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Come può il lavoratore rivendicare i propri crediti?

7 Settembre 2019
Come può il lavoratore rivendicare i propri crediti?

Azioni giudiziali: la causa o il decreto ingiuntivo che può intraprendere il dipendente cui non sia stato pagato lo stipendio, il Tfr o gli straordinari.

Se il tuo datore di lavoro non ti ha pagato lo stipendio, lo straordinario o il Tfr, potresti recarti dal sindacalista affinché lo solleciti; o magari chiedere a un avvocato di inviargli una diffida. Ma, quando tutti i metodi bonari sono stati intrapresi, non ti resta che la coercizione. L’unico che può costringere il datore di lavoro a darti il dovuto è il giudice e, dopo di questi, l’ufficiale giudiziario attraverso il pignoramento. Prima, però, di arrivare alla condanna devi intraprendere un giudizio che, a seconda delle prove che hai in mano, seguirà una procedura differente. Ecco allora come può il lavoratore rivendicare in giudizio i propri crediti.

La procedura di conciliazione all’Ispettorato del Lavoro

Se proprio non hai simpatia per il tribunale e preferisci fare le cose da te, senza avvocato, hai una carta intermedia: ricorrere all’Ispettorato del lavoro. Lì si profilano due possibilità.

La prima è richiedere una conciliazione alla presenza dei rappresentanti della categoria dei lavoratori e dei datori. Il tuo datore verrà chiamato a presentarsi a un’udienza in cui verrete invitati a trovare una soluzione bonaria dinanzi a un collegio. Il mancato accordo ti riporterà di nuovo dinanzi all’unica soluzione residua: il tribunale.

La seconda è presentarti, sempre presso l’Ispettorato del Lavoro, innanzi all’Ispettore della cosiddetta conciliazione monocratica. Lì, farai presente che non ti sono stati pagati gli importi dovuti e, anche in questo caso, verrà indetto un incontro tra le parti. Ma, se non doveste trovare un’intesa, scatterà una verifica in azienda che potrebbe portare all’applicazione di pesanti sanzioni. Resta fermo il tuo diritto a ricorrere successivamente al giudice.

La conciliazione presso i sindacati

Il lavoratore, prima di ricorrere al giudice, può tentare anche un accordo con il proprio datore di lavoro con l’assistenza delle rappresentanze sindacali.

La procedura si svolge presso le sedi del sindacato ed è totalmente autonoma non essendoci norme che la disciplinano: essa si svolge secondo le modalità previste dai contratti collettivi sottoscritti dalle associazioni sindacali maggiormente rappresentative.

In generale, le questioni che possono costituire oggetto di questo tentativo di conciliazione riguardano l’applicazione delle norme del contratto collettivo.

Assistenza del lavoratore

Il lavoratore deve essere assistito da esponenti dell’organizzazione sindacale cui si è affidato.

Per la validità e, quindi, l’inoppugnabilità, di una conciliazione in sede sindacale è necessario che i rappresentanti sindacali informino in maniera accurata il lavoratore circa gli effetti della conciliazione, in modo da consentire allo stesso di essere consapevole a quale diritto e in che misura rinuncia.

La procedura in tribunale

Quando avrai maturato che non c’è altra strada che il ricorso al giudice, devi fare il punto delle prove in tuo possesso. È da queste, infatti, che dipende il tipo di procedura che potrai attivare. Se hai documenti scritti che, in qualsiasi modo, certificano l’esistenza di un rapporto di lavoro (ad esempio la lettera di assunzioni, il contratto di lavoro, le buste paga, la certificazione unica) potrai chiedere un decreto ingiuntivo. Se, invece, non disponi di ciò devi per forza avviare una causa ordinaria.

Il ricorso per decreto ingiuntivo

Il lavoratore può chiedere gli stipendi o il Tfr con decreto ingiuntivo. Lo potrebbe fare anche con gli arretrati non corrisposti a patto però, come detto, che abbia una documentazione che attesti tale credito (cosa che difficilmente avviene).

Il decreto viene richiesto in modalità telematica dall’avvocato e poi, sempre telematicamente, notificato all’azienda. Il giudice lo emette senza sentire la controparte, valutando solo la prova scritta offerta dal lavoratore. Se la prova dovesse risultare insufficiente, il giudice può chiederne un’integrazione.

Dal momento della notifica del decreto al datore, questi ha 40 giorni di tempo per presentare opposizione, Nel qual caso, si incardina una causa ordinaria, volta ad accertare l’esistenza del credito.

Se, invece, non c’è opposizione, il decreto ingiuntivo diventa definitivo e non può essere più “impugnato”. A quel punto, il lavoratore chiederà,  con l’atto di precetto, l’adempimento spontaneo al datore, dandogli 10 giorni di tempo per pagare. L’atto di precetto viene di solito redatto dall’avvocato e deve essere notificato con l’ufficiale giudiziario o a mezzo Pec.

Scaduto il termine, il creditore, in assenza di pagamento, può avviare il pignoramento dei beni del datore di lavoro. Se si tratta di Srl, non può aggredire i beni personali; lo può fare se, invece, si tratta di persona fisica, ditta individuale o società di persone.

Nel caso di debito superiore a 30mila euro, è possibile presentare ricorso per fallimento, sempre ammesso che l’azienda rientri tra quelle a cui si applica tale disciplina (leggi Presupposti fallimento).

La causa ordinaria

Quando non ci sono prove scritte del credito – si pensi al lavoro in nero o allo straordinario – il lavoratore deve avvalersi di un avvocato affinché proceda con un giudizio ordinario. L’onere della prova è sempre del creditore.

Termini di prescrizione crediti del lavoratore 

Ci sono dei termini di prescrizione entro cui agire per poter rivendicare i crediti del lavoratore. Questi sono:

  • 5 anni: per somme pagate con periodicità annuale o inferiore (retribuzione, TFR, ecc.) compresi gli interessi relativi a tali somme: 5 anni; trattamento di fine rapporto e tutte le eventuali indennità spettanti per la cessazione del rapporto (ad esempio indennità sostitutiva del preavviso); annullamento di un atto unilaterale (ad esempio licenziamento, dimissioni, rinuncia) o di un contratto (ad esempio transazione); risarcimento del danno da fatto illecito extracontrattuale;
  • 10 anni: risarcimento del danno contrattuale;
  • 2 anni: diritti derivanti dal contratto col personale di volo (dallo sbarco nel luogo di assunzione alla risoluzione del contratto).

Il termine di 5 anni per il recupero dei crediti da stipendi, straordinari e Tfr inizia a decorrere sempre da quando è terminato il rapporto di lavoro.

Quante cause?

Per il divieto di frazionamento del credito, che potrebbe comportare un eccessivo e ingiustificato aggravio a carico del debitore, il lavoratore a cui non siano state pagate più mensilità deve fare un’unica procedura per tutte e non una per ciascuno stipendio.



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