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Buche stradali: risarcimento anche in caso di colpa

15 Marzo 2018 | Autore:
Buche stradali: risarcimento anche in caso di colpa

 Se un ciclista cade in una sconnessione del manto stradale, di chi è la responsabilità per il danno?

Purtroppo il problema della cattiva manutenzione delle strade e dei danni causati ad automobilisti, ciclisti e pedoni è molto diffuso e noto a tutti. Il problema, purtroppo, è percepito da Nord a Sud Italia e interessa una gran quantità di utenti della strada.

In occasione di un danno derivante dalla cattiva manutenzione delle strade, generalmente il danneggiato, una volta individuato l’ente proprietario del tratto stradale (in proposito leggi Buche stradali e risarcimento: quando chiederlo e come) gli avanza richiesta di risarcimento del danno per omessa custodia [1]. L’ente, dal canto suo usa opporre il concorso di responsabilità del danneggiato per aver tenuto una condotta imprudente o negligente. Dunque, sorge un quesito: è dovuto il risarcimento anche in caso di colpa del danneggiato? A tanto cercheremo di rispondere sulla scorta della recente pronuncia della Cassazione.

Buche stradali: le condizioni del manto stradale 

Sia a livello urbano che extraurbano, spesso accade che la scarsa manutenzione stradale abbinata alle più svariate ragioni (anche climatiche), sia causa di diversi incidenti che vedono coinvolti numerosi veicoli. Tra gli incidenti più frequenti che capitano agli automobilisti per la presenza di buche sulla strada vi sono certamente la rottura o foratura degli pneumatici e, talvolta, i più sfortunati lamentano anche infrazioni del cerchione, della carrozzeria e dei cosiddetti “braccetti”. Il classico esempio è proprio quello dell’automobile che, percorrendo una via urbana (cittadina), fora uno pneumatico a causa di una buca. Il fenomeno diventa ancor più frequente quando le buche sono piene di acqua a causa della pioggia e non facilmente visibili. Ovviamente, questi avvenimenti non riguardano soltanto i veicoli ma coinvolgono molto di frequente anche pedoni, ciclisti, motociclisti ecc.. Si pensi, infatti al caso del pedone che, camminando sul marciapiede inciampi in una voragine dell’asfalto, o in un suo dislivello, cadendo e procurandosi delle lesioni. Al ciclista che cade a causa di una disconnessione nel manto stradale. Cosa accade in questi casi? Chi paga i danni?

Buche stradali: chi paga i danni?

Come anticipato, per determinare chi è responsabile per i danni occorsi all’automobilista, al pedone o al ciclista degli esempi appena citati, bisogna in primo luogo far riferimento all’obbligo posto in capo all’ente proprietario della strada di curare la manutenzione stradale [2].  Il Codice civile [3], dispone che ciascuno è responsabile del danno cagionato dalle cose che ha in custodia, salvo che provi il caso fortuito. La legge, dunque, prevede una “presunzione” di responsabilità in capo al soggetto che ha in custodia la cosa: questi, infatti, ha l’obbligo di vigilare in modo che essa non arrechi danni ad altri. Pertanto, le strade ed i marciapiedi sono posti sotto la custodia dei Comuni o delle Regioni o in ogni caso degli enti che ne sono i diretti responsabili.

Il Codice civile, inoltre, precisa che il risarcimento del danno è dovuto solo qualora questo non sia dipeso da “caso fortuito“. Ciò significa che il danneggiato è tenuto a dimostrare di aver proceduto sempre con la massima attenzione e prudenza e che l’evento non è dipeso da una circostanza imprevedibile e fortuita ma dall’incuria del soggetto responsabile. Dunque, qualora si ritenga di poter dimostrare quanto sopra, è possibile richiedere il risarcimento del danno all’ente responsabile.

Buche stradali: chi è responsabile per il danno subito?

Dunque, come detto è in primo luogo fondamentale rivolgere la propria pretesa risarcitoria nei confronti dell’effettivo proprietario della strada che è il responsabile della manutenzione. A tal fine può essere d’aiuto l’intervento delle forze dell’ordine. In ogni caso, al fine dell’accertamento della responsabilità dell’ente è dunque necessario la sussistenza:

  • del cosiddetto rapporto di custodia: occorre verificare se, per la collocazione del tratto stradale, l’ente aveva un effettivo potere di controllo sulla strada e quindi la capacità di percepire le sue condizioni e di eliminare quel determinato pericolo che si è poi tramutato in un danno reale per l’utente/cittadino;
  • il cosiddetto nesso di causalità tra l’anomalia della strada e il danno cagionato ovverosia che il danno è conseguenza diretta della buca.

In passato, la giurisprudenza era concorde nel ritenere che l’anomalia stradale, ai fini di un possibile risarcimento del danno, non dovesse essere percepibile. Si parlava, infatti, della cosiddetta insidia (o trabocchetto). Sulla base di tale orientamento (oggi mutato) il danneggiato avrebbe dovuto dimostrare, oltre alla dinamica del fatto, anche la difficoltà nella percezione del pericolo. Questo onere probatorio, di evidente complessità, faceva sì che il danneggiato, spesso unico testimone del fatto, non vedeva accolte le sue richieste. Oggi, al contrario, è generalmente riconosciuto che la responsabilità per il danno ricade in capo all’ente proprietario della strada sulla base della prova della dinamica del fatto e dei due requisiti richiamati in precedenza (rapporto di custodia e rapporto di causa-effetto).

Buche stradali: l’orientamento della Cassazione

Sulla base di quanto detto, in capo all’ente proprietario della strada incombe una responsabilità per cose in custodia: questa individua un criterio di imputazione della responsabilità che prescinde da qualunque connotato di colpa. Ciò vuol dire che il danneggiato ha l’onere di dare esclusivamente la prova del nesso di causalità tra la cosa (la strada) e l’evento dannoso.

Sulla base di questa considerazione, il ciclista che sia caduto in una buca – nonostante la sua parte di responsabilità nell’evento e al di là della colpa del Comune nella manutenzione del tratto di strada “incriminato”- deve essere risarcito.

Infatti, secondo la Cassazione [4], il contributo del danneggiato al verificarsi dell’evento (supponiamo per imprudenza o negligenza) non elimina la responsabilità dell’ente che potrà essere esonerato dal pagamento del risarcimento solo se riesce a dimostrare il caso fortuito.

Buche stradali: come chiedere il risarcimento del danno?

Tanto detto, la richiesta di risarcimento dei danni all’ente proprietario, dunque, andrà inoltrata specificando alcuni elementi tra i quali:

  • le generalità del danneggiato;
  • la dinamica e le circostanze nelle quali è avvenuto il sinistro;
  • la tipologia e l’entità dei danni subiti (allegando la relativa documentazione a supporto della richiesta);
  • il nominativo di eventuali testimoni.

note

[1] Ai sensi degli artt. 2051 e 2043 Cod. Civ.

[2] Ai sensi e per gli effetti di cui all’art. 14 del D.Lgs n. 285 del 1992 (c.d. Codice della Strada).

[3] Art. 2051 Cod. Civ.

[4] Cass. sent. n. 6034 del 13.03.2018.


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