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Giuseppe Conte farà rinascere la Democrazia Cristiana?

5 Settembre 2019
Giuseppe Conte farà rinascere la Democrazia Cristiana?

Da dove viene il Presidente del Consiglio: il traghettatore che ha riportato in Italia il centro.

I funghi non nascono dal nulla. C’è sempre una pioggia dall’alto che li fa spuntare nel momento giusto. Succede così anche nella politica e, in particolare, con le cariche istituzionali. La prima volta che abbiamo sentito il nome Giuseppe Conte ci siamo chiesti subito chi fosse. E Google era l’unico che poteva darci una risposta.

Che fosse un avvocato e un docente universitario lo si è scoperto in breve tempo; ma ciò che ha stupito principalmente tutti era la sua assenza di legami con la politica o l’economica. Da dove viene allora Giuseppe Conte? E perché proprio lui?

Qualcuno è andato più a fondo ed ha scoperto che Conte è stato il beniamino del cardinale Achille Silvestrini, mente della politica estera vaticana ai tempi di Casaroli e dell’Ostpolitik di Paolo VI. Conte ha una formazione cattolica: ha studiato a Villa Nazareth da cui esce silenziosamente, ma costantemente, un flutto di giovani di talento, cresciuti dalla Chiesa e magari – ipotizzeranno i malpensanti – messi nei posti strategici. Villa Nazareth è un vero e proprio collegio universitario, di quelli in cui i giovani seguono regole precise e percorsi molto duri, ma anche ambiziosi.

Conte, insomma, è stato formato per essere, un giorno, il Giuseppe Conte che conosciamo.

E poi, annotazione non da poco: Conte ha avuto pure la benedizione di Papa Francesco l’altro giorno, proprio in occasione dei funerali del cardinale Silvestrini in Vaticano.

I forti contatti tra l’attuale premier e il mondo cattolico sono resi ancora più palesi da una nota stampa appena ricevuta in redazione, in cui il parroco di Conte elogia dinanzi alla stampa le doti del suo “fedele”.

Ora, chi mai si sognerebbe di andare a intervistare il prelato che ha confessato Di Maio o tantomeno quello di Salvini (ammesso che esista)? Invece, sbuca all’improvviso sotto l’albero – proprio come i funghi – il sacerdote personale di Conte. Di lui parleremo tra breve. Ma prima una considerazione.

In un’epoca poi in cui l’Italia sentiva forte il desiderio di un nuovo centro moderano di ispirazione cattolica, tra il giacobinismo giustizialista del M5S e l’esaltazione dello Stato novecentesco e corporativo della Lega, Conte si è messo in mezzo ed ha portato “la pace”. O meglio, ha dimostrato di poter far convivere gli opposti (anche se in due situazioni differenti): il centro-destra (il Conte 1) e il centro-sinistra (il Conte 2).

Se l’esperienza con il Pd riuscirà, Conte potrà essere ritenuto il fondatore di una nuova Democrazia Cristiana. E chissà che per lui la politica abbracci un futuro.

Don Donato D’amico: questo è il nome del parroco di Volturata Appula, paese che ha dato i natali a Giuseppe Conte. E così D’amico si esprime sul suo… Amico: «Giuseppe Conte, da ‘avvocato degli italiani’ a ‘traghettatore’ con tutte le carte in regola per portare il Paese verso un “destino migliore”». Il parroco di Giuseppe Conte benedice il Conte bis e al concittadino di nuovo premier dice: «Ha il sostegno di tutta la comunità, non solo morale ma anche nella preghiera. Con il suo equilibrio saprà traghettare il Paese verso una realtà migliore».

Don Donato D’Amico è stato interpellato dall’Adnkronos nel giorno del giuramento dei ministri per il Conte bis. Con le sue parole sembra rasserenare tutti gli italiani: «non aspettatevi l’ostentazione dei rosari, la vera cristianità è quella che cresce all’ombra e che poi sbuca sul più bello. Proprio come Conte».

«Intendiamoci, – dice don Donato – il premier Conte non ha bisogno di un avvocato, essendo già lui ‘avvocato del popolo’ come si presentò la prima volta. Ad ogni modo noi siamo con lui, ha dimostrato di essere una persona equilibrata e di sapere gestire situazioni difficili».

Insomma, la comunità del premier è fiduciosa che il Conte bis possa aprire nuove speranze. «Siamo speranzosi per un’Italia migliore. Il governo ora promuova azioni per lo sviluppo del Paese, che possa uscire da questa crisi, parolone usato e abusato per dire che urge un’azione che sappia aggredire i tanti settori in difficoltà. Sarà difficile, ma siamo speranzosi nel Conte traghettatore».

Il sacerdote riflette sulle realtà del Sud Italia: «Per il Sud, Conte pochi giorni fa ha firmato il contratto istituzionale per la Capitanata e sta lavorando anche su altre zone del Sud perché c’è bisogno di tanto impegno per fare in modo che le nostre zone rurali abbiano un respiro diverso».

E dopo il sostegno della comunità, l’auspicio che Conte «mantenga sempre l’equilibrio che ha mostrato».


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