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Come chiedere aspettativa per motivi personali

23 Settembre 2019
Come chiedere aspettativa per motivi personali

Alcuni contratti collettivi di lavoro offrono ai dipendenti tutele ulteriori rispetto a quelle previste dalla legge.

Il lavoro è l’attività con la quale ogni cittadino si guadagna onestamente le risorse necessarie a vivere dignitosamente, per sé e per la propria famiglia. Possono esserci dei casi nei quali, tuttavia, il lavoro finisce per diventare un problema o un ostacolo rispetto a delle esigenze di carattere personale che, in quella fase della vita, devono avere la priorità assoluta su tutto il resto. Il dipendente, però, non può assentarsi a suo piacimento dal lavoro. Può farlo solo se esiste un diritto ad assentarsi previsto dalla legge o dalla contrattazione collettiva, come nel caso delle ferie, dei permessi, della malattia, della maternità, etc.

Alcuni contratti collettivi di lavoro, tuttavia, hanno introdotto anche la possibilità di assentarsi dal lavoro per motivi personali o famigliari.

In questo articolo, vediamo, quindi, come chiedere aspettativa per motivi personali. È necessario premettere che, essendo questa forma di aspettativa stata introdotta solo in alcuni contratti collettivi di lavoro, non tutti i dipendenti possono fruire di questa opportunità, ma solo quelli ai quali si applica un Ccnl che la prevede. Ogni dipendente dovrà, dunque, verificare se il Ccnl a lui applicabile prevede o meno tale diritto.

Che cos’è l’aspettativa dal lavoro?

Il rapporto di lavoro è un rapporto di scambio. Il dipendente, quando firma la lettera di assunzione, si impegna a prestare la propria attività professionale a favore del datore di lavoro nell’orario di lavoro previsto nel contratto. Nei contratti di lavoro, infatti, viene indicato in modo specifico l’orario di lavoro che il dipendente deve scrupolosamente seguire: ad esempio, dal lunedì al venerdì dalle ore 8 alle ore 13 e dalle ore 14 alle ore 17.

Solo se il dipendente rispetta in modo puntuale questo suo obbligo di presenza in servizio riceverà correttamente la retribuzione mensile da parte del datore di lavoro.

L’assenza del dipendente dal lavoro è possibile solo se ricorrono delle particolari fattispecie, al presentarsi delle quali la legge o il contratto collettivo di lavoro applicato al rapporto di lavoro riconoscono il diritto del dipendente ad assentarsi in modo giustificato e, dunque, senza incorrere in provvedimenti disciplinari.

Le assenze sono giustificate, ad esempio, se sono determinate da:

  • ferie;
  • permessi;
  • malattia;
  • maternità;
  • infortunio;
  • altre ipotesi previste dalla legge o dal Ccnl di riferimento.

L’aspettativa è un periodo di assenza dal lavoro nel quale il dipendente, essendo presente una motivazione cui la legge o il Ccnl ricollegano il diritto ad assentarsi, può starsene a casa senza prendere servizio e senza, per questo, perdere il posto di lavoro.

Durante l’aspettativa, infatti, il lavoratore resta a tutti gli effetti dipendente del datore di lavoro ma il rapporto è come se fosse sospeso.

L’aspettativa può essere retribuita, se, in ogni caso, anche se assente, il dipendente ha diritto ad essere pagato almeno in parte, oppure non retribuita, se la sospensione del rapporto significa anche sospensione dell’obbligo del datore di lavoro di versare lo stipendio al dipendente.

Le ipotesi di aspettativa, che può essere più o meno lunga a seconda dei casi, sono previste dalla legge e dai Ccnl e si riconducono a particolari eventi come:

  • assistenza di un parente in condizione di disabilità grave [1] (si tratta del cosiddetto congedo straordinario legge 104);
  • prolungamento della malattia dopo la fine del periodo di comporto con un periodo di aspettativa per malattia;
  • aspettativa per motivi personali, familiari, per matrimonio, per un lutto, per la nascita di un nipote, etc.

L’aspettativa è un’eccezione alla regola generale secondo cui il dipendente deve recarsi regolarmente al lavoro. Quando a prevederla è la legge tale diritto spetta a tutti i lavoratori. Le ipotesi di aspettativa introdotte dai contratti collettivi di lavoro, invece, possono essere fruite solo dai dipendenti il cui rapporto di lavoro è disciplinato dalle norme del Ccnl che prevede quella specifica ipotesi di aspettativa. Ogni dipendente dovrebbe, dunque, quando viene assunto, leggere con attenzione il proprio Ccnl di riferimento per verificare quali tipologie di aspettativa può chiedere.

Che cos’è l’aspettativa per motivi personali?

Possono esserci degli eventi personali che sopraggiungono nella vita dell’individuo e che renderebbero necessario prendersi uno stop dal lavoro per un periodo più o meno lungo. Si pensi al genitore che ha un figlio che vive lontano al quale nasce un figlio e che necessiterebbe, almeno nei primi mesi di vita del neonato, di un genitore vicino per un sostegno sia materiale che morale. Oppure, si pensi al dipendente che vuole trovare nuovi stimoli e vuole, ad esempio, imparare una nuova lingua, dedicarsi ad una propria passione o acquisire nuove competenze.

