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Come diventare responsabile della sicurezza

25 Settembre 2019
Come diventare responsabile della sicurezza

Il datore di lavoro deve garantire ai dipendenti un ambiente di lavoro sano.

Il lavoro è considerato, a ragione, uno dei pilastri della nostra società. Le persone studiano per il lavoro, si formano per il lavoro, si spostano da una città ad un’altra per il lavoro. Il lavoro è il motore di moltissime scelte umane. Purtroppo, a volte, il lavoro è anche causa di morte o di gravi malattie. È la triste realtà degli infortuni sul lavoro e delle malattie professionali che, nonostante tante leggi e regolamenti, continuano a mietere molte vittime ogni anno.

Per questo, ogni azienda deve dotarsi di specifiche figure professionali che consentano all’imprenditore di gestire al meglio la sicurezza in azienda. Ma come diventare responsabile della sicurezza?

La legge, che impone alle aziende di fare di tutto per aumentare la sicurezza dei dipendenti, ha individuato una serie di figure che le aziende devono avere al proprio interno e che dovrebbero dare un contributo importante alla sicurezza nel luogo di lavoro.

Sono nati, di conseguenza, anche degli specifici corsi di formazione e di preparazione da seguire per acquisire le conoscenze e le competenze necessarie ad operare nel settore della sicurezza.

Che cos’è l’obbligo di sicurezza?

La legge [1] afferma che il datore di lavoro è responsabile della sicurezza dei propri dipendenti e deve porre in essere tutte le misure che la scienza e la tecnica consentono di conoscere per ridurre al minimo i rischi per la sicurezza e la salute dei lavoratori provenienti dall’ambiente di lavoro. Questo dovere di protezione è definito anche obbligo di sicurezza.

Ci sono, poi, delle leggi speciali [2] in materia di salute e sicurezza nei luoghi di lavoro che hanno declinato nel dettaglio questo obbligo, prevedendo quali azioni concrete devono essere poste in essere dalle aziende per proteggere la sicurezza e la salute dei lavoratori.

Il Testo unico delle norme in materia di sicurezza e salute dei lavoratori individua una serie di obblighi tra i quali si segnala:

  • l’obbligo di programmazione della prevenzione, mirata ad un complesso che integri in modo coerente nella prevenzione le condizioni tecniche produttive dell’azienda nonché l’influenza dei fattori dell’ambiente e dell’organizzazione del lavoro;
  • l’obbligo di eliminazione dei rischi e, ove ciò non sia possibile, la loro riduzione al minimo in relazione alle conoscenze acquisite in base al progresso tecnico; l’obbligo di rispettare i principi ergonomici nell’organizzazione del lavoro, nella concezione dei posti di lavoro, nella scelta delle attrezzature e nella definizione dei metodi di lavoro e produzione, in particolare al fine di ridurre gli effetti sulla salute del lavoro monotono e di quello ripetitivo;
  • l’obbligo di dotare i dipendenti dei più avanzati dispositivi di protezione individuale (cosiddetti Dpi) che possano ridurre i rischi derivanti dall’attività di lavoro;
  • l’obbligo di provvedere alla regolare manutenzione di ambienti, attrezzature, impianti, con particolare riguardo ai dispositivi di sicurezza in conformità all’indicazione dei fabbricanti;
  • l’obbligo di sostituzione di ciò che è pericoloso con ciò che non lo è, o è meno pericoloso;
  • l’allontanamento del lavoratore dall’esposizione al rischio per motivi sanitari inerenti la sua persona e l’adibizione, ove possibile, ad altra mansione;
  • l’utilizzo limitato degli agenti chimici, fisici e biologici sui luoghi di lavoro;
  • l’obbligo di fornire istruzioni adeguate ai lavoratori in materia di salute e sicurezza sul lavoro;
  • l’obbligo di approvare il documento di valutazione dei rischi (cosiddetto Dvr) che deve individuare nello specifico i rischi per la sicurezza e la salute dei lavoratori derivanti dal luogo di lavoro e dalle specifiche lavorazioni che vengono svolte;
  • l’obbligo di appprovare il documento di valutazione dei rischi da interferenze (cosiddetto Duvri) in tutti i casi in cui vi siano dei contratti di appalto di servizi e, dunque, una commistione nello stesso luogo di lavoro tra dipendenti di società diverse;
  •  l’obbligo di avviare il personale dipendente al servizio di medicina del lavoro nominando a tal fine uno specifico medico competente;
  • l’obbligo di effettuare dei corsi di formazione in azienda per il personale relativi alla sicurezza ed alla salute dei lavoratori in un’ottica per cui il lavoratore è parte attiva nella sicurezza in azienda;
  • l’obbligo di nominare il responsabile del servizio di prevenzione e protezione, più spesso definito responsabile della sicurezza.

Chiariti quali sono, in generale, i principali obblighi del datore di lavoro in materia di sicurezza, vediamo come si diventa responsabile della sicurezza.

Chi è il responsabile della sicurezza?

Quando si parla di responsabile della sicurezza si fa riferimento alla figura del responsabile del servizio prevenzione e protezione (cosiddetto Rspp), ossia, una figura obbligatoria in base al testo unico in materia di salute e sicurezza sul lavoro.

L’Rspp è una figura assolutamente fondamentale nella gestione aziendale della sicurezza e si colloca tra il datore di lavoro ed i lavoratori con riferimento a tutto ciò che riguarda il controllo e la prevenzione della salute e sicurezza sul lavoro.

