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Semaforo: chi ha ragione se uno passa col giallo e uno col rosso?

5 Settembre 2019
Semaforo: chi ha ragione se uno passa col giallo e uno col rosso?

Incidenti stradali all’incrocio e responsabilità: è più grave passare con la luce rossa o gialla?

Non è difficile che, in prossimità di un incrocio, gli automobilisti accelerino alla vista del semaforo giallo per evitare di fermarsi nel caso in cui dovesse scattare prima il rosso. Ma passare col giallo non è consentito dal Codice della strada. Non almeno quando si ha tutto il tempo per frenare. Proprio questa eventualità, che rende labile il confine tra il lecito e l’illecito, fa ritenere comunemente che, in una scala di gravità dei comportamenti, sia peggio transitare col rosso che col giallo. Ma è davvero così? Se al semaforo dovesse verificarsi uno scontro, chi ha ragione se uno passa col giallo e uno col rosso?

A dare una soluzione a questa interessante questione giuridica è una sentenza recente della Cassazione [1] occupatasi purtroppo di un sinistro mortale tra un autobus e un motociclista. Il primo era passato col giallo, il secondo, invece, con la luce rossa. Inevitabile la morte del centauro che, peraltro, procedeva a velocità elevata. Ma, a sorpresa, i giudici di primo grado hanno condannato il conducente del bus per omicidio colposo. La questione analizzata è se, dunque, sia più grave passare col rosso o col giallo. Ecco cosa ha detto, in proposito – in questa e in precedenti occasioni – la nostra giurisprudenza.

Passare col giallo è consentito?

Il principio cardine è che, col giallo, non si può passare e ci si deve fermare proprio come si fa col rosso. Tuttavia, è prevista un’eccezione: se il conducente si trova a ridosso dell’incrocio proprio quando la luce del semaforo da verde diventa gialla, allora questi può proseguire la marcia, avendo cura di liberare il più presto possibile il passaggio agli altri veicoli che stanno per transitare. Difatti, una frenata improvvisa potrebbe essere pericolosa per chi sta dietro.

È più grave passare col giallo o col rosso?

Una volta appurato che l’automobilista ha avvistato il giallo con largo anticipo e che, quindi, aveva tutto il tempo per arrestare il veicolo in sicurezza e senza brusche decelerazioni, il passaggio col giallo è equiparabile a quello col rosso: in una scala di gravità, non c’è alcuna differenza. Sicché in un eventuale scontro, chi attraversa col giallo è colpevole quanto chi lo fa col rosso. Si applica così quello che viene definito concorso di colpa: in buona sostanza, c’è una responsabilità paritaria al 50% che viene ripartita tra i due automobilisti, ai quali le rispettive assicurazioni pagheranno solo la metà dei danni per aver concorso, ciascuno dei due, alla verificazione del sinistro.

Non è, quindi, sui colori del semaforo che si gioca la “partita” della responsabilità e del risarcimento, ma su un discorso più complesso.

La possibilità di evitare lo scontro

Quando si guida, non basta rispettare le regole del Codice della strada (come l’obbligo di dare la precedenza, di non superare i limiti, di mettere le frecce, di fermarsi con lo stop, ecc.). C’è anche un’ulteriore regola che è “la madre” di tutti i comportamenti su strada: ogni conducente deve fare di tutto per evitare scontri, anche prevedere le altrui infrazioni laddove posssibile. Facciamo un esempio pratico.

Mirko sta per attraversare un incrocio. Alla sua sinistra, proviene “sparata”, un’altra auto. Mirko la vede e, sapendo di avere la precedenza, accelera in modo da ostruirle il passaggio che sta per occupare illegittimamente. Nel fare questo, Mirko va a sbattere contro l’altro veicolo che, ormai, si è messo al centro della carreggiata. La responsabilità dell’incidente sarà, in quota parte, anche di Mirko che, pur avendo avuto contezza che un altro automobilista stava violando il Codice della strada e, perciò, potendo evitare l’incidente, non ha fatto nulla per impedirlo ma, anzi, l’ha causato.

