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Casa in eredità ai figli

6 Settembre 2019
Casa in eredità ai figli

Come si divide la casa tra i figli in presenza di testamento o senza. Come si concilia il loro diritto col diritto di abitazione del coniuge superstite.

Regalare una casa ai propri figli o lasciarla loro in eredità è, sostanzialmente, la stessa cosa. Attualmente, infatti, le imposte sul trasferimento dell’immobile sono le stesse, sia che si tratti di lascito testamentario che di donazione, ed è comunque necessaria la presenza del notaio. In entrambi i casi, poi, l’atto deve essere fatto in modo da non ledere le quote di legittima spettanti agli altri eredi stretti (eventuali altri figli o il coniuge).

In questo articolo, ci occuperemo di fornire alcune dritte in merito alla casa in eredità ai figli: quali sono le percentuali da rispettare per le rispettive quote di proprietà e come procedere senza creare problemi o dissidi familiari? Quali sono gli eventuali diritti spettanti al coniuge, titolare del diritto di abitazione? Si può lasciare ai figli solo l’usufrutto dell’immobile? Ecco cosa dice la legge.

Lasciare la casa in eredità ai figli senza testamento

A volte, non è necessario il testamento per lasciare la casa in eredità ai figli. Infatti, è già la legge ad attribuire i beni del defunto ai suoi familiari più stretti, escludendo tutti gli altri.

Così, se muore un genitore già vedovo/a, tutti i suoi beni vanno in quote uguali ai figli, anche se non ha fatto testamento. È un effetto che discende in automatico dalla legge.

Marco muore senza fare testamento, lasciando solo due figli, Antonio e Maria. La moglie di Marco era già morta alcuni anni prima. Antonio erediterà in automatico il 50% del patrimonio del padre, ivi compresa metà della casa di sua proprietà, mentre a Maria spetterà l’altro 50%.

Se, invece, c’è un coniuge ancora in vita, sempre in assenza di testamento che disponga diversamente, a quest’ultimo spetta:

  • tutto l’immobile, se la coppia non ha avuto figli;
  • la metà della proprietà dell’immobile, se c’è un solo figlio oltre al diritto di abitare la casa fino alla propria morte (cosiddetto diritto di abitazione);
  • un terzo dell’immobile, se ci sono due o più figli oltre al diritto di abitazione.

Marco muore lasciando la moglie Luisa e i suoi tre figli, Antonio, Maria e Adele. A Luisa andrà un terzo della proprietà della casa e, tuttavia, potrà continuare a vivervi all’interno fino alla propria morte senza che nessun altro la possa mandare via. Antonio, Maria e Adele erediteranno complessivamente i due terzi della proprietà della casa, divisi per quote uguali.

Lasciare la casa in eredità ai figli con testamento

Il proprietario dell’immobile può optare per il testamento, così potendo “personalizzare” la divisione dell’immobile. La legge gli impone, infatti, di accontentare gli eredi legittimari (coniuge e figli) con una quota minima di eredità, che non deve essere per forza la casa, ma ben potrebbe trattarsi di altri beni (ad esempio dei gioielli, un conto in banca, un altro immobile, ecc.).

Una volta soddisfatte le quote di legittima (questo è il termine tecnico), è possibile lasciare la casa in eredità ai figli secondo le proprie personali intenzioni.

Vediamo quali sono le quote minime spettanti sempre ai familiari:

  • se resta in vita solo il coniuge senza figli, a questi va comunque riservata metà dell’eredità (e quindi della casa) più il diritto di abitazione sulla casa coniugale. Il residuo del patrimonio, pari all’altra metà, può essere liberamente attribuito dal testatore in base alla propria volontà;
  • se, oltre al coniuge c’è un solo figlio, al coniuge va riservato un terzo dell’eredità (e quindi della casa) più il diritto di abitazione, mentre al figlio unico va un altro terzo dell’eredità (e della casa). Il residuo del patrimonio, pari a un terzo, può essere liberamente attribuito dal testatore in base alla propria volontà;
  • se, oltre al coniuge, ci sono due o più figli, al coniuge va un quarto dell’eredità più il diritto di abitazione, mentre i figli dovranno dividere un mezzo dell’eredità in parti uguali. Il residuo del patrimonio, pari a un quarto, può essere liberamente attribuito dal testatore in base alla propria volontà;
  • se non c’è il coniuge e c’è solo un figlio, a questi va la metà dell’eredità (e quindi della casa), mentre l’altra metà può essere liberamente attribuita dal testatore;
  • se non c’è il genitore e ci sono due o più figli, a questi vanno riservati i due terzi dell’eredità (e quindi della casa) divisi in parti uguali, mentre l’altro terzo può essere liberamente attribuito dal testatore.

