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I controlli della Guardia di Finanza

8 Settembre 2019
I controlli della Guardia di Finanza

Perquisizioni, accesso nei locali di lavoro, nello studio, nel negozio o nell’abitazione del contribuente: la disciplina prevista a tutela del cittadino e le autorizzazioni necessarie. 

Come tutti i pubblici ufficiali preposti al controllo degli illeciti, anche la Guardia di Finanza ha poteri ispettivi, che si devono, tuttavia, muovere nella cornice dei diritti costituzionali del contribuente, del rispetto della privacy e della riservatezza del domicilio. La violazione di una delle regole procedimentali rende illegittima l’eventuale acquisizione di dati e documenti, con conseguente annullamento anche dell’accertamento fiscale. Si pensi, ad esempio, ad un intendente della Finanza che entri in una casa privata senza l’autorizzazione del giudice: eventuali prove di evasione non potrebbero più essere prese in considerazione.

I controlli della Guardia di Finanza devono, tuttavia, rispettare regole differenti a seconda del luogo in cui vengono eseguito. Com’è facile immaginare, la tutela del domicilio privato impone delle garanzie maggiori rispetto all’ipotesi di accesso presso le attività commerciali o gli studi professionali.

Le autorizzazioni

In linea di massima, e salvo quanto diremo di qui a breve nel corso di questa guida, possiamo così sintetizzare la disciplina sui controlli della Guardia di Finanza e sulle relative autorizzazioni.

L’accesso nei locali destinati all’esercizio di attività commerciali, agricole, artistiche o professionali deve essere autorizzato dal capo dell’ufficio da cui dipendono i verificatori. Non è, quindi, necessario un “mandato” della Procura per consentire la verifica fiscale.

Invece, per quanto riguarda i locali adibiti a uso promiscuo, in parte cioè ad abitazione e in parte a luogo di lavoro (si pensi alla “casa-studio” dell’avvocato o dell’amministratore di condominio), è necessaria anche l’autorizzazione del Procuratore della Repubblica. Tale autorizzazione però può essere concessa anche senza che i verificatori offrano una specifica motivazione in merito alle ragioni per cui intendono eseguire il controllo.

In caso di accesso in locali diversi come, ad esempio, l’abitazione del contribuente e dei suoi familiari, garage, cantine e altri luoghi non di pertinenza aziendale, il controllo della Guardia di Finanza può essere eseguito, previa autorizzazione del Procuratore della Repubblica, solo in caso di gravi indizi di violazioni delle norme tributarie. A differenza, quindi, di quanto avviene nei locali promiscui, la richiesta di autorizzazione presentata dai verificatori alla Procura va motivata in modo puntuale, appunto fornendo gli elementi che facciano presumere che, all’interno dell’immobile, potrebbero essere trovate le prove di un illecito di natura fiscale.

Senza le prescritte autorizzazioni (o senza la motivazione, nel caso dei locali non adibiti all’esercizio di attività), quanto acquisito non è più utilizzabile.

Le ispezioni di Guardia di Finanza e Agenzia Entrate

Gli uffici dell’amministrazione finanziaria – sia gli impiegati della Guardia di Finanza che quelli dell’Agenzia delle Entrate – possono eseguire un accesso tanto nei locali destinati all’esercizio di attività commerciali, agricole, artistiche o professionali, tanto in quelli a uso privato di proprietà del contribuente o nella sua disponibilità (si pensi a un locale in affitto o in comodato).

Lo scopo dei controlli è l’esecuzione di ispezioni documentali, verificazioni, ricerche, perquisizioni e ad ogni altra rilevazione ritenuta utile per accertare le imposte dovute dal contribuente e sanzionare l’eventuale evasione fiscale o altre violazioni.

Le ispezioni nei locali commerciali sono anticipate dall’esibizione, da parte dei verificatori, dell’autorizzazione rilasciata dal capo dell’ufficio da cui dipendono. In essa, deve essere esplicitato lo scopo dell’accesso e del conseguente controllo.

Se, invece, i locali ove avviene l’ispezione sono adibiti anche ad abitazione (uso promiscuo) è necessaria l’autorizzazione del procuratore della Repubblica [1].

L’accesso in abitazione è quello che subisce maggiori limiti: è necessaria anche qui l’autorizzazione del Procuratore della Repubblica, ma questa può scattare solo se la Finanza rende manifesta, nella propria richiesta al Pm, l’esistenza di gravi indizi di violazioni delle norme del Dpr 633/1972 allo scopo di reperire libri, registri, documenti, scritture e altre prove delle violazioni.

Questa disciplina lascia agevolmente intendere che avere “casa-studio” non è sempre conveniente, almeno sotto l’aspetto dei controlli. Dividendo, infatti, gli immobili, il regime delle autorizzazioni è completamente diverso e un accesso immotivato della finanza in casa sarebbe illegittimo.