Dice, quindi, la Cassazione: in uno scontro a un incrocio, tra un’auto che passa col giallo e una col rosso, la responsabilità è anche del primo, pari a quella del secondo. Tuttavia, se chi passa col giallo era nella condizione di prevedere l’incidente, avendo avuto possibilità di accorgersi dell’altrui comportamento illegittimo, il suo grado di colpa è superiore.

Ecco perché, nel caso di specie, il conducente dell’autobus è stato giustamente incriminato di omicidio colposo. La responsabilità penale – conclude la Corte – scatta perché è negligente fare affidamento sull’osservanza altrui delle norme del Codice della strada: il legislatore impone severi dovrei di prudenza per mettersi al riparo dei rischi creati da conducenti irresponsabili.

Ma allora questo significa che chi rispetta il Codice può avere torto?

In un certo senso, è proprio così, ma solo laddove il comportamento dell’automobilista irrispettoso della legge sia prevedibile.

Non perché il semaforo è verde si può attraversare l’incrocio ad alta velocità, senza guardare a destra e sinistra. È, difatti, frequente che ci sia chi attraversa nonostante il rosso.

Chiaramente, per stabilire la responsabilità di chi è rispettoso del Codice della strada bisogna anche valutare il suo grado di colpa e quest’ultimo viene parametrato sulla possibilità, che questi aveva, di evitare lo scontro, prevedendo l’altrui violazione.


note

[1] Cass. sent. n. 37004/2019 del 4.09.2019.

Corte di Cassazione, sez. IV Penale, sentenza 10 aprile – 4 settembre 2019, n. 37004

Presidente Piccialli – Relatore Cenci

Ritenuto in fatto

1.La Corte di appello di Roma il 18 aprile 2018, in integrale riforma della sentenza dibattimentale del Tribunale di Roma del 13 dicembre 2013, appellata dal Procuratore generale e dalle parti civili, sentenza con cui B.G. era stato assolto dal reato di omicidio colposo, con violazione della disciplina sulla circolazione stradale, fatto ipotizzato come commesso il (omissis) , affermata, al contrario, la penale responsabilità dell’imputato, lo ha condannato alla pena di giustizia, oltre al risarcimento dei danni a favore delle parti civili.

2. I fatti, in breve, come accertati dai Giudici di merito.

La mattina del (omissis) , in un incrocio urbano regolato da semaforo, con cielo sereno e strada asciutta, si è verificato un grave incidente stradale tra un autobus, condotto da B.G. , ed un motociclo, guidato da O.F.V. , il quale ha perso la vita.

Entrambi i mezzi viaggiavano sulla stessa strada di Roma e nella medesima direzione, sostanzialmente paralleli, scorrendo l’autobus nella corsia centrale, riservata a bus, tram ed altri mezzi pubblici, mentre la motocicletta percorreva la corsia alla destra dell’autobus; giunti ad una grande piazza con incrocio regolato da semaforo, l’autobus ha impegnato l’incrocio, mentre il relativo semaforo dava luce arancione, alla velocità di 42 km orari, inferiore rispetto al limite massimo vigente di 50 km orari; il motociclo, che in precedenza era fermo alla linea di stop, è partito quasi contemporaneamente al pesante mezzo, svoltando verso sinistra alla velocità di circa 22-32 chilometri orari, andando ad urtare, circa al centro della piazza, contro il fianco destro del pesante mezzo, che lo ha agganciato e trascinato per più di venti metri: per effetto della caduta e del trascinamento, il motociclista ha riportato trami che ne hanno causato la morte.

3. Il Tribunale, in buona sostanza ed in sintesi estrema, sottolineando molti dubbi circa la esatta dinamica dell’infortunio, ha ritenuto che il motociclista sia partito dirigendosi a sinistra e che il conducente dell’autobus, che attraversava l’incrocio a velocità consentita, si sia trovato imprevedibilmente sulla propria traiettoria il motociclista, senza alcuna possibilità di frenare o di fare alcunché, a soli 2,36 metri dal punto d’urto, cioè due decimi di secondo prima dell’impatto.

