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Che significa recedere da un contratto

5 Settembre 2019
Che significa recedere da un contratto

Come sciogliersi da un contratto senza pagare penali e senza dare motivazioni. 

Il diritto, lo sappiamo bene, ha una propria terminologia che solo i laureati in legge sanno usare in modo appropriato. Chi, invece, non ha conoscenze tecniche deve accontentarsi di “googlare” per trovare il significato delle espressioni usate da avvocati, giudici e leggi. Espressioni che, il più delle volte, hanno un corrispondente ‘volgare’ nel linguaggio comune e che, in altri casi invece, sono facilmente intuibili. Come la parola “recesso”. Ti sei mai chiesto che significa recedere da un contratto? Credimi, si tratta di un concetto molto semplice. Ma affinché tu non abbia alcun dubbio in merito cercheremo di spiegartelo nel più comprensibile dei modi.

I contratti sono vincolanti

Pacta sunt servanda, i patti devono essere rispettati dicevano gli antichi latini. Questo vale anche per il nostro diritto. Pertanto, firmare un contratto vincola una persona al pari di una legge (con la differenza che la legge la si subisce essendo scritta da altri, invece il contratto scaturisce da un’obbligazione volontaria). Se così non fosse, la firma sui contratti non avrebbe alcun senso e ciascuno, dopo aver preso un impegno, potrebbe far finta di niente.

Dunque, i contratti sono “legge” solo tra i firmatari. Il che significa anche che le parti non possono sciogliersi dall’accordo deliberatamente e senza il consenso reciproco. Insieme ci si obbliga, insieme ci si scioglie dall’obbligo.

Eccezionalmente, è possibile sciogliere il vincolo contrattuale se vi sono delle valide ragioni per farlo e solo dietro autorizzazione del giudice. È il caso, ad esempio, dell’inadempimento della controparte (si parlerà, in tale ipotesi, di risoluzione del contratto), della truffa, di un errore, dell’incapacità di intendere e volere al momento della firma (nel qual caso si usa il termine “annullamento del contratto”), della mancanza di firma valida o della forma scritta quando imposta dalla legge (nel qual caso si parla infine di nullità del contratto).

Uscire fuori da un contratto, senza che vi siano vizi o comportamenti gravemente colpevoli della controparte, non può avvenire a meno che non sia la legge a consentirlo o lo stesso accordo tra le parti. In questi casi, quindi, quando cioè il contratto è pienamente valido ed efficace, ma tuttavia è consentito svincolarsi da esso, si parla di recesso contrattuale.

Per farti capire meglio di cosa stiamo parlando pensa ai seguenti esempio:

  • il recesso dell’inquilino dall’affitto che, alla scadenza del termine di durata del contratto, comunica al locatore la propria disdetta, impedendo così il rinnovo automatico;
  • il recesso del consumatore entro 14 giorni dall’acquisto di beni o servizi fuori dai locali commerciali;
  • il recesso della società da un contratto di agenzia con il proprio agente;
  • il recesso da un abbonamento o da un’utenza;
  • il recesso da una polizza assicurativa rc-auto o da un contratto di conto corrente con la banca;
  • il recesso da una polizza infortuni o sulla vita con riscatto della rendita accumulata;
  • il recesso da un servizio gratuito di newsletter di aggiornamento, con revoca del consenso al trattamento dei dati.

Recesso senza penali

In alcuni contratti “di durata”, quelli cioè le cui prestazioni si ripetono nel tempo (ad esempio l’utenza telefonica o l’abbonamento a una pay-tv), il recesso fatto prima di un certo periodo minimo viene subordinato al pagamento di una penale, ossia al pagamento di una somma che vale come risarcimento del danno alla controparte e serve, il più delle volte, a disincentivare l’esercizio del recesso.

Fuori dal periodo minimo di durata, però, il recesso non può essere subordinato a penali in quanto nessuno può essere costretto a restare vincolato a vita a un contratto.

In altre ipotesi, il recesso è subordinato a un periodo di preavviso per dare tempo all’altra parte di trovare un altro interocutore contrattuale (pensa ad esempio al contratto di locazione).

Cos’è il recesso

Possiamo, quindi, dire che il diritto di recesso consiste nella possibilità per una delle parti di sciogliere unilateralmente il contratto, estinguendone tutte le obbligazioni che ne derivano, senza il consenso della controparte e senza andare incontro a penali.

Il recesso non è neanche subordinato a motivazioni particolari, non dovendo, quindi, essere giustificato.

Un esempio tipico del diritto di recesso è quello che la legge attribuisce al consumatore per tutti gli acquisti avvenuti fuori dai negozi, ossia online, per telefono o televendite, con agenti “porta a porta”.  Il consumatore può esercitare il diritto di recesso entro il termine di 14 giorni senza dover motivare le ragioni del proprio recesso. Maggiori informazioni in Quanto tempo si ha per recedere da un contratto?

Se il professionista fornisce le informazioni entro 12 mesi dalla data di decorrenza indicata nella tabella, il periodo di recesso termina, comunque, 14 giorni dopo il giorno in cui il consumatore riceve le informazioni.

Tizio consumatore conclude un contratto di vendita con Caio imprenditore il 30 gennaio 2019. Se Caio dà a Tizio le informazioni il 30 maggio 2019, il periodo di recesso termina il 13 giugno 2019.

Chi garantisce il recesso?

In alcuni contratti, è la legge a fissare il diritto di recesso senza penali. Si pensi ai contratti di conto corrente, ai mutui (dai quali si può ottenere la portabilità presso un’altra banca), all’assicurazione automobilista obbligatoria, al contratto di locazione alla scadenza della durata minima prevista dalla normativa (4+4 o 3+2), ai contratti conclusi dai consumatori fuori dai locali commerciali, ecc.

In altri casi, il recesso viene previsto dal contratto stesso. Si pensi a un’azienda che dà l’incarico a un consulente per studiare nuove strategie di vendita e fissa la durata dell’incarico a tre anni, fatta salva la possibilità per ciascuna parte di recedere in qualsiasi momento dal contratto, dando un preavviso di un mese.

Il recesso nell’affitto

Le parti possono inserire nel contratto clausole che consentono al conduttore di recedere dal contratto in qualunque momento, purché ne dia preavviso al locatore con lettera raccomandata, almeno 6 mesi prima della data in cui il recesso deve avere esecuzione. In mancanza di preavviso, il conduttore è tenuto a risarcire i danni che il locatore dimostra di avere subìto per l’anticipata restituzione dell’immobile, a meno che il conduttore provi che l’immobile è stato ugualmente utilizzato dal locatore direttamente o indirettamente.

Le parti possono prevedere che il recesso sia comunicato:

  • in una forma diversa rispetto alla raccomandata (ad esempio, la notifica a mezzo ufficiale giudiziario) purché idonea ad attestare l’avvenuta ricezione da parte del locatore;
  • con un termine di preavviso maggiore o inferiore a 6 mesi.

Il recesso non deve essere accettato dal locatore e il contratto si scioglie senza necessità di indagini sulla gravità o sull’importanza dell’inadempimento della parte. Tali aspetti acquistano, invece, rilevanza quando il recedente abbia preteso anche il risarcimento del danno per l’inadempimento in cui la controparte risulti incorsa al momento del recesso.



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