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Governo Conte 2: manovra più dolce grazie alla Bce

7 Settembre 2019 | Autore:
Governo Conte 2: manovra più dolce grazie alla Bce

All’Europa piace il Governo senza Lega ed è disposta a fare concessioni all’Italia. Anche la Germania è in recessione e servono iniezioni monetarie per tutti.

«Bene Gualtieri per l’Italia e per l’Europa» aveva detto l’altroieri la presidente della Bce Christine Lagarde appena saputo della sua nomina nel nascente Governo Conte 2. Quella mattina il nuovo ministro dell’Economia stava lavorando a Bruxelles come sempre, ma le aveva dato buca annullando all’ultimo momento un incontro proprio con lei perché era stato chiamato dall’Italia per ricevere la proposta di nomina a ministro.

L’apprezzamento che la nuova presidente Bce Christine Lagarde ha immediatamente manifestato al nostro nuovo ministro (voluto dal Pd) è uno dei tanti segnali di “distensione” nei rapporti tra Europa ed Italia, insieme al giudizio molto più favorevole di Bruxelles sul Governo Conte 2 a maggioranza giallorossa rispetto al precedente, dove la presenza della Lega metteva in allarme la Commissione Ue per le sue posizioni apertamente sovraniste. La reazione della Ue era stata, quindi, di severità e attenzione sull’andamento dei conti pubblici italiani, sempre tenuti sotto stretta sorveglianza.

Ora, il quadro si è rasserenato e questo lascia presumere che la manovra finanziaria che l’Italia dovrà predisporre e presentare all’Europa entro il 15 o al massimo entro il 20 ottobre sarà più dolce grazie alla Bce.  Non è solo questione di rapporti personali tra gli esponenti e di giudizi positivi sulla composizione e qualità del Governo: ci sono anche dati oggettivi che fanno capire in maniera abbastanza chiara come la Bce sia disposta ad allentare, almeno un po’, i freni del rigore monetario perché conviene a tutti farlo e quindi non solo a beneficio dell’Italia.

In effetti, il rischio di recessione pende su tutta l’Europa e coinvolge già adesso la “locomotiva” Germania, che negli ultimi tempi ha rallentato molto la sua crescita. Tutta l’Eurozona potrebbe trovarsi in difficoltà sui mercati finanziari mondiali.

Per evitare la crisi e mantenere l’Europa competitiva a livello mondiale di fronte ai “colossi” Usa e Cina, occorrono stimoli all’economia e la medicina sono le politiche espansive sul debito pubblico, tollerando deficit elevati (dunque il contrario della politica del rigore) e le iniezioni monetarie, immettendo liquidità nel mercato grazie ad una politica di tassi di interesse bassi e di acquisto di titoli degli Stati membri: una terapia praticata con successo in questi anni dal presidente Bce uscente Mario Draghi e che la subentrante Christine Lagarde sembra disposta a continuare.

La Lagarde vorrebbe addirittura andare oltre, garantendo l’acquisto da parte della di una parte dei debiti accumulati dagli Stati membri, e non più soltanto dei titoli di Stato che li rappresentano. Ne beneficerebbero Francia e Germania, ma anche e soprattutto la stessa Italia: non ci sarà la stretta rigida dei vincoli sinora imposti, ma al contrario il giro di vite verrà allentato per consentire un deficit maggiore di quello che si prevedeva prima dell’estate.

L’importante sarà che l’Italia si mantenga al di sotto del rapporto del 3% tra il deficit di bilancio ed il Pil imposto dai parametri stabiliti a livello generale, ma non sarà più questione di decimali (2,1%, 2,2% o 2,4%) come si era discusso a primavera e inizio estate per evitare la preannunciata procedura di infrazione. La tolleranza insomma sarà aumentata.

In soldoni, si può ipotizzare che – se l’Ue concederà questo deficit aggiuntivo, come tutto lascia sperare – la nuova manovra finanziaria costerà agli italiani tra gli 8 e i 10 miliardi di euro in meno rispetto a quanto si era previsto inizialmente. Non è poco, se si considera che solo per evitare l’aumento dell’Iva servono 23 miliardi e che, considerando tutto il resto, la legge di bilancio dovrebbe costare complessivamente 30 o 35 miliardi.

Altri 5 o 6 miliardi dovrebbero arrivare dai risparmi ottenuti sul Reddito di cittadinanza e le pensioni a Quota 100. C’è poi la fattura elettronica che sta garantendo un gettito Iva superiore al previsto: almeno un miliardo in più. Infine, il ministro Tria lascia i conti in ordine e, favorito anche dal calo dello spread che ha ridotto le spese sui titoli pubblici, aggiunge un risparmio di 2 o 3 miliardi rispetto ai costi del debito inizialmente preventivati.

Dunque, non è questione solo di rapporti personali favorevoli tra gli esponenti dell’attuale Governo italiano e quelli delle istituzioni europee, ma c’è ben altro. L’Europa guarda con favore alla maggioranza di centrosinistra e sembra disposta a favorirla: così è disposta a fare sconti sulla prossima manovra finanziaria che l’Italia dovrà presentare. D’altronde, questa flessibilità non è una benevola concessione, ma una necessità imposta dalle nubi di recessione che si addensano su tutti i Paesi europei, Germania compresa, e che occorre contrastare con politiche e misure che aiutino la ripresa ed il rilancio dell’economia. Stavolta, l’Italia non è il solo Stato ad avere guai e proprio per questo l’Ue le tende una mano, consapevole che nella tempesta tutti i Paesi sono nella stessa barca.



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