4. La Corte di appello, rinnovata l’istruttoria mediante perizia, ha, invece, ritenuto che l’imputato sia da ritenersi corresponsabile dell’infortunio, in misura percentualmente pari al contributo causale della vittima (50 % ciascuno), vittima che si ritiene essere passata con il rosso, in quanto essendosi accesa la luce arancione per il bus quando ancora poteva fermarsi, B.G. ha scelto di non frenare e di attraversare l’incrocio, in una situazione di pericolo in cui, tra l’altro, data la posizione di guida sopraelevata, avrebbe potuto avvistare il motociclista “sfilare” a destra e, appunto, optare per decisa frenata che avrebbe permesso di fermare il mezzo prima della linea orizzontale dell’incrocio.

5. Ciò posto, ricorre per la cassazione della sentenza l’imputato, tramite difensore di fiducia, affidandosi a tre motivi, con i quali denunzia violazione di legge (il primo ed il terzo motivo) e difetto di motivazione (il secondo).

5.1. Con il primo motivo censura erronea applicazione di legge penale in relazione alla inesistenza del concorso colposo nel reato di cui all’art. 589 c.p., con riferimento al D.Lgs. 30 aprile 1992, n. 285, artt. 141 e 145.

Richiamate le considerazioni svolte dal perito della Corte di appello, secondo il quale, tra l’altro, l’imputato, ove avesse frenato bruscamente al segnale arancione, avrebbe potuto mettere in pericolo sia eventuali passeggeri che altri utenti della strada, e sottolineato che dalle dichiarazioni del teste U. e dalle fotografie in atti risulta che l’autista dell’autobus aveva la visuale a destra impedita dal furgone guidato, appunto, da U. e da altri veicoli in sosta, sicché non poteva avvistare il motociclo, passato con il rosso, si ritiene che la condotta dell’odierno ricorrente sia stata, in realtà, rispettosa dell’art. 41 C.d.S., comma 10, secondo cui “Durante il periodo di accensione della luce gialla, i veicoli non possono oltrepassare gli stessi punti stabiliti per l’arresto, di cui al comma 11, a meno che vi si trovino così prossimi, al momento dell’accensione della luce gialla, che non possano più arrestarsi in condizioni di sufficiente sicurezza; in tal caso essi devono sgombrare sollecitamente l’area di intersezione con opportuna prudenza”.

Inoltre, la concreta situazione fattuale emersa dall’istruttoria (documentale, testimoniale e peritale-consulenziale) dimostrerebbe la imprevedibilità e la inevitabilità da parte dell’autista dell’autobus di quanto accaduto, da attribuirsi alla esclusiva condotta del motociclista. Si richiamano al riguardo precedenti di legittimità stimati pertinenti di cui si invoca l’applicazione.

5.2. Con l’ulteriore motivo lamenta mancanza, contraddittorietà o manifesta illogicità della motivazione in relazione alla prova emersa sulla avvistabilità in concreto del motociclo e sulla prevedibilità del comportamento del suo conducente che oltrepassò in velocità l’incrocio, nonostante il semaforo indicasse il rosso.

Allorché la sentenza impugnata assume, alle pp. 5-6, la possibilità dell’imputato, che aveva la visuale a destra libera e che era in posizione di guida sopraelevata, di notare il sopraggiungere del ciclomotore, traviserebbe sia le immagini contenute nel filmato reperito dalla polizia giudiziaria sia le parole del teste U. (documenti entrambi allegati al ricorso), proprietario del furgone che fu sorpassato a destra dalla motocicletta e la cui vista, evidentemente, copriva.

5.3. Mediante il terzo motivo (p. 11 del ricorso) il ricorrente si duole di erronea applicazione della legge penale in relazione alla misura del concorso colposo nel reato di cui all’art. 589 c.p., comma 2, con riferimento al D.Lgs. n. 285 del 1992, artt. 141 e 145.

Sottolineata la gravità della colpa del motociclista, passato con il rosso, a fronte della condotta dell’imputato, che sarebbe stato impossibilitato ad arrestarsi in condizioni di sicurezza, ritiene eccessivamente gravosa l’attribuzione di percentuale nel concorso nella misura del 50 %.

