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Telefonate: dati alla Polizia in caso di emergenza

7 Settembre 2019 | Autore:
Telefonate: dati alla Polizia in caso di emergenza

Una direttiva impone agli Stati europei di provvedere affinché le imprese di telecomunicazione mettano a disposizione delle autorità le informazioni sulla localizzazione del chiamante.

Lo abbiamo potuto tristemente constatare questa estate: nel nostro Paese non è ancora possibile localizzare con precisione le chiamate da telefono cellulare. Una arretratezza tecnologica che è costata la vita al ventisettenne Simon Gautier, in vacanza nel Cilento, dopo essere precipitato da un burrone. A nulla è valsa la chiamata al 118 perché la cella agganciata copriva un’area troppo vasta.

Secondo Mario Balzanelli, presidente nazionale della Società italiana sistema 118, la tragedia del giovane escursionista francese, ritrovato dopo nove giorni di vane ricerche, si sarebbe potuta concludere diversamente: «Se l’Italia avesse applicato la direttiva Ue, Simon Gautier sarebbe stato immediatamente geolocalizzato, soccorso in tempi rapidissimi, e forse con esiti diversi». Causa del ritardo, secondo Balzanelli, la scelta dell’Italia di introdurre il Nue, Numero Unico Europeo, con il modello della centrale unica: «Un sistema che sta costando milioni di euro e che è più lento da espandere in tutta Italia».
Oggi in Italia per i dati delle chiamate da fisso la Polizia può rivolgersi al gestore (che fornisce indirizzo e civico), ma per quelli da cellulare la centrale operativa deve ricorrere a un’interrogazione al Ced Interforze, il sistema informatico del Viminale.

Eppure la direttiva, 2002/22/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 7 marzo 2002, citatata da Balzanelli e relativa al servizio universale e ai diritti degli utenti in materia di reti e di servizi di comunicazione elettronica, dispone che gli Stati membri provvedano affinché le imprese di telecomunicazione mettano gratuitamente a disposizione dell’autorità incaricata delle chiamate di emergenza al 112 le informazioni sulla localizzazione del chiamante non appena la chiamata raggiunge tale autorità.

Vale la pena forse solo accennare che i familiari di una ragazza lituana di 17 anni rapita, violentata e rinchiusa nel bagagliaio di un’auto dove è stata poi bruciata viva nonostante numerose telefonate al 112, hanno da poco avviato un ricorso per ottenere il risarcimento del danno morale patito dalla ragazza e da loro stessi proprio a causa della mancata garanzia, da parte dello Stato, della corretta attuazione della direttiva.

In alcuni Paesi europei, invece, le cose funzionano già diversamente. Grazie alla tecnologia Advance mobile location (Aml), che, sfruttando la tecnologia Gps, permette di individuare con esattezza la posizione del chiamante. Nei giorni drammatici della vicenda Gautier, Alberto Zoli, direttore generale dell’azienda regionale Emergenza urgenza della Lombardia aveva spiegato: «Con l’Aml quando si fa un numero di emergenza, si attiva automaticamente la localizzazione».
Ma se la direttiva è obbligatoria, usare l’Aml non lo è, per questo ogni Paese si sta muovendo con i suoi tempi. In Italia dovrebbe essere operativa nel giro di un paio d’anni.

Nell’attesa abbiamo delle alternative. La principale si chiama 112 Where Are You, l’app ufficiale sviluppata dal Numero Unico Europeo 112 per incrementare la precisione della localizzazione delle emergenze 112, che però è valida solo per circa il 43% della popolazione italiana (la sua diffusione è legata a quella del servizio, per cui Lombardia, provincia di Roma con prefisso 06, Liguria, Friuli Venezia Giulia, Provincia di Trento, Bolzano e in Sicilia in alcune aree).
Se invece si ha la possibilità di accedere a Internet si può ricorrere semplicemente a Google Maps, con cui si può condividere a tempo indeterminato la propria posizione. Alcuni smartphone permettono anche di condividere la propria posizione senza scaricare alcuna app, direttamente dalle preferenze del sistema operativo. Infine esiste Sms Locator, un sistema che invia un sms con un link da cliccare e inoltra subito le coordinate ai soccorritori, in dotazione al soccorso alpino e ad alcune centrali 118.


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