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Diritto di ritenzione: che cos’è?

6 Settembre 2019 | Autore:
Diritto di ritenzione: che cos’è?

Il meccanico si può tenere la tua macchina finché non paghi l’intero conto? Lo può fare anche chi ti sistema qualsiasi altro bene?

Hai avuto un guasto alla macchina e hai dovuto portarla in officina per farla sistemare. Sapendo di avere bisogno a tutti costi dell’auto, hai detto al meccanico di fare quello che riteneva opportuno pur di farla ripartire. Purtroppo, però, la spesa è più elevata di quello che pensavi e, quando sei arrivato a ritirarla, ti sei accorto di non essere in grado in quel momento di pagare la riparazione. A questo punto, ti senti dire che devi lasciare il tuo veicolo in officina finché non avrai sborsato quanto dovuto. È quello che si chiama diritto di ritenzione. Che cos’è?

Lo stesso potrebbe fare chi ti ha sistemato qualsiasi altro bene: dal restauro di un mobile di prestigio alla riparazione di un tappeto antico o di un semplice frullatore. La notizia per il creditore è che si può tenere il bene se tu non paghi fino all’ultimo centesimo. La notizia per te è che non puoi pretendere di portarti via l’auto, il mobile, il tappeto o il frullatore se non hai pagato. Se la persona a cui ti sei rivolto è di fiducia, ti conosce e si fida di te, è un’altra storia. Altrimenti, può esercitare il diritto di ritenzione e dirti di passare a ritirare ciò che gli hai affidato quando sarai in grado di pagare.

Questo diritto è regolamentato dal Codice civile. Vediamo in quali termini.

Diritto di ritenzione: in che cosa consiste?

Tecnicamente, il diritto di ritenzione è la facoltà riconosciuta dal nostro ordinamento ad un creditore di trattenere un bene che dovrebbe restituire al proprietario fino a quando quest’ultimo, in qualità di debitore, non abbia rispettato il suo impegno [1].

In pratica, un meccanico, un restauratore o un qualsiasi riparatore a cui ti rivolgi per sistemare una macchina, un computer o un altro oggetto non è obbligato a ridartelo una volta che ha eseguito il lavoro di riparazione se prima non hai pagato l’intero conto. Il debitore, pertanto, non può rientrare in possesso del suo bene se non salda il suo debito nei confronti del creditore.

Affinché possa essere applicato il diritto di ritenzione, occorrono:

  • il possesso della buona fede;
  • l’esistenza di un credito certo, liquido ed esigibile;
  • il collegamento tra il credito ed il bene posseduto.

Il diritto di ritenzione, dunque, non deve essere inteso come una sorta di ricatto, ma come una forma di pressione verso il debitore per fargli capire una cosa che appare assai ovvia: mi hai chiesto una prestazione, hai capito che non te la faccio gratis perché si tratta del mio lavoro. Se la vuoi così come me l’hai chiesta, cioè funzionante, bella, sistemata e modificata a tuo piacimento, questo è il conto. O paghi o, mi dispiace tanto, ma me la tengo.

Il creditore ha, in questo modo, una garanzia sulla base di un rapporto obbligatorio. Se la riparazione di un’auto costa 1.000 euro ma la macchina nel vale 8.000, al cliente conviene pagare se non vuole fare a meno del veicolo e comprarne uno nuovo. Può sembrare assurdo come ragionamento, ma se è inserito nel Codice civile, un motivo ci sarà.

Diritto di ritenzione: quali tipi esistono?

Esistono fondamentalmente due tipi di ritenzione: quella privilegiata e quella semplice.

La ritenzione privilegiata concede al creditore di trattenere il bene oggetto del privilegio finché il debitore non abbia pagato quanto dovuto. E qui siamo ai casi che abbiamo elencato in precedenza: il meccanico che ripara l’auto, l’antiquario che sistema il mobile, l’artigiano che ricuce il tappeto, ecc.

La ritenzione semplice, invece, non prevede il privilegio e coinvolge il possessore di buona fede. Ad esempio, si parla di chi ha venduto un immobile ma non ha ancora ricevuto tutti i soldi dovuti e, quindi, si tiene tutti i diritti sulla casa finché non vede l’ultimo centesimo. O, al contrario, del coltivatore diretto in affitto che non viene pagato dal locatore e si tiene l’immobile fin quando il «padrone», per usare un termine di una volta, non avrà sganciato quanto dovuto.

Si deve segnalare anche il cosiddetto pegno giordano. Consiste in un tipo di ritenzione che permette al creditore pignoratizio la possibilità di respingere la restituzione di un pegno fino a quando non saranno stati assolti altri debiti a carico dello stesso debitore. In pratica: fai un pegno oggi, ne fai un altro domani, non puoi pretendere la restituzione del secondo se non hai pagato ancora il primo. Chiaro.

Diritto di ritenzione: quando si può trattenere un bene?

Il diritto di ritenzione è previsto nei casi indicati dalla legge. Il Codice civile, ad esempio, cita la possibilità per il possessore di buona fede di ritenere una cosa finché non gli vengano riconosciute le indennità dovute a titolo di rimborso per riparazioni o modifiche apportate al bene stesso. È il caso, appunto, del meccanico o dell’elettrauto a cui ti rivolgi per riparare il sistema frenante dell’auto, per fare il tagliando della macchina, per migliorare l’impianto elettrico, per inserire un navigatore incorporato che non avevi avuto in dotazione, ecc.

Vale anche per l’antiquario a cui hai portato un mobile ereditato dalla nonna che era in cattive condizioni e che hai voluto modificare, far lucidare, e rimettere a nuovo. O per il falegname a cui hai chiesto di dare una rinfrescata alle persiane delle finestre e dei balconi, bisognose da una manutenzione come si deve. Vale pure per l’azienda alla quale porti i tuoi termosifoni che vanno grattati, insabbiati e riverniciati.

Tuttavia, c’è da segnalare che la ritenzione è prevista in casi particolari perché si tratta di una sorta di eccezione al principio secondo il quale un singolo non si può fare giustizia da solo. Casi particolari, ma non rari. Infatti, è possibile rivendicare il diritto di ritenzione:

  • a favore del possessore di buona fede [3];
  • a favore del coerede conferente in natura per rimborso di spese e di miglioramenti [4];
  • per animali mansuefatti;
  • a favore di un professionista;
  • per prestazioni e spese di conservazione e di miglioramenti;
  • per crediti privilegiati del vettore, del mandatario, del sequestratario e del depositario;
  • per pignoramenti;
  • per il recesso del correntista o dell’assicurato.

note

[1] Art. 2756 cod. civ.

[2] Art. 2794 cod. civ.

[3] Art. 1152 cod. civ.

[4] Art. 748 cod. civ.


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