Si chiede, in definitiva, l’annullamento della sentenza impugnata.

Considerato in diritto

1. Il ricorso è infondato e deve essere rigettato.

1.1. Va premesso che, come si è detto, la Corte di appello, rinnovata correttamente – l’istruzione dibattimentale, ha accertato che il bus si sarebbe potuto fermare ma che, invece, nel concreto, pericoloso, contesto (incrocio urbano con plurime immissioni regolato semaforicamente ed accensione della luce arancione), ha scelto di non frenare e di attraversare l’incrocio, in una situazione prefigurata come pericolosa dal legislatore (art. 145 C.d.S.) ed in cui, data la posizione di guida sopraelevata, avrebbe potuto avvistare il motociclista “sfilare” a destra e, appunto, optare per decisa frenata che avrebbe sicuramente permesso di fermare il mezzo prima della linea orizzontale dell’incrocio, evitando l’impatto.

La decisione della Corte di merito, in realtà, fa corretta applicazione dei seguenti principi di diritto puntualizzati dalla S.C., ai quali occorre dare convintamente continuità:

“In tema di reati commessi con violazione delle norme sulla circolazione stradale, costituisce di per sé condotta negligente l’aver riposto fiducia nel fatto che gli altri utenti della strada si attengano alla prescrizioni del legislatore, poiché le norme sulla circolazione stradale impongono severi doveri di prudenza e diligenza proprio per far fronte a situazioni di pericolo, determinate anche da comportamenti irresponsabili altrui, se prevedibili. (In applicazione del principio, si è ritenuto che il conducente avente diritto di precedenza, nonostante ciò, conservi, nell’approssimarsi ad intersezioni ove possano sopraggiungere altri veicoli, l’obbligo di tenere una condotta adeguatamente prudente, e non può, pertanto, limitarsi ad invocare il comportamento imprudente del conducente sfavorito dal diritto di precedenza, se ordinariamente prevedibile)” (Sez. 4, n. 32202 del 15/07/2010, Filippi, Rv. 248354-01);

e “L’utente della strada non è responsabile dell’infortunio patito da un terzo anche per colpa di quest’ultimo, soltanto quando la sua condotta risulti immune da qualsiasi addebito, sia sotto il profilo della colpa specifica, che della colpa generica, ponendosi in tal caso come mera occasione dell’evento, e non sua concausa” (Sez. 4, n. 32202 del 15/07/2010, Filippi, Rv. 248355-01).

Sono infondati, in conseguenza, i due primi motivi di ricorso che non tengono conto:

in punto di diritto, dei richiamati principi di affidamento e di prevedibilità ragionevole dell’altrui condotta, anche eventualmente irregolare;

e, in punto di fatto, che dall’istruttoria (v. p. 5 della sentenza impugnata) non è emersa la dimostrazione che quel giorno quell’autobus trasportasse passeggeri, sicché risulta esclusa la impraticabilità da parte dell’imputato della manovra alternativa consistente nella frenata brusca.

1.2. Infondato è anche il terzo motivo, in quanto, come già precisato dalla S.C., non ha idoneità al giudicato la ripartizione percentuale di responsabilità tra imputato e vittima (cfr., tra le altre, Sez. 4, n. 4607 del 20/09/2017, dep. 2018, P.C. in proc. Collodel e altro, Rv. 271953, spec. al punto n. 2 del “considerato in diritto”), ripartizione che sarà definitivamente stabilita dal giudice civile.

2. In conseguenza, il ricorso va rigettato, con condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali nonché alla rifusione delle spese sostenute dalle parti civili, liquidate come in dispositivo.

P.Q.M.

Rigetta il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese processuali nonché alla rifusione delle spese sostenute dalle parti civili che liquida come segue: Euro 2.500,00, oltre accessori come per legge, in favore di A.S. , in proprio e nella qualità di esercente la potestà genitoriale sui minori V.S. e V.F. ; 2.500,00 Euro, oltre accessori come per legge, a favore di V.L. ; 2.500,00 Euro, oltre accessori come per legge, a favore di V.A. .


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