la libertà di contrarre matrimonio: l’assenza del vincolo coniugale infatti non può essere considerato come un requisito per l’accesso ai pubblici impieghi in quanto non solo si violerebbe una delle libertà fondamentali della persona ma ci sarebbe anche un’interferenza illegittima nella vita privata del soggetto;
  • il diritto all’obiezione di coscienza, ovvero il diritto di rifiutarsi di sottostare a una norma dell’ordinamento giuridico, percepita dalla coscienza umana come ingiusta, perché in contrasto inconciliabile con un’altra legge fondamentale della vita umana. La legge italiana ad esempio prevede tre forme di obiezione di conscienza: l’obiezione al servizio militare della guerra (che trova il suo fondamento nella regola cristiana “non uccidere”) a favore del servizio civile che promuove la difesa non violenta e la solidarietà invece della difesa militare armata; l’obiezione sanitaria, che si fonda sul principio dell’integrità deontologica delle professioni sanitarie, per il quale, laddove il paziente richieda al medico il compimento di azioni che contrastino con la sua coscienza, questi ha il diritto-dovere di trasferire il paziente a un altro medico per farsi sostituire (si pensi ad esempio alla richiesta di praticare l’aborto, l’eutanasia o il suicidio assistito); l’obiezione alla sperimentazione animale, praticata da chi si oppone alla violenza sugli esseri viventi.

L’articolo 2 della Costituzione, dunque, costituisce una norma applicativa del principio generale del libero sviluppo della personalità umana in grado di integrare le singole disposizioni costituzionali sui diritti e di consentire allo stesso tempo “bilanciamenti” fra interessi contrapposti guidati sempre dalla priorità del valore della persona umana.

I diritti inviolabili sono, infatti, suscettibili di bilanciamento, ma solo con altri valori fondamentali o diritti inviolabili e il loro contenuto non può subire limitazioni se non in ragione di un interesse pubblico primario costituzionalmente rilevante.

Il bilanciamento dei diritti è una tecnica usata dalla Corte Costituzionale per risolvere le controversie tra diritti o interessi diversi e contrastanti.

E’ il caso di quelle controversie riguardanti quei soggetti diversi in concorrenza per lo stesso diritto, oppure le controversie fra interessi individuali e collettivi.

In presenza di tali contrasti, la Corte, servendosi del buon senso, individua la ratio delle singole norme e nel rispetto del criterio della proporzionalità, indica nel caso di specie quale diritto o interesse deve prevalere e quale diritto o interesse deve recedere senza però annullarlo. La Corte, quindi, cerca la soluzione che accordando tutela ad un diritto o ad un interesse, comporti meno limitazioni per il diritto o l’interesse contrastante.

Diritti inviolabili: quale tutela?

I diritti inviolabili dell’uomo, oltre ad essere sanciti e riconosciuti dalla Costituzione italiana, ricevono una tutela anche dal punto di vista internazionale in virtù di Atti e Convenzioni, tra cui:

  • la Dichiarazione Universale dei diritti umani, approvata nel 1948 dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite: è tuttora oggi considerato il documento universale sui diritti umani più importante che esiste, che ha delineato i diritti umani fondamentali costituenti le basi per una società democratica;
  • la Convenzione Europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali conosciuta anche come Cedu, redatta ed adottata dal Consiglio d’Europa nel 1950. Essa è considerata un testo centrale in materia di protezione dei diritti fondamentali dell’uomo perché ha istituito un sistema di tutela giurisdizionale di tali diritti, i quali vengono garantiti dalla Corte Europea dei diritti dell’uomo, con sede a Strasburgo: la Corte può essere adita sia da uno Stato membro che da un privato ma solo dopo aver esperito i ricorsi interni e può condannare lo Stato soccombente ad un equo indennizzo. Tra i diritti contemplati dalla Convenzione ricordiamo il diritto ad un equo processo, il diritto al rispetto della vita privata e familiare, il divieto di tortura, il diritto alla vita, il diritto alla libertà e alla sicurezza della persona;
  • la Carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea nota anche come Carta di Nizza, entrata in vigore nel 2000 pienamente vincolante per le istituzioni europee e gli Stati membri.

Diritti inviolabili: quali sono quelli espressamente riconosciuti dalla Costituzione italiana?

Fra i principali diritti inviolabili dell’uomo riconosciuti dalla Costituzione italiana ricordiamo:

  • la libertà personale [3]: la libertà personale consiste nel diritto del singolo a non subire coercizioni fisiche. Al suo interno è ricompresa anche la libertà morale, intesa come libertà da ogni forma di coazione della volontà e della psiche della persona. La libertà personale è tutelata infatti dalla riserva assoluta di legge (ciò significa che ogni limitazione alla libertà personale può essere disposta nei soli modi previsti dalla legge), dalla riserva di giurisdizione (nel senso che ogni decisione che riguarda la restrizione della libertà personale può essere disposta solo dall’autorità giudiziaria) e dall’obbligo di motivazione che deve accompagnare ogni provvedimento giurisdizionale che limiti la libertà personale;
  • la inviolabilità del domicilio [4]: anche il domicilio è tutelato dalla riserva assoluta di legge e dalla riserva di giurisdizione in quanto non si possono eseguire sequestri o perquisizioni se non nei casi e nei modi stabiliti dalla legge;
  • la libertà e la segretezza della corrispondenza e di ogni altra forma di comunicazione [5]: la libertà di comunicazione e la sua segretezza sono inviolabili. La loro limitazione può avvenire solo per mezzo dell’autorità giudiziaria con le garanzie stabilite dalla legge;
  •  la libertà di circolazione e di soggiorno [6]: ogni cittadino può circolare e soggiornare liberamente in qualsiasi parte del territorio nazionale, salvo limitazioni stabilite dalla legge per motivi di sanità o sicurezza, ma non per ragioni politiche. La libertà di circolazione comprende anche la libertà di espatrio, cioè la libertà di uscire e rientrare nel territorio della Repubblica, salvo gli obblighi di legge come ad esempio munirsi di carta d’identità o passaporto;
  • la libertà di riunione [7]: i cittadini hanno diritto di riunirsi pacificamente e senza nessun tipo di armi sia in luogo privato che in luogo pubblico salvo divieti imposti dalle autorità competenti per motivi di sicurezza o incolumità pubblica. Tale diritto rappresenta il presupposto di altri diritti come ad esempio il diritto della libera manifestazione del pensiero;
  • la libertà di associazione [8]: i cittadini hanno diritto di associarsi liberamente senza autorizzazione. Sono però vietate le associazioni che perseguono dei fini illeciti (vedi ad esempio le associazioni a delinquere). L’adesione alle associazioni deve essere libera in senso negativo, ovvero il cittadino deve essere libero di non associarsi. Le associazioni obbligatorie infatti sono contrarie alla Costituzione. Tuttavia vi sono una serie di associazioni cui è necessario aderire per svolgere determinate attività, vedi ad esempio gli ordini professionali. Tre sono le associazioni vietate esplicitamente dalla legge: le associazioni che prevedono la riorganizzazione del partito fascista, le associazioni segrete, le associazioni paramilitari ossia quelle che perseguono scopi politici mediante organizzazione a carattere militare;
  • la libertà religiosa [9]: tutti hanno il diritto di professare liberamente la propria fede religiosa e di farne propaganda, purché non si tratti di riti contrari al buon costume;
  • la libertà di manifestazione del pensiero [10]: consiste nella libertà di esprimere le proprie idee e di divulgarle purchè non si sfoci nei c.d. reati d’opinione quali ad esempio la diffamazione, l’ingiuria. Si ha il diritto di manifestare il proprio pensiero per iscritto, a voce o con altri mezzi di diffusione;
  • il diritto di difesa [11]: la difesa è un diritto inviolabile in ogni stato e grado del procedimento. Tutti possono agire in giudizio per la tutela dei propri diritti ed interessi legittimi;
  • i diritti della persona in sede penale [12]: si afferma che nessuno può essere punito se non in forza di una legge entrata in vigore prima del fatto commesso (principio di irretroattività della legge penale ovvero una nuova legge non può essere applicata a un fatto commesso prima della sua entrata in vigore), è punita qualsiasi forma di violenza fisica e morale sulle persone sottoposte a restrizioni di libertà;
  • la responsabilità penale [13]: essa è personale ed un imputato non è considerato colpevole fino alla condanna definitiva (c.d. principio della presunzione di innocenza). Non è ammessa la pena di morte ma la pena, deve avere scopo educativo in quanto tendere alla rieducazione del condannato;
  • il diritto alla salute [14]: è uno dei diritti fondamentali dell’individuo nonchè interesse della collettività. Nessuno può essere obbligato a un trattamento sanitario se non per disposizione di legge;
  • la libertà scientifica, culturale ed educativa [15]: l’arte e la scienza sono libere, così come il loro insegnamento;
  • la libertà sindacale [16]: l’organizzazione sindacale è libera e ai sindacati non può essere imposto altro obbligo se non la loro registrazione presso uffici locali secondo norme di legge. I sindacati registrati possono stipulare contratti nazionali del lavoro validi per tutti gli appartenenti alla categoria, iscritti o non al sindacato stesso;
  • il diritto di sciopero [17]: lo sciopero è la sospensione collettiva temporanea delle prestazioni di lavoro rivolta alla tutela degli interessi dei lavoratori. Chi sciopera non può subire conseguenze penali, civili, disciplinari, per questo motivo è considerto un diritto;
  • la libertà economica [18]: dispone che l’iniziativa economica privata è libera ponendo però un principio di bilanciamento tra l’iniziativa economica privata e l’interesse collettivo. Spetta quindi al legislatore il compito di individuare il punto d’equilibrio fra la libertà e gli altri interessi collettivi rilevanti;
  • la proprietà privata [19]: la proprietà privata è riconosciuta e garantita dalla legge, che ne determina i modi d’acquisto, di godimento ed i limiti allo scopo di assicurarne la funzione sociale e di renderla accessibile a tutti. La legge sancisce inoltre la possibile espropriazione della proprietà privata per motivi di interesse generale e salvo indennizzo che deve essere congruo ed adeguato.

note

[1] Art. 2 Cost.

[2] Art. 22 Cost.

[3] Art. 13 Cost.

[4] Art. 14 Cost.

[5] Art. 15 Cost.

[6] Art. 16 Cost.

[7] Art. 17 Cost.

[8] Art. 18 Cost.

[9] Art. 19 Cost.

[10] Art. 21 Cost.

[11] Art. 24 Cost.

[12] Art. 25 Cost.

[13] Art. 27 Cost.

[14] Art. 32 Cost.

[15] Art. 33 Cost.

[16] Art. 39 Cost.

[17] Art. 40 Cost.

[18] Art. 41 Cost.

[19] Art. 42 Cost.


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