Che succede se non vengono rispettate queste quote minime?

Se il testatore divide la casa ai figli senza rispettare le quote di legittima appena indicate, gli eredi possono avviare, entro 10 anni dalla sua morte, l’azione di lesione della legittima ristabilendo, in proprio favore, la quota spettante per legge.

Prima di avviare una causa relativa ad una successione ereditaria, è necessario dar corso a un procedimento di mediazione innanzi a un organismo riconosciuto dal ministero della Giustizia, con l’assistenza di un avvocato.

Col testamento si può lasciare alla moglie l’usufrutto sulla casa e al figlio la nuda proprietà? 

Il lascito proposto è senz’altro possibile. Si tenga, peraltro, conto che di solito, si ritiene l’attribuzione del diritto di usufrutto un semplice legato.

In ogni caso, anche in assenza di specifica disposizione testamentaria, al coniuge superstite spetta il diritto di abitazione sulla casa adibita a residenza familiare (se di proprietà del defunto o comune). Leggi anche Come intestare casa ai figli con usufrutto.

Figli naturali e figli legittimi

Ormai, la legge non fa più distinzione tra figli naturali (quelli cioè nati fuori dal matrimonio, da coppie di fatto) e figli legittimi (quelli cioè nati da coppia sposata). Così com’è stata eliminata ogni differenza con i figli adottivi. Per cui tutte le regole appena illustrate valgono nei confronti di qualsiasi tipo di figlio, posto il principio di uguaglianza tra figli legittimi, naturali ed adottati.

Prima casa per i figli e agevolazioni fiscali

I figli che non siano proprietari di altra abitazione nello stesso Comune ove è situata la casa ricevuta in eredità e che non abbiano già un altro immobile ottenuto con le agevolazioni fiscali sulla prima casa, possono godere di un grosso sconto sull’imposta di registro che, dal 9%, passa al 2%.

Diritto di abitazione

Al coniuge (o alla parte di unione civile), anche quando concorre con altri chiamati, sono riservati i diritti di abitazione sulla casa adibita a residenza familiare e di uso dei mobili che la corredano, se di proprietà del defunto o comuni.

Anche senza la presentazione della dichiarazione di successione, il diritto di abitazione per il coniuge superstite sorge per legge.

Poiché il diritto reale di abitazione è acquistato in forza di un legato stabilito dalla legge e si trasmette al coniuge superstite al momento della morte del coniuge, gli altri eventuali eredi acquistano su tale immobile un diritto di proprietà gravato dal diritto reale limitato di abitazione.

Il coniuge superstite separato perde tale diritto, in quanto venuto meno il collegamento con l’originaria destinazione della casa di abitazione a “residenza familiare”.

Il diritto di abitazione non si estingue se il titolare non utilizza più l’abitazione per aver spostato la residenza in un’altra unità abitativa. Per l’estinzione del diritto di abitazione occorre una rinuncia espressa del diritto.

Chi paga le tasse sulla casa ereditata dai figli?

Quando cade in successione la casa che costituiva la dimora della famiglia, al coniuge superstite spetta il diritto di abitazione sull’intero immobile. Di conseguenza, il coniuge diventa l’unico soggetto passivo per la totalità dei tributi dovuti sull’unità in questione, mentre gli eredi sono esclusi da qualsiasi obbligo tributario. La casa va, pertanto, dichiarata solo dal coniuge superstite, con il codice di utilizzo 1 (abitazione principale).


note

Autore immagine 123rf com


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