La legge afferma che l’Rspp è nominato dal datore di lavoro che può sceglierlo sia internamente ai propri dipendenti sia dando questo incarico ad un professionista esterno.

Sempre in base alla legge, l’Rspp partecipa alla redazione del piano della sicurezza dei lavoratori raccogliendo le istanze dei lavoratori e quelle del datore di lavoro e promuove la predisposizione di un piano per la formazione e l’informazione del personale.

La principale attività del Rspp è l’apporto che egli fornisce nel redigere il Dvr (Documento di valutazione dei rischi), in collaborazione con il datore di lavoro, il medico competente e il rappresentante dei lavoratori per la sicurezza.

La legge sulla sicurezza specifica in che modo si può diventare responsabile della sicurezza, differenziando in base al ruolo ricoperto:

  • dipendente del datore di lavoro;
  • professionista esterno esperto nella materia della sicurezza sul lavoro nel settore in cui opera l’azienda;
  • datore di lavoro.

La legge individua altresì le responsabilità del responsabile della sicurezza, ossia:

  • organizzare il piano di sicurezza sul luogo di lavoro;
  • raccogliere tutte le segnalazioni provenienti dal personale e dal datore di lavoro;
  • attuare un piano formativo sulla sicurezza per i dipendenti;
  • partecipare alla redazione del Dvr unitamente al datore di lavoro, al rappresentante dei lavoratori per la sicurezza e al medico competente.

Responsabile della sicurezza: i requisiti

Per poter accedere al ruolo di Rspp [3], dal punto di vista del livello scolastico, occorre essere almeno diplomati ed avere seguito (con idonea attestazione) specifici corsi di formazione inerenti la prevenzione dei rischi, la gestione delle attività tecnico-amministrative, la comunicazione e la formazione in azienda e le relazioni sindacali.

Si tratta dei corsi di formazione abilitanti che vengono chiamati comunemente modulo A, modulo B e modulo C.

Per quanto concerne il modulo A, si tratta di un corso di 28 ore che, una volta seguito, non ha bisogno di aggiornamenti. Il modulo A è propedeutico per seguire i moduli B e C.

Il modulo A è il corso base e ha ad oggetto degli argomenti generali come la normativa in materia di salute e sicurezza sul lavoro, i soggetti che compongono il sistema di prevenzione (datore di lavoro, lavoratori, preposti, Rspp, medico competente, rappresentante dei lavoratori per la sicurezza).

Nel corso denominato modulo A, il futuro Rspp apprende nozioni relative alle varie tipologie di rischio (rischio biologico, chimico, fisico, elettrico, da rumore, da vibrazioni, da sovraccarico biomeccanico, da agenti cancerogeni e mutageni, amianto, Atex, da incidenti rilevanti ed altri tipi di rischio).

Esprime una maggiore specializzazione, invece, il modulo B, ossia, un corso di specializzazione che si svolge in macro-settori che vengono individuati a partire dai rischi in base alla classificazione Ateco (ossia al settore merceologico di attività dei datori di lavoro).

Il modulo B non è propedeutico per potere seguire il modulo C.

I macro-settori trattati sono:

  • industria;
  • agricoltura;
  • pesca;
  • estrazione di minerali;
  • industria chimica;
  • sanità e servizi locali;
  • pubblica amministrazione;
  • attività artigianali.

Il modulo C è anch’esso un corso di specializzazione e dura 24 ore.

Quest’ulteriore modulo ha ad oggetto la formazione sulla prevenzione e sulla protezione dei rischi psicosociali, di natura ergonomica, da organizzazione del lavoro, da turnazione e derivanti da stress lavoro-correlato.

Inoltre, oltre ad acquisire i moduli A, B e C, i responsabili della sicurezza devono frequentare i corsi di aggiornamento nelle modalità e nella quantità di ore definiti dall’accordo Stato – Regione del 2016.

Il datore di lavoro può essere anche responsabile della sicurezza?

ll datore di lavoro può svolgere, con alcune eccezioni, direttamente i compiti propri del servizio di prevenzione e protezione dai rischi, di primo soccorso, nonchè di prevenzione incendi e di evacuazione dandone preventiva informazione al rappresentante dei lavoratori per la sicurezza.

Questa possibilità resta esclusa in quelle ipotesi in cui, per legge, l’istituzione del servizio di prevenzione e protezione all’interno dell’azienda, è obbligatoria, ossia:

  • nelle aziende industriali in cui sono presenti sostanze pericolose;
  • nelle centrali termoelettriche;
  • negli impianti nucleari e di smaltimento di sostanze radioattive;
  • nelle aziende per la fabbricazione ed il deposito separato di esplosivi, polveri e munizioni;
  • nelle aziende industriali con oltre 200 lavoratori;
  • nelle industrie estrattive con oltre 50 lavoratori;
  • nelle strutture di ricovero e cura pubbliche e private con oltre 50 lavoratori.

In ogni caso, il datore di lavoro che intende svolgere in prima persona il compito di Rspp deve frequentare corsi di formazione, di durata minima di 16 ore e massima di 48 ore, adeguati alla natura dei rischi presenti sul luogo di lavoro e relativi alle attività lavorative.

note

[1] Art. 2087 cod. civ.

[2] D.Lgs. n. 81/2008.

[3] Art. 32 D.Lgs. 81/2008 e ss.mm.ii.


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