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Hai bisogno della fattura? Una domanda tutta italiana

6 Settembre 2019
Hai bisogno della fattura? Una domanda tutta italiana

Evasione Iva: Italia al primo posto in Europa. La colpa è del costume sociale, ma anche della politica fiscale.

Se hai mai chiesto il preventivo a una ditta di lavori o di pulizie, a un professionista o a una artigiano, la risposta probabilmente non sarà stata un importo netto, ma un’altra domanda: «Hai bisogno della fattura?». Chiaramente, l’informazione è volta a sapere se addebitare o meno al cliente anche l’Iva. Perché, anche se non detto apertamente, è ben chiaro il patto in frode alla legge: «se non vuoi la fattura, ti faccio uno sconto pari all’imposta evasa» che, altrimenti, ricade sul consumatore finale.

Un pagamento in nero giova sia al venditore che, non dichiarando il reddito, evita di pagarvi le imposte sul reddito, sia all’acquirente che non sconta l’odiata imposta sul valore aggiunto, oggi al 22% per i beni rientranti nel paniere “ordinario”.

In un Paese come l’Italia, dove la possibilità di detrarre dal reddito le spese è solo un’eccezione (si pensi al caso delle ristrutturazioni edilizie), è chiaro che il cliente non riceve alcun vantaggio dalla fattura o dallo scontrino finale; questi preferirà così, il più delle volte, lo “sconto” anche se illegale; tanto a rischiare un accertamento fiscale è il venditore e non già l’acquirente.

Ecco come ti spieghi che l’Italia è sempre il primo Paese in Europa con la maggiore evasione Iva. I dati pubblicati dalla Commissione Europea proprio ieri parlano di un divario tra Iva dovuta (o attesa) e quella effettivamente riscossa in calo. Si passa da oltre 145 miliardi per il 2016 in tutta l’Unione europea a 137,5 miliardi. Ciò nonostante, l’Italia resta lo Stato Ue con il Vat gap (ossia l’evasione Iva) più elevato in valore assoluto; il dato si attesta a 33,6 miliardi nell’ultima rilevazione contro i 37 della precedente. Né può consolare che, in termini di divario misurato in percentuale, il nostro Paese sia preceduto da altri Stati, come Romania (35,5%), Grecia (33,6%) e Lituania (25,3%).

Chiaramente, non è possibile dare la colpa solo all’ingorda politica fiscale del nostro Paese, che non consente di scalare dalle tasse le spese eseguite nell’anno. Il malcostume popolare, incline all’illegalità, specie quella di tipo tributario, è complice.

A peggiorare il quadro è anche un’imposta che, a volte, è davvero ambigua. Si pensi che, tra i beni di prima necessità, quelli che dovrebbero scontare l’Iva al 5%, non c’è l’acqua che sconta l’Iva al 22%. Invece, la Nutella rientra nei beni con Iva agevolata al 10%. Anche se gli amanti della crema spalmabile alla nocciola potranno giustificare un trattamento di questo tipo, non si può non notare la forte contraddizione del sistema.

Dunque, la strada da percorrere è ancora molto lunga. Anche perché non si può dimenticare che l’evasione dell’Iva poi inneschi anche altre forme di evasione, come quella relative alle imposte sui redditi.



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