Ma quando un locale può dirsi «a uso promiscuo»? Vi deve essere un’intercomunicabilità interna tra la casa e il lavoro, come ad esempio mediante una scala o ancora in presenza di un’unica entrata.

Quali sono i gravi indizi?

Abbiamo appena detto che l’autorizzazione della Procura della Repubblica è necessaria qualora i verificatori intendano entrare in luoghi privati come l’abitazione del contribuente o dei suoi familiari, il garage dove conserva documenti, la casa al mare, ecc. L’autorizzazione del pm può essere richiesta esclusivamente in presenza di gravi indizi di violazioni alle norme tributarie.

Tali indizi devono essere esplicitati nella richiesta che i verificatori avanzano al magistrato. Quest’ultimo, se li ritiene sussistenti, concede l’autorizzazione all’accesso. L’inosservanza di queste prescrizioni comporta, per giurisprudenza costante, l’impossibilità di utilizzare gli atti compiuti e, quindi, la nullità del successivo avviso di accertamento.

L’accertamento fiscale della Finanza è, pertanto, nullo in due casi:

  • quando manca l’autorizzazione del pm perché i verificatori non l’hanno chiesta o prodotta al contribuente;
  • quando l’autorizzazione del pm è stata concessa ma senza che i verificatori presentassero degli indizi gravi di violazioni.

Consegna spontanea di documenti

Dinanzi alla Guardia di Finanza, è normale mostrare un atteggiamento collaborativo e consegnare spontaneamente i documenti richiesti. Tuttavia, secondo la Cassazione, se l’accesso presso i locali adibiti ad uso promiscuo avviene senza l’autorizzazione dalla Procura, i dati acquisiti non sono utilizzabili neanche se c’è stata la consegna spontanea degli stessi da parte dell’interessato. Questo sia perché l’assenza dei presupposti legali di un procedimento amministrativo rende nulli tutti gli atti conseguenti, sia perché l’articolo 14 della Costituzione pone il principio dell’inviolabilità del domicilio (se non c’è un mandato del giudice). Ebbene, come sottolineato dalla Suprema Corte, tali principi non possono essere derogati neanche se c’è accondiscendenza da parte del contribuente: in altri termini, la consegna spontanea della documentazione non può sanare un vizio procedimentale.

Risultato, l’accesso effettuato senza autorizzazione è illegittimo e la nullità può essere fatta valere in un successivo momento dinanzi alla magistratura.

Perquisizione personale e apertura coattiva di borse, buste e armadi

Una volta entrati nei locali o nell’abitazione del contribuente, i verificatori hanno la possibilità di chiedere la consegna dei documenti o di altri strumenti come hardware, penne usb, hard disk, ecc.

I verificatori possono procedere all’apertura di borse, armadi, cassetti, pieghi sigillati, casseforti, ripostigli nel corso di una verifica fiscale presso l’azienda, anche senza l’autorizzazione della Procura se l’interessato, presente al momento del controllo, non si oppone espressamente [2]. Invece, se c’è opposizione da parte dell’interessato e quindi diventa necessario procedere all’apertura coattiva, il provvedimento del giudice è obbligatorio.

Lo stesso vale per l’eventuale perquisizione personale, ossia sulla persona del contribuente: solo se c’è opposizione è necessario il nulla osta del magistrato.

L’autorizzazione della Procura non presuppone la sussistenza di gravi indizi di evasione come, invece, nel caso di accesso presso l’abitazione. Si tratta, quindi, di una sorta di mero atto formale (dovuto) che vanifica l’interesse effettivo a opporsi all’apertura nel senso che i verificatori, in presenza di rifiuto dell’interessato, otterranno comunque in tempi brevi l’autorizzazione del Procuratore.


note

[1] Cass., ord. 11779/2018: In materia di accertamento Iva, i verificatori possono compiere accessi presso i locali destinati ad un uso esclusivo o promiscuo all’attività commerciale, professionale e agricola con una mera autorizzazione del capo ufficio o Procuratore della Repubblica. Diversamente nel caso in cui i predetti siano destinati ad un uso abitativo o differente dai precedenti è necessaria la presenza di gravi indizi in tema delle violazioni tributarie presunte, che devono essere riportati nell’autorizzazione del Procuratore della Repubblica.

[2] Cass. ord. n. 24306/2018: in sede di verifica presso il contribuente, l’ufficio non ha necessità dell’autorizzazione del Pm per aprire borse, mobili in genere o casseforti, salvo che si tratti di un’apertura coattiva. Se il tutto avviene con la collaborazione del contribuente, anche se nella persona di un dipendente della società, l’acquisizione documenta- le è da considerare legittima, a maggior ragione se il contribuente non formula alcuna contestazione sul punto al termine delle verifica.


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