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Complice reato: pena

21 Settembre 2019 | Autore:
Complice reato: pena

Concorso di persone nel reato: cos’è e com’è punito? Qual è la differenza tra complice e ideatore od organizzatore del reato? Limiti edittali della pena.

Spesso le persone che commettono un reato non agiscono da sole, ma preferiscono farsi aiutare da altri individui, magari da conoscenti ai quali si promette di prendere parte ai vantaggi illeciti derivanti dal delitto. Caso classico è quello dei rapinatori che, per organizzare il colpo, si mettono d’accordo tra di loro dividendosi i ruoli: c’è chi si occupa di forzare la serratura della porta per entrare in casa, chi di svaligiare l’appartamento e chi di attendere in auto per fuggire via. In genere, poi, quando si agisce in gruppo è sempre una persona ad ideare il piano, mentre gli altri si limitano a dargli attuazione secondo le direttive ricevute. Qual è la pena prevista per il complice del reato?

Ti potrà sembrare strano ma il codice penale non conosce la figura del complice, bensì quella del concorrente: quando più persone si mettono insieme per realizzare un reato la legge parla di concorso di persone nel reato e, per esse, è prevista la stessa pena senza alcuna distinzione. Questo in linea di massima. La legge prevede però delle eccezioni, cioè delle differenziazioni della pena a seconda del ruolo rivestito all’interno del piano criminale. Se l’argomento ti interessa e vuoi saperne di più, allora prosegui nella lettura: vedremo insieme qual è la pena per il complice del reato.

Concorso di persone nel reato: cos’è?

Come detto nell’introduzione, il codice penale non parla di complici del reato ma di concorso di persone, stabilendo che quando più persone concorrono nel medesimo reato, ciascuna di esse soggiace alla pena per questo stabilita, salve le eccezioni previste dalla legge [1].

In poche parole, il Codice penale dice che tutti coloro che contribuiscono alla realizzazione di un crimine sono soggetti alla stessa pena, a prescindere dal ruolo che essi hanno avuto nell’attuazione del reato. Questo principio sembra voler fare di tutta l’erba un fascio, colpendo indistintamente tutti coloro che prendono parte ad un crimine: in realtà, come vedremo a breve, la legge opera delle differenziazioni e, pertanto, si avranno distinzioni tra i complici che hanno partecipato solo marginalmente al reato e coloro che, invece, hanno ideato e portato a termine il loro intento criminoso.

Quale pena per chi prende parte al reato?

Le disposizioni successive del codice penale prevedono circostanze aggravanti e circostanze attenuanti a seconda del peso effettivo che si è avuto all’interno del concorso di persone nel reato. Come ti spiegherò, il complice, se si limita ad una partecipazione minima, ha diritto ad uno sconto di pena. Approfondiamo l’argomento.

Circostanze aggravanti nel concorso di persone nel reato

Il Codice penale [2] stabilisce che, al ricorrere di alcune circostanze, la pena per coloro che hanno preso parte alla commissione di un reato possa essere aumentata. Tra queste c’è anche quella che prevede un incremento di pena per chi ha promosso, organizzato o diretto l’attività delle persone che sono concorse nel reato medesimo.

Ecco, dunque, che già emerge una prima diversità tra chi è stato il promotore dell’accordo criminale e chi, al contrario, fungendo da mero complice, vi ha aderito. Per la legge c’è differenza, dal punto di vista della pena, tra coloro che hanno avuto un ruolo determinante nell’organizzazione e realizzazione del crimine e coloro che, invece, si sono limitati a prenderne parte e ad adeguarsi alle direttive ricevute.

Tizio, Caio e Sempronio si mettono d’accordo per svaligiare un’abitazione. Tizio ha a lungo studiato il piano, facendo sopralluoghi e addirittura riuscendo ad entrare in casa con una scusa; Caio si è preoccupato di reperire tutti gli strumenti adeguati per disattivare l’antifurto, forzare la serratura e aprire la cassaforte. Sempronio, invece, viene assoldato solamente sul finale, affinché si limiti a fare il palo all’esterno e a comunicare l’arrivo di eventuali persone.

Nel caso appena esemplificato, è evidente il ruolo di primaria importanza rivestito da Tizio e Caio, veri organizzatori del colpo, e invece quello assolutamente secondario di Sempronio, la cui presenza potrebbe risultare addirittura inutile nel caso in cui non si avvicini nessuno. In questa ipotesi, dunque, a Tizio e Caio può essere comminata una pena maggiore rispetto a quello di Sempronio.

Circostanze attenuanti per i complici

Così come esistono circostanze che aumentano la pena (nel paragrafo precedente abbiamo visto la più rilevante), alla stessa maniera la legge contempla alcune circostanze in grado di ridurre la pena. Secondo il Codice penale, il giudice, qualora ritenga che l’opera prestata da taluna delle persone che sono concorse nel reato abbia avuto minima importanza nella preparazione o nell’esecuzione del reato, può decidere di diminuire la pena [3].

In buona sostanza, dunque, il giudice è libero di diminuire la pena se il complice ha avuto un ruolo assolutamente marginale nella realizzazione del reato. Prendi l’esempio fatto nel paragrafo superiore: Sempronio si è limitato solamente a fare il palo; la sua condotta, dunque, pur essendo comunque penalmente rilevante, è stata di scarsa importanza e potrebbe perciò meritare una riduzione della pena.

La pena può altresì essere diminuita per chi è stato determinato a commettere il reato se si è approfittato dello stato di soggezione o di inferiorità in cui ci si trovava: pensa al minore che sia indotto dal genitore a fare il complice oppure alla persona malata di mente che sia istigata dal proprio tutore. In questi casi, peraltro, la pena è aumentata per coloro che hanno spinto i complici a commettere il reato.

La pena per il complice stabilita dal giudice

Al di là delle circostanze aggravanti e attenuanti che abbiamo esemplificato nei paragrafi precedenti, è comunque possibile che il giudice attribuisca al mero complice una pena inferiore rispetto a quella comminata per l’autore principale o l’ideatore del crimine.

Bisogna ricordare, infatti, che la legge prevede sempre, per ciascun reato, un minimo e un massimo di pena entro il quale il giudice può “muoversi” nello stabilire concretamente la pena: si tratta dei ben noti limiti edittali della pena. Ad esempio, per il furto semplice è prevista la pena della reclusione da sei mesi a tre anni; per il furto in abitazione, la reclusione da quattro a sette anni.

Orbene, anche se non dovesse ricorrere alcuna circostanza attenuante o aggravante, il giudice, nei limiti fissati dalla legge, può scegliere di comminare ai concorrenti nel reato una pena diversa a seconda dell’effettiva partecipazione nel crimine.

Tizio, Caio e Sempronio realizzano di notte un furto nell’abitazione di Mevio. Tizio e Caio svaligiano l’appartamento, mettendo sottosopra l’intera casa; Sempronio, invece, si limita a prendere un vecchio cellulare di scarso valore.

Nell’esempio appena fatto, sebbene tutti abbiano partecipato al furto in abitazione e, quindi, rispondano del reato, il giudice potrebbe stabilire per Sempronio una pena minore rispetto a Tizio e Caio, mantenendosi ovviamente nei limiti (minimi e massimi) di pena stabiliti dalla legge per il furto in abitazione.

note

[1] Art. 110 cod. pen.

[2] Art. 112 cod. pen.

[3] Art. 114 cod. pen.

Autore immagine: Pixabay.com


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