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Partite Iva: quando si tratta di lavoro subordinato?

15 Marzo 2018 | Autore:
Partite Iva: quando si tratta di lavoro subordinato?

Sulla base delle modalità di svolgimento della prestazione, quando si tratta di una falsa partita iva e quindi il lavoro è subordinato?

Il fenomeno delle Partite Iva fittizie riguarda quelle forme di rapporto di lavoro che, sotto la forma di apparenti prestazioni di lavoro autonomo, celano in realtà veri e propri rapporti di lavoro subordinato.

In proposito, la legge Fornero [1], nella volontà di scoraggiare il ricorso a partite Iva fittizie, ha introdotto una presunzione semplice per cui «le prestazioni dei soggetti titolari di partita Iva possono essere considerate rapporti di collaborazione coordinata e continuativa, ovvero rapporti di lavoro subordinato al verificarsi di determinate condizioni».

Partite Iva: la presunzione di subordinazione

Secondo la norma, infatti, le prestazioni rese da persona titolare di partita Iva possono essere considerate rapporti di collaborazione coordinata e continuativa e/o di lavoro subordinato qualora ricorrano almeno due dei seguenti presupposti: 

  • collaborazione con lo stesso committente per durata superiore a 8 mesi l’anno per due anni consecutivi;
  • corrispettivo che costituisce più dell’80% dei corrispettivi annui percepiti dal collaboratore nell’arco di due anni solari consecutivi;
  • il collaboratore disponga di una postazione di lavoro presso una delle sedi del committente.

La norma in commento intende scoraggiare il ricorso a partite Iva fittizie disponendo un’inversione dell’onere della prova in favore del lavoratore. Sulla scorta di questa presunzione spetterà al datore di lavoro dimostrare l’eventuale insussistenza dei presupposti di elusività. In caso contrario il rapporto di lavoro può essere qualificato come lavoro subordinato a tempo indeterminato.

Partite Iva: le eccezioni

Tuttavia, alla regola in commento sono state previste delle eccezioni. Infatti la presunzione di cui alla norma non opera nei seguenti casi:

  • attività lavorativa connotata da competenze tecniche di grado elevato;
  • attività lavorativa svolta da soggetto con reddito annuo da lavoro autonomo non inferiore a 1,25 volte il livello minimo imponibile ai fini del versamento dei contributi previdenziali;
  • nel caso di lavoratori iscritti ad un ordine professionale, ovvero in registri, albi o elenchi professionali qualificati.

Partite Iva: la Cassazione

Peraltro a precisare la distinzione tra collaborazione esterna e lavoro subordinato a tempo indeterminato è intervenuta la Cassazione  che ha precisato che chi pur svolgendo attività con partita Iva è soggetto a vincolo di subordinazione con l’azienda deve essere trattato, anche e soprattutto a fini retributivi come un lavoratore subordinato [2].

La differenza tra lavoro autonomo e lavoro subordinato consiste nel vincolo di soggezione del lavoratore al potere direttivo, organizzativo e disciplinare del datore di lavoro, da ricercare in base ad un accertamento esclusivamente compiuto sulle concrete modalità di svolgimento della prestazione lavorativa. L’effettiva subordinazione al datore di lavoro è dunque un elemento essenziale per la conversione del rapporto di lavoro. Devono essere considerati, dunque, gli elementi in cui in concreto si estrinseca la prestazione: luogo di lavoro, orario di lavoro, direttive da parte del datore di lavoro, soggezione al potere disciplinare del datore di lavoro, coordinazione, retribuzione mensile.

Sebbene nella realtà il ricorso alla contrattualizzazione mediante forme di collaborazione autonoma sia molto ricorrente per via dei vantaggi economici e contributivi a favore del datore di lavoro, la maggior parte di questi professionisti non sono meri fornitori di servizi o consulenti esterni, ma sviluppano anche attività di gestione in modo continuativo. I lavoratori spesso si trovano ad avere l’email aziendale, gli orari di lavoro concordati con i superiori, i propri nomi sulla targa dell’ufficio.

Risulta chiaro, dunque, che dietro questi fenomeni di collaborazione si cela verosimilmente un rapporto di lavoro subordinato per il cui riconoscimento bisogna necessariamente intraprendere un contenzioso legale con il datore di lavoro. In questi casi, dunque, i lavoratori possono valutare di rivolgersi al giudice per ottenere la conversione del rapporto di lavoro da collaborazione esterna a lavoro subordinato a tempo indeterminato.


note

[1] L. 92/2012.

[2] Cass. sent. n. 14296 dell’08.06.2017.


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