La legge prevede specifiche forme di aspettativa: tra queste non è presente una specifica aspettativa che autorizzi il dipendente a richiederla per mere motivazioni personali.

Questa possibilità, tuttavia, è presente in alcuni contratti collettivi nazionali di lavoro.

I Ccnl, infatti, in generale, possono introdurre delle deroghe alla legge solo se queste deroghe vanno in una direzione maggiormente favorevole per il lavoratore.

I Ccnl possono, dunque, prevedere delle tipologie di aspettativa a favore del dipendente ulteriori rispetto a quelle di legge, ma non potrebbero negare ai lavoratori delle tipologie di aspettativa che sono previste direttamente dalla legge. È il principio della cosiddetta derogabilità in melius della legge da parte del Ccnl o, al contrario, l’impossibilità per il Ccnl di derogare in peius le disposizioni di legge.

Tuttavia, il Ccnl non si applica a tutti i lavoratori di un determinato settore, ma solo ai:

  • lavoratori che aderiscono alle organizzazioni sindacali firmatarie del Ccnl;
  • lavoratori assunti presso aziende che aderiscono alle associazioni datoriali firmatarie del Ccnl;
  • lavoratori nel cui contratto individuale di lavoro sia espressamente previsto il richiamo del Ccnl.

Un caso di Ccnl che prevede l’aspettativa per motivi personali è il Ccnl del comparto Regioni ed autonomie locali [2]. Questo Ccnl si applica a tutti i dipendenti assunti presso Comuni, Province, Comunità montane, Regioni ed altri enti locali.

Nel Ccnl in esame, è prevista l’aspettativa per motivi personali, ossia, il diritto del dipendente con rapporto di lavoro a tempo indeterminato, che ne faccia formale e motivata richiesta di ottenere, compatibilmente con le esigenze organizzative o di servizio, periodi di aspettativa per esigenze personali o di famiglia, senza retribuzione e senza decorrenza dell’anzianità, per una durata complessiva di dodici mesi in un triennio.

L’aspettativa per motivi personali o familiari è fruibile sia in un’unica soluzione, sia frazionatamente ed i relativi periodi non sono presi in considerazione ai fini del calcolo del periodo di comporto.

La norma del Ccnl specifica che la disciplina contrattuale dell’aspettativa per motivi personali o familiari si aggiunge ai casi espressamente tutelati da specifiche disposizioni di legge o sulla base di queste, da altre previsioni contrattuali.

La scelta di prendere l’aspettativa deve essere valutata con molta attenzione in quanto, dal punto di vista economico, costituisce sicuramente una decisione negativa per l’economia del dipendente.

Infatti, non solo nel periodo di assenza per aspettativa il dipendente non riceve la normale retribuzione, ma tale periodo è neutralizzato anche ai fini dell’anzianità di servizio. Ciò significa che, ad esempio, il periodo di aspettativa non vale per la maturazione degli scatti di anzianità, non vale per accedere a concorsi interni per i quali sia richiesto un certo periodo di anzianità, etc.

In ogni caso, ciò che conta è leggere con molta attenzione e, se necessario, con l’ausilio di un tecnico, le norme del Ccnl che prevedono l’aspettativa per motivi personali al fine di comprendere pienamente a cosa si va incontro e qual è la penalizzazione sotto il profilo economico determinata dalla fruizione dell’aspettativa.

Come chiedere aspettativa per motivi personali?

Per richiedere la fruizione di un periodo di aspettativa per motivi personali, occorre verificare, innanzitutto, cosa prevede la norma del Ccnl con riferimento alle modalità di richiesta di tale diritto. In alcuni Ccnl, inoltre, l’accoglimento o meno della domanda è rimesso alla totale discrezionalità del datore di lavoro.

Restando nell’esempio che abbiamo fatto, relativo al comparto delle autonomie locali, la richiesta di fruire di un periodo di aspettativa per motivi personali deve essere inoltrata in modo formale al datore di lavoro. Occorre, dunque, redigere una lettera scritta in cui viene motivata la propria necessità di assentarsi. Devono essere indicati i motivi posti alla base della richiesta (motivi personali  o familiari).

La concessione dell’aspettativa non è automatica. La norma del Ccnl prevede, infatti, che la richiesta è accolta compatibilmente con le esigenze organizzative o di servizio. Potrebbe accadere che, in quel momento, la risorsa che richiede l’aspettativa è necessaria in azienda per un progetto cui il datore di lavoro sta lavorando.

Nella domanda, il dipendente dovrà indicare anche il periodo nel quale intende assentarsi dal lavoro specificando dunque se intende fruire dell’aspettativa in modo continuativo o in modo frazionato.

La domanda deve essere consegnata, con la firma del dipendente, all’ufficio risorse umane del datore di lavoro o ad altro soggetto che, per prassi aziendale, gestisce le richieste del personale.

In caso di diniego, l’azienda dovrebbe specificare quali sono le esigenze organizzative o di servizio che hanno reso impossibile concedere al richiedente il periodo di aspettativa.

In caso contrario, infatti, il lavoratore potrebbe, almeno astrattamente, impugnare di fronte ad un giudice la decisione del datore di lavoro di non concedere il beneficio richiesto.


note

[1] L. n. 104/1992.

[2] Art. 39 Ccnl del comparto Funzioni Locali – Periodo 2016